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Campi Elettromagnetici (CEM) ed Elettrosmog – Studio

Jean Paul Vanoli by Jean Paul Vanoli
04/05/2024
in Ambiente
42 min read
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INTERAZIONI  fra Campi  ElettroMagnetici  (CEM) e  cellule

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ISSN: 1062-4767.
Studies on the Interaction Between Electromagnetic Fields and Living Matter Neoplastic Cellular Culture – Suleyman Seckiner Gorgun – Collegno, Italy
– vedi anche studi sul Cuore Artificiale +
+ Elettrosmog 

Coltura cellulare neoplastica
Lo studio delle interazioni tra campi elettromagnetici e materia vivente è diventato un fertile campo di ricerca nell’ultimo secolo, anche se questi fenomeni sono stati osservati empiricamente da varie civiltà fin dall’antichità (1, 2). Numerose evidenze sperimentali indicano oggi la possibilità di modulare funzioni e strutture biologiche in modo controllato mediante l’applicazione di campi elettromagnetici e, viceversa, la possibilità di rilevare e misurare correnti elettriche endogene negli organismi viventi e nei loro componenti (3, 4).

Esistono due tipi di effetti elettromagnetici sulla materia vivente: effetti termici ed effetti non termici (5, 6 e 7).
Gli effetti termici inducono un aumento del disordine entropico nel bersaglio, finché a frequenze e livelli di potenza adeguati si sviluppano gli effetti della ionizzazione. Gli effetti atermici non sono il risultato del trasferimento di movimenti erratici mediante un aumento di energia cinetica, ma piuttosto, in linea con le teorie della coerenza della materia condensata, possono trasmettere informazioni che produrrebbero ordine nel bio -strutture coinvolte. Il contenuto informativo delle onde elettromagnetiche dipenderebbe strettamente e specificatamente dalla forma d’onda, dalla catena d’onde e dalla sequenza temporale della loro modulazione. Infatti, variazioni specifiche nella configurazione e nei modelli di esposizione temporale di campi elettromagnetici estremamente deboli possono produrre risposte biologiche altamente specifiche, simili ai prodotti farmaceutici (8, 9).

Questi effetti stanno suscitando un notevole interesse scientifico soprattutto perché un’onda elettromagnetica è facilmente modulabile e quindi costituisce un ottimo mezzo per la trasmissione di informazioni. (10) Studi condotti da vari autori suggeriscono la possibilità di effetti non termici; includono Gorgun (16, 17, 18), Frohlich (11, 12) e Tsong (13, 23, 24, 25, 26).

Sulla base di questi studi, è ragionevole considerare modelli nella materia vivente che tengano conto delle componenti elettromagnetiche delle strutture biologiche. Ogni cellula, ad esempio, è costituita da componenti biologici e chimici che possono essere descritti in termini sempre più semplici fino ai costituenti molecolari elementari della cellula. Ma la cellula stessa e le sue interazioni interne ed esterne possono essere considerate anche in termini di interazioni e relazioni elettriche ed elettromagnetiche (1, 3, 6, 27, 28, 29, 30, 84 e 85).
Numerosi lavori sperimentali hanno dimostrato la possibilità di modificare e controllare la permeabilità selettiva della membrana cellulare mediante la trasmissione di onde elettromagnetiche. Ciò porta alla possibilità di verificare le reazioni specifiche delle cellule sane rispetto alle reazioni delle cellule patologiche e successivamente di selezionare cellule bersaglio su cui agire a fini clinici. Le cellule patologiche risuonano in modo diverso dalle cellule sane a causa della diversa composizione dei tessuti.

Su queste basi vari autori hanno notato la modulazione di alcune funzioni cellulari, dalle pompe di membrana ioniche a molte reazioni di enzimi citoplasmatici, comprese quelle legate alla replicazione cellulare (6, 13, 14, 16, 69, 84, 85).
Da questi studi si è visto che questi effetti possono essere ottenuti da onde elettromagnetiche a bassa intensità (sotto 1 watt) e frequenze specifiche (nell’intervallo da 1 Hz a 50 MHz). In questa linea, osservazioni preliminari effettuate in vitro hanno evidenziato alterazioni della morfologia cellulare, arresto della proliferazione, fusione e necrosi in linee cellulari linfoblastoidi e in alcune linee neoplastiche sottoposte a radiazione elettromagnetica specificatamente modulata.

Di seguito sono riportati alcuni esempi dimostrativi per mostrare gli effetti biologici dei campi elettromagnetici. Le onde elettromagnetiche hanno una potenza di 0,25 watt e sono nell’intervallo dei kilo e dei megahertz.
Non producono effetti termici sulle biostrutture e sono stati modulati secondo gli schemi elaborati da Gorgun.
Gli esempi qui presentati sono indicativi di effetti biologici e clinici significativi sia in vitro che in vivo.
L’azione di queste onde elettromagnetiche sulle colture cellulari neoplastiche produce fusione e avviene attraverso l’alterazione del potenziale cellulare (Grado 1), mentre la necrosi cellulare avviene con l’alterazione della struttura cellulare (Grado 2).

Campi elettromagnetici e materia vivente Coltura cellulare neoplastica
Fusione cellulare (grado 1)
Nelle figure da 1 a 5 si possono osservare al microscopio gli effetti sulle cellule neoplastiche HeLa in fase di contrasto. La coltura è stata esposta ad onde elettromagnetiche con una frequenza nell’ordine dei megahertz e una potenza di 0,25 watt per un periodo di circa tre ore.
L’energia elettromagnetica così modulata provoca la fusione cellulare citoplasmatica, che produce fino ad un massimo di cinque cellule, dopodiché avviene la necrosi cellulare. In queste figure si può osservare l’avvicinamento delle due strutture cellulari, poste al centro dell’immagine, fino a quando non avviene la loro fusione. Nella figura 3 le membrane entrano in contatto a quel punto si può notare la potenziale alterazione cellulare (Grado 1).
Il fenomeno sopra descritto è stato notato per la prima volta nel 1970 e si è ripetuto più volte; fu riportato anche al Congresso Internazionale Balcanico del 1979.

Fusione cellulare e necrosi (grado 2)
Le Figure da 6 a 9 indicano la progressiva fusione e necrosi in vitro delle cellule tumorali della linea CC-178. Queste osservazioni sono state condotte dal Dipartimento di Ematologia e Oncologia dell’Università di Hannover sottoponendo le cellule a onde elettromagnetiche con frequenze nell’ordine dei megahertz ad una potenza di 0,25 Watt per un periodo di circa due ore.

Influenza dei campi elettromagnetici sulle funzioni cellulari
Le osservazioni preliminari condotte in vitro mostrano un’alterazione della morfologia cellulare, un arresto della proliferazione, fusione e necrosi nelle linee cellulari linfoblastoidi e in alcune linee neoplastiche, dopo trattamento con campi elettromagnetici specificatamente modulati (HeLa, carcinoma mammario, CCL-178, adenocarcinoma del colon, H 23, H 32, h 12.1, 1411 H, carcinoma del testicolo, M 5, M51, carcinoma dello stomaco, adenocarcinoma della mammella caucasico umano MCF-7 ECACC 86012803, linea cellulare normale e cellule renali bovine MDBK) (16).

È noto che le cellule comunicano tra loro mediante scambi metabolici diretti oppure attraverso il trasferimento di ioni o molecole che fungono da messaggeri. I segnali multicellulari che hanno origine dall’interazione dei ligandi con i recettori di membrana possono attivare una serie di reazioni biochimiche strettamente collegate.
Le membrane biologiche rappresentano strutture operative multimolecolari e anche una lieve alterazione nella composizione della membrana può portare a cambiamenti significativi nelle sue funzioni. I campi elettromagnetici possono influenzare questa comunicazione tra le cellule e all’interno delle cellule stesse grazie alla loro capacità di attivare o modificare il movimento delle cariche elettriche. Infatti, una crescente quantità di letteratura illustra la possibilità di indurre effetti biologici nelle cellule quando vengono applicati opportuni campi elettrici e magnetici per avere un effetto diretto sulle membrane (94, 95, 96, 97).

Tra i vari effetti ottenuti vi sono quelli sulla dinamica del Na+ e del K+ e il loro ruolo nell’ATPasi, nonché gli effetti sugli scambi intermembrana dello ione Ca++, che per la sua presenza nella maggior parte dei processi biomolecolari si è guadagnato il nome di secondo messaggero (94). Inoltre, condizioni di esposizione che hanno portato ad effetti sulla permeabilità di membrana dello ione Ca++ hanno evidenziato un’influenza negativa sul fuso mitotico, e tale influenza è selettivamente legata alle caratteristiche del campo magnetico utilizzato.
Fino ad ora, i risultati ottenuti implicano che i recettori di membrana (ad esempio, i complessi glucoproteici), sono in grado di decifrare segnali elettrici ad una frequenza ed ampiezza ben definite reagendo in un modo specifico.
L’energia trasformata dai campi elettrici viene assorbita e direttamente accoppiata per guidare le reazioni biochimiche.
Questi risultati sono serviti come base per alcune applicazioni in campo terapeutico, in particolare nella riproduzione del tessuto osseo. (98)
Ciò è dovuto al fatto che l’attivazione di alcune funzioni della cella è vincolata a potenziali elettrici di tipo on/off, cioè non con forme d’onda lineari ma rettangolari.

Campi elettromagnetici e materia vivente Coltura cellulare neoplastica
Fusione cellulare e necrosi (grado 2)
La possibilità che deboli campi elettrici o magnetici possano inviare segnali oltre la barriera di forte potenziale della membrana citoplasmatica (100 KV/cm) può essere spiegata con l’ipotesi di fenomeni di risonanza su alcuni tipi di ioni (101), la cooperativa fenomeni di tipo gapgiunzione (102, 103), e gli effetti di amplificazione spiegati dall’instaurarsi di un gradiente di campo tra l’interno e l’esterno di un guscio sferico costituito da tre strati di proprietà dielettriche (95). Le cellule trattate sono state esaminate al microscopio elettronico che ha evidenziato alterazioni ultrastrutturali nelle seguenti aree:
– Fibra citoscheletrica – a livello di alterazione strutturale con aumento delle fibre rispetto al controllo e con disposizione e orientamento più irregolari
– Mitocondrio: diverso orientamento delle creste mitocondriali e alterazione della matrice mitocondriale che appare disomogenea e picnotica rispetto al controllo
– Autofagi: corpi intracitoplasmatici in molte cellule

Inoltre si può notare quanto segue:
– Degenerazione della cromatina
– Ispessimento della cromatina a livello della membrana nucleare
– Vacuolizzazione del nucleo
– Degenerazione mitocondriale

Questo tipo di alterazioni, soprattutto a livello nucleare, suggeriscono l’ipotesi che il trattamento abbia indotto un fenomeno di tipo apoptotico.

Le caratteristiche delle apparecchiature per questi studi erano le seguenti: onde elettromagnetiche di bassa potenza (0,25 watt) con frequenze nell’ordine dei kilohertz e campi magnetici ed elettrostatici specificatamente modulati secondo il metodo Gorgun (GEMM: Generatore elettromagnetico modulato).

Meccanismo ipotizzato
Si ritiene che i cromosomi, in seguito ai messaggi ricevuti in seguito alle variazioni di potenziale della membrana citoplasmatica, attivino per effetti elettromeccanici l’emissione di messaggi da parte dei geni che regolano la dinamica cellulare per le normali funzioni cellulari o per le attività mitocondriali per l’ATP produzione. Come modello per il funzionamento del mitocondrio viene offerto un circuito elettrico composto da un diodo Zener collegato alla base di un transistor bipolare. Il diodo zener rappresenta il funzionamento ad impulso on/off di alcune funzioni cellulari, l’impedenza del circuito combinato rappresenta l’impedenza dei sensori glicoproteici presenti sulla membrana mitocondriale e il transistor rappresenta il processo di attivazione dell’ATP.

Si suppone che l’eccessiva produzione di ATP sia correlata ad un’alterazione dei sensori glicoproteici presenti sulla membrana mitocondriale con conseguente abbassamento dell’impedenza che a sua volta non discrimina i segnali in frequenza ed attiva la produzione di ATP in modo pressoché continuo modo. La cellula tumorale entrerebbe quindi in mitosi a causa dell’eccesso di ATP.
Campi magnetici statici e campi elettrici pulsati ad onda quadra vengono utilizzati per agire sulla membrana mitocondriale, aumentando l’impedenza dei sensori glicoproteici attraverso l’allungamento della catena poliglicidica. Un campo elettromagnetico pulsato in fase con il segnale elettrico viene utilizzato per interferire con le comunicazioni tra i geni ed i complessi glicoproteici protoplasmatici coinvolti nella promozione della mitosi cellulare.

Si ritiene che l’impedenza della membrana mitocondriale ai messaggi provenienti dai geni aumenti con il trattamento elettromagnetico e con l’aumento della malignità (l’impedenza più alta per i tumori indifferenziati). Ciò è legato ad una maggiore alterazione dei sensori del

Campi elettromagnetici e materia vivente Coltura cellulare neopalstica
Tumori indifferenziati e quindi alla loro maggiore predisposizione al legame con le catene poliglicidiche. Le cellule tumorali indifferenziate, a causa dell’elevata impedenza indotta sulla membrana mitocondriale dal trattamento elettromagnetico, smettono di produrre ATP ed entrano quindi in necrosi. A seguito del trattamento le cellule tumorali differenziate presentano un’impedenza ancora sensibile ad alcuni messaggi provenienti dai cromosomi che promuovono la normale produzione di ATP, per cui queste cellule modificano il loro stato di mitosi; continuano tuttavia a vivere in uno stato di quiescenza (forma di vita vegetativa).

Le cellule normali non vengono influenzate dal trattamento elettromagnetico in quanto l’impedenza dei loro sensori mitocondriali non viene modificata e rimangono sensibili ai messaggi che arrivano dai cromosomi per l’attivazione della sintesi di ATP.

Applicazione clinica
Studi recentemente condotti rafforzano l’ipotesi che diverse classi di proteine ​​cambiano in risposta alle forze del campo elettrico indotte da campi elettrici ed elettromagnetici oscillanti a frequenze e intensità predeterminate e suggeriscono che potrebbero esserci effetti biologici che potrebbero arrestare la mitosi delle cellule neoplastiche. L’utilizzo di un campo magnetico statico di 5 mT per 50-60 minuti ha modificato i legami lectinici di siti specifici sulla superficie della membrana degli eritrociti con conseguente alterazione del contenuto di ATP (104). La variazione dei legami lectinici è considerata dalle modifiche del complesso glicoproteico.

Campi magnetici pulsati ad onda quadra con una frequenza di 10 Hz e un’intensità di 10 mT su animali in vivo hanno modificato alcuni parametri biochimici del sangue e hanno prodotto effetti significativi sulla conta degli eritrociti e sulla concentrazione di emoglobina, calcio e proteine ​​plasmatiche. I meccanismi degli effetti osservati sono probabilmente legati all’influenza dei campi magnetici sulla permeabilità ionica e reattanza capacitiva della membrana dovuta a cambiamenti nella sua componente lipidica, sulla struttura cristallina liquida, e sull’attività enzimatica delle pompe ioniche dipendenti su ATPasi (105).

Campi di 2 KV/m con frequenze da 1 KHz fino a 1 MHz attivano le pompe Na+ e K+ nell’ATPasi negli eritrociti umani.
Gli autori suggeriscono che le interazioni che permettono il libero accoppiamento energetico tra l’idrolisi dell’ATP ed il pompaggio degli ioni sono di tipo coulombiano.

I risultati ottenuti indicano che solo le modalità di trasporto ionico necessarie per la sintesi dell’ATP per specifiche condizioni fisiologiche sono influenzate dal campo elettrico applicato, ed alcuni tipi di reazioni non sono spiegabili in termini chimici ma solo in relazione ad effetti elettrogenici (106 ). L’uso di campi elettrici pulsati ad onda quadra con un’ampiezza di 1050 volt, una larghezza di impulso di 100 microsecondi e una frequenza di 1 Hz hanno rafforzato l’effetto antineoplastico della bleomicina nella crescita del fibro-sarcoma SA-1, tumore maligno melanoma B!6 e tumori ascitici di Ehrlich (EAT) (107, 108).Campi elettromagnetici ad una frequenza di 7 MHz sono stati misurati in concomitanza con la mitosi cellulare in colture di cellule di lievito (109). È noto che le cicline (es. P16 e P21) hanno un ruolo importante nei processi di mitosi sulle cellule tumorali (110). Le cicline utilizzano il terso P. dell’ATP.

Classicamente questo secondo tipo di interpretazione ha prodotto strumenti clinici fondamentali, come, ad esempio, l’elettrocardiogramma, l’elettroencefalogramma e, più recentemente, la risonanza magnetica nucleare (2, 31, 32). L’interesse per lo studio delle interazioni tra campi elettromagnetici e Materia vivente si pone, quindi, su tre livelli:
– Prevenzione: come i campi elettromagnetici influenzano lo sviluppo delle malattie (33, 47)
– Diagnosi: il modo in cui i segnali bioelettrici endogeni e i deboli campi elettrici e magnetici associati alle biomolecole sono correlati a
lo stato di salute (11, 48, 49, 50, 51)
– Trattamento: il modo in cui le strutture e le funzioni biologiche possono essere modulate mediante campi elettromagnetici (16, 17, 18, 19, 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59, 60, 61, 62, 63, 64, 65, 66, 67, 68, 69, 70, 71, 72, 73, 74, 75)

Le seguenti applicazioni illustrano gli aspetti terapeutici:
– Malattie degli organi locomotori: i campi elettromagnetici vengono utilizzati per accelerare la rigenerazione ossea soprattutto nelle fratture che non guariscono spontaneamente e per effetti analgesici. I risultati riportati in letteratura non riportano effetti collaterali al trattamento (62, 65, 71, 76, 77, 78). Particolarmente degno di nota è lo studio sulla rigenerazione della cartilagine e sull’osteoporosi.
– Malattie dell’apparato vascolare: ottimi risultati si descrivono nei casi di flebiti e relativi postumi; le ulcere varicose reagiscono positivamente al trattamento nel 90% dei casi con rare recidive. Anche le arteriopatologie ostruttive degli arti inferiori rispondono bene al trattamento elettromagnetico, mostrando miglioramenti sia soggettivi che oggettivi (79)
– Malattie dermatologiche: sia la dermatite atrofica che la psoriasi rispondono al trattamento con risultati soddisfacenti in quest’ultima nel 60% dei casi. Anche le piaghe da decubito possono trarre beneficio dal trattamento elettromagnetico (79)
– Chirurgia: i campi elettromagnetici favoriscono la guarigione delle ferite chirurgiche (79)
– Malattie infiammatorie: tutti i tipi di flogosi acuta e cronica testati hanno mostrato benefici dal trattamento con campi elettromagnetici (80, 81)
– Malattie neurologiche: sono stati notati effetti positivi sulle neuriti irritative e sulle neuropatologie post-erpetiche (82)
– Trattamento antalgico – numerose sono le osservazioni e le applicazioni degli effetti antalgici dei trattamenti elettromagnetici non solo nelle patologie infiammatorie e degenerative come l’artrite, ma anche nelle patologie neoplastiche (53, 83)

Una letteratura crescente propone l’uso dell’energia elettromagnetica con i pazienti oncologici. Le radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti vengono utilizzate in campo oncologico con obiettivi diversi a seconda del range di frequenza (86, 87). Il loro utilizzo, oltre agli effetti analgesici già descritti, può avvalersi dell’azione antiblastica che può essere diretta o indiretta, oppure possono essere applicati alla riduzione degli effetti iatrogeni della radio e della chemioterapia (16, 17, 69, 87, 88 ). Gli effetti terapeutici sopra menzionati sfruttano spesso l’effetto termico dell’induzione di disordine nel tessuto bersaglio; l’interesse maggiore risiede però negli effetti non termici, che, parafrasando Adey, potrebbero consentire interventi sulle funzioni cellulari utilizzando il linguaggio delle cellule stesse (89, 90) mediante una modulazione di frequenza e intensità altamente specifica.
Le caratteristiche dell’apparecchiatura erano le seguenti: onde elettromagnetiche a bassa potenza (0,25 watt). Con frequenze nell’ordine dei kilohertz e modulate specificatamente secondo il Gorgun (GEMM: Modulated Electromagnetic Generator).

Effetti in vivo
Campi elettromagnetici modulati sono stati applicati ai topi nel 1974. Le osservazioni sono state condotte presso l’Universitat Klinik und Poliklinik fur-Nuclearmedizin di Marburg, Radiologiezentrum der Philippsuniversitat Marburg/Lahn presso l’Istituto di biofisica e medicina nucleare. Prima di essere sottoposti a campi elettromagnetici, i topi sono stati inoculati con tre diversi tipi di materiale istopatologico:
-Yoshida solido
-Asdite
-Camminatore

Dopo l’applicazione dei campi elettromagnetici si è osservata una regressione della patologia.
Di seguito vengono presentati alcuni casi clinici, che indicano effetti biologici da campi elettromagnetici modulati non solo nelle cellule in vitro, ma anche negli organismi in vivo. Gli esami istopatologici hanno mostrato che l’indice di proliferazione è diminuito.
I trattamenti sono stati applicati a pazienti affetti da diversi tipi di neoplasia maligna. Il trattamento applicato era altamente specifico per ciascun paziente, in base al tipo di istopatologia, allo stadio della malattia e ad una serie di parametri clinici, biofisici e ambientali personalizzati.
Le onde elettromagnetiche utilizzate avevano una frequenza dell’ordine dei kilohertz, una potenza di 0,25 watt, e venivano applicate quotidianamente per un periodo di tempo specificatamente determinato per ciascun caso. Tutti gli studi successivi furono condotti sotto la direzione e la responsabilità del personale medico.

Caso 1
Paziente B.G., donna, età 49 anni, affetta da carcinoma duttile infiltrante della mammella. Dopo l’intervento chirurgico e la chemioterapia, sono state osservate metastasi nella regione ascellare. Nel 1989 fu effettuato un mese di trattamento durante il quale le metastasi regredirono. Gli esami radiografici successivi al trattamento non hanno evidenziato alterazioni patologiche.

Caso 2
Paziente V. G., donna, età 45 anni, affetta da carcinoma dello stomaco (adenocarcinoma leggermente differenziato con cellule ad anello e castone).
È stato prelevato materiale da una voluminosa ulcera gastrica sovraangolare e il paziente è stato sottoposto a gastrectomia totale.
Prima della terapia erano presenti metastasi alle ghiandole loco-regionali e le condizioni generali del paziente erano compromesse.
Il trattamento con energia elettromagnetica venne applicato nel 1988 per circa quarantacinque giorni. Le metastasi sono scomparse e nei controlli successivi non si è osservata alcuna recidiva.

Caso 3
Paziente V.A., donna, età 45 anni, affetta da leiomiosarcoma retro peritonale che nel 1984 presentava un diametro superiore a 40 cm. Prima del trattamento il paziente lamentava forti dolori addominali e uno stato di salute generale cagionevole, edemi agli arti inferiori dovuti alla compressione della vena cava inferiore e idronefrosi dovuta alla compressione uretrale. La chemioterapia non ebbe alcun effetto e l’intervento chirurgico fu impossibile a causa dell’adesione della massa agli organi vitali, in particolare all’aorta. Dopo circa due mesi di trattamento nel 1987 le sue condizioni erano migliorate e la massa sembrava essersi ridotta di oltre la metà. Una biopsia chirurgica ha mostrato cellule fibrose di tipo muscolare di modesta densità senza anomalie cellulari o mitosi. Nel 1991 un’ecografia mostrò che il volume della massa si era ulteriormente ridotto a circa 12-13 cm. Successivamente la massa si ridusse ulteriormente e nel 1993 l’ecografia mostrò un diametro della massa inferiore a 8 cm.

Figure 10 and 11 show the x-rays before and after the treatment.
Figure 10 and 11 show the x-rays before and after the treatment.

Caso 4
La paziente N. M., donna, età 41 anni, era stata sottoposta nel 1988 a mastectomia per carcinoma infiltrante della mammella seguita da chemioterapia.
Dopo due anni sono state osservate metastasi ossee multiple nella pelvi e nella coscia. Le figure 10 e 11 mostrano l’esito degli esami radiografici prima e dopo il trattamento con campi elettromagnetici nel 1990 (della durata di circa un mese). Nella relazione medica (riferita alla Figura 11) si legge: “Rispetto all’ultima osservazione sono evidenti segni di calcificazione della riparazione ossea a livello endostale e periostale.
La ricostruzione è evidente a livello della metafisi prossimale destra, a livello dell’ischio destro e in corrispondenza del collo della coscia sinistra.

Caso 5
La paziente S. M., donna, età 64 anni, soffriva di carcinoma duttile infiltrante della mammella. Sono stati eseguiti interventi chirurgici, chemioterapici e radioterapici, ma la malattia è progredita fino alla presenza di metastasi nella zona assiale e nei polmoni (la radiografia del torace ha evidenziato piccole opacità rotondeggianti di tipo secondario in entrambe le regioni polmonari, più numerose in quella inferiore). terzo mediano destro).
Il trattamento nel 1989 con energia elettromagnetica durò due mesi. Le metastasi iniziarono a regredire, anche se i segni nei polmoni rimasero visibili ai successivi controlli radiografici. Nel 1993, le lesioni polmonari erano scomparse e “non si possono osservare lesioni parenchimali infiltranti.
”Un’ispezione radiologica nel 1994 ha confermato questo risultato.

Caso 6
Al paziente E. P., maschio, età 59 anni, è stato diagnosticato un adenocarcinoma polmonare nel 1988. Il paziente era stato sottoposto ad intervento chirurgico con asportazione dei lobi mediani ed inferiori del polmone destro.
Successivamente è stata osservata un’estesa recidiva nella cavità toracica destra e nel mediastino (Figura 12). Soffriva di condizioni fisiche generalmente precarie e di intenso dolore toracico. Le condizioni cliniche non consentivano ulteriori interventi chirurgici, chemioterapici o radiologici. Il trattamento con campi elettromagnetici nel 1989, durato circa due mesi, ha portato un miglioramento delle condizioni cliniche, scomparsa del dolore e riduzione della massa neoplastica. nella figura 13 si può vedere la radiografia del torace successiva al trattamento, dove è evidente una riduzione del volume mediastinico ed un’espansione del lobo polmonare superiore destro.

Figure 12 and 13 show the x-ray examinations before and after the treatment.
Figure 12 and 13 show the x-ray examinations before and after the treatment.

Caso 7
Al paziente S. A., maschio, età 44 anni, è stata diagnosticata nel 1989 una carcinosi peritoneale, presentante una massa con diametro massimo di 40 cm.
Un referto ecografico del 1990 riportava: “…fegato… con struttura disomogenea per localizzazioni secondarie, il più grande dei quali nel lobo sinistro ha un diametro di circa 4 cm.
…I reni presentavano una moderata dilatazione delle strutture calico pieliche. L’addome superiore ed inferiore era completamente occupato da una formazione espansiva di struttura mista, parte liquida, parte solida che comprime anche la vescica e non consente una valutazione precisa delle pareti vescicali e della prostata. Il paziente era inoperabile e venne trattato nel 1990 con energia elettromagnetica.
Dal referto ecografico del 1991 risulta: “…il fegato è ingrossato con struttura diffusa e disomogenea. Segni certi di lesioni nodulari non sono identificabili alle diverse impedenze acustiche… La pelvi e parzialmente l’addome sono occupati da una voluminosa formazione espansiva del diametro massimo longitudinale di circa 20 cm., con ecostruttura fortemente disomogenea, riferibile a lesioni discariocinetiche. La vescica sembra aver conservato pareti regolari. Le dimensioni e l’ecostruttura della prostata rientrano nei limiti della norma.

Caso 8
Alla paziente N. M., donna, età 56 anni, è stato diagnosticato un carcinoma lobulare della mammella nel 1988. È stata sottoposta ad un intervento chirurgico e chemioterapia. Al momento del trattamento con energia elettromagnetica nel 1991 soffriva di un grave peggioramento dello stato di salute generale, di metastasi epatiche e costali. Il trattamento durò quasi due mesi durante i quali la localizzazione epatica principale si ridusse ad un diametro di circa 3 cm e le altre metastasi scomparvero. Dal referto ecotomografico dell’addome superiore del 1991 risulta che “è visibile un’area ipoecogena, con margini irregolari e diametro di 3,3 cm. Riferibile, come prima ipotizzato, a metastasi e numerose altre aree ipoecogene. Un referto ecografico descriveva “una delimitata formazione nodulare ipoecogena, del diametro di 3 cm, di forma irregolare ed una formazione endolesionale ipereflettente…”. Il restante parenchima non presentava alterazioni della struttura ecogena. Nella figura 14, una scintigrafia ossea, eseguita nel 1991, riporta l’esame effettuato nel 1992, in cui si evidenziava, “il reperto anomalo, riportato nel precedente esame del 28 gennaio 1991, non è praticamente più riconoscibile; gli altri parametri, entro limiti normali, non hanno subito variazioni”.

Figure 14 and 15 show the x-rays before and after the treatment.
Figure 14 and 15 show the x-rays before and after the treatment.

Caso 9
Alla paziente D. A., donna di 69 anni, venne diagnosticato nel 1987 un cistoadenocarcinoma papillare dell’ovaio, metastatico ed infiltrante. Fu eseguita la chemioterapia, ma senza alcun risultato. Quando la paziente fu sottoposta a terapia elettromagnetica nel 1990, presentava metastasi al peritoneo e l’ecografia rilevò che “il parametrio appariva occupato da una massa voluminosa del diametro di circa 15 cm. e struttura mista, policistica irregolare con formazioni solide vegetanti, che sono state riferite ad adenocarcinoma ovarico”.
Le sue condizioni generali erano gravemente compromesse. Il trattamento è durato circa due mesi.
La progressione della malattia si arrestò e la massa si ridusse progressivamente di volume. Il referto ecotomografico del novembre 1990 riportava: “…Posteriormente all’utero che occupa il Douglas, – una formazione espansiva con diametro superiore a 12 cm. E struttura mista in parte liquida e in parte solida di probabile origine annessa.

Figures 16 through 18 show x-rays before, during, and after the treatment.
Figures 16 through 18 show x-rays before, during, and after the treatment.

Caso 10
A Patent M. M., maschio, 20 anni, è stato diagnosticato un plasmocitoma nella regione tibiale. Il paziente lamentava un forte dolore alla tibia e non era in grado di camminare. La tibia presentava decalcificazione e grave erosione ossea. Erano già state sperimentate la chemioterapia e la radioterapia convenzionali e non erano previsti ulteriori programmi terapeutici.
Dopo il trattamento elettromagnetico effettuato nel 1988 il dolore scomparve; il paziente ha ripreso a camminare, l’osso si è ricalcificato e le erosioni patologiche sono scomparse. La Figura 16 mostra la radiografia prima del trattamento.
Il terzo esame radiologico del 1989 fu accompagnato dalla seguente analisi medica: “Il presente esame, rispetto al precedente (n. 2061) del 1 dicembre 1988, dimostra che l’ampia area distruttiva in corrispondenza della diafisi mediale, è occupata in gran parte da strutture strutturali crescita ossea derivante dalla riparazione ossea in corso con aspetto fisso di osso indurito in formazione.” Il trattamento è consistito in circa 25 applicazioni.

Figure 19 and 20 show the x-rays before and after the treatment.
Figure 19 and 20 show the x-rays before and after the treatment.

Caso 11

Alla paziente, B. M., donna, età 49 anni, è stato diagnosticato un carcinoma della mammella. La paziente era stata sottoposta ad una mammografia in data 11 maggio 1994 (Figura 19), che evidenziava sulla regione retroaureolare destra una formazione nodulare del diametro di circa 1 cm con contorno a raggiera.
È stata consigliata l’escissione. L’agoaspirato confermò la natura maligna della lesione e fu programmato un intervento chirurgico per due settimane dopo. In attesa dell’intervento, la paziente chiese di essere sottoposta a terapia elettromagnetica e dopo le undici sedute fu ripetuta la mammografia. I risultati possono essere visualizzati nella Figura 20. Il referto medico descriveva seni granulosi di tipo fibromicrocistico senza evidenza di carattere radiologico sospetto né microcalcificazioni. Inoltre il profilo cutaneo sembrava normale.

Proprietà dei segnali utilizzati
La maggior parte dei segnali utilizzati in ambito clinico sono del tipo a forma d’onda rettangolare (99). Ciò è dovuto al fatto che l’attivazione di alcune funzioni della cella è vincolata a potenziali elettrici di tipo on/off, cioè non di tipo lineare ma con forme d’onda di tipo rettangolare (100).
I trattamenti elettromagnetici durano in media circa venti minuti al giorno con singole sedute giornaliere. La durata della seduta è regolata dal programma applicativo e dai suoi parametri.
Durante la prima metà del trattamento sono presenti contemporaneamente il campo magnetico statico o variabile a 50 Hz, il campo elettrico pulsato e il campo elettromagnetico pulsato. Nella seconda metà non viene applicato il campo magnetico statico o variabile. Il campo elettromagnetico pulsato e il campo elettrico pulsato sono mantenuti in fase o in controfase. La frequenza del campo elettromagnetico, così come l’ampiezza temporale dell’onda portante quadra, sono fissate in base al tipo istologico del tumore, al grado di differenziazione, alla massa e alla localizzazione.

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For further information: Phone: 0090-532-2025007. (For phone call, with local Turkey times between 12-22 hours)

2.6 THE ELECTRON MICROSCOPY PHOTOS

Dr. S. Seçkiner GÖRGÜN (vincitore del premio di Fisica) alla cerimonia del premio di Fisica, 2001.
Le apparecchiature di campo elettromagnetico e i suoi diversi modelli sono le apparecchiature di fisioterapia e quindi in clinica queste apparecchiature di fisioterapia (Attrezzature di campo elettromagnetico) vengono utilizzate anche per la riabilitazione delle diverse patologie e dei pazienti.
Ad esempio, questa attrezzatura fisioterapica utilizzata per il trattamento del dolore (pazienti affetti da cancro), Osteoporosis.ext. senza alcun effetto collaterale. Queste applicazioni di apparecchiature per fisioterapia non sono applicazioni assolutamente invasive.
——————————————————————————————————

Gli installano il 5G sul tetto di casa, coniugi si ammalano, costretti al trasloco: è tutto certificato in uno studio scientifico “Due persone precedentemente sane, un uomo di 63 anni e una donna di 62 anni, hanno sviluppato i sintomi della sindrome da microonde dopo l’installazione di una stazione radio base 5G per la comunicazioni wireless sul tetto sopra il loro appartamento”. Comincia così il caso clinico che descrive l’aggravamento di salute di una coppia di inquilini abitante al settimo piano in uno stabile svedese sul cui tetto un’antenna 3G e 4G è stata implementata e aggiornata dalla fine del 2021 con tecnologia 5G, portandoli ad una serie di malesseri con evidente peggioramento dello stato di salute. “I sintomi rapidamente emergenti dopo l’implementazione del 5G erano tipici della sindrome da microonde con ad esempio sintomi neurologici, tinnito, affaticamento, insonnia, disagio emotivo, disturbi della pelle e variabilità della pressione sanguigna. I sintomi erano più pronunciati nella donna. A causa della gravità dei sintomi, la coppia ha lasciato la propria abitazione e si è trasferita in un piccolo locale.” Il caso clinico è stato seguito e scientificamente elaborato dal noto oncologo svedese Lennart Hardell dell’Università ospedaliera di Orebro, pubblicato il 10 Gennaio 2023 negli Annals of Case Reports, gli annali del Journal of Medical Case Reports, una rivista medica peer-reviewed fondata nel 2007 ed editata da BioMed Central. Cambiata abitazione, i due si sono ripresi, a testimonianza della correlazione causa-effetto tra esposizione e sintomatologia: “Nel giro di un paio di giorni, la maggior parte dei loro sintomi si sono alleviati o sono scomparsi completamente. Questa storia medica può essere considerata come un classico test di provocazione.”

Dossier sull’inquinamento del 5G: https://acrobat.adobe.com/link/review?uri=urn:aaid:scds:US:73ebfcdb-81dd-3b45-ba1b-14455a5f6704

 

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Jean Paul Vanoli

dr. Jean Paul Vanoli, esperto per la Vera scienza, conoscenza, filosofo della vita eterna, consulente in Medicine Naturali, Scienza della Nutrizione, Bioelettronica e Naturopatia = Naturopata. Consulente di: https://mednat.news (vedi Curriculum) - info@mednat.news - Sovrano, Ambasciatore e Trustee del Trust/Stato/Nazione/Regno libero, sovrano, extraterritoriale: VANOLI GIOVANNI PAOLO° - VANOLI G.P.° - VGP° (Trade Marks) - Defender of human, animal, bacteria and exosomes rights, i.e. Life/Nature in general

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