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Medici, Medicine e comparaggio

Jean Paul Vanoli by Jean Paul Vanoli
12/08/2022
in Medicina
49 min read
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Resoconto del coordinamento militare e di intelligence dell’evento globale Covid

USA: 94 % medici ha contatti con le case farmaceutiche ed il  28% riceve pagamenti di redazionale – 26/04/2007

Google, lunga mano, anzi socio di Big Pharma
Il dott. Mercola si unisce con il suo sito e relativi video, a Brighteon, i messaggi del potente video espongono la frode ed il racketering di Google
Il pioniere dell’informazione sanitaria online Dr. Joseph Mercola ha pubblicato alcuni video potenti, che aprono gli occhi, li trovate su Brighteon.com.
In un video, presentato oggi, il dottor Mercola espone l’oltraggiosa frode e il racket di Google, rivelando come Google sia ora solo un’estensione corrotta di Big Pharma.
Racketeering, frode, corruzione antitrust e altro ancora….. questo è ciò che Google rappresenta veramente oggi, mentre spinge farmaci pericolosi e tossici sui vostri figli (e censura i siti web di salute naturale).
Leggi la storia completa (e guarda il video) qui:
https://www.naturalnews.com/2019-11-10-mercola-video-google-racketeering-fraud-health-publishers.html

INDAGINE su NEJM, CARDIOLOGY “COINVOLTI” il DOPPIO RISPETTO a MEDICI FAMIGLIA
Medici e industria farmaceutica legati “a doppio filo” negli Usa.
La quasi totalita’ (94%) dei ‘camici bianchi’ statunitensi intrattiene infatti rapporti con le aziende del farmaco. Cene, pranzi, serate di gala e corsi di aggiornamento ‘offerti’ dalle compagnie sono una realta’ fra i medici Usa. Ben uno su quattro poi riceve veri e propri pagamenti in denaro per consulti di vario genere. E’ quanto emerge da un’indagine pubblicata sul “New England Journal of Medicine”.
Fonte: http://www.adnkronos.com
Medici ed industrie farmaceutiche:
http://www.informatori.it/informatori/cherel.htm

USA, banditi regali ai medici: http://i27.tinypic.com/5mbtiv.jpg  +  http://i25.tinypic.com/o58fq1.jpg

CORRUZIONE, SPRECHI e FARMACI PERICOLOSI, VACCINI COMPRESI
“Grazie alle spiegazioni di Silvio Garattini spiccano le criticità della legge sull’obbligo vaccinale. Non esistono studi approfonditi sui 10 vaccini obbligatori più gli eventuali 4 da somministrare a un lattante a pochi mesi di vita. Non solo.
Non si sa nulla degli adiuvanti contenuti in ciascun vaccino e delle interazioni fra questi e il carico vaccinale.

A onor del vero, da quello che si sa (confronto bambini vaccinati vs non vaccinati) la bilancia della salute pesa sempre a favore dei non vaccinati.

500 miliardi di terapie inutili (e di effetti collaterali) – 05/04/2018
Non solo corruzione e sprechi, la fetta più grossa dei costi della Sanità è rappresentata da terapie sbagliate (e perciò inutili) e dagli effetti collaterali dei farmaci.

È quanto emerge da un’indagine condotta dalla University of California di San Diego e pubblicata su Annals of Pharmacotherapy.
Il portale Doctor 33 ne ha riportato oggi ampi stralci. Cliccate qui. Se non riuscite a leggerlo perché non siete iscritti, ecco una sintesi.Negli Usa i costi degli imprevisti da terapia, nel 2016, sono stati 430 miliardi di euro: 528,4 miliardi di dollari sui 3.300 miliardi sborsati da assicurazioni e cittadini. Pari al 16% delle spese sanitarie totali. Tra eventi avversi e sprechi prescrittivi, ogni americano “pesa” 2.500 dollari, somme ingenti che potrebbero essere risparmiate.
Ed in Italia  ?
Spiega la situazione il presidente dell’Istituto farmacologico Mario Negri. Silvio Garattini ha riconosciuto che da noi “non esistono ricerche omogenee”. E che “i dati di farmacovigilanza sono lasciati alle segnalazioni spontanee che producono pochissimi dati. Peraltro – ha aggiunto – tutto il contesto di mercato è teso a magnificare i benefici del farmaco e a nascondere gli effetti tossici, considerati eventi che non si devono verificare: si fanno studi clinici controllati di efficacia, non se ne fanno sulla tossicità.
Questi ultimi dati saltano fuori nel tempo, in modo anomalo ma non si quantificano prima.”

Ecco gli esempi citati da Garattini.
“Dei 10 principi attivi che molti anziani assumono ogni giorno quanti sono utili e quanti no? Noi conosciamo le interazioni tra due farmaci, non quelle su più di due principi attivi. Una statina salva una vita ogni 90 pazienti trattati, sugli altri 89 non ha questo effetto ma noi non sappiamo quanti degli 89 pazienti sviluppino effetti collaterali, possiamo solo immaginare ve ne siano”.

Il direttore del Mario Negri fa notare che quando un medico prescrive gli antinfiammatori, immaginandone gli effetti collaterali, suggerisce anche gli inibitori di pompa che “a sua volta generano costi a fronte di benefici da quantificare…”. E che dire delle emorragie da anticoagulanti ?
Garattini ricorda che “in quanto attivo, in principio ha la sua tossicità” e conclude dicendo che “dovrebbe essere interesse del servizio sanitario pubblico indagare e ridurre quest’ultima”.
Tratto da: http://blog.ilgiornale.it/locati/2018/04/05/500-miliardi-di-terapie-inutili-e-di-effetti-collaterali/

A proposito della necessità di sperimentare tutti i farmaci che un malato assume per poter chiarire le possibili interazioni, ricordo che Garattini mi illustrò questo concetto di persona quando andai al Mario Negri a intervistarlo sul Metodo Di Bella.
In sintesi Garattini spiegò che “è vero che i farmaci e le vitamine previste nel Metodo Di Bella hanno proprietà antitumorali prese singolarmente, ma tutte insieme non erano, e non sono, mai state testate” (a parte durante i tre mesi del 1998 quando la terapia fu bocciata). Ci chiediamo perchè un ragionamento che valga per i farmaci non debba valere anche per i vaccini, quando somministrati a 6-8-10 per volta, con adiuvanti annessi.
Grazie alle spiegazioni di Silvio Garattini spiccano le criticità della legge sull’obbligo vaccinale. Non esistono studi approfonditi sui 10 vaccini obbligatori più gli eventuali 4 da somministrare a un lattante a pochi mesi di vita. Non solo. Non si sa nulla degli adiuvanti contenuti in ciascun vaccino e delle interazioni fra questi e il carico vaccinale.
A onor del vero, da quello che si sa (confronto bambini vaccinati vs non vaccinati) la bilancia della salute pesa a favore dei non vaccinati. Qui uno studio.
Altro che genitori Novax, meglio chiamarli Nostupid…

E’ ormai noto che la maggior parte dei farmaci prescritti dai medici allopati, non curano in modo definitivo le malattie, ma sono solo dei palliativi che, alle volte, alleviano i sintomi od il dolore che spesso provocano esse stesse. Ma chi veramente si risanano sono i fatturati delle multinazionali dei Farmaci e  Vaccini, i quali servendosi di medici che ignorano tutte le possibili terapie naturali alternative per ogni malattia, divengono di fatto i rappresentanti di BIG PHARMA.
vedi anche: Conflitto di interesse + Conflitti di interesse PDF – 1 + Conflitti di interesse PDF – 2 + Conflitti di Interesse, denuncia del Governo Ii – PDF + CDC – 1 + CDC – 2  + FDA + Conflitti di Interesse, business farmaci e vaccini + Conflitti di interesse dell’AIFA

vedi anche: ISS + Ministero della salute + EMA  + CNR e Corruzione + Consenso Informato + Contenuto dei vaccini + Metalli tossici e nanoparticelle nei vaccini

Le case farmaceutiche ingannano i medici e questi danneggiano i malati + I medici sono una minaccia

Costituzione Italiana: Art. 28
I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.

Commento NdR: questo articolo come altri della Costituzione Italiana sono da sempre trasgrediti e disattesi proprio da coloro che lo rappresentano, specie nella Sanita’, Finanza, tutela, commercio, agricoltura, ecc.
Per cui invitiamo i cittadini di questi stati trasgressori, compresi i loro rappresentanti e dirigenti, a DENUNCIARE all’autorita’ giudiziaria tutti questi farabutti che trasgrediscono la Costituzione; verra’ il momento, il tempo comunque nel quale il Popolo Sovrano, si sollevera’ ed arrestera’ tutti questi “soggetti” che compiono questi misfatti, sulla pelle del Popolo reso suddito… e quindi SCHIAVO !

Ecco come Big Pharma incentiva i medici di famiglia a prescrivere farmaci, ecco i contratti e le prove :
http://www.informatori.it/informatori/filepdf/contratti.pdf

Il British Medical Journal pubblica un interessante articolo sul numero del 29 ottobre 2005 dal titolo:
“I medici che redigono Linee Guida, hanno LEGAMI con l’industria del farmaco”.
Potete leggere l’articolo su: http://bmj.bmjjournals.com/cgi/content/full/331/7523/982-a

In
sintesi: vi si descrive un’indagine fatta dai giornalisti di Nature (pubblicata il 20 ottobre su questa rivista) riguardo a 215 Linee Guida sui farmaci registrate nel 2004 presso la US National Guideline Clearinghaouse. Un terzo degli autori che hanno redatto le LG dichiarano LEGAMI con l’industria dei farmaci e vaccini.

Ma ciò che è più interessante è che il Direttore del Centro per la Scienza di pubblico interesse con sede a Washington – che per primo aveva iniziato la ricerca – riferisce a BMJ che molti medici NON rivelano le loro connessioni con l’industria anche quando queste vengono richieste. Mancano infatti regole standard al riguardo e non esistono punizioni per non aver fornito le informazioni.
Anche il Ministero della “salute” italiano, PAGA i medici per far vaccinare (vedi sotto il documento) = vedi: Medici pagati per vaccinare

Ministero della Sanita”, e’ stato informato nel 1996 dei gravi Danni dei Vaccini e malgrado cio’ continua a far vaccinare uomini ed animali… chissa’ perche’….Big Pharma gode e ringrazia…! –
vedi: Perche’ siamo contro l’Immunizzazione + Medici Pagati per vaccinare + Medici pagati dalle ASL per vaccinare – 1 +Medici pagati per vaccinare – 2 + Medici pagati per vaccinare – norme della Regione Puglia + Perche’ vaccinare ?

L’Immunità di gregge, è la supposta carta vincente per la difesa della vaccinazione in TV, Internet, riviste mediche e giornali, sul motivo per cui dovremmo essere vaccinati più e più volte per tutta la vita, con un numero sempre crescente di vaccini e cio’ per ogni malattia.
Lo sbandierato a 360° “supposto successo delle vaccinazioni” è basato fondamentalmente su “teorie” che si danno per scontate, senza controllarle. Quando si entra nei particolari si evince e si dimostra invece che il tasso di incidenza e di morte di molte malattie infettive, è diminuito radicalmente nel e dal momento in cui si registrava un miglioramento delle condizioni, igienico-sanitarie, abitative, alimentari e delle procedure di isolamento,
Pero’ siccome nello stesso periodo sono stati introdotti i vaccini, la medicina ufficiale ha dato per scontato che la sola vaccinazione sia stata interamente responsabile della scomparsa di queste “malattie” e per far quadrare questa teoria fasulla, ha cambiato nome alle malattie…..QUI in queste pagine ve ne daremo la dimostrazione !

Un VACCINO ..e’ una scarica enorme di tossine invasive e pericolose !

I MISFATTI delle multinazionali dei farmaci e Vaccini

“Richard Gonzalez of AbbVie, and Daniel Welch of InterMune: Drop your legal action blocking access to EMA clinical trial data ” è il titolo, assai esplicito, della nuova importante petizione lanciata da David Healy.
Possiamo riassumere il motto su cui si fonda in poche parole: “mostrateci tutti i dati! I pericoli legati ai farmaci in uso non possono essere considerati un segreto commerciale !”.

Per firmare la petizione: Richard Gonzalez of AbbVie, and Daniel Welch of InterMune: Drop your legal action blocking access to EMA clinical trial data

Brevemente, le aziende farmaceutiche per massimizzare le vendite dei nuovi farmaci pubblicizzano i benefici, minimizzando i rischi significativi. L’EMA, a partire dal 2010, ha cominciato a rilasciare dati di studi clinici usati per approvare nuovi farmaci. Un’evoluzione importante verso la sicurezza dei farmaci, ben accolta dai ricercatori di tutto il mondo.
Il processo intrapreso dall’EMA verso la trasparenza è stato bloccato dalle iniziative legali intraprese da AbbVie e InterMune contro l’Agenzia.  Ora milioni di pazienti e i loro medici rischiano di restare al buio.
L’EMA è finita in tribunale con il pretesto che i dati sui benefici e i rischi di questi farmaci vanno considerati in realtà come “segreti commerciali”. La trasparenza dei dati avrebbe danneggiato i profitti di queste aziende.
Dell’azione legale di AbbVie e InterMune per bloccare le iniziative EMA abbiamo già parlato.
Ritorneremo a breve sull’argomento, ma nell’attesa…
Firma la petizione: Richard Gonzalez of AbbVie, and Daniel Welch of InterMune: Drop your legal action blocking access to EMA clinical trial data

Solo in Italia. E uno studio recente avverte: le multinazionali testano molti prodotti sui poveri con procedure dubbie …
Ci sono diverse buone ragioni per assumere il minor numero possibile di medicinali.
Si chiama iatrogenesi la terza causa di morte negli Stati Uniti, dopo l’infarto ed il cancro e sono morti causate dalle medicine, vaccini compresi, dai loro effetti collaterali, da cure sbagliate e così via.
Negli Usa il problema è molto sentito e il monitoraggio accurato. In Italia non ci sono dati certi, ma, ha detto Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano e guru nazionale in fatto di ricerca farmacologica: “400 italiani sono ricoverati ogni giorno per effetti collaterali dei farmaci”, ovvero per improvvisi sanguinamenti, macchie, rossori o altri danni cutanei, ipotensione o ipoglicemia.
“Quando prescrivono un farmaco, i medici spesso non sanno esattamente che effetto avrà sul paziente, perché la legge consente alle case farmaceutiche di pubblicare solo i risultati positivi dei test condotti sui medicinali”, ha scritto il medico britannico Ben Goldacre sul Guardian.
Goldacre è autore di Bad Pharma, in arrivo in Italia per Mondadori, ma già anticipato sul numero di Internazionale della scorsa settimana.
http://www.guardian.co.uk/science/series/badscience
“È una situazione così vergognosa, che può essere pericoloso perfino parlarne”, dice in riferimento a una serie di “ritorsioni” che alcune industrie del farmaco avrebbero intrapreso contro medici o ricercatori un po’ troppo scrupolosi nei loro confronti.

Ma c’è un altro, ottimo, motivo per limitare al massimo l’assunzione di farmaci. Si tratta delle “serie  preoccupazioni” espresse da un recente studio indipendente sull’etica applicata dalle case farmaceutiche ai test clinici condotti su persone povere, nei paesi in via di sviluppo. Sono poche infatti le aziende che controllano i loro test clinici in questi Paesi, e che certificano la sicurezza e l’etica delle loro operazioni. Il report pubblicato dalla Bbc è l’ ” Access to Medicine Index” – curato nei Paesi Bassi e finanziato da organizzazioni quali la Bill and Melinda Gates Foundation e il Dipartimento per lo sviluppo internazionale del Regno Unito – e pubblica ogni due anni informazioni sulle 20 principali case farmaceutiche del mondo.
http://www.bbc.co.uk/news/health-20468396
http://www.accesstomedicineindex.org/

Diciamo subito quanto di buono è stato fatto. Negli ultimi 3 anni, quando uscì il primo di questi report, è costantemente aumentato l’accesso ai farmaci, grazie all’impegno garantito in questo senso da più o meno tutte le case farmaceutiche nel mantenere i prezzi bassi.
La GlaxoSmithKline è al vertice in questo senso, seguita da Johnson & Johnson e Sanofi, mentre la Zeneca è scivolata in fondo alla graduatoria. Si stima che un miliardo di persone nel mondo non abbia accesso alle cure farmacologiche e queste aziende si impegnano a non ampliare questo numero, anche, perché altrimenti venderebbero meno.
I prezzi “scontati” sono applicati infatti solo nei Paesi più poveri, dove altrimenti è logico ipotizzare che le vendite calerebbero.
Ma perché si fanno test nei Paesi in via di sviluppo ? Uno degli autori dello studio, David Sampson, ha risposto: ” Le leggi che regolano queste pratiche sono più variabili in questi Paesi. Ma è chiaro che tutto ciò che mette a rischio il paziente è una pratica inaccettabile e un problema significativo”. Eppure, ” la tendenza ad esternalizzare gli studi clinici è in costante crescita” continua, mentre invece non fa passi avanti quel che sarebbe essenziale, ovvero che ” il rapporto tra le due parti sia estremamente ben definito e gestito con attenzione”.

Un esempio? ” Mentre la maggior parte delle aziende fa un gran parlare di codici di condotta etica, revisioni e verifiche – conclude lo studioso -, nei fatti poi solo 4 aziende su 20 hanno rivelato i dettagli di azioni disciplinari intraprese contro condotte scorrette”.
Per il resto, nulla è dato sapere

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La pubblicità televisiva dei farmaci non piace ad Altroconsumo, che ha segnalato alcune anomalie al Garante della concorrenza e del mercato. L’associazione dei consumatori ha preso in esame 26 spot televisivi di 28 prodotti da banco, trasmessi in 13 giornate diverse sulle sette maggiori reti tv generaliste. Dall’inchiesta è risultato che appena in due casi su 13, per i quali è obbligatorio per legge, viene citato il principio attivo. E sui 26 spot soltanto 15 rimandano esplicitamente alla lettura del foglietto illustrativo.
In Italia ci sono dei limiti alla pubblicità (è permessa quella sugli Otc, senza ricetta, non sul prodotto “etico”), imposti dal Codice del farmaco: non si può proporre il farmaco in modo ingannevole, né esagerarne le proprietà; inoltre il messaggio deve dare informazioni indispensabili per un uso razionale del prodotto e per una corretta automedicazione. Pertanto il consumatore dovrebbe essere chiaramente invitato alla lettura del foglietto illustrativo e ad un uso cauto e limitato nel tempo del prodotto, e anche a rivolgersi al proprio medico curante quando i sintomi del disturbo rimangono.
L’associazione ha preso di mira anche il recente messaggio pubblicitario del primo farmaco nato con il marchio Coop. Secondo Altroconsumo lo spot è scorretto perché omette le indicazioni sul principio attivo e sugli effetti collaterali. “Nessun riferimento all’acido acetilsalicilico, nessun rimando alla lettura delle avvertenze sul foglietto illustrativo, nessun cenno al fatto che la sua assunzione può avere effetti collaterali”, si legge in un comunicato, che prosegue: “Banalizzare il prodotto farmaco come se fosse acqua fresca, uno shampoo o un utensile qualsiasi è scorretto, contro la legge e controproducente per la salute dei cittadini”.
Alla Coop si difendono sostenendo che per quanto riguarda la comunicazione pubblicitaria hanno dovuto soggiacere a veri e propri divieti e che la comunicazione sulla stampa è stata sottoposta a tagli, non ultimo la cancellazione del nome del principio attivo del farmaco dalla confezione.

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La cosiddetta scienza medica occidentale conosce la sua consacrazione e la sua ascesa di credito presso il potere nell’800, dopo la rivoluzione industriale, quando improvvisamente il materiale umano inizia ad assumere un valore d’uso e di scambio in quanto forza lavoro.
In precedenza – nel medioevo e nella società feudale – la reputazione sociale del medico non valeva più di quella del barbiere, del postino o del boia, in quanto per secoli la vita umana agli occhi di re e regnanti non significava nulla e aveva assai poco peso dal punto di vista economico.
E’ stato necessario che lo sviluppo capitalista portasse ad attribuire all’essere umano valore di scambio mercantile sul nascente mercato industriale perché al medico venisse riconosciuto un elevato status sociale, in quanto tecnico riparatore della macchina umana intesa come unità produttiva a cui bisogna prolungare al massimo l’utilità di sfruttamento.
Parte del plusvalore estratto dallo sfruttamento della classe operaia fu utilizzato per finanziare lo sviluppo e la ricerca, il cosiddetto “progresso della scienza medica”, che doveva servire anche a compensare lo snaturamento e la nuova forma di oppressione a cui la gente veniva sottoposta dall’imposizione del lavoro forzato nelle fabbriche, e si prestava ad una straordinariamente efficace forma di controllo sociale.
La medicina moderna quindi nasce su basi di calcolo e ragionamento economico, ben lungi da quel vergineo manto di umanitarismo del quale i potenti di turno hanno sempre cercato di rivestirla.
E così come essa nasce da un processo storico-sociale violento ed aggressivo, essa farà propri gli stessi metodi di agire disumani, sanguinari, violenti e prevaricatori.
Essendosi sviluppata prevalentemente durante guerre e catastrofi varie, la medicina ha assunto un tipo di approccio violento e “militare” alla malattia: taglia, strappa, cuce, espianta, invade, trapianta, amputa, cronicizza, sperimenta a casaccio, bombarda con farmaci e vaccini i cui danni sono di gran lunga superiori ai benefici.
Essa spara con l’artiglieria pesante su ogni malattia, anche a costo di eliminare il malato o di provocargli patologie peggiori di quella che avrebbe la pretesa di “curare”.
Oggigiorno, dopo due secoli, non è cambiato nulla, anzi le cose si sono evolute e raffinate in peggio.
I medici ufficiali indottrinati, nella loro immensa ignoranza della materia umana, continuano ostinatamente i loro discorsi infantili e ipocriti sull’efficacia o meno dei farmaci, e proseguono imperterriti sulla strada medioevale, torturatoria e sanguinaria degli interventi chirurgici inutili e della sperimentazione selvaggia sugli esseri umani, e più in generale su tutto il vivente, contribuendo alla sua distruzione. Il bello è che la maggior parte di questi soggetti lo fa in buona fede, magari inconsciamente, convinta di agire in nome del benessere e della salute degli uomini.
Il rimanente ha capito tutto, non crede nella medicina e spesso, fuori dalle fogne ambulatoriali o dai letamai ospedalieri lo ammette disinvoltamente, sa che è una gigantesca truffa, ma se ne sbatte allegramente, trovandosi in una posizione giuridicamente inattaccabile ed economicamente assai redditizia.
Le poche voci di dissenso che si levano dal belante coro medico vengono soppresse costantemente.
Il rapporto tra il proclamato sapiente medico e il presunto ignorante portatore di malattia, resta un autentico pugno in faccia, a cui è stata aggiunta una pesante gabella economica per accedere a questi “preziosi” servigi.
Con la crisi del lavoro degli ultimi trent’anni causata dalla iper-sovrapproduzione di merci e dal passaggio dalla società industriale a quella tecnologica, la macchina umana passa la priorità di sfruttamento economico dalla produzione al consumo, quindi uomini e donne assumono ancor più valore in qualità di consumatori.
Non basta produrre: occorre consumare a tutti i costi quanta più immondizia possibile.
Il ruolo totalizzante dell’uomo nella società contemporanea è quello di produttore/consumatore di tonnellate di merci inutili se non dannose, fra cui, ovviamente, farmaci e medicine, che hanno funzione assai più commerciale che medico sanitaria.
Quindi non solo l’uomo, ma la malattia stessa viene messa al lavoro come merce da cui si estrae il plusvalore che consente la progressiva crescita a dismisura dell’impero delle multinazionali farmaceutiche.
I cosiddetti passi da gigante – spesso vantati a destra e a manca – che la medicina avrebbe fatto, non sono null’altro che gli enormi balzi al rialzo delle quotazioni di borsa di queste case produttrici della multi­morte.
Cosicché, per garantire l’espansione di mercato alle case farmaceutiche, la medicina nei suoi laboratori di ricerca si occupa non di curare ma di creare sempre nuove malattie, e i suoi avamposti concreti sul territorio, ambulatori ed ospedali, provvedono il piu’ delle volte, a cronicizzarle al fine di prolungarne la redditività.
Gli interessi del business divergono costantemente da quelli della salute reale dei cittadini, i quali negli ultimi trent’anni hanno cominciato progressivamente a staccarsi dagli interessi tentacolari della medicina ufficiale e dalla sua mortifera inefficacia, per rivolgersi ad un nuovo mercato, quello delle medicine alternative.
Queste ultime sono senza dubbio meno invasive, violente e aggressive, ma non sono nient’altro che il rovescio della medaglia: un nuovo mercato più morbido e “a misura d’uomo”, che produce profitto e che assolve comunque sempre alla stessa funzione, quella di riparare la macchina umana laddove questa si inceppi davanti all’imperativo capitalista “produci, consuma, crepa!”.
Per mantenere il genere umano efficiente nel suo ruolo di consumatore ad oltranza, funzionano spesso meglio le sirene suadenti del mercato dolce e “alternativo” che i cazzotti nello stomaco della medicina ufficiale, così come da tempo il capitale si è accorto che per mettere al lavoro 24 ore su 24 un essere umano si prestano assai meglio i neon dei supermercati e il miraggio della felicità attraverso il possesso di nuove merci luccicanti che la baionetta del soldato o il manganello della polizia, tenuti come estrema ratio per i refrattari al disciplinamento mercantile e alla Cayenna sociale neoliberista.
La salute si concretizza prioritariamente evitando di rivolgersi alla medicina con cieca fiducia, e realizzando che ognuno di noi è il medico di se stesso prima di chiunque altro, imparando ad ascoltare il proprio corpo e le sue esigenze che sono sempre distanti e radicalmente divergenti dagli interessi dei padroni della medicina ufficiale.
La malattia è la ribellione del corpo che si trova a dover sostenere ritmi infernali in una società triste, assurda, alienante, opprimente e invivibile. E’ conseguenza di un’infanzia violentata dai modelli della società adulta e di una vita intera messa al lavoro, strappata alla gioia, al piacere, al divertimento, alla felicità in nome del profitto economico. La malattia riempie i vuoti che la frustrazione scava nel corpo.
L’unica terapia per tutte le cosidette impropriamente “malattie” (in realta’ sono solo sintomi)  è la trasformazione radicale dell’esistente, che ogni individuo cosciente deve iniziare soggettivamente dalla trasformazione di se stesso: dal rifiuto del lavoro forzato al ripudio delle regole imposte dal sistema dominante, da ogni possibile forma di sabotaggio alla macchina tritacarne e all’avanzata del deserto sociale, alla consapevolezza che i valori imperanti corrispondono a lenta agonia e costante avvilimento e infelicità, dalla negazione globale dei meccanismi di morte sistematica e programmata che la società mercantil-spettacolare spaccia per l’unica forma di esistenza possibile, alla riappropriazione di spazi di vita autonomi e contrapposti al pensiero economico del profitto ad ogni costo.
By Franco Cantù – vedi anche nella Bibbia, vangelo di Luca  cap. 4, verso 23

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MEDICI e MEDICINE: PIU’ DANNI che BENEFICI ?
Solo in Italia sono 700.000 i contagi che avvengono ogni anno negli ospedali: 7.000 le vittime, come negli incidenti stradali.
Mezzo milione di italiani contrae infezioni in ospedale (Sity 10.3.05). Ogni 15-18 mila citazioni di malasanità, l’80% dei dottori è indagato almeno una volta (Corriere della Sera 1.2.04). Peggiorano in ospedale 320 mila pazienti l’anno (Metro 12.6.02).
Un articolo apparso su molti quotidiani qualche anno fa di Robert Mendelsohn recitava: “Se i medici scioperano i morti diminuiscono”. Pare che questo sia riscontrabile in ogni ospedale del mondo.

Riportiamo alcuni dati raccolti dal capitolo Medicina Assassina del libro “Tutto quello che sai è falso” Ed. Nuovi Mondi Media, da pag. 341 a pag. 369.
La medicina convenzionale è la principale causa di morte negli Stati Uniti. In un ospedale medio di 300 pazienti ricoverati si verificano 40 errori al giorno. La medicina allopatica è una delle prime cause di morte e rappresenta inoltre la maniera più costosa di morire: sembra essere una dispensatrice di malattie piuttosto che di rimedi per la salute.
Secondo i ricercatori che hanno scritto questo articolo negli S.U. ammonta a 2,2 milioni il numero di persone che ogni anno durante la degenza ospedaliera manifestano reazioni allergiche ai farmaci prescritti.
7,5 milioni è il numero totale delle procedure mediche chirurgiche non necessarie effettuate ogni anno e quasi 9 milioni sono le persone sottoposte ogni anno a ricovero ospedaliero non necessario. Il numero di decessi provocati ammonta a quasi 800 mila. Tra l’altro affermano che, studi mediante autopsie, il 35-40% di diagnosi errate sono responsabili della morte di molti pazienti. Ricerche dimostrano che più di 100 milioni di americani sono state vittime di un errore medico, la mortalità annua nel 1997 è stata calcolata in 420.000 persone solo tra i degenti ospedalieri. Le percentuali di coloro che sono stati vittime di un errore medico sono: 18% in Gran Bretagna; 23% in Australia e Nuova Zelanda; il 25% in Canada; il 28% negli USA.

In uno studio apparso su New England riporta che un paziente su 4 lamentava considerevoli effetti collaterali. I medicinali con il peggiore record di effetti collaterali erano gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, gli anti-infiammatori non steroidei e i calcioantagonisti.
I medicinali maggiormente responsabili di reazioni allergiche sono i Vaccini, gli antibiotici, i farmaci cardiovascolari, la chemioterapia, gli analgesici e gli antinfiammatori.

Conseguenza degli eventi iatrogeni:
116 milioni di visite extra; 77 milioni di ricette extra; 17 milioni di visite di emergenza; 8 milioni di ospedalizzazioni; 3 milioni di ricoveri a lungo termine; 199.000 di decessi in più; 77 miliardi di dollari di spese extra. In 33 milioni di casi di ricoveri ospedalieri negli S.U. nel 1994 3.3 milioni di lesioni serie dovute ai medicinali prescritti.

In uno studio condotto dall’AHRO e apparso sul JAMNA nell’ottobre del 2003 documentava 32.000 decessi in gran parte occorsi in seguito ad interventi chirurgici costati ben 9 miliardi di dollari, tra complicazioni chirurgiche, infezioni post operatorie, oggetti estranei lasciati nelle ferite, riapertura di ferite chirurgiche ed emorragia post-operatoria.

Uno studio ha rivelato che la mortalità tumorale era del 40% più alta tra i figli di donne che erano state esposte alle radiazioni di raggi X, infatti è stato dimostrato che la radiazione ionizzante di questi provocano mutazioni genetiche. In 5 libri scientificamente documentati, Gofman fornì prove esaurienti per dimostrare che i raggi X, le TAC, la mammografia e gli esami fluoroscopici contribuiscono all’insorgere del 75% dei tumori oltre ad aumentare le cardiopatie ischemiche. Riteniamo che nel decennio passato l’uso di HRT da parte delle donne britanniche abbia provocato 20.000 tumori al seno in più.

Ogni anno in America vengono usate circa 13.600 tonnellate di antibiotici, di queste circa 11.300 tonnellate vengono utilizzate nella zootecnia, mentre circa 1.350 tonnellate sono usate per combattere l’insorgere di malattie degli animali oltre che a promuovere la crescita. Solo 900 tonnellate vengono somministrate per combattere specifiche infezioni animali. il cibo derivante da animali ammalati è responsabile dell’80% di casi di salmonellosi negli umani. Circa il 20% dei polli è contaminato dal Campylobacter jejuni, un organismo che provoca 2.4 milioni di casi di  malattie ogni anno.

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COMPARAGGIO

Tratto da:
http://www.associttadini.org/comparaggio/ricette.html

IL MESSAGGERO – Domenica 2 Febbraio 2003 – By Carla Massi

Comparaggio
Lettera del ministro alle associazioni dei medici e dei farmacisti: non fatevi condizionare dalle case produttrici Sirchia, guerra alle ricette “teleguidate”

Codice etico per le aziende: mai più congressi nei luoghi di vacanze per vip
ROMA – Il primo appello, il ministero della Salute Girolamo Sirchia, l’ha lanciato agli industriali una settimana fa: “Non fate pressione sui medici perché prescrivano più medicine”. Il secondo è andato ai membri del nuovo Consiglio superiore della Sanità: “Nessuna lobby. Niente interessi di parte, ma solo quelli dei cittadini”. Il terzo, a medici, farmacisti e ancora industriali, è di ieri: “Prepariamo insieme un “Manifesto etico” per prevenire ed evitare fenomeni degenerativi che possano incrinare i rapporti di fiducia con i cittadini”.
Per tre volte, dunque, in poco meno di 7 giorni, il Ministro si è rivolto agli addetti ai lavori senza puntare il dito contro nessuno in particolare ma sollevando pesanti perplessità sui sistemi adottati per far vendere più medicinali. Proprio mentre le Regioni “piangono” per i conti sanitari in rosso perenne e il governo attende l’ effetto-risparmio del nuovo prontuario farmaceutico.
Giro di vite anche per i congressi medici: non potranno più essere organizzati in località così tanto turistiche da spingere i partecipanti a fare quattro passi più che a restare chiusi negli alberghi a studiare.
A Cortina come a Capri i camici bianchi dovranno andare a spese proprie in vacanza, annuncia il Ministro.
Che, subito dopo aver saputo di un recente viaggio organizzato a Santo Domingo da un’azienda farmaceutica per il lancio di un prodotto, ha deciso di dare uno stop ai congressi “turistici”.
Si rimetterà mano anche a quel codice deontologico, approvato tre anni fa dall’associazione degli industriali, in cui per i simposi si escludono le località “in” nel periodo di alta stagione.
Il testo vieta anche di pagare viaggio e soggiorno a mogli o mariti degli esperti che partecipano ai congressi.
Per il professor Sirchia quel documento non è più sufficiente.
Evidentemente in questi tre anni, non è stato applicato a dovere se ha deciso di scriverne un altro chiamando tutti i protagonisti a raccolta.
Entro due settimane industriali, farmacisti e medici, sono chiamati a inviare indicazioni e suggerimenti per iniziare ad elaborare il testo.
Quindici giorni avanzare proposte etiche su convegni, congressi, materiale informativo, campioni gratuiti e gadget.
Farmindustria ha già detto sì, la modifica al codice potrebbe arrivare già dal prossimo incontro della giunta.
“E’ il caso di rendere più stringenti le norme – fa sapere Gianpietro Leoni, presidente dell’associazione industriali – vista la percezione negativa dei comportamenti delle aziende.
Si parla di viaggi di piacere, credo sia giusto escludere definitivamente certe zone”.
“Ho parlato di questa indebita pressione delle aziende sui medici anche a Davos – spiega Sirchia -.
Ho trovato tutti d’accordo sulla realizzazione di un “Manifesto” che imponga sanzioni pesanti a coloro che usano l’informatore farmaceutico per indebite pressioni sui medici.

Abbiamo dovuto procedere con un’azione forte per contrastare questo preoccupante aumento del 34% della spesa farmaceutica. Rischiava di dissestare il fondo sanitario”.
Mario Falconi, segretario generale dei medici di famiglia accetta la proposta del Ministro ma chiede che non si assumano “atteggiamenti di spirito talebano”. “Non credo ci sia nulla di scandaloso ad organizzare un congresso a Parigi, ad esempio, se si tratta di un evento scientificamente serio. L’importante è che non sia solo un viaggio di piacere”.

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Dire COMPARAGGIO non è reato !!! – Sentenza della CORTE d’ APPELLO di ROMA.
Tale sentenza conferma, tra l’altro che: il fenomeno del comparaggio nel settore farmaceutico esiste ed è molto diffuso. Inoltre chiarisce che non si possono querelare per diffamazione i giornalisti che pubblicano notizie:
a)vere;
b)di interesse pubblico;
c)che vengono comunicate con una corretta veste formale di linguaggio e grafica.
Si tratta, in sostanza, di una causa per diffamazione, intentata ad un giornale, per un articolo pubblicato da questi sul fenomeno del “comparaggio”, da parte di un’associazione di Informatori, la quale per rispetto della privacy viene indicata come “A.” e da un certo signor “G.”, nel 1994, dopo il famoso scandalo “De Lorenzo-Poggiolini”.
Da quanto si legge nella sentenza, molto interessante nel suo dispositivo giuridico e nelle sue motivazioni che andrebbero lette con la massima attenzione, tale
Associazione ed il signor “G.” avrebbero perso sia nel giudizio di primo grado del 2002 che, adesso, nel giudizio di appello.
http://www.informatori.it/informatori/dircomp.htm

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Il medico e il suo informatore: una relazione pericolosa !!
L’informatore scientifico del farmaco è un dipendente di un’azienda farmaceutica incaricato di trasmettere ai medici le novità prodotte.
Egli esercita un mestiere soggetto a un forte conflitto di interessi: fino a che punto è possibile dare informazioni corrette (descrivendo i pregi ma anche gli svantaggi) su un prodotto che si deve vendere?
La domanda è rilevante nel momento in cui risulta evidente l’influenza anche inconsapevole che i mezzi di promozione possono avere sul comportamento degli operatori sanitari. Inoltre la concorrenza tra aziende farmaceutiche nelle vendite dei farmaci determina a volte l’uso di mezzi sleali per avvantaggiarsi.
Marco Bobbio, nel libro “Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza” (Einaudi 2004), discute ampiamente il conflitto di interessi in medicina e descrive dieci situazioni potenziali (e reali) in cui possono venirsi a trovare il medico e il rispettivo informatore.
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Cene, riviste, false ricerche: l’abc della farmatruffa – 12 febbraio 2003 – Da: Il Nuovo

Non solo gadget e gite esotiche per convincere i medici a prescrivere di più. Le industrie del farmaco possono giocare su un’ampia gamma di “incentivi”: le gole profonde raccontano la complessa arte del “comparaggio”

ROMA — I gadget e le vacanze premio nei paradisi tropicali? L’arte di “incentivare” i medici a prescrivere pillole e sciroppi, punibile anche con un anno di reclusione, conosce oggi tecniche molto più sofisticate. E più difficili da smascherare per magistrati e guardia di finanza impegnati in inchieste che promettono di sollevare il coperchio di uno scandalo che potrebbe far impallidire anche quello esploso all’epoca del duo “Poggiolini-De Lorenzo”.

L’abbecedario della farmatruffa non comprende solo il computer in regalo o il viaggio premio mascherato da convegno scientifico, assicura più di una “gola profonda” alle dipendenze di grandi ditte farmaceutiche, che ovviamente chiede di rimanere anonima. Pena il licenziamento sicuro a cui va incontro chi svela sistemi oramai da tempo nell’occhio del mirino della magistratura. E non a caso smascherati dall’ultima mega operazione “Giove” della Guardia di finanza.
Esistono altri sistemi più sosfisticati e apparentemente legali per remunerare lautamente i camici bianchi dalla prescrizione facile, confida che la sa lunga sull’arte del cosiddetto “comparaggio”.

L’indagine scientifica – Ovvero come prendere due piccioni con una fava. Il meccanismo è ingegnoso.
Si affida ad una società scientifica il compito di condurre un’indagine per rilevare effetti, desiderati e non, dei medicinali prescritti. Un’attività meglio nota tra gli esperti con il nome di “farmacovigilanza”. La società incaricata dall’industria farmaceutica distribuisce schede ai medici che dovrebbero servire a rilevare numero di medicinali prescritti e reazioni dei pazienti. Per ogni scheda compilata, un “gettone” di ricompensa. Così si premia, e si controlla allo stesso tempo che l’incentivo sia andato a buon fine. Ossia al medico che ha effettivamente prescritto a piene mani il farmaco da “spingere”. Soprattutto gli antibiotici, assicurano alcuni informatori farmaceutici.

La rivista – Ne esistono diverse, ciascuna con una propria ragione sociale ma, guarda caso, con mono-sponsor farmaceutico. Alcune hanno persino il nome della testata simile al prodotto regolarmente pubblicizzato nell’ultima pagina di ciascun numero. Spiegato il livello di autonomia di queste riviste “scientifiche” dagli sponsor farmaceutici, ecco come si arriva al “dottore”: pagando generosi compensi per attività redazionali a medici anche di secondo piano, “ma con buona potenzalità prescrittiva”, specifica un informatore della pillola. Che puntualizza: il trucco è utilizzato soprattutto per premiare i camici bianchi ospedalieri.

Le cooperative mediche – Più aumenta la capacità di prescrivere, più cresce il potere di contrattare super-incentivi. Non sono nate per questo, ma in alcuni casi servono “anche” a questo le cooperative di medici, che sempre più numerose soppiantano il classico studio del singolo medico di famiglia. Alcune – spiega un’informatore – sono formate da 50-60 medici, ma a tirare le fila sono solo in 4 o 5. Ed è con loro che bisogna trattare per vedere salire alle stelle le prescrizioni del proprio farmaco. Una “spinta” che può valere anche migliaia di scatolette.
E che – assicura sempre “gola profonda” – si ricompensa in base a veri e propri tariffari. Sotto forma di gadget e viaggi premio. Anche in questo elargiti sotto forma di ricompensa per “studi clinici” sui medicinali già in commercio.

Le cene – Restano un “must” del marketing farmaceutico. I ristoranti continuano a fatturare bei conti alle industrie della pillola, ma gli informatori del farmaco ora ci vanno più cauti. La cena si fa, ma mascherata da meeting scientifico regolarmente autorizzato dal Ministero della salute. Si paga il professore che spiega le miracolose proprietà del farmaco da sponsorizzare. Un applauso e poi tutti a tavola, con la promessa di prescrivere la pillola decantata prima dell’antipasto. Promessa tra l’altro non sempre mantenuta, assicura chi la cena è abituato ad offrirla a spese dell’azienda.

La Smart – Fra gli informatori farmaceutici circola anche questa. Che una nota multinazionale della pillola abbia assegnato a ciascun rappresentante due Smart con cui “omaggiare” i medici più solerti a far scorrere la penna sul ricettario.

Gli effetti sulla spesa – Tra leggende e illeciti accertati dalle Fiamme Gialle gli effetti del “comparaggio” continuano comunque a farsi sentire sulla spesa pubblica. Nel 2001 c’è stato il boom del 32% di crescita della spesa per pillole e sciroppi. Lo scorso anno si è saliti “solo” di un punto percentule, ma toccando comunque livelli ampiamente superiori al “tetto” prefissato da Governo e regioni, costrette poi a ripianare la falla con i ticket.
E questo non per colpa dei prezzi. Che hanno anzi subito un calo tra i medicinali mutuabili. La causa è piuttosto nell’aumento delle prescrizioni e del loro spostamento verso prodotti più costosi.

La scure di Sirchia – Un consumismo farmaceutico che il Ministro della salute, Girolamo Sirchia, vuole ora frenare portando al prossimo Consiglio dei Ministri un decreto “anti-truffe” che raddoppia le sanzioni per chi raggira Asl e ospedali, fino a prevedere il carcere nei casi più gravi. Un provvedimento già esaminato in via preliminare la scorsa settimana e che, anche sulla spinta delle ultime indagini giudiziarie, potrebbe ottenere il via libera già venerdì prossimo.

L’associazione degli informatori farmaceutici, dal canto suo, da molti anni tenta di far approvare dal Parlemento una legge che istituisca l’albo professionale per tutelare la categorie dal pressing dei capo-marketing delle aziende. Impresa puntualmente fallita. Ora ci riprova il deputato azzurro Alberto Minoli, con una proposta di legge ad hoc.
È il quarto o quinto tentativo. Chissà se sarà l’ultimo.

“Questa indagine fa impressione sotto accusa farmaci molto costosi”
Le reazioni Federfarma, Anao e Farmindustria
Venezia, 13 febbraio 2003 – By Valentina Dal Zilio – da: Tribuna di Treviso

La Federfarma sta dalla parte della magistratura. Il presidente regionale dell’associazione, Franco Muschietti, si dice indignato per i risultati della maxi inchiesta. «I primi dati emersi sono impressionanti – commenta Muschietti – uno scandalo che coinvolge tremila persone con un giro di oltre 100 milioni di euro ! E sono felice di poter affermare che la categoria dei farmacisti ne esce pulita. Noi stiamo con la magistratura». Secondo il presidente della Federfarma veneta l’inchiesta Glaxo è solo la punta di un iceberg.
Alla base dello scandalo ci sarebbe la distribuzione di specifici medicinali. «Da anni – continua – la nostra associazione è impegnata in una battaglia di denuncia in merito alla distribuzione di alcuni farmaci elargiti dalla struttura pubblica. Si tratta in genere di ritrovati ad alto costo acquistati attraverso una gara d’appalto e distribuiti dalle aziende sanitarie per mano di medici, ma anche infermieri ed altri operatori. Così viene a mancare un rigido controllo sull’uscita del farmaco, rendendo difficili le stime delle quantità di pillole distribuite. Nelle farmacie questo non avviene: noi siamo in grado di controllare l’entrata e l’uscita di ogni singola pillola calcolando, ogni 25 del mese, la spesa totale al centesimo.
La questione è arrivata in Regione e speriamo vengano presi al più presto dei provvedimenti per garantire un monitoraggio capillare dei farmaci in commercio».

Muschietti chiarisce poi il rapporto tra farmacisti e informatori medico scientifici. «Gli informatori non vengono in farmacia per promuovere le nuove molecole – spiega – ma per avvertire i titolari che i ritrovati sono in distribuzione. Sta al farmacista decidere se approvvigionarsi o meno sulla base di una scelta puramente commerciale.
È chiaro che per contenere la spesa pubblica è necessario puntare più sul farmaco generico che costa dal 20 al 30 per cento in meno rispetto ad un medicinale di marca. Spingendo i farmaci generici, che in Italia ricoprono appena il 5 per cento delle vendite, si otterrebbe un risparmio notevole».

Anche Farmindustria si schiera dalla parte della magistratura pur «ritenendo necessario salvaguardare con forza il valore scientifico e sociale dell’informazione che rischia altrimenti di essere sottoposta ad una critica generica e ingiustificata». Il presidente Gian Pietro Leoni ha precisato che «dal giugno 1999, non ha più ricoperto alcun ruolo operativo nell’ambito della GlaxoSmithKline e che quindi ogni eventuale collegamento tra gli illeciti e Farmindustria è privo di fondamento».

Per Carlo Bocci, segretario del sindacato dei medici ospedalieri Anaao, l’inchiesta riguarda la medicina convenzionata. «I rapporti tra le aziende farmaceutiche e i professionisti dipendenti dell’Usl avvengono nel pieno rispetto della legge. Eventuali donazioni e sponsorizzazioni che interessano la struttura ospedaliera devono essere, oltre che legittime, motivate e deliberate dal direttore generale».

Da: Il Giorno – Quegli intrecci perversi tra industria e “boss” universitari – 16 febbraio 2003 di Lorenzo Sani

Cerca il dottore ?
Era qui un attimo fa, sarà nei comparaggi. Circolano già le barzellette tra i pazienti degli ambulatori, da quando l’inchiesta del Nucleo di polizia tributaria del Veneto ha sollevato il polverone della Glaxo, tremila tra medici ed operatori sanitari denunciati di comparaggio e corruzione perché avrebbero accettato regali e un fantasioso ventaglio di “incentivi” per prescrivere prodotti della multinazionale che ha sede a Verona.

«Brutto segno le barzellette, perché già arrivano i segnali del solito scandalo all’italiana: vedrete che nel giro di pochi giorni, l’industria farmaceutica passerà per vittima». Ha un bel da ripetere – in premessa ad ogni attacco frontale – che non ce l’ha con i farmaci e i loro produttori, ma lo psichiatra modenese Camillo Valgimigli, da anni impegnato contro la contenzione chimica degli anziani e la somministrazione di psicofarmaci ai bambini, si sta guadagnando sul campo quantomeno la patente di contro-informatore scientifico della categoria.

«Quello che l’inchiesta sta evidenziando – dice – è solo la punta dell’iceberg. Il vero problema non è tanto la corruzione, o il comparaggio: le stesse aziende hanno detto che rispetto al passato quelli di oggi sono soltanto “incentivi”…».

Anche la Smart a rate, con i bollettini a carico della casa farmaceutica se il medico fa la sua brava prescrizione mensile, rientra negli “incentivi” ?
«C’è di peggio e le notizie di questi giorni sono la scoperta dell’acqua calda. Quel che è veramente peggio, che purtroppo nessuna inchiesta della magistratura potrà mai portare alla luce, è un sistema molto più articolato e complesso, nel quale hanno un ruolo chiave l’industria, le società scientifiche, le università che fanno ricerca e l’editoria specializzata. Nell’ambito della psichiatria e della neuropsichiatria infantile in particolare, la strategia dell’industria è arrivata ad inventarsi nuove patologie per catturare persone sane.
Siamo alla medicalizzazione delle emozioni e non a caso in Italia la vendita di psicofarmaci è aumentata in un anno del 60%: il sistema è fondato su una presunta scientificità, non tanto su una presunta corruzione».

La denuncia di Valgimigli è sempre più articolata: «Disturbi generici come il senso di ansia, di affaticamento e debolezza muscolare diventano patologie. Si sono inventati lo “shopping compulsivo”, c’è la pillola contro la timidezza, contro il rimorso, i sensi di colpa, oggi apprendiamo che esiste il “mal di vento”: ogni comportamento, ogni disturbo di per sé anche positivo, perché a volte fa riflettere e mette in crisi, nel senso di crescita, viene medicalizzato. Inventata la malattia, è già pronto il farmaco da sponsorizzare. Poi entra in scena l’editoria specializzata. Soltanto nell’ultimo anno, da quando è stata chiesta la reintroduzione del Ritalin, sono uscite almeno una quindicina di pubblicazioni sull’Adhd, la cosiddetta sindrome del deficit di attenzione e di obbedianza nei bambini che un’autorevole quota della comunità scientifica classifica appunto tra le patologie presunte o inventate. Libri rivolti ai pediatri, agli insegnanti, ai genitori, tra un po’ forse anche ai bimbi che così potranno farsi da soli l’autodiagnosi: testi pubblicati in gran parte dallo stesso editore, che magari organizza pure convegni sul tema».

Siamo alla strumentalizzazione della salute ?
«Si paga un vuoto istituzionale che prosegue da anni e spero davvero che il ministro Sirchia, come ha dichiarato a più riprese, riesca a porvi un freno. Qualcosa sta cambiando: gli ordini dei medici, nell’ambito dell’educazione medica continua e dei crediti formativi, coordinano convegni e congressi, ma la maggior parte anche oggi continua a sfuggire. L’industria sponsorizza i simposi e i congressi che più le interessano, mirando ai medici-allodole. Oltre ad invitarli in località più o meno esotiche, finanzia le ricerche che divengono bibliografia farmacologica ai direttori delle Università e ai capi delle società scientifiche. E questi promuovono convegni per distribuire il loro sapere. I baroni diventano così un collettore di scienza, potere e finanziamenti, tanto negli atenei, quanto negli ospedali. Oggi riceviamo da persone che dovrebbero essere scientificamente al di sopra di ogni sospetto, da illustri cattedratici che per il ministro dovrebbero essere quelli che fanno l’educazione medica continua e dare i crediti formativi, un’informazione in molti casi poco credibile».

L’industria ha dunque campo libero ?
«Si è sicuramente sostituita allo Stato quanto ai finanziamenti e all’aggiornamento degli stessi medici di base che poi fanno le prescrizioni. I maggiori convegni sono una vetrina interamente sponsorizzata: i relatori, quelli che di solito fanno carriera negli ospedali e nelle università, sono graditi alle case farmaceutiche, le quali commissionano loro lavori che poi fanno bibliografia. È un circolo vizioso: a fine mese si svolgerà a Roma il più importante congresso organizzato dalla società italiana di psicopatologia. È un appuntamento che dà crediti formativi ai partecipanti, ma ci sarà solo informazione di parte: quel congresso scientifico è in realtà la fiera dello psicofarmaco. Anche in Italia», prosegue Camillo Valgimigli, «si sta seriamente pensando di consentire agli psicologi, che medici non sono, di prescrivere psicofarmaci, dopo aver frequentato un corso di psicofarmacologia.
Lo psicofarmaco è il prodotto più facile da manipolare. Ogni disturbo viene considerato una carenza chimica.
Si minimizzano gli effetti collaterali e viene enfatizzata la qualità della vita e si dice che l’aumento di 15 chili nell’arco di 10 mesi con la somministrazione dell’antipsicotico è curabile con un po’ di ginnastica.
Stiamo dopando le persone e la psichiatrizzazione dei sintomi, questo frantumare le problematiche per farle passare come organiche, è una violenza inaudita».

Commento NdR: A seguito dello scandalo Glaxo, il quotidiano Il Giorno ha pubblicato una interessante intervista allo psichiatra Camillo Valgimigli secondo il quale «… nel giro di pochi giorni, l’industria farmaceutica passerà per vittima». Valgimigli denuncia anche che «Nell’ambito della psichiatria e della neuropsichiatria infantile in particolare, la strategia dell’industria è arrivata ad inventarsi nuove patologie per catturare persone sane.
Siamo alla medicalizzazione delle emozioni e non a caso in Italia la vendita di psicofarmaci è aumentata in un anno del 60%: il sistema è fondato su una presunta scientificità, non tanto su una presunta corruzione».
Avevamo già pubblicato un articolo del Guardian in cui viene spiegato come le ditte farmaceutiche influenzano la ricerca scientifica, i concorsi universitari e l’assistenza psichiatrica. A buon intenditore, poche parole…

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“Meno del 30% delle terapie usate dalla medicina ufficiale si basa su prove di efficacia”, dichiara il prof. Del Barone, presidente degli Ordini dei Medici.  Fonte:
http://www.communicationagents.com/

Il prof. Giuseppe Del Barone, presidente degli ordini dei medici.
Mi chiedo come mai un’ammissione di pensiero truffaldino da parte del presidente degli ordini dei medici italiani non abbia provocato neanche un bisbiglio dai media (c’è qualcuno che ha ancora qualche dubbio sul livello morale medio dei giornalisti?).
L’ammissione significa che più del 70% delle terapie praticate sui malati non ha alcuna validità scientifica.
Ma lo Stato, noi, paga comunque per esse. La conclusione che ne traggo è che se un singolo medico pratica o promuove una terapia innovativa è pesantemente punito perché “non provata scientificamente”.
Se la terapia è invece praticata dai “baroni” all’interno della struttura ortodossa, essa è accettabile, e la prova scientifica che funzioni non diventa più necessaria (vedi, per esempio, la costosissima e micidiale terapia, non provata, chiamata chemioterapia).
Maliziosamente, non posso non pensare che, per via del suo cognome, il Presidente Del Barone abbia tratto un vantaggio illecito al momento della sua elezione alla presente carica…

Commento del Dr. Giorgio Vitali.
Solo in questi giorni ho potuto leggere l’articolo di Dacia Maraini, dedicato alle sofferenze degli animali da esperimento ed alla insensibilità umana, pubblicato sul Corriere della Sera del 5 dicembre scorso. Concordo in pieno con quanto scritto dalla nota scrittrice, ed aggiungo che si tratta di sofferenze, per lo più inutili, di qualche milione di animali al giorno.

…A chiarire ancora di più il quadro, confermando la sostanziale inutilità della sperimentazione sugli animali, è recentemente intervenuto il Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici, il prof. Giuseppe Del Barone, il quale, anche nella sua veste di membro del Consiglio Superiore della Sanità, ha dichiarato con molta tranquillità che meno del 30% delle terapie usate dalla medicina ufficiale si basa su prove di efficacia. La qualcosa significa che più del 70% delle pratiche mediche utilizzate abitualmente nel nostro paese non ha alcuna legittimità “scientifica”.

E’ quanto noi, che ci interessiamo della moralità nella sanità, andiamo ripetendo da decenni.
Ma fino ad oggi nessun esponente di un Organo Ufficiale a livello istituzionale e di garanzia si era esposto in una dichiarazione di tale portata. Dichiarazione che solo in un paese di “sonnolenti” come il nostro è passata inosservata. In qualsiasi altro paese avrebbe necessariamente sollevato un tale polverone da costringere gli Organi dello Stato ad intervenire per colpire duramente i falsari, gli incoscienti ed in ultima analisi i delinquenti che praticano terapie senza sapere cosa fanno.
In questo caso, ripetiamolo, si tratta del 70% di tutte le terapie praticate.

In un aureo libretto, “Attenti alle Bufale”, Il Pensiero Scientifico Editore, ottobre 2005, l’ autore, Tom Jefferson, studioso del nostro Istituto Superiore della Sanità, scrive: “ …Da un po’ di tempo, chi lavora alla sintesi delle prove scientifiche si è reso conto, fatti alla mano, che la stragrande maggioranza di ciò che si legge e si dice nella scienza biomedica è di dubbia qualità”.

Mi permetto di fare presente che tale dubbia qualità riscontrata da un ricercatore serio è l’esatto contrario di quanto viene fatto credere al colto ed all’inclita.
Non solo: il settore biomedico è quello nel quale la qualità della ricerca e della messa in pratica dei risultati della ricerca dovrebbe avere la sanzione della massima trasparenza.
Invece ci troviamo a sopravvivere in una situazione che è palesemente l’esatto contrario; tant’è vero che quella dovuta al cattivo o maldestro uso degli strumenti sanitari è la prima causa di decessi nel mondo.

Disinteresse, negligenza, colpevole inosservanza della Legge.
E’ il caso di ricordare che esiste un dettato costituzionale in cui sono in primo piano la tutela e la promozione dei diritti fondamentali della persona, della sua dignità ed identità (art. 2), della libertà personale (art. 13) e del diritto alla salute (art. 32).

La Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale hanno messo in luce l’ampiezza di tale principio. Qualsiasi atto invasivo della sfera fisica, sia di natura terapeutica che non terapeutica, non può avvenire senza o contro il consenso della persona interessata, in quanto la “inviolabilità fisica” costituisce il “nucleo essenziale” della stessa libertà personale.

Per contro, l’ imposizione di un determinato trattamento sanitario si giustifica soltanto se previsto da una Legge che lo prescrive anche in funzione di tutela di un interesse generale e non soltanto a tutela della salute individuale, e se è comunque garantito il “rispetto” della dignità della persona (art. 32 Cost.)…
By Gilda Ferrando in “Testamento Biologico. Riflessioni di dieci giuristi”. Il Sole 24 Ore, gennaio 2006

Se tale è la situazione tanto dal punto di vista costituzionale quanto da quello giuridico, e non c’ è alcun bisogno di dimostrarne le ragioni, come si può tollerare che nella pratica quotidiana di (apparente) tutela della salute, si verifichi quanto apertamente dichiarato dal Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici d’Italia ?
Dov’è la tutela del cittadino ?
Quali garanzie vengono date al cittadino che (interventi chirurgici di grave pericolosità a parte) si pratichi l’obbligo del consenso informato anche sulle semplici ricette mediche ?

A noi risulta il contrario. Nessun operatore sanitario chiede il consenso ed informa compiutamente il cittadino sulle terapie prescritte.
Chi dovrebbe informare il cittadino ? Il foglietto illustrativo, chiamato appropriatamente “bugiardino”… ?

Chi pensa di far applicare la legge (la 833/78 negli articoli 29 e 31), la quale obbliga il Servizio Sanitario Nazionale a garantire la corretta informazione e l’aggiornamento di tutti i medici ?
Chi ci fa sapere se e come il Servizio Sanitario Nazionale si è premurato di applicare questa legge ?
In questa confusione di ruoli e di competenze chi potrà dimostrare con onestà intellettuale e morale, oltreché scientifica, l’ utilità del sacrificio fra terribili sofferenze degli animali adibiti alla ricerca ?

By Dr. Giorgio Vitali. – Presidente Federazione Nazionale Quadri Informazione Scientifica e Ricerca.
g.vitali@chimici.it

Commento alla parola “Bugiardino”:
Non vi è dubbio invece che questo nome voglia puntare l’attenzione sulle prerogative di queste particolari “istruzioni per l’uso” che, soprattutto negli anni di boom della farmacologia, tendevano a sorvolare su difetti ed effetti indesiderati del farmaco per esaltarne i pregi e l’efficacia. Non erano quindi vere e proprie “bugie” quelle che vi si potevano leggere, ma nell’insieme il foglietto risultava un “bugiardino” che diceva piccole bugie o, meglio, ometteva informazioni importanti ma che potevano essere compromettenti per il prodotto.
Negli ultimi anni, grazie a restrizioni legislative che hanno imposto regole più rigide per la compilazione dei foglietti illustrativi e anche grazie ad una maggiore attenzione dei consumatori nell’assumere farmaci, siamo forse arrivati ad ottenere che siano riportate sul bugiardino tutte le notizie importanti riguardo al farmaco. Attualmente la critica più diffusa è che questi strumenti, rivolti ai consumatori quindi a non specialisti, restino comunque incomprensibili anche a una lettura attenta e scrupolosa, sia per la tecnicità delle informazioni che offrono, sia per l’accumulo di notizie in così poco spazio.
La mancata trasmissione di informazioni dovuta e alla qualità e alla quantità delle indicazioni (non far capire è quasi come non dire), continua a giustificare l’appellativo di bugiardino.
Tratto da: L’Accademia della crusca.
Vedi anche Pagano SEMPRE i pazienti

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Consumatori: Big Pharma corrompe i medici
Fonte: L’Unità

Medicine, dottori e cene. Non è il titolo di un film, ma quello del Rapporto (pdf in inglese) pubblicato da Consumers International, la federazione internazionale che raccoglie 220 associazioni di consumatori di tutto il mondo. E che racconta come i malati dei paesi in via di sviluppo siano una miniera d´oro per le aziende farmaceutiche. Per accaparrarsi nuova clientela, i colossi del farmaco corromperebbero i medici dei paesi in via di sviluppo, dove purtroppo molto malattie debellate in Occidente sono ancora vive e vegete e dove per guarire chi è malato è disposto a mandar giù di tutto.

Ma per convincere i medici, non basta una cena . Condizionatori d’aria, computer, automobili, tessere di club esclusivi, notti in hotel a cinque stelle durante i congressi medici: sono solo alcuni dei regali contemplati dalle strategie di marketing delle multinazionali farmaceutiche. Ma certo, non si tratta solo di corruzione. La collusione tra medici e case farmaceutiche, spiega il rapporto può portare a «prescrizioni ingiustificate o errate che mettono a serio rischio la salute dei pazienti, a volte anche con effetti fatali».
Big Pharma, le grandi industrie che controllano il mercato dei farmaci, quindi «a suon di regali sta cambiando le abitudini prescrittive dei medici nei Paesi in via di sviluppo». E la metà dei medici non lo nega: secondo il rapporto, il 50% dei dottori ammette di sentire questa pressione. Ma mancano pure leggi che regolamentino il mercato: «La mancanza di regole – spiega Richard Lloyd, direttore generale di Consumers International – rende questi mercati un facile bersaglio per le tecniche di marketing delle multinazionali, ma le risorse sanitarie di questi Paesi e i soldi degli stessi cittadini non possono essere dilapidati nell’uso errato dei farmaci».

«L’unica maniera per assicurare che i pazienti ricevano dai medici un trattamento razionale e imparziale – dicono dalla federazione dei consumatori – è che i governi mettano al bando completamente la pratica dei regali».
Nel frattempo, per chi volesse dare un contributo alla campagna, Consumers International invita a mandare una mail a marketingoverdose@consint.org
Perché nessuno, quando un medico gli prescrive un farmaco, debba pensare che il dottore non sta pensando alla sua salute ma al prossimo pacco regalo in arrivo.

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Importante: ….pur segnalando le gravi anomalie (anche criminali) della Sanita’ Mondiale gestita dalle Lobbies  farmaceutiche e dei loro “agenti-rappresentanti” inseriti a tutti i livelli, Politici e Sanitari nel Mondo intero, vogliamo anche ricordare e spendere per Giustizia delle parole per gratificare e ringraziare quei centinaia di migliaia di medici (quelli in buona fede) che, malgrado le interferenze degli interessi di quelle Lobbies, incessantemente si prodigano ogni giorno aiutare i malati che a loro si rivolgono e che con i progressi delle apparecchiature tecnologiche per la diagnostica e delle tecniche interventive, stanno facendo notevoli progressi e raggiungono per essi risultati ed effetti benefici, che fino a qualche anno fa erano impensabili.
Vediamo ogni giorno progressi in tal senso, ma la terapeutica indicata dalla direzione della Sanita’ ufficiale Mondiale = OMS (che e’ legata alle linee guida di dette Lobbies), non segue, salvo rari casi, quella curva progressiva di benessere per i malati.

Se questi bravi medici che operano giornalmente sul campo, conoscessero anche la Medicina Naturale, potrebbero migliorare e di molto le loro tecniche terapeutiche, con grande beneficio per tutti i malati.

DEONTOLOGIA MEDICA e VACCINI COVID

Previsto come reato dal Regio Decreto 27 luglio 1934, n. 1265 “Testo Unico delle Leggi Sanitarie”, agli artt. 170, 171 e 172, nonché dal decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219 “Codice del farmaco” all’art 147, comma 5 (come recita wikipedia qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Comparaggio), il comparaggio consiste da parte del medico o del farmacista nell’accettare denaro o altri benefici per prescrivere o dispensare farmaci NON nell’interesse primario del paziente bensì dell’industria farmaceutica o dell’operatore sanitario. E’ comparaggio anche l’accordo tra medico e farmacista per indirizzare il paziente verso una determinata farmacia in cambio di vantaggi e benefici di vario genere al medico.

Il Codice di Deontologia medica non parla di comparaggio, termine che è stato eliminato dal testo nel 2014 (https://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/articolo.php?approfondimento_id=5137) preferendo utilizzare una circonlocuzione più neutra all’art. 31 dove recita che “Al medico è vietata ogni forma di prescrizione concordata che possa procurare o procuri a se stesso o a terzi un illecito vantaggio economico o altre utilità.” (https://portale.fnomceo.it/wp-content/uploads/2020/04/CODICE-DEONTOLOGIA-MEDICA-2014-e-aggiornamenti.pdf)

Ora, indubbiamente il compenso per la somministrazione dei vaccini covid è assolutamente lecito in quanti previsto da leggi dello stato, da normative regionali e da accordi contrattuali di vario genere, il che esclude l’applicabilitò delle definizioni precedenti. E’ tuttavia difficilmente negabile che l’entità di determinati compensi possa rischiare di influenzare le scelte cliniche. Curiosamente, il Codice di Deontologia medica nel dare la definizione di conflitto di interessi (CoI) all’art. 30 parla di situazioni nelle quali “il comportamento professionale risulti subordinato a indebiti vantaggi”, col che richiamando nuovamente l’idea di beneficio illecito. Ove però lo stato paghi il medico per le vaccinazioni somminstrate e non per le persone visitate indipendentemente dalla scelta di vaccinarle o meno nel loro individuale e specifico interesse, non si può negare che lo stato chieda al medico di vaccinare “a prescindere”, col che rischiando di influenzare l’autonomia decisionale del medico stesso.

Il che deve spostare la nostra attenzione all’art. 13 del Codice di Deontologia medica, che riguarda la prescrizione dei medicinali e in generale di presidi preventivi, diagnostici, di cura e riabilitazione. L’articolo è lungo, plausibilmente data la complessità e delicatezza della materia, e impegna il medico per molti aspetti che rischiano di risultare alquanto problematici quando applicati ai vaccini covid, che sono medicinali approvati sotto condizione e per i quali sia l’efficacia che la sicurezza rimangono per molti aspetti in larga parte ancora da definire e per cui determinate questioni sono di recente state addirittura secretate per motivi non noti (https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/05/04/per-ema-i-dati-sui-vaccini-sono-un-segreto-militare/6579323/).

Questo specifico aspetto pare cozzare frontalmente proprio con i paragrafi conclusivi dell’art 13 che recitano: “Il medico non adotta né diffonde pratiche diagnostiche o terapeutiche delle quali non è resa disponibile idonea documentazione scientifica e clinica valutabile dalla comunità professionale” e ancora “Il medico non deve adottare né diffondere terapie segrete.” Ora, indubbiamente i vaccini covid NON sono terapie del tutto segrete, ma altrettanto indubbiamente vari loro aspetti sono segreti (ricordano un poco quell’associazione che tanti anni fa fu appunto definita “non segreta ma con dei segreti”). Quindi almeno qualche riflessione va fatta.

Ancora l’art.
13: “Il medico è tenuto a un’adeguata conoscenza della natura e degli effetti dei farmaci prescritti, delle loro indicazioni, controindicazioni, interazioni e reazioni individuali prevedibili e delle modalità di impiego appropriato, efficace e sicuro dei mezzi diagnostico-terapeutici.” Questo aspetto ovviamente rimane ampiamente insoddisfatto nel caso dei vaccini covid. Si veda ad esempio il piano ENA di gestione del rischio di questi prodotti, che nella sezione VI riporta una tabella che enuncia con chiarezza i rischi identificati (anafilassi e miocarditi), quelli potenziali (potenziamento della malattia indotto dal vaccino) e le informazioni mancanti. Tra queste ultime:
– l’uso in gravidanza e allattamento;
– l’uso nei soggetti immunodepressi;
– l’uso nei soggetti fragili;
– l’uso nei soggetti con patologie infiammatorie e autoimmuni;
– le interazioni con altri vaccini;
– gli effetti di lungo termine.

(https://www.facebook.com/marco.cosentino.official/posts/pfbid0hBPgqcCUeeVVnRBYYai3cFJYwJhm3oxS21mm9PEJE78jcVeVN2ciRyUdJ5sNK7Ygl)

Più in generale, nessun medico (e probabilmente proprio nessuno, nemmeno gli inventori dei prodotti) può oggi affermare di conoscere il meccanismo d’azione dei vaccini a RNA e a DNA/vettore, se è vero come è vero che per mesi si sostenne erroneamente che questi prodotti rimangono al sito di iniezione senza avere effetti sistemici che non siano quelli classici vaccinali, e ancora oggi che questa convinzione errata è stata ampiamente smentita, malgrado questo ancora tantissimi lo credono (https://www.facebook.com/marco.cosentino.official/posts/pfbid02CWZJnZhqrrc3tMqFdwLT2uoeDvtp5ZpmhG37QyCAJA1udEeGbJK2j3yQ7y31ivgil).

In conclusione, la somministrazione dei vaccini covid deve indurre il medico a un’attenta riflessione caso per caso alla luce di vincoli etici e deontologici imposti dalla professione (ancora l’art. 13: “Il medico tiene conto delle linee guida diagnostico-terapeutiche accreditate da fonti autorevoli e indipendenti quali raccomandazioni e ne valuta l’applicabilità al caso specifico”). In questa prospettiva non pare sostenibile alcuna forma di obbligo generalizzato, nemmeno se atteenuato da possibilità di esenzione che nella pratica sono estremamente limitate e rigide al punto da risultare troppo spesso di fatto inutilizzabili. In questo quadro non è possibile non chiedersi se gli incentivi economici ai medici vaccinatori non rischino di influire indebitamente sulle scelte nei confronti delle persone che si trovano di fronte. In ogni caso, anche in accordo con l’art. 30 del Codice di Deontologia medica, parrebbe opportuno che ogni medico vaccinatore dichiarasse i proventi dell’attività vaccinale in applicazione di un principio generale di trasparenza.

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dr. Jean Paul Vanoli, esperto per la Vera scienza, conoscenza, filosofo della vita eterna, consulente in Medicine Naturali, Scienza della Nutrizione, Bioelettronica e Naturopatia = Naturopata. Consulente di: https://mednat.news (vedi Curriculum) - info@mednat.news - Sovrano, Ambasciatore e Trustee del Trust/Stato/Nazione/Regno libero, sovrano, extraterritoriale: VANOLI GIOVANNI PAOLO° - VANOLI G.P.° - VGP° (Trade Marks) - Defender of human, animal, bacteria and exosomes rights, i.e. Life/Nature in general

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