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Home Filosofia

Maometto e l’Islam

Jean Paul Vanoli by Jean Paul Vanoli
23/01/2026
in Filosofia
28 min read
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MAOMETTO, il “profeta” dell’Islam – Il Corano creato dopo la morte di Maometto….da vari autori…
Il nome Muhammad, significa “il molto lodato“; il nome Islàm significa: s. m., dall’arabo Islām, propr. “abbandono, consegna (di sé alla volontà divina) = sottomissione”
Prima di proseguire guardate questi video, molto utili per comprendere bene la realtà delle cose sull’Islam ed il Corano:
https://vm.tiktok.com/ZNdhW4Bd4/
Qui invece si spiega come non esiste NESSUN scritto del Corano datato dei tempi del cosiddetto “profeta autodidatta” Maometto:
https://vm.tiktok.com/ZNdSw5YYQ/ (in francese)
Ricordiamo anche che la lingua Siriaca non è l’arabo, ma la lingua aramaica antica.
Visionate questi video:

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Ecco come falsificano e nascondono ai loro “fedeli indottrinati” fin da bambini, della realtà del loro “libro sacro”, proprio come fanno gli ebrei, ed i cristiani !

 Altri video che illustrano bene e chiaramente le incoerenze e gli errori del Corano scritto si dice da Maometto, in realtà è stato scritto da altri nel corso di 200 anni:

Allah il dio pagano:

Inchiesta sull’Islam e le realtà storiche, logistiche. anche su Maometto e la Mecca:

Il Califfo che ha bruciato i vari Corano esistenti alla sua epoca ! ed un uomo, NON Maometto, lo ha riscritto totalmente, secondo le sue ideologie !

Maometto si fa “cavalcare” da maschi…(come un omosessuale).

Il Corano….:

@claudiobianchini.libro

Questi temi non li tratta nessuno! #corano #islam #cultura #religione #italia

♬ suono originale – Claudio Bianchini

 

Nel nome di Allah – Articolo di Abigail Radoszkowicz, 28 febbraio 2001
“Dicemmo poi ai figli di Israele: abitate la terra. E quando si compirà l’ultima promessa, noi vi riuniremo tutti insieme.”
Non vi pare d’aver mai letto questo versetto delle sacre scritture nel Vecchio né nel Nuovo Testamento ?
Infatti si tratta di un versetto del Corano (17:106).
Nel contenzioso arabo-israeliano capita raramente di sentir citare brani del Corano che potrebbero offrire un fondamento islamico a favore della creazione di uno stato ebraico in Israele.
Ecco perché il messaggio portato a Gerusalemme da un Iman (religioso musulmano) ha preso alla sprovvista molti che lo hanno ascoltato: che gli ebrei conservino la sovranità sul Monte del Tempio non presenta un problema teologico finché sono tutelati i diritti religiosi dei musulmani, e il sionismo è l’adempimento della profezia del Corano.

Lo sceicco professor Abdul Hadi Palazzi, segretario generale dell’Associazione Musulmana Italiana e co-presidente dell’Amicizia Islam-Israele volta a promuovere lo studio e la pratica dei concetti universali dell’insegnamento ebraico, ne è fermamente convinto. Così convinto che è venuto in Israele ai primi di febbraio, mentre infuriava la cosiddetta intifada di Al-Aqsa, per prendere la parola come oratore principale a un convegno su Gerusalemme organizzato dalla sua associazione nelle sale della giunta comunale della città. Nel suo intervento Palazzi ha chiesto che Israele mantenga la sovranità su Gerusalemme, sottolineando che per l’islam la santità di Gerusalemme derivava da due fonti: è la città dei profeti biblici pre-islamici venerati anche dall’islam (re Davide e re Salomone) ed è il luogo della Cupola della Roccia dalla quale Maometto salì al cielo (il Viaggio Notturno).

(…) Il professor Palazzi è nato 40 anni fa in Italia da una madre musulmana il cui nonno era immigrato da Aleppo e da un padre italiano che si era convertito all’islam. Ha conseguito un dottorato in scienze islamiche conferitogli dal gran muftì dell’Arabia Saudita, ha studiato all’università Al-Azhar del Cairo e attualmente è iman della comunità islamica italiana. Dal 1991 dirige l’Istituto Culturale della comunità, che promuove l’educazione islamica in Italia e combatte fondamentalismo e fanatismo islamico a favore del dialogo interreligioso. Per Palazzi il pluralismo inizia in casa: è sposato con una cattolica e stanno crescendo il loro figlio Omar, di due anni, nella religione musulmana.
Palazzi insegna inoltre all’Istituto di studi antropologici di Roma, ed è stato docente di storia delle religioni all’università di Velletri.

Alla domanda come sia giunto alle sue opinioni, Palazzi considera che, oltre ai suoi studi universitari di tradizione sunnita, deve aver esercitato su di lui una certa influenza il fatto di essere minoranza nel suo paese natale.
E in effetti molto del carattere di Palazzi riecheggia il composito patrimonio culturale del tipico ebreo diasporico.
Il calore e l’atteggiamento positivo sono tipici dei maestri sufi (la disciplina mistica islamica rifiutata da una parte dell’islam come troppo esoterica rispetto agli insegnamenti più ortodossi), ma nel suo caso sono fusi con un gusto del buon vivere inequivocabilmente italiano.

Palazzi cita brani del Corano per dimostrare che la terra di Israele venne data agli ebrei e che gli ebrei vi saranno ricondotti prima della fine dei giorni. Per esempio: “Ricordate le parole di Mosè al suo popolo [i figli di Israele] … Entra, mio popolo, nella Terra Santa che Dio ha ti ha assegnato. Non voltarti indietro o perderai tutto“.
Non sorprende che Palazzi sia stato criticato da alcuni suoi correligionari per la sua interpretazione messianica di questi versetti.
Un accademico musulmano di pensiero liberale, che vive a Gerusalemme e preferisce non essere identificato per nome, critica Palazzi perché si allontana così tanto dalla linea che riscuote attualmente il generale consenso del mondo musulmano.

Ma Palazzi replica che la sua posizione è più vicina all’islam tradizionale di quanto non lo sia l’islamismo politicizzato dei giorni nostri. È d’accordo che il consenso generale è un concetto importante nell’islam, ma spiega che “consenso generale” significa che “i più importanti studiosi dell’islam di varie parti del mondo non disapprovano una certa posizione: il consenso non è un referendum popolare“. Questo è il motivo, dice Palazzi, per cui non ha subito nessuna minaccia di morte. Nulla di cio’ che egli dice è eretico e nessuno può contestare le sue opinioni sulla base della teologia o della tradizione. Sebbene sia, come dice egli stesso, fuori dalla linea del consenso attuale, Palazzi non si colloca al di fuori della linea religiosa.

In effetti Palazzi non è l’unica voce musulmana che si pronuncia pubblicamente per Israele. Egli si trova in compagnia di molti maestri sufi, sia in Israele che all’estero. Lo sceicco sufi di Turchia Mehmet Selim ha detto addirittura che Israele dovrebbe essere ammirato per la sua leale difesa dei diritti umani. Le correnti sufi possono essere considerate marginali, ma certo non è marginale tutto il mondo musulmano non arabo, che comprende per esempio la Malesia e l’Indonesia, oltre alla stessa Turchia.
E Palazzi riferisce che in quei paesi le sue opinioni non sono poi considerate così strane.

Il presidente indonesiano Abdurrahman Wahid, che è anche uno studioso musulmano di primo piano, si è pronunciato a favore del miglioramento dei legami tra il suo paese e Israele. Palazzi ammette che alcuni governi come quelli di Egitto e Turchia favoriscono la tradizione sufi, non politica, spirituale e mistica, per distogliere dall’islamismo politico. Ma, dice, è vero anche il contrario e cioè che i paesi con una forte tradizione sufi, come la Turchia, sono stati meno ricettivi di fronte a quello che oggi si definisce “fondamentalismo islamico” o “islamismo”. Palazzi dice di sentirsi incoraggiato dalle opinioni islamiche tradizionali (contrapposte appunto all’odierno “fondamentalismo islamico” o “islamismo”) che provengono dalle repubbliche musulmane della ex-Unione Sovietica. Il credo, ad esempio, della nuova università islamica di Tashkentm delineato dal presidente dell’Uzbekistan Islam Karimov sembra tutto fuorché fondamentalista: “[Scopo dell’università è] coltivare lo studio della nostra religione in un’ampia prospettiva umana, tenendo conto degli sviluppi delle scienze naturali e della civiltà mondiale. Noi vogliamo offrire un nobile contributo allo sviluppo dell’etica e della morale e promuovere la pace e la stabilità nel nostro paese e nel mondo intero, ispirando sentimenti di reciproco amore e di rispetto tra i popoli”.

Solo una generazione fa anche alcuni settori del mondo arabo musulmano erano più disposti di quanto non siano oggi a mostrare una certa flessibilità verso Israele. Quando il compianto presidente egiziano Anwar Sadat fece il suo viaggio di pace a Gerusalemme nel novembre 1977 era accompagnato dallo sceicco Shàrawi, lo stimato ex muftì d’Egitto che aveva rinunciato alla carica pubblica per dedicarsi allo studio del sufismo.
Con questo gesto Shàrawi, un’autorità universalmente riconosciuta nel mondo musulmano, confutava la convinzione che per l’islam fosse impossibile fare la pace con Israele. Pregando insieme a Sadat nella moschea di Al-Aqsa egli sfidò apertamente coloro che pretendevano che i leader musulmani non dovessero mettere piede in quella moschea finché rimaneva sotto controllo ebraico

L’ascendente di Shàrawi era così forte che costrinse perfino il muftì dell’Arabia Saudita a dichiarare che un trattato di pace con Israele era accettabile fintanto che fosse utile agli interessi musulmani. Ma tutto questo è cambiato con la morte di Shàrawi e con l’assassinio di Sadat.

Oggi l’organizzazione terroristica Hamas, che pure riconosce come propria autorità religiosa il muftì dell’Arabia Saudita, approfitta della scappatoia lasciata nell’editto e dichiara che non è più interesse dei musulmani sviluppare relazioni pacifiche con Israele.

I capi religiosi politicizzati di oggi, dice Palazzi, specialmente i predicatori più popolari e carismatici, generalmente sono ben lungi dall’essere degli studiosi. Spesso non sono addottorati nel senso tradizionale del rapporto insegnante-discepolo, e anche nel senso che non hanno mai frequentato istituti di studi islamici.
Palazzi ricorda un’intervista su “al-Quds” dello sceicco Ahmed Yassin nella quale il leader carismatico di Hamas rivelava che non aveva mai studiato oltre le scuole elementari e che il titolo di “sceicco” è semplicemente onorario, per via della sua età e del suo status. Palazzi critica anche la presa di posizione di Ikramah Sabri, il muftì di Gerusalemme nominato dall’Autorità Palestinese, secondo cui non sarebbe mai esistito un Tempio ebraico sul Monte del Tempio.
Questo, dice Palazzi, è un sonoro schiaffo alla tradizione Islamica.

Imam Qurtubi, equivalente islamico del commentatore ebreo Rashi, cita il precedente commentatore Imam Tabari il quale riferisce la risposta del profeta Maometto alla domanda di un seguace circa le rovine del favoloso Tempio ebraico. Qurtubi mette dunque per scritto le parole di Tabari circa la distruzione del Tempio, e queste coincidono perfettamente con il resoconto biblico della distruzione del Tempio ad opera dei babilonesi, della ricostruzione e della distruzione finale da parte dei Romani.

Secondo Palazzi, Sabri prima di essere nominato muftì di Gerusalemme era solo un tirapiedi dell’OLP.
In passato aveva anche protestato con il direttore della moschea di Roma a causa delle insolite opinioni che Palazzi aveva espresso come rappresentante musulmano in una conferenza del 1996 a Gerusalemme.

Palazzi chiese allora al direttore della moschea di dare a Sabri il suo indirizzo e numero di fax affinché questi potesse rivolgersi direttamente a lui, ma sta ancora aspettando. Palazzi sostiene che gran parte della responsabilità per aver politicizzato l’islam in Medio Oriente e in gran parte del mondo musulmano ricade sulla setta dei wahabiti, ex tribù di nomadi beduini oggi al governo in Arabia Saudita che egli non esista a definire “culturalmente primitivi”.
I wahabiti si sono enormemente adoperati per trasformare la religione islamica in un’ideologia politica totalitaria.
In realtà i wahabiti erano stati a loro volta dichiarati eretici da centinaia di fatwa (editti religiosi) prima che gli inglesi conferissero loro posizioni di predominio per aiutarli a impadronirsi della Mecca e di Medina.
Ricca di potere materiale grazie alla ricchezza del petrolio e di potere spirituale grazie al controllo sui luoghi santi dell’Islam, l’Arabia Saudita, e i Fratelli Musulmani da essa sostenuti, esercitano un’enorme influenza su tutto il mondo musulmano.

In Europa, denuncia Palazzi, i musulmani del posto devono fare i conti con un “colonialismo religioso”.
Secondo le sue stime, in Italia su una comunità musulmana forte di mezzo milione di fedeli sono solo circa 200 quelli che si identificano con i Fratelli Musulmani. Eppure controllano più del 90 per cento delle moschee italiane.
Dice inoltre che gli ambasciatori sauditi fanno pressione sui governi europei perché considerino i religiosi della Fratellanza Musulmana come i rappresentanti ufficiali delle comunità islamiche del posto.
Comunque questa pressione viene contrastata dagli ambasciatori di paesi come il Marocco e l’Egitto che si adoperano per ricordare che nei loro paesi gli estremisti della Fratellanza Musulmana sono fuori legge.
Negli Stati Uniti, osserva Palazzi, l’influenza islamista è perfino più grande grazie ai forti legami con il governo saudita e agli interessi d’affari (per esempio il petrolio).

È paradossale, fa notare infine Palazzi, che l’unica organizzazione autorizzata a preparare cappellani militari negli Stati Uniti sia una organizzazione religiosamente legata a Hamas, nonostante gli Stati Uniti abbiano messo fuori legge Hamas in quanto organizzazione terroristica.
By Jerusalem Post, 14.02.01

Alcune informazioni storiche sulla nascita ed espansione dell’Islam

L’islam è tutto INVENTATO e scritto DOPO la morte del cosiddetto Maometto:


video sul Corano e le donne:

vedi: Islam ed i Cristiani + Liberta’ Religiosa  +  Inquisizione religiosa  + Islam e liberta’ di religione  + Guerre Sante + Persecuzioni contro Pagani e Gentili + Chi è cosa è “dio” ? + Le LOTTE MILLENARIE fra ISLAM, EBRAISMO e CRISTIANITA’ +  Luxenberg + Tecnica di Studio + Les Origines du Coran (Francais) + Glossario + Biografia di Maometto + Maometto +  Islam  +  Ebraismo e sue origini  +  Definizione della parola Jihad

Dal CORANO
Ecco un elenco delle sure e dei versetti del Corano spesso citati quando si parla di comandi o passaggi che menzionano il far morire / combattere i miscredenti (o «kafir», «mushrik», ecc.).

Di seguito trovate le sure/versetti principali con riferimenti a traduzioni affidabili.

Elenco (sura: versetto – note di contesto – con le interpretazioni riduttive)

  • Sura 2 (Al-Baqarah) – 2:190–193 (e in particolare 2:191) — «uccideteli dove li incontrate» nel contesto di combattimenti/difesa contro persecuzione. Quran.com
  • Sura 2 – 2:216 – prescrizione del combattimento (scontro fra volontà individuale e dovere).
  • Sura 3 (Aal ʿImrān) – 3:151 — parla di seminare timore nei cuori dei miscredenti (contesto battaglia/avvertimento). Islam Stack Exchange
  • Sura 4 (An-Nisāʼ) – 4:74; 4:76; 4:89; 4:91 — versetti che trattano combattimento, tradimento, e come comportarsi con chi torna a inimicarsi; contesto di guerra/hipocrisy.
  • Sura 5 (Al-Maʾīdah) – 5:33 – pena per «chi scatena mischia/ guerra contro Allah e il Suo Messaggero» (elencate pene severe); frequentemente citato come norma penale per reati gravi. Quran.com
  • Sura 8 (Al-Anfāl) – 8:12; 8:39; 8:60 — vari versi che riguardano tattiche belliche e lotta contro chi ostacola la via di Dio. luk.staff.ugm.ac.id
  • Sura 9 (At-Tawbah / Baraʼah) – 9:1–29 (in particolare 9:5, il cosiddetto «versetto della spada», e 9:29; 9:14; 9:73) – instructive riguardo a trattati rotti, combattimento di certe categorie, jizya; molto contestati e ampiamente commentati dai tafsir. legacy.quran.com+1
  • Sura 22 (Al-Hajj) – 22:39–40 — permesso di combattere a chi è stato oppresso (autodifesa).
  • Sura 33 (Al-Ahzāb) – 33:26 — menziona la punizione e la rottura degli alleati nemici (contesto storico di battaglie).
  • Sura 47 (Muḥammad) – 47:4 — «quando incontrate i miscredenti, colpite i loro colli…» — chiaramente collocato in un contesto di battaglia. legacy.quran.com
  • Sura 48 (Al-Fath) – versi che lodano i combattenti e descrivono la durezza nei confronti dei nemici (vedi note relative alla sura).
  • Altri versetti minori sparsi nel Corano usano termini come qatal (uccidere), ghazw/jihad, darba al-aʿnāq (colpire i colli — metafora/battaglia), o parlano di punizioni per chi commette grandi crimini (molti di questi appaiono in contesti giuridici o di guerra). Per una raccolta estesa, esistono liste che individuano decine o oltre cento occorrenze legate ai temi della lotta/combattimento (vedi raccolte tematiche). My Islam+1Promemoria sulle Sure del Corano che incitano all’uccisione degli infedeli
  • Sura 9, versetto 5 (At-Tawbah – Il Pentimento): “Uccidete gli associatori ovunque li troviate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati in ogni dove.” Questo versetto è spesso definito “il versetto della spada” ed è uno dei più controversi.
  • Sura 8, versetto 39 (Al-Anfal – Il Bottino): “Combatteteli affinché non ci sia che un solo culto, quello ad Allah.”
  • Sura 47, versetto 4 (Muhammad): “Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li…”. Il versetto prosegue con indicazioni su come gestire i prigionieri.
  • Sura 2, versetto 191 (Al-Baqarah – La Giovenca): “Uccideteli ovunque li incontriate e scacciateli da dove vi hanno scacciati.“
  • Sura 5, versetto 33 (Al-Ma’idah – La Tavola Imbandita): “La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, o che siano loro tagliate le mani e i piedi alternativamente, o che siano esiliati dalla terra.”
  • Sura 9, versetto 29 (At-Tawbah – Il Pentimento): “Combattete coloro che non credono in Allah e nell’Ultimo Giorno, che non rendono illecito ciò che Allah e il Suo Messaggero hanno reso illecito, e che non seguono la religione della verità, tra quelli cui fu data la Scrittura, finché non paghino la Jizya [una tassa] con sottomissione e non si sentano umiliati” Questo versetto è specifico per i “popoli del Libro” (ebrei e cristiani) che non accettano l’Islam.
  • Sura 66, versetto 9 (At-Tahrim – Il Divieto): “O Profeta, combatti i miscredenti e gli ipocriti e sii duro con loro. Il loro rifugio sarà l’Inferno, e che detestabile destino“.

Breve risposta: Il Corano non contiene un comando generale e senza condizioni, che impone di uccidere tutte le persone che non si convertono all’islam.
Ci sono però alcuni versetti che parlano di combattimento, punizioni per chi commette gravi crimini (es. “semine di corruzione”), oppure passi inseriti in contesti storici di guerra o rottura di patti; inoltre la giurisprudenza classica ha talvolta decretato la pena di morte per l’apostasia (ridda) attingendo anche a hadîth e alla prassi storica, non soltanto al testo coranico.

Ecco i punti chiave, con riferimenti precisi e spiegazioni sintetiche – così si sa esattamente dove cercare.

Versetti che vengono spesso citati

  • Sūra 9:5 (il cosiddetto «versetto della spada») — un verso che dice, nel contesto di scadenza di determinati trattati e ostilità: «quando i mesi sacri sono trascorsi, uccidete i politeisti dove li troviate…» — contesto storico: rivolto a gruppi che avevano rotto trattati e intrapreso ostilità; non è un comando generalizzato rivolto a tutti i non musulmani in ogni tempo.
  • Sūra 2:190–193 (in particolare 2:191) — «uccideteli dove li incontriate…» → però il contesto è combattimento e autodifesa contro chi perseguita/attacca.
  • Sūra 4:89, 4:74, 4:76, 4:91 — versetti che trattano di tradimento, ipocrisia, e combattimento in contesti militari.
  • Sūra 5:33 — parla della pena per chi «scatena corruzione/ guerra contro Allah e il Suo Messaggero»: il verso elenca pene severe (morte, crocifissione, amputazioni) ma lo fa nel quadro di reati gravi e “mischief” contro la comunità, non come norma per ogni non-conversione individuale.
  • Sūra 47:4 — «quando incontrerete i miscredenti, colpite i loro colli…» — chiaramente ambientato in un contesto di battaglia.
  • Sūra 3:85 — «Chi cerca una religione diversa dall’Islām, non gli sarà accettata…» — parla della relazione con la salvezza/accettazione da parte di Dio, non di una pena temporale esplicita da infliggere in questa vita.
  • Sūra 2:256 — «Non c’è costrizione nella religione» — versetto fondamentale che indica il principio che la fede non dovrebbe essere imposta con la forza.
  • Sūra 109 (Al-Kāfirūn) — «A voi la vostra religione, a me la mia» — spesso citato a supporto della non-coercizione religiosa.

Dove nasce l’idea «chi non si converte va messo a morte»?

  • Hadîth e giurisprudenza: alcune raccolte di hadîth (i detti e azioni attribuiti al Profeta Muhammad) e la giurisprudenza islamica classica (fiqh) contengono norme che hanno portato, storicamente, alla pena di morte per chi abbandona l’islam (apostatasi).
    Questi testi e le loro interpretazioni sono la base delle sentenze penali tradizionali in molti paesi/epoche.
  • Contesto storico: in molte situazioni trattate dal Corano si parla di guerra, tradimenti e rivolta; i comandi bellici rispondono a situazioni specifiche (scontri, tradimenti, violenze), non a un principio universale applicabile in tempo di pace a chi semplicemente non vuole convertirsi.
  • Interpretazioni moderne: molti studiosi contemporanei (e molte comunità musulmane) rigettano l’idea che il Corano ordini la morte automatica per il non-convertito o per l’apostata, sostenendo che le pene temporali devono essere lette alla luce del contesto storico, della giustizia procedurale, e degli altri versi coranici (es. 2:256).

Ma lo stesso Maometto ha ucciso degli ebrei
le fonti storiche musulmane raccontano che, in alcuni casi durante la vita del Profeta Maometto a Medina, furono sconfitte e in alcuni casi punite duramente tribù ebraiche locali (Banu Qaynuqa, Banu Nadir, Banu Qurayza).

1) I tre casi più citati

  • Banu Qaynuqa (primo confronto, intorno al 623 CE) – secondo le fonti siriane tradizionali, scoppiarono scontri dopo episodi di violenza e offese nel mercato; i Qaynuqa furono assediati e infine espulsi da Medina (alcune narrazioni dicono che furono semplicemente cacciati, altre che ci furono proposte di pena più severe ma non applicate).
  • Banu Nadir (ca. 625 CE) – secondo le cronache, furono accusati di cospirare per assassinare Maometto e quindi furono espulsi da Medina; proprietà loro furono sequestrate e molti cercarono rifugio altrove (per esempio a Khaybar).
  • Banu Qurayza (dopo la Battaglia della Trincea, 627 CE) – la narrazione più nota racconta che, accusati di aver violato un patto e di aver favorito gli assedianti, i Qurayza furono assediati; dopo la resa un arbitro scelto (Saʿd ibn Muʿadh) avrebbe giudicato secondo la loro stessa legge tribale e condannato gli uomini combattenti a morte, mentre donne e bambini furono ridotti in schiavitù. Le fonti classiche riportano cifre variabili (spesso 600–900 uomini uccisi) ma i numeri e la precisione del racconto sono discussi.

2) Perché, vennero puniti ?

Le spiegazioni nelle fonti tradizionali includono:

  • Violazione di patti e alleanze (la “Costituzione di Medina” e accordi tribali erano elementi politici fondamentali).
  • Collaborazione o favoreggiamento dei nemici durante un assedio (es. la Battaglia della Trincea) – cioè azioni considerate come tradimento in tempo di guerra.
  • Reati giudicabili come “mischief/fitna” o crimini gravi per la sicurezza della comunità.

3) Fonti principali e il loro carattere

  • Le ricostruzioni provengono soprattutto da sīra (biografie come Ibn Isḥāq / Ibn Hishām), dalle cronache di al-Tabarī, da raccolte di hadîth e dai commentari successivi (Ibn Kathīr, ecc.). Queste fonti sono state scritte anni o decenni dopo gli eventi e contengono tradizioni diverse e a volte contraddittorie; perciò gli storici moderni le analizzano criticamente.

4) Cosa dicono gli storici moderni ?

  • Non c’è consenso su molti dettagli: alcuni storici accettano nella sostanza le narrazioni tradizionali (pur criticandone dettagli e numeri); altri mettono in dubbio parti rilevanti della storia (es. l’esistenza di certi trattati, la dinamica esatta dei fatti, il numero di esecuzioni).
  • Studi recenti cercano di riconnettere quei conflitti al contesto tribale-arabo del VII secolo e a normali pratiche di guerra e rappresaglia dell’epoca, piuttosto che leggerli come atti di genocidio religioso motivato da rifiuto della conversione. Alcuni lavori contemporanei (inclusi studi critici recenti) suggeriscono letture più sfumate o ricostruzioni alternative.

5) Numeri e interpretazioni:

Le cifre riportate (es. 600–900) per Banu Qurayza provengono da cronache medievali; alcuni studiosi le ritengono esagerate o frutto di tradizioni successive. Altri le accettano come plausibili ma sempre nel quadro di esecuzioni giudiziarie dopo una resa in guerra, non come “uccisioni di massa” per motivi di fede semplice.

6) Sintesi

  • Le fonti tradizionali attribuiscono a Maometto azioni militari e decisioni che portarono alla sconfitta, espulsione o esecuzione di membri di alcune tribù ebraiche di Medina-
  • La ricostruzione storica è complessa e controversa: molte affermazioni popolari sul tema semplificano o politicizzano fatti che le fonti antiche presentano in modo vario.

Però ciò non è una spiegazione convincente, perché la violenza non dovrebbe far parte di un credo che parla di pace, come si afferma nel Corano

1) Due livelli di linguaggio nel Corano: norme generali vs. norme di contesto

  • Il Corano contiene sia principi etici universali (misericordia, perdono, giustizia, non coercizione nella fede) sia istruzioni pratiche rivolte a una comunità che viveva in situazione di conflitto e costruzione politica. Queste istruzioni pratiche riguardano guerra, trattati, punizioni per reati gravi, difesa della comunità.
  • Quindi non è sempre un testo monolitico: alcuni versetti sono norme generali (es. “Non c’è costrizione nella religione” — 2:256), altri sono norme contestuali per situazioni belliche o giudiziarie (es. versetti che regolano il combattimento).

2) Principi coranici che privilegiano la pace e la limitazione della violenza

  • Misericordia e perdono: molte sure iniziano con “Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Compassionevole” — il principio della misericordia è centrale.
  • Non coercizione nella fede (2:256): la fede autentica non si impone con la forza.
  • Priorità alla pace quando è possibile (per esempio: «se inclinano alla pace, inclina anche tu» — un principio ripetuto in vari passi).
  • Valore della vita umana (versi che esaltano il valore di non uccidere ingiustamente): in molte letture 5:32 è citato come principio etico sul valore della vita.

3) Versetti sulla guerra: regole strette, non licenza di violenza indiscriminata

  • I versetti “bellici” spesso contengono limitazioni e condizioni: combattere solo se si è aggrediti, non oltrepassare i limiti, rispettare prigionieri, cercare la pace se l’altra parte la cerca. In molte traduzioni questi limiti appaiono chiaramente.
  • Nella tradizione giuridica islamica si sono sviluppate norme dettagliate (chi è combattente, chi è non-combattente, quando è consentito attaccare, divieto di eccedere). Queste regole assomigliano a concetti di “guerra giusta” in altre tradizioni.

4) Il ruolo di Maometto: profeta e capo politico-militare

  • Muhammad non era soltanto una figura spirituale: a Medina fu anche capo politico e comandante in tempo di guerra. Molte azioni attribuitegli nelle fonti riguardano decisioni militari e di sicurezza, tipiche di un leader politico in un contesto tribale e bellico.

5) Tradizione interpretativa: grande diversità

  • Tafsir classici (esegeti come al-Tabari, ibn Kathir, al-Qurtubi ecc.) leggono i versi nel loro contesto storico e giuridico e spesso collegano versetti bellici a episodi concreti.
  • Scuole giuridiche classiche (fiqh) hanno costruito regole che, in contesti storici diversi, sono state applicate con maggiore o minore rigore (anche imponendo pene severe in casi di tradimento, apostasia ecc.).
  • Interpretazioni moderne: molti studiosi contemporanei (islamisti riformisti, accademici laici, musulmani progressisti) spingono per una lettura contestualizzante o morale dei versetti bellici, mettendo l’accento sui principi universali di giustizia e non-coercizione.

6) Perché la violenza rimane comunque difficile da “giustificare” come parte di un credo di pace

  • Perché testi religiosi che parlano anche di guerra producono naturalmente contraddizioni morali: la fede chiede pace, ma la realtà politica e militare del VII secolo richiese misure dure che vennero immagazzinate nei testi e nella giurisprudenza.
  • Chi oggi rifiuta la violenza (e la maggioranza degli interpreti moderni lo fa per la vita quotidiana) sottolinea che i principi coranici di misericordia, tutela della vita e non-coercizione devono prevalere nell’interpretazione contemporanea.

7) Conclusione pratica e onesta

  • Se guardi al nucleo etico del Corano, trovi insistenza su misericordia, perdono, giustizia e dignità della vita umana.
  • Se guardi alla storia e al corpus normativo, trovi regolazioni della violenza volte a proteggere la comunità in guerra e a punire crimini gravi – elementi che, possono sembrare inaccettabili o contraddittori ai principi di pace.
  • Questo doppio livello spiega perché persone oneste, erudite e religiose possono arrivare a conclusioni molto diverse: alcuni privilegiano il contesto storico e la non-violenza odierna; altri giustificano l’uso della forza in certi casi (e alcune correnti estremiste lo fanno in chiave selettiva e ideologica).


Con queste affermazioni però
ci stiamo arrampicando sugli specchi…pur di affermare che il Corano è solo un testo di pace ed amore.

In realtà

  1. Il Corano contiene davvero sia versetti di pace che di guerra.
    La difficoltà sta nel fatto che, lungo la storia, i lettori hanno interpretato questi passaggi in modi molto diversi — alcuni mettendo in evidenza la misericordia, altri giustificando conflitti e pene dure.
  • Verso 2:256: “Non c’è costrizione nella religione” → principio universale, molto citato come fondamento della libertà di coscienza.
  • Verso 9:5: “Quando i mesi sacri sono trascorsi, uccidete i politeisti dove li troviate…” → passo inserito in un contesto di guerra, ma che è stato usato da alcuni come giustificazione di violenza religiosa.

Questi due esempi, fianco a fianco, mostrano che nel Corano coesistono messaggi molto diversi. La sfida è come conciliarli.

Perché allora tanti parlano del Corano come “testo solo di pace”?
Perché scelgono di privilegiare i versetti e i principi che parlano di misericordia, giustizia, non-coercizione. È una scelta interpretativa, così come altri scelgono di leggere i versetti bellici come norme permanenti. Entrambe le letture esistono nella storia islamica.

Conclusione:

  • Non è logico né corretto negare che nel Corano ci siano passi violenti: ci sono e li ho citati.
  • Non è neppure logico ignorare che ci siano anche passi pacifici e universali: anche quelli ci sono e sono centrali per tanti musulmani.

Il risultato è che il Corano è un testo complesso, non lineare come quasi tutti i testi sacri di altre religioni: per questo la tradizione islamica (come altre tradizioni religiose) ha sviluppato secoli di interpretazioni, a volte pacifiche, a volte violente.

Suggerimento NdR: leggetele nel Corano stesso (in arabo è meglio) oppure la versione commerciale, per non sbagliarvi…


Islam, la nascita del Corano è avvenuta dopo la morte del cosiddetto Maometto !:
La biografia di Maometto, è contenuta nel corano, libro sacro di ogni musulmano.
Il corano comunica la parola di dio che Maometto avrebbe appreso dall’arcangelo Gibrit  cioè: Gabriele, nei suoi momenti di estasi, cioè quegli stati d’animo (o deliri) che si manifestarono in lui per la prima volta nel 611, i testi di ispirazione divina furono scritti su qualsiasi materiale disponibile, foglie di palma o scapole di cammello, ma in larga misura trasmessi anche oralmente; la prima,  definitiva trascrizione totale fu intrapresa durante il regno del terzo califfo,  Otman.
Maometto cominciò da allora a predicare. Nel 622 si recò con un pugno di seguaci, a Yatrib, che più tardi ebbe il nome di Medina, vale a dire “citta del profeta” e li’ Maometto cessò di essere un semplice profeta per divenire il fondatore dello stato islamico.
Gli arabi di Medina appartenevano a due tribù rivali; nei dintorni  abitavano parecchi giudei (probabilmente arabi ebreizzati), e l’arrivo di Maometto  e dei suoi fedeli complicò rapporti che già erano tutt’altro che idilliaci.
In compenso Maometto si trovò un uditorio molto più sensibile alla sua “verità” che non alla Mecca; così fondò un modello di convivenza destinato al  lungo successo: tutti i musulmani formavano una comunità ed erano obbligati a proteggersi a difendersi contro i nemici e poiché il vincitore della fede era da considerarsi superiore e preferito da Allah, in caso di conflitto il musulmano doveva prevalere.
Le eventuali dispute dovevano essere rimesse al giudizio di dio e quindi di Maometto che lo rappresentava, in tal modo di ergeva ad arbitro e dittatore assoluto
Circondato da fedeli scelti tra i meccani, Maometto organizzò la  comunità musulmana e condusse una doppia lotta, contro quelli che riteneva elementi ostili in Medina stessa (ebrei che riteneva infedeli) nonché contro la città natale, di cui tentò di intercettare le carovane.

Contemporaneamente andavano modificandosi le sue concezioni iniziali,  anche per la resistenza di  ebrei e cristiani che dapprima Maometto aveva  supposto consenzienti al suo “monoteismo arabo”. Quando se li trovò ostili, li dichiarò deviati dalla vera fede, si convinse così che il suo Islam aveva l’obbligo di abrogare ogni altra fede in Arabia, e anzi  che era destinato  a soppiantare ogni altra concezione religiosa mediante la guerra santa! (Praticamente quello che hanno fatto anche i cristiani con le loro inquisizioni contro le cosiddette eresie e i giudei ancora prima con il  loro credersi popolo eletto tra i popoli)

Insomma Maometto dapprima credette che la sua religione fosse semplicemente quella già predicata da altri profeti: Mosè, Gesù ecc…, e che la legge dei giudei e il vangelo fossero le scritture più importanti ispirate da dio e quindi si aspettava un riconoscimento dai giudei quale il messia che attendevano poiché come i giudei, i musulmani, quando pregavano volgevano il viso verso Gerusalemme, e il giorno dell’espiazione giudaico divenne giorno di  digiuno anche per loro, a Maometto riusciva pertanto incomprensibile come mai i giudei si ostinavano a non riconoscere il lui il messia che invece riconosceva sia Mosè che la Torah.
Ma gli ebrei non lo accettarono come messia negando che Maometto avesse avuto rivelazioni.
La rottura fu quindi definitiva con conseguenze decisive per il futuro dell’Islam.
Ma a questo punto Maometto ebbe una nuova “rivelazione”, secondo la quale nelle loro preghiere i  musulmani non dovevano più rivolgere, pregando, la faccia verso Gerusalemme, bensì vero la Mecca. Abrogò inoltre il giorno dell’espiazione, ordinando invece il digiuno per l’intero mese del Ramadan, e annullò le prescrizioni giudaiche circa gli alimenti…praticamente i dispetti tra deficienti che non vengono riconosciuti per quello che si propongono.

Ed ecco  le guerre “sante” dei Bush contro gli Imam, occidente contro oriente, con il consenso dei vari aspiranti Bush o Imam per gli uni o per  gli altri, guerre che già furono iniziate dai precedenti cosiddetti monoteisti, guerre incoscienti che sono in atto ancora oggi,  fanatici che in nome di un immaginario ente  altro attuano null’altro che la loro sete  di potere su tutti gli altri, e le chiamano “sacre”…”guerre sante” !
Come finirà l’uomo contro l’uomo ? Chi vincerà tra incoscienti ? Alla storia l’ardua sentenza…
Tratto da: Newsgroups: it.cultura.ateismo

Video che chiarisce gli inganni e le falsità del cosiddetto Corano, Maometto ed altro:

Singolare interpretazione del Corano di due religiosi della moschea al Azhar del Cairo in Egitto.
Polemiche in Parlamento – “La donna deve allattare l’uomo per poterlo frequentare sul lavoro“

Per risolvere il caso scabroso di due colleghi di sesso diverso che lavorano nella stessa stanza era apparsa impresa ardua agli esperti egiziani di diritto islamico.
Che così hanno elaborato una fatwa piuttosto bizzarra. Alla donna in orario di lavoro è infatti concesso togliersi il velo, alzare la jallabia (il vestito che la copre dal collo alle caviglie), scoprirsi il seno e allattare il collega maschio. L’operazione, ripetuta 5 volte, è in grado di trasformare il compagno di lavoro in un membro della famiglia.
Uno di quegli uomini che insieme a padri, fratelli e figli, può frequentare le donne a tu per tu e senza le restrizioni imposte dalle “regole del pudore”.
Pescando direttamente dalle tradizioni del Profeta, il capo della sezione “diritto islamico” della moschea al Azhar del Cairo – il punto di riferimento più autorevole dell’islam sunnita – ha emanato questa fatwa che ora è approdata in parlamento.
L’editto sull’allattamento degli adulti” ha mandato sulle furie i deputati dei Fratelli Musulmani. Il gruppo politico che si ispira ai principi dell’islam e che – pur essendo bandito dalla legge – è riuscito a mandare un’ottantina di rappresentanti in parlamento, annuncia che una norma simile “getterebbe i fedeli nel caos”. E probabilmente renderebbe assai difficile il lavoro negli uffici.
La fatwa emessa dall’Azhar e firmata dal capo-giurista Izzat Attia si basa su un resoconto della vita del Profeta. Uno dei suoi ex schiavi, divenuto libero, aveva mantenuto l’abitudine di muoversi liberamente nella casa di Maometto anche dopo la pubertà. A una donna che se ne lamentava, il Profeta consigliò: “Allattalo, così diventerai tabù per lui, e il dissidio nei vostri cuori svanirà“.
Dopo aver seguito il suo consiglio, la donna riferì che effettivamente ogni discordia nella casa era svanita.
Attia forse si rendeva conto che riproporre un comportamento simile negli uffici del Cairo oggi avrebbe gettato scompiglio fra le stanze. Così ha cercato di mitigare il precetto suggerendo che l’allattamento poteva anche compiersi non direttamente dal seno della donna. Basta che lei porga al collega un bicchiere del suo latte per 5 volte perché l’operazione di “adozione” sia completata.
I colleghi, diventati parenti stretti, non potrebbero avere relazioni sessuali senza cadere nel tabù dell’incesto.
La fatwa ha scatenato polemiche su tutti i giornali egiziani e non, sollevando una bagarre al parlamento del Cairo che mercoledì scorso ha discusso la norma.
Mentre Attia ripeteva che allattare un uomo, anche adulto, per cinque volte esclude ogni possibilità di “relazione impura”, la fatwa è finita preda del più irriverente settimanale satirico del paese, al Dustur. Che avverte i suoi lettori: “Non vi stupite se, entrando in un ufficio pubblico, vi imbattete in un funzionario 50enne che prende il latte dalla sua collega”
By Elena Dusi – 21 maggio 2007
Tratto da:
http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/esteri/fatwa-egitto/fatwa-egitto/fatwa-egitto.html

BIOGRAFIA di MAOMETTO – (Tratto da: http://www.islamla.com  Sito in Francese)
La biografia di Maometto, è contenuta in piccole parti nel Corano, libro sacro di ogni musulmano.

Il Corano comunica la parola di dio che Maometto avrebbe appreso dall’arcangelo Jibril (dalla radice Jabbar, che significa “costringere”, al-Jabbar e’ “il costrittore”), cioè: Gabriele (cosi si afferma nel corano) nei suoi momenti di estasi, cioè quegli stati d’animo di medianità, che si manifestarono in lui per la prima volta nel 611, i testi di ispirazione divina furono scritti su qualsiasi materiale disponibile, foglie di palma o scapole di cammello, ma in larga misura trasmessi anche oralmente; la prima, definitiva trascrizione totale fu intrapresa durante il regno del terzo califfo, Otman.

Maometto cominciò da allora a predicare. Nel 622 si recò con un pugno di seguaci, a Yatrib, che più tardi ebbe il nome di Medina, vale a dire “citta del profeta” e li’ Maometto cessò di essere un semplice profeta per divenire il fondatore dello stato islamico.
Gli arabi di Medina appartenevano a due tribù rivali; nei dintorni abitavano parecchi giudei (probabilmente arabi ebreizzati), e l’arrivo di Maometto e dei suoi fedeli complicò i rapporti che già erano tutt’altro che idilliaci. In compenso Maometto si trovò un uditorio molto più sensibile alla sua “verità” che non alla Mecca; cosi’ fondò un modello di convivenza destinato al lungo successo: tutti i musulmani formavano una comunità ed erano obbligati a proteggersi a difendersi contro i nemici, poiché il vincitore della fede era da considerarsi superiore e preferito da Allah, in caso di conflitto quindi il musulmano doveva prevalere.
Le eventuali dispute dovevano essere rimesse al giudizio di dio e quindi di Maometto che lo rappresentava che in tal modo di ergeva ad arbitro e dittatore assoluto.
Circondato da fedeli scelti tra i meccani, Maometto organizzò la comunità musulmana e condusse una doppia lotta, contro quelli che riteneva elementi ostili in Medina stessa (ebrei che riteneva infedeli) nonché contro la città natale, di cui tentò di intercettare le carovane.
Contemporaneamente andavano modificandosi le sue concezioni iniziali, anche per la resistenza di  ebrei e cristiani che dapprima Maometto aveva supposto consenzienti al suo “monoteismo arabo”. Quando se li trovò ostili, li dichiarò deviati dalla vera fede, si convinse così che il suo Islam aveva l’obbligo di abrogare ogni altra fede in Arabia, e anzi  che era destinato a soppiantare ogni altra concezione religiosa mediante la guerra santa ! (Praticamente quello che hanno fatto anche i cristiani con le loro inquisizioni contro le cosiddette eresie e i giudei ancora prima con il loro credersi popolo eletto tra i popoli)

Insomma Maometto dapprima credette che la sua religione fosse semplicemente quella già predicata da altri profeti: Mosè, Gesù ecc…e che la legge dei giudei e il vangelo fossero le scritture più importanti ispirate da dio e quindi si aspettava un riconoscimento dai giudei quale il messia che attendevano poiché come i giudei, i musulmani, quando pregavano volgevano il viso verso Gerusalemme, e il giorno dell’espiazione giudaico divenne giorno di digiuno anche per loro, a Maometto riusciva pertanto incomprensibile come mai i giudei si ostinavano a non riconoscere il lui il messia che invece riconosceva sia Mosè che la Torah.
Ma gli ebrei non lo accettarono come messia negando che Maometto avesse avuto rivelazioni. La rottura fu quindi definitiva con conseguenze decisive per il futuro dell’Islam.

Ma a questo punto Maometto ebbe una nuova “rivelazione”,  secondo la quale nelle loro preghiere i  musulmani non dovevano più rivolgere, pregando, la faccia verso Gerusalemme, bensì vero la Mecca.
Abrogò inoltre il giorno dell’espiazione, ordinando invece il digiuno per l’intero mese del Ramadan, e annullò le prescrizioni giudaiche circa gli alimenti delle comunità ebraizzanti, che non vengono riconosciuti per quello che si pongono ed ecco  le guerre “sante” che già furono iniziate dai precedenti cosiddetti  monoteisti, guerre incoscienti che sono in atto ancora oggi,  fanatici che  in nome di un immaginario ente altro attuano null’altro che la loro sete di  potere su tutti gli altri.

vedi: Les Origines du Coran (Francais) +  Ebraismo e sue origini

Precisazione di: “pope” – kiodo@tin.it – Newsgroups: it.cultura.religioni – April 30, 2006
In effetti la biografia di Maometto è contenuta nelle Hadith.
Sahih Bukhari Volume 7, Libro 62, Numero 64, Narrato da ‘Aisha: che il Profeta l’ha sposata quando lei aveva sei anni e ha consumato il matrimonio quando aveva 9 anni, lei rimase con lui fino alla sua morte (di Muhammad); Aisha contribuirà poi col terzo califfo alla distruzione dei Corani esistenti già numerosi e riscritti in quello che grosso modo  abbiamo oggi.


Ibn Ishāq, Mohammed: storico arabo (Medina 704-Baghdad 768).
È autore della più antica biografia di Maometto, che ci è pervenuta nell’adattamento di Ibn Hišām (m. 834)
http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Islam
http://www.cronologia.it/storia/anno649.htm
http://www.tolerance.kataweb.it/ita/cap_due/uno/religioni/islam.html
http://www.chiesadimilano.it/or4/or?uid=ADMIesy.main.index&oid=153271
http://www.puntosufi.it
http://www.evangelici.net/speciale/mediooriente/daralislam.html
http://rassegnastampa.totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=226
http://www.url.it/pagine/societa/popoli/islam.htm
http://www.ciao.it/Musulmana__Opinione_547072
http://www.repubblica.it/online/la_vita_degli_altri/quattorgiugno/quattorgiugno/quattorgiugno.html
Islam e le donne:
http://www.mukto-mona.com/Articles/Younus_Sheikh/IslamWoman.htm

Breve storia dell’Islam
http://www.obm.clara.net/islamictopics/democracy.html
http://www.obm.clara.net/OBMHistory/biography.html
http://www.islamitalia.it
http://www.sufi.it/
http://www.iper.net/sufism/
http://eawc.evansville.edu/essays/index.htm#is

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dr. Jean Paul Vanoli, esperto per la Vera scienza, conoscenza, filosofo della vita eterna, consulente in Medicine Naturali, Scienza della Nutrizione, Bioelettronica e Naturopatia. Consulente di: https://mednat.news (vedi Curriculum) - info@mednat.news - Sovrano, Ambasciatore e Trustee del Trust/Stato/Nazione/Regno libero, sovrano, extraterritoriale: VANOLI GIOVANNI PAOLO° - VANOLI G.P.° - VGP° (Trade Marks) - Defender of human, animal, bacteria and virus/exosomes rights, i.e. Life/Nature in general

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