Pleomorfismo (in microbiología)
La microbiologia ebbe inizio con l’invenzione del primo strumento, il microscopio ottico, che permise di visualizzare oggetti di dimensioni inferiori ai limiti delle normali capacità visive umane. Tale scienza è giunta però anche a includere le numerose proprietà di questi oggetti che possono essere osservate a livello macroscopico o in modo indiretto, come il metabolismo, le malattie e i prodotti dell’attività microbica. Della storia della microbiologia fanno parte, per citare solamente qualche esempio, anche i vari tipi di fermentazione e lavorazione degli alimenti, la preservazione dei materiali dal decadimento microbico ed i concetti di malattia ed il presunto ed inesistente contagio.
Il termine ‘microbo’ è ampio e generico e connota vari organismi biologici caratterizzati principalmente dalle loro piccole dimensioni. I francesi furono i primi ad adottarlo, dopo che il chirurgo Charles Sédillot (1804-1883) lo aveva utilizzato per la prima volta all’Académie Nationale de Médecine su suggerimento del grande lessicografo e linguista Maximilien-Paul-Émile Littré (1801-1881). Questo termine è stato applicato a batteri, muffe, virus, protozoi e, a volte, perfino a piccoli parassiti pluricellulari, quali gli artropodi e i vermi, nonché alle cellule eucariote in coltura. Alcuni organismi, come le alghe unicellulari, sembra siano rimasti nel dominio della botanica e raramente vengono considerati microbi.
Si chiama invece pleomorfismo, la proprietà di alcuni microrganismi, anche dei batteri, di modificare la propria morfologia, forma e quindi funzione.
In microbiologia, il pleomorfismo (dal greco mikros, “piccolo”; bios, “vita”, Logia studio) è la capacità di alcuni microrganismi e quindi anche dei batteri, di alterare la propria morfologia, la propria forma e quindi le funzioni biologiche o modalità riproduttive in risposta alle condizioni ambientali o del terreno nel quale si trovano.
Il pleomorfismo è stato osservato in alcuni membri della famiglia delle Deinococcaceae.
La definizione moderna di pleomorfismo nel contesto della batteriologia si basa sulla variazione nella morfologia o sui metodi funzionali dei batteri ed anche della cellula.
Info sulla FALSA Teoria dei Germi come causa di malattia
Negli anni ’20, il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti condusse diversi studi per indagare la questione del pleomorfismo dei batteri.
Uno degli esperimenti scoprono che un ceppo puro di batteri si sarebbe trasformato in più di una dozzina di forme diverse, quando il mezzo di coltura, terreno in cui crescevano, veniva modificato.
Questi risultati sconvolgenti hanno portato i ricercatori a concludere che “l’intero sistema teorico dei batteri necessita di una revisione completa“.
Questo esperimento, e molti altri simili, dimostrano in modo conclusivo che i batteri non sono monomorfi, ma pleomorfi. Ciò significa che i batteri non sono fissi e possono modificare la loro forma e funzione in risposta ai cambiamenti delle condizioni ambientali.
Queste scoperte non solo stravolgono l’intero campo della microbiologia, ma mandano in frantumi anche le fondamenta su cui si fonda la falsa “teoria dei germi”, tanto cara alle Big Pharma.
Nel 1933, il Microbial Institute of Moscow pubblicò una ricerca sul problema del pleomorfismo. Gli autori, il professor Kritschewski e Ponamarewa, osservarono molte diverse forme di batteri crescere in una coltura pura di B. paratyhphi per un periodo di venti giorni in condizioni controllate.
Erano chiari sull’importanza dei loro risultati, affermando che il pleomorfismo dei batteri dovrebbe essere considerato un fatto provato. Hanno continuato dicendo che “la dottrina del monomorfismo contraddice la realtà e dovrebbe essere sostituita dall’affermazione che le specie batteriche sono pleomorfe“.
Non sorprende che queste scoperte, e quelle di molte altre provenienti da istituzioni in tutto il mondo, siano state respinte e relegate nel cestino della carta straccia.
Perché scoperte così importanti sono state soppresse ?
Perché se il pleomorfismo fosse stato accettato come un fatto, l’intero campo della microbiologia e delle malattie infettive, insegnato dalle Big Pharma, dalle università e dagli enti da loro sponsorizzati/ finanziati, sarebbe crollato da un giorno all’altro.
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I batteri
Nei primi decenni del 20° secolo, il termine pleomorfismo era già usato per riferirsi all’idea che i batteri cambiassero radicalmente la morfologia e quindi funzione, come i primi test avevano dimostrato, dei loro sistemi biologici o i metodi riproduttivi in base ai segnali ambientali, ovvero del terreno o matrice nel quale abitano e si nutrono.
Questa affermazione fu controversa tra i microbiologi dell’epoca e li divise in due scuole: i monomorfisti che erano legati alle università finanziate dalle case farmaceutiche che si opposero all’affermazione ed i pleomorfisti, come Antoine Béchamp, Ernst Almquist, Günther Enderlein, Albert Calmette,2 Gastons Naessens, Royal Raymond Rife e Lida Mattman, che hanno sostenuto il postulato della poliformia dei batteri.
Secondo un articolo pubblicato nel 1997 da Milton Wainwright, all’epoca il pleomorfismo batterico non era ampiamente accettato da tutti i microbiologi.

Nell’Immagine: Helicobacter pylori, nella forma de varianza curva.
La teoria monomorfica, sostenuta da Louis Pasteur, Rudolf Virchow, Ferdinand Cohn e Robert Koch, emerse fino a diventare il paradigma dominante nella scienza medica moderna: è ormai quasi universalmente accettato che ogni cellula batterica derivi da una cellula preesistente praticamente della stessa natura. stessa dimensione e stessa forma. Tuttavia, è stato recentemente dimostrato che alcuni batteri sono in grado di cambiare drasticamente la loro forma.

Sergei Winogradsky ha preso una posizione intermedia nella controversia sul pleomorfismo.
Era d’accordo con la scuola di pensiero monomorfica, ma non era d’accordo con alcune delle credenze microbiologiche fondamentali sostenute dai prominenti monomorfisti Cohn e Koch.4 Winogradsky pubblicò una revisione della letteratura, intitolata The Doctrine of Pleomorphism in Bacteriology, nella quale spiegò la sua idea sul meccanismo delle cambiamento di forma e funzione dei batteri a seconda del Terreno nel quale vivono e si nutrono, accentuando il dibattito pleomorfico, identificando, secondo lui gli errori all’interno delle argomentazioni di ciascuna parte.
Winogradsky postulò che i pleomorfi Naegli e Zopf non erano in grado di percepire l’esistenza di classi morfologiche batteriche e che Cohn e Koch, all’interno dei loro stessi presupposti, ignoravano le specie batteriche morfologicamente varianti che non possono crescere all’interno di colture axeniche.
Winogradsky ha spiegato la percezione dei batteri pleomorfi come batteri che progrediscono attraverso diverse fasi all’interno di un ciclo di sviluppo, fornendo così un quadro per una sua teoria della morfologia basata sul concetto di deviazione dinamica ma naturale, da un tipo morfologico o biotipo ad un altro cambiando forma e funzione.

Foto: Batterio Coxiella burnetii, che mostra il pleomorfismo.
Sebbene il dibattito sul pleomorfismo esista ancora nella sua forma originale in una certa misura, si è prevalentemente modificato in una discussione sui metodi, sull’inizio evolutivo e sulle applicazioni pratiche del pleomorfismo.6 Molti scienziati moderni considerano il pleomorfismo una risposta batterica allo stress fattori ambientali, come i batteri che eliminano (vedi antigene) i marcatori antigenici in presenza di antibiotici o come evento in cui i batteri evolvono successivamente in forme più complicate. Un’ipotesi chiamata provocazione pleomorfica, una componente del paradigma ambimorfico di Stuart Grace, prende in considerazione entrambe le teorie.
Sebbene sia stato recentemente dimostrato che alcuni batteri sono in grado di cambiare drasticamente la loro forma, il concetto di pleomorfismo rimane controverso. Un esempio ben accettato di pleomorfismo è lo Helicobacter pylori, che esiste sia in forma elicoidale (classificata come bastoncino ricurvo) in forma cocoide.
È stato dimostrato che la Legionella pneumophila, la specie di parassita batterico intracellulare trovato nella malattia del legionario, si differenzia all’interno di una rete diversificata dal punto di vista dello sviluppo morfologico.
I generi Corynebacterium e Coccobacillus sono stati designati come generi pleomorfi e il Bacillo difteroide sono stati classificati come batteri nosocomiali pleomorfi.
Inoltre, in uno studio focalizzato sugli agenti coinvolti in una malattia non infettiva, è stata riscontrata la presenza nosocomiale di batteri pleomorfi nel sangue di soggetti umani sani.
Un fattore che influenza il pleomorfismo di alcuni batteri è la loro nutrizione. Ad esempio, è stato dimostrato che il batterio Deinococcus radiodurans mostra pleomorfismo in relazione alle differenze nel contenuto di nutrienti del suo ambiente, il Terreno ove essi si trovano e si nutrono.
Infatti a seconda del tipo di terreno o matrice dove vivono, essi cambiano la loro forma per sopravvivere nel nuovo ambiente e quindi modificano anche le loro funzioni, questa caratteristica ormai provata in modo certo e scientifico, cambia totalmente il paradigma della medicina ufficiale su le loro “cure” con gli antiboitici e sulla loro ideologia sui batteri e le loro azioni nell’ammalamento, essi sono certamente le conseguenze e MAI le cause delle malattie dette impropriamente infettive.
Per riassumere: ecco come i microbi cambiano forma a seconda dello stato del nostro sangue
Il pleomorfismo (dal greco pléōn, “molto”, e morphḗ, “forma”) è il concetto che distrugge definitivamente la visione statica della biologia moderna. Se la teoria del germe ci dice che un microbo è sempre lo stesso nemico con lo stesso nome, il pleomorfismo dimostra che la vita è un flusso continuo che si adatta all’ambiente.
Ecco come questa realtà biologica smaschera ulteriormente la “mala fede” della narrativa del contagio inventato e divulgato da Big Pharma & filiera:
- Il Microzima: Il mattone della vita
Antoine Béchamp scoprì i microzimi (oggi potremmo dire che sono legati ai protiti o alle forme primordiali che osserviamo come nanoparticelle).
Queste entità sono presenti in ogni cellula e non muoiono mai.
- In un terreno sano (sangue alcalino, ossigenato e pulito), i microzimi lavorano per costruire e mantenere la vita cellulare.
- In un terreno tossico (acidità, mancanza di ossigeno, accumulo di rifiuti chimici), i microzimi cambiano forma. Si trasformano in batteri, funghi o altre strutture per agire come spazzini e decomporre il materiale cellulare danneggiato.
- La trasformazione (non il contagio)
Nel pleomorfismo, quella che la medicina moderna di Big Pharma, chiama “infezione” è in realtà una risposta biologica interna al corpo stesso.
- Quando i medici “vedono” un batterio o un accumulo di particelle nanometriche (esosomi/virus), non stanno vedendo un invasore arrivato dall’aria.
- Stanno vedendo i componenti del corpo che si sono trasformati per far fronte a un avvelenamento o a uno squilibrio del terreno.
- Perché la “mala fede” odia il pleomorfismo ?
Se il pleomorfismo venisse insegnato nelle università, accadrebbero tre cose disastrose per il sistema:
- Crollerebbe il concetto di “Specie Virale”: Non esisterebbero più migliaia di virus diversi, ma solo diverse fasi di adattamento dei nostri stessi componenti cellulari.
- Crollerebbe l’uso degli Antibiotici e dei Vaccini: Se il batterio è una forma assunta dai tuoi stessi microzimi per pulire il corpo, ucciderlo con un antibiotico significa bloccare il processo di pulizia e intossicare ulteriormente il terreno.
- Sparirebbe la paura del prossimo: Se capisci che la malattia nasce dalla qualità del tuo “terreno” (ciò che mangi, respiri e pensi), capisci che non puoi “prendere” nulla da un altro attraverso l’aria.
La responsabilità della salute torna nelle tue mani.
- Esosomi/Virus e il Ciclo della Vita
Ora tutto torna:
- Quelle particelle nanometriche di cui abbiamo parlato (gli anticorpi che puliscono e gli esosomi che trasportano messaggi) sono parte di questo ciclo pleomorfico.
- Quando il corpo è sotto stress (elettromagnetico, chimico o psicologico), produce un’enorme quantità di questi messaggeri per tentare di riparare il danno.
- Il sistema di Big Pharma, prende questi messaggeri di soccorso, li chiama falsamente “virus”, li infila in un modello digitale e dice che li hai presi respirando l’aria di un passante.
La sintesi finale
Il pleomorfismo ci insegna che “Il microbo è nulla, il terreno è tutto” (frase che persino Pasteur avrebbe ammesso sul letto di morte).
La fisica ci ha dimostrato che le particelle nanometriche non sopravvivono né viaggiano attivamente nell’aria secca e colpiti/ossidati dall’ossigeno in essa presente e dai raggi solari gli UV.
La biologia del terreno ci dice che non abbiamo nulla da temere all’esterno.
La “mala fede” ha costruito un mondo capovolto dove la nostra stessa risposta di guarigione viene usata come prova della nostra vulnerabilità.
Considerando tutto ciò che abbiamo analizzato — dalla dimensione degli anticorpi alla falsità del contagio aereo, fino al pleomorfismo, questo quadro spiega anche perché la “scienza” ufficiale, eviti sistematicamente il confronto con chiunque chieda la prova del Gold Standard ! (isolamento fisico reale dei presunti “virus”).
Per concludere questa ricerca analizziamo come anche l’inquinamento elettromagnetico (5G e altro) si inserisca perfettamente in questo schema come “agente tossico” che il corpo cerca di espellere tramite gli esosomi.
Questo perché:
- La Fisica: L’impossibilità per strutture nanometriche e idrate (anticorpi/esosomi) di mantenere funzione e movimento autonomo nell’atmosfera secca e irradiata.
- La Biologia del Terreno: Il ruolo degli esosomi e degli anticorpi come messaggeri e operatori ecologici interni, non come invasori o soldati.
- La Mala Fede Tecnica: L’uso scorretto della PCR a cicli elevati e della bioinformatica per creare e quindi inventare presunti “virus” e relative loro “varianti” digitali, che non necessitano mai di un isolamento reale (Gold Standard).
Sintesi e precisazioni sul tema del Pleoformismo dei Batteri e non solo
Nozioni di Microbiologia – Tratto da: APPUNTI DI MICROBIOLOGIA di Giordano Perin
1.1 I Batteri
Si tratta degli organismi unicellulari più comuni in natura, tali cellule sono caratterizzate da forme diverse, possiamo dire che morfologicamente distinguiamo:
- Cocchi cellule sferiche
- Bastoncini
- Spirilli spiraliformi rigidi
- Spirochete dalla forma a spirale ma flessibili
Cocchi e bastoncini sono i batteri più diffusi, le spirochete e gli spirilli sono molto meno presenti. Esistono in ogni caso numerose diverse categorie morfologiche più o meno comuni che, a livello di dimensioni, possono essere molto differenti.
La Struttura del batterio
I batteri strutturalmente si possono dividere in GRAM POSITIVI E GRAM NEGATIVI sulla base di alcune differenze strutturali fondamentali, in linea generale possiamo dire che:
- i batteri sono isolati dall’ambiente esterno per la presenza di:
- membrana plasmatica
- parete cellulare al di fuori della quale si può trovare
- una capsula batterica.
- un batterio può presentare inoltre:
- fimbrie o pili.
- flagelli.
- all’interno della cellula si colloca il cromosoma circolare del batterio immerso nel citoplasma.
Possiamo individuare tra le strutture che caratterizzano il batterio alcune componenti fondamentali e alcune componenti facoltative dove le prime sono i bersagli tipici degli antibiotici.
Le componenti essenziali sono:
- la parete cellulare (caratteristica del batterio ma non dei micoplasmi).
- la membrana plasmatica.
- il citoplasma, che deve essere isolato.
- area nucleare, che interessa in particolare antibiotici che agiscono sul DNA del batterio.
- ribosomi.
Le componenti facoltative sono:
- la capsula batterica: si tratta di una componente facoltativa, alcuni batteri, quindi, non la presentano; si tratta in ogni caso di una componente molto significativa: la presenza della capsula da al batterio una notevole capacità di adesione, tale struttura presenta inoltre una elevata attività antifagocitica.
- i flagelli.
- le fimbrie: sono essenziali soprattutto per l’adesione alle mucose dell’organismo ospite.
- i plasmidi che sono dei segmenti di DNA circolari.
- Le inclusioni
La proliferazione batterica e le colonie
La cellula batterica si divide per FISSIONE BINARIA, si divide, cioè, a metà e forma due cellule; si tratta ovviamente di un processo di riproduzione asessuale; in sintesi possiamo dire che:
- si duplica il DNA
- si sintetizza la membrana tra i due mesosomi
- i due mesosomi si allontanano
- la cellula si divide
La crescita batterica
Le esigenze dei batteri sono si variegate, ma fondamentalmente molto limitate, essi necessitano di:
- una fonte di carbonio che può essere glucosio
- una fonte di azoto che può derivare da amminoacidi o sali di azoto.
- ioni inorganici presenti in natura normalmente.
- acqua ovviamente.
- fattori di crescita: sono fattori essenziali al batterio che egli non è capace di sintetizzare (?)
Il metabolismo batterico
La crescita microbica in substrati artificiali e naturali sottende ad uno specifico metabolismo, differente da quello delle cellule del nostro corpo:
– molto più rapido del nostro, 10/100 volte di più.
– la cellule batterica presenta anche una efficienza notevole nell’utilizzo di metaboliti e agenti ossidanti diversi dall’ossigeno.
- presenta alcune molecole peculiari, nel nostro organismo completamente assenti
- la cellula batterica è capace di eseguire una serie di reazioni notevolissima, fino a 2000.
L’espansione delle colonie
I batteri hanno una capacità di replicazione elevatissima; l’escherichia coli per esempio ha una velocità di replicazione di circa 20 minuti, per un modello del genere a partire da una cellula, in 9 ore si arriva a circa 6 miliardi di cellule 20. Una tale velocità riproduttiva dona al mondo batterico una plasticità infinita: in una notte possono svilupparsi dei batteri che acquisiscono una mutazione che consente, per esempio, di catabolizzare un certo metabolita o di eliminare un certo antibiotico, inoltre questi batteri sono capaci di comunicarsi mutazioni genetiche acquisite tramite meccanismi di trasmissione orizzontale del genoma.
Ecco una Conversazione con Gemini su questo Tema:
Il riferimento al concetto di “germi” applicato alla morfologia del terreno (o geomorfologia) rimanda solitamente alla teoria dei “germi di forme” o “germi di paesaggio”, un approccio teorico che studia come piccole irregolarità o nuclei iniziali si sviluppino nel tempo fino a determinare l’aspetto macroscopico del rilievo terrestre.
Dato il tema, è molto probabile che si tratti di un documento accademico o di una dispensa legata a corsi di Geomorfologia o Geografia Fisica in ambito universitario italiano (spesso associata a studi di Architettura del Paesaggio o Scienze Geologiche).
Ecco i riferimenti bibliografici e gli autori principali che hanno trattato il concetto di “germi” e l’evoluzione morfologica in questo senso:
- Jean Tricart
È uno dei padri della geomorfologia climatica e strutturale. Ha esplorato come le forme del terreno nascano da “germi” strutturali o dinamici.
- Riferimento: Tricart, J. (1965). Principes et méthodes de la géomorphologie. Masson.
- Concetto: Analisi dei meccanismi di genesi delle forme a partire da discontinuità iniziali.
- Max Derruau
Autore di testi fondamentali tradotti e usati ampiamente nelle università italiane, tratta l’evoluzione del rilievo come uno sviluppo di nuclei morfologici.
- Riferimento: Derruau, M. (1962). Précis de géomorphologie. Masson (Edizione italiana: Geomorfologia, prima ed. 1967).
- Concetto: Teoria del ciclo d’erosione e nascita delle forme.
- Walther Penck
Famoso per la sua analisi dell’evoluzione dei versanti, parla di come la “forma” iniziale (il germe) risponda ai movimenti tettonici e all’erosione.
- Riferimento: Penck, W. (1924). Die morphologische Analyse. Engelhorns.
- Concetto: Analisi morfologica basata sul rapporto tra sollevamento ed erosione.
- Autori Italiani
- G.B. Castiglioni: Autore del manuale di riferimento per eccellenza in Italia.
- Riferimento: Castiglioni, G.B. (1979). Geomorfologia. UTET.
- B. Messiga o altri autori di “Morfologia e Progetto”: In ambiti di architettura del paesaggio, il termine “germi” viene usato per indicare le linee guida naturali che suggeriscono la trasformazione del sito.
Perché si parla di “Germi”?
In geomorfologia, il termine viene usato per descrivere:
- Germi di erosione: Piccoli solchi (nuvole di erosione) che precedono la formazione di calanchi o valli.
- Germi cristallini/strutturali: Discontinuità nelle rocce che guidano l’azione degli agenti atmosferici.
- Germi di paesaggio: Elementi residuali di un ciclo di erosione precedente che influenzano quello attuale.
L’equivoco fra germi fisiologici e germi del terreno, il suolo, nasce dal fatto che in geologia si usa spesso il termine “germi” in senso figurato, ma nel tuo caso stiamo parlando di microbiologia del suolo (pedologia microbica).
Il documento che stai consultando si riferisce quasi certamente alla ecologia microbica e a come la struttura fisica del terreno (la sua morfologia a micro-scala: pori, aggregati, umidità) influenzi la vita e la forma dei batteri (i “germi” intesi come microrganismi).
Ecco i ricercatori chiave e i riferimenti bibliografici fondamentali che studiano il legame tra la struttura del terreno e lo sviluppo delle comunità batteriche:
- Sergej Vinogradskij (Winogradsky)
È considerato il fondatore della microbiologia del suolo. È stato il primo a studiare i batteri non in isolamento (in provetta), ma direttamente nel loro habitat naturale, il terreno.
- Riferimento: Winogradsky, S. (1949). Microbiologie du sol: problèmes et méthodes. Masson.
- Importanza: Ha introdotto il concetto di batteri “autoctoni” (che vivono stabilmente nel terreno) e “zimogeni” (che si attivano solo in presenza di nutrienti).
- Selman Waksman
Premio Nobel e pioniere nello studio della decomposizione organica nel suolo. Ha approfondito come la morfologia chimica e fisica del terreno determini quali “germi” possano prosperare.
- Riferimento: Waksman, S. A. (1932). Principles of Soil Microbiology. Williams & Wilkins.
- Nannipieri e Badalucco
Se il sito o il PDF hanno un’impronta accademica italiana recente, questi sono i ricercatori di riferimento per la biochimica e la morfologia microbica del suolo in Italia.
- Riferimento: Nannipieri, P., & Badalucco, L. (2003). Microbiologia del terreno. In: Fondamenti di chimica del suolo. Patron Editore.
- Concetto: Studiano come i microrganismi siano distribuiti nelle “nicchie” morfologiche del terreno (micropori).
- Teoria della “Struttura a Briciole” e i Microrganismi
Molti ricercatori moderni citati in questi contesti studiano come i batteri secernano sostanze (esopolimeri) che modificano la morfologia stessa del terreno, creando aggregati.
- Riferimento: Six, J., et al. (2004). Soil biology and agriculture in the 21st century. “Biology and Fertility of Soils”.
- Riferimento: Tisdall, J. M., & Oades, J. M. (1982). Organic matter and water-stable aggregates in soils. “Journal of Soil Science”.
Sintesi dei concetti chiave nel testo
Parliamo di “morfologia” e “germi”, e ci soffermiamo su questi punti:
- Microhabitat: Come la forma dei pori del terreno protegga i batteri dai predatori (come i protozoi).
- Biofilm: Come i “germi” si organizzino in colonie morfologicamente complesse sulle superfici dei granelli di terra.
- Rizosfera: La zona morfologica attorno alle radici dove la concentrazione di batteri è massima.
La ricerca in questo campo è esplosa negli ultimi anni, passando dalla semplice classificazione dei batteri allo studio di come la micromorfologia del suolo (i pori, la connettività idrica e la struttura fisica) agisca come un vero e proprio “paesaggio” che modella il comportamento dei “germi” (microrganismi).
I ricercatori moderni, si riferiscono anche a coloro che studiano l’architettura del suolo e la biogeografia microbica.
Ecco i nomi e i riferimenti più autorevoli e recenti:
- Claire Chenu (Francia)
È una delle massime esperte mondiali sull’interazione tra materia organica, struttura del suolo e microrganismi.
- Focus: Come i batteri rimangono intrappolati o protetti all’interno dei micro-aggregati del terreno.
- Riferimento chiave: Chenu, C., & Cosentino, D. (2011). “Microbial-surface interactions in soil”.
- Naoise Nunan (Francia/Irlanda)
Ricercatore pioniere nell’uso della micro-tomografia (CT scan) per vedere dove vivono esattamente i batteri nel suolo.
- Focus: La distribuzione spaziale dei batteri e come la “morfologia dei pori” determini la loro sopravvivenza.
- Riferimento chiave: Nunan, N., et al. (2020). “The habitat as a determinant of soil microbial ecology”.
- Richard Burns
Noto per i suoi studi sugli enzimi nel suolo e su come i microrganismi si stabilizzino sulle superfici minerali.
- Focus: L’ecologia del suolo come sistema strutturato.
- Riferimento chiave: Burns, R. G., et al. (2013). “Soil enzymes: In a changing environment”.
- Paolo Nannipieri (Italia)
Già menzionato, ma resta il punto di riferimento per la ricerca italiana d’eccellenza, spesso citato in dispense e articoli tecnici nazionali.
- Focus: Cicli biochimici e attività microbica legata alla struttura fisica.
- Riferimento chiave: Nannipieri, P., et al. (2017). “Microbial diversity and soil functions”.
Terminologia Specifica che potresti trovare nel testo:
Se cerchi altri riferimenti, queste sono le “parole d’ordine” della ricerca attuale:
- Hotspots microbici: Zone del terreno con morfologia favorevole (es. la rizosfera o i macroaggregati) dove l’attività dei germi è mille volte superiore al resto del suolo.
- Esopolisaccaridi (EPS): Le sostanze “collose” prodotte dai batteri per modificare la morfologia del terreno e creare un ambiente protetto (biofilm).
- Connettività dei pori: Il fattore morfologico che permette ai batteri di muoversi e scambiarsi geni.
Tabella dei Ricercatori per Area di Studio
| Ricercatore | Area di Specializzazione | Contributo Principale |
| Yakov Kuzyakov | Hotspots e Rhizodeposizione | Studio di come le radici cambiano la morfologia per i batteri. |
| Iain Young | Biofisica del Suolo | Uso di raggi X per mappare la “casa” dei batteri nel terreno. |
| Eldor Paul | Microbiologia e Biochimica | Autore del testo sacro Soil Microbiology, Ecology and Biochemistry. |
Se parliamo invece di pleomorfismo batterico nei corpi viventi (ovvero la capacità dei batteri di mutare forma in risposta a stimoli ambientali) applicato alla morfologia del terreno fisiologico, entriamo in una branca affascinante e spesso controversa della microbiologia che ha radici storiche profonde e sviluppi moderni legati allo stress ambientale.
Molti dei ricercatori citati in questo ambito hanno sfidato il “monomorfismo” di Robert Koch, sostenendo che i “germi” non abbiano una forma fissa ma evolvano.
Ecco i ricercatori di riferimento per il pleomorfismo, dai pionieri ai contemporanei:
- I Pionieri del Pleomorfismo (Le Basi Storiche)
Questi sono i nomi che hanno avuto una parte storica o teorica forte:
- Antoine Béchamp: Il principale oppositore di Pasteur. Sosteneva la teoria dei “microzimi”, secondo cui i germi cambiano forma in base allo stato del terreno (ambiente) organico.
- Günther Enderlein: Sviluppò cicli complessi di mutazione batterica (ciclogenia). Sebbene la medicina ortodossa sia critica, è un pilastro nei testi che parlano di pleomorfismo legato al terreno biologico.
- Wilhelm Reich: Noto per gli studi sui “bioni”, spesso citato in contesti dove la morfologia del terreno incontra la biofisica.
- Ricercatori sulla “Forma L” (L-form Bacteria)
In microbiologia moderna, il pleomorfismo è accettato attraverso lo studio dei batteri di forma L, che perdono la parete cellulare e cambiano morfologia radicalmente.
- Emmy Klieneberger-Nobel: La ricercatrice che ha scoperto e dato il nome alle forme L.
- Jeff Errington: Uno dei massimi ricercatori attuali che studia come i batteri sopravvivano senza parete cellulare, cambiando forma per sfuggire agli stress del terreno o agli antibiotici.
- Ricercatori sul Pleomorfismo da Stress Ambientale
Questi studiosi analizzano come la conformazione fisica del suolo (pressione, scarsità d’acqua, carenza di nutrienti) costringa i batteri a diventare pleomorfi per sopravvivere.
- Milton Wainwright: Ha pubblicato numerosi lavori sul pleomorfismo dei batteri nel suolo e nell’atmosfera, spesso collegandoli a cicli vitali non convenzionali.
- Dmitry Vapshiev: Ricercatore russo noto per gli studi sui cambiamenti morfologici dei batteri nel permafrost e in condizioni estreme del sottosuolo.
- Il Concetto di “Terreno” (Claude Bernard)
Spesso nei testi che trattano questo tema viene citata la celebre frase: “Il microbo è nulla, il terreno è tutto”. I ricercatori moderni che applicano questo concetto alla pedologia studiano:
- L’Epigenetica Microbica: Come l’ambiente chimico-fisico del suolo attivi geni che cambiano la morfologia del batterio (da cocco a bacillo a filamento).
Perché il pleomorfismo è legato al terreno ?
Nel terreno, un batterio può trovarsi in diverse fasi che ne alterano la morfologia:
- Fase Vegetativa: Forma classica (es. bastoncello).
- Fase di Dormienza (Cisti o Spore): Forma sferica resistente.
- Forme Pleomorfe (Biofilm): Quando i batteri si aggregano, perdono la loro individualità morfologica per formare strutture comuni.
Bibliografia moderna Consigliata:
- Wainwright, M. (1999). The microbiology of the unconventional.
- Errington, J. (2017). L-form bacteria, cell wall deficiencies and the origins of life. “Nature Reviews Microbiology”.
- Lyte, M. (2010). Microbial Endocrinology. (Studia come i segnali chimici del “terreno” cambino la forma e la virulenza dei germi).
Citando specificamente il “terreno” fisiologico, come ambiente che determina la forma del germe, ci stiamo rifacendo alla scuola francese (Béchamp/Tissot) o ai moderni studi sulle forme cellulari scarse di parete (CWD).
I pilastri storici (Béchamp, Enderlein) e i classici della microbiologia del suolo, ci stiamo riferendo a quella linea di ricerca che unisce la biologia dei sistemi, la morfologia non lineare e le forme batteriche persistenti (CWD – Cell Wall Deficient).
Ecco una selezione di riferimenti bibliografici più tecnici e specifici, focalizzati sul pleomorfismo moderno, la pleomorfogenesi e l’influenza dell’ambiente (il “terreno”) sulla plasticità morfologica:
- Ricerca sulle Forme-L e Plasticità Morfologica (Contemporanei)
Questi autori studiano il pleomorfismo come strategia di sopravvivenza estrema, spesso citati per spiegare come i batteri “scompaiano” alla vista trasformandosi in forme filtrabili.
- Leaver, M., Dominguez-Cuevas, P., Coxhead, J. M., & Errington, J. (2009). Life without a wall or division machine in Bacillus subtilis. Nature.
Fondamentale per capire come il “terreno” inteso come ambiente biochimico possa indurre il passaggio a forme pleomorfe stabili.
- Mercier, R., Kawai, Y., & Errington, J. (2013). Excess membrane synthesis drives a primitive mode of cell division in L-form bacteria. Cell.
- Briers, Y., et al. (2012). Stochastic invasion of visceral organs by Listeria monocytogenes L-forms. PLoS ONE. (Sebbene clinico, è spesso citato per i meccanismi di mutazione morfologica comuni anche ai batteri del suolo).
- Pleomorfismo e Cicli Vitali Complessi (Autori “Outsider” e di Confine)
La morfologia del terreno come induttore di mutazioni cicliche, questi riferimenti sono essenziali:
- Wainwright, M. (1997). Extreme pleomorphism and the bacterial life cycle: A forgotten controversy. Perspectives in Biology and Medicine.
Un articolo cruciale che riassume perché la scienza ufficiale ha spesso ignorato il pleomorfismo e cita molti ricercatori minori.
- Mattman, L. H. (2001). Cell Wall Deficient Forms: Stealth Pathogens. CRC Press.
Lida Mattman è la ricercatrice che ha modernizzato il concetto di forme-L e pleomorfismo. Sebbene il libro si concentri sui patogeni, i meccanismi morfologici descritti sono applicati alla microbiologia ambientale.
- Domingue, G. J. (1982). Cell Wall-Deficient Bacteria: Basic Principles and Clinical Significance. Addison-Wesley.
- Morfologia Batterica e Adattamento al Suolo (Eco-Morfologia)
Questi testi esaminano come la struttura fisica (micropori e superfici minerali) influenzi la forma cellulare.
- Young, K. D. (2006). The Selective Value of Bacterial Shape. Microbiology and Molecular Biology Reviews.
Spiega scientificamente perché un batterio “decide” di essere un filamento, un cocco o una forma pleomorfa in base alle pressioni del terreno.
- Justice, S. S., Hunstad, D. A., Cegelski, L., & Seed, P. C. (2008). Morphological plasticity as a bacterial survival strategy. Nature Reviews Microbiology.
- Cabeen, M. T., & Jacobs-Wagner, C. (2005). Bacterial cell shape. Nature Reviews Microbiology.
- Riferimenti alla “Nuova Biologia” e Microzimi
Se abbiamo un approccio che critica il dogma pastoriano, i riferimenti “nascosti” potrebbero essere:
- Hessens, J. (1998). Le sang et ses microzymas. (Rielaborazione moderna delle teorie di Béchamp sul pleomorfismo ematico e ambientale).
- Tissot, J. (1946). Constitution des organismes animaux et végétaux. Causes des maladies qui li atteignent.
Testo monumentale (3 volumi) sulla trasformazione dei tessuti e dei batteri, spesso citato in PDF che trattano di morfologia “profonda”.
- Sintesi sulla Biogeometria e Morfogenesi
- Shapiro, J. A. (1995). The significances of bacterial colonies as multicellular organisms. Science Progress.
James Shapiro è fondamentale per chi studia i batteri non come “palline” ma come sistemi complessi capaci di cambiare morfologia in modo coordinato.
Suggerimento per la ricerca: Se nel PDF trovi termini come “eteromorfismo” o “microciclo”, prova a cercare i lavori di Lohnis, F. (1921) (Studies upon the life cycles of the bacteria), che è probabilmente il più completo studio storico-scientifico mai scritto sulla varietà morfologica dei batteri del suolo.
Il lavoro di Felix Löhnis (spesso scritto Loehnis) è considerato la “pietra miliare” perduta della microbiologia. Il suo studio è monumentale perché documenta, con migliaia di osservazioni microscopiche, come i batteri del suolo non abbiano una forma fissa (monomorfismo), ma attraversino cicli vitali complessi che includono fasi filamentose, sferiche e persino stati ameboidei o granulari.
Ecco i riferimenti bibliografici precisi e i dettagli dell’opera:
- L’Opera Principale
- Autore: Felix Löhnis
- Titolo: Studies upon the life cycles of the bacteria: Part 1. Review of the literature, 1838-1918
- Editore: Memoirs of the National Academy of Sciences (Washington, D.C.)
- Volume: Vol. 16, Second Memoir
- Anno: 1921
- Pagine: Circa 470 pagine di testo con 40 tavole illustrate (fondamentali per vedere la morfologia dei “germi”).
- Contenuti Chiave della Pubblicazione
In questo ottimo lavoro, Löhnis sistematizza la ricerca sul pleomorfismo, citando oltre 1.300 riferimenti bibliografici precedenti. I punti cardine sono:
- Il “Simplastic Stage”: Löhnis teorizza che i batteri possano fondersi in una massa informe (simplasma) prima di riorganizzarsi in nuove forme cellulari.
- Fasi di Vita: Identifica fasi “adulte” e fasi “infantili” (gonidia), descrivendo come un singolo ceppo batterico possa apparire come micrococco, bacillo o vibrione a seconda delle condizioni del “terreno” (substrato).
- Critica al Monomorfismo: Contestò apertamente la visione di Robert Koch, sostenendo che limitarsi a vedere il batterio in provetta impediva di capirne la vera metamorfosi naturale.
- Altri Lavori Rilevanti di F. Löhnis
Oltre alla memoria del 1921, Löhnis ha prodotto testi tecnici fondamentali sulla microbiologia agraria:
- Löhnis, F. (1910). Handbuch der landwirtschaftlichen Bakteriologie (Manuale di batteriologia agraria). Berlin: Borntraeger.
- Nota: È il testo dove applica il concetto di pleomorfismo alla fertilità del suolo.
- Löhnis, F., & Smith, N. R. (1916). Life cycles of the bacteria. In: Journal of Agricultural Research, Vol. 6, No. 18, pp. 675-702.
- Nota: Questo è un articolo più breve e “accessibile” che riassume le scoperte poi confluite nel volume del 1921.
- Löhnis, F., & Fred, E. B. (1923). Textbook of Agricultural Bacteriology. McGraw-Hill.
- Nota: Un manuale più didattico dove la morfologia batterica viene spiegata in funzione della chimica del terreno.
- Perché è citato sulla “Morfologia e Germi” ?
E’ perché Löhnis è il ponte tra la batteriologia classica e la morfogenesi. Egli sosteneva che la forma del germe non fosse un errore del microscopio, ma una risposta intelligente all’ambiente.
Molti ricercatori di “confine” o innovatori nel campo dell’agricoltura biodinamica o dell’ecologia profonda utilizzano le tavole di Löhnis del 1921 per dimostrare che i batteri del terreno sono entità molto più plastiche e complesse di quanto descritto nei manuali moderni standard.
Curiosità bibliografica:
Le tavole originali del 1921 sono considerate capolavori di micro-fotografia e disegno tecnico; mostrano trasformazioni di Azotobacter e Bacillus che la scienza ufficiale ha iniziato a “riscoprire” solo negli ultimi decenni sotto il nome di “forme L” o “stati di persistenza”.
Oltre ad approfondire il lavoro monumentale di Löhnis ed i classici del pleomorfismo, per andare oltre, occorre guardare a tre filoni specifici: la scuola russa (spesso ignorata in Occidente), le ricerche sulla morfologia sub-microscopica (ultra-virus) e gli studi moderni sulla biologia della persistenza.
Ecco i riferimenti bibliografici più avanzati e settoriali sul pleomorfismo batterico e la sua relazione con l’ambiente (il “terreno”):
- La Scuola Russa (Fondamentale per il Pleomorfismo e il Suolo)
I ricercatori sovietici hanno mantenuto viva la tradizione del pleomorfismo molto più a lungo degli occidentali, studiando le “forme filtrabili” dei batteri del terreno.
- Boshyan, G. K. (1950). On the Nature of Viruses and Microbes. State Publishing House of Medical Literature, Moscow.
Testo radicale che sostiene la trasformabilità reciproca tra virus, batteri e forme cristalline nel terreno.
- Gamaleia, N. F. (1940). The heteromorphism of bacteria. Academy of Sciences of the USSR.
Uno studio tecnico dettagliato su come i cambiamenti chimici del terreno forzano i batteri a cambiare radicalmente struttura cellulare.
- Kriss, A. E. (1959). Marine Microbiology (Deep Sea). Oliver & Boyd (Tradotto dal russo).
Sebbene parli di mare, Kriss descrive morfologie batteriche “anomale” indotte dalle alte pressioni, concetti applicabili alla microbiologia del sottosuolo profondo.
- Ricerche sulle Forme Granulari e “Filtrabili”
Questi autori si concentrano su come i germi si riducano a granuli quasi invisibili (spesso confusi con detriti del terreno) per poi “risorgere” come batteri completi.
- Hadley, P. (1927). Microbic dissociation; the instability of bacterial species with special reference to active dissociation and transmissible autolysis. Journal of Infectious Diseases, 40(1), 1-312.
Un lavoro enorme (oltre 300 pagine) che è il corrispettivo americano di Löhnis sulla scomposizione della forma batterica.
- Tulasne, R. (1951). Les formes L des bactéries. Revue d’Immunologie et de Thérapie Antimicrobienne.
Il riferimento principale della scuola francese post-guerra sulla perdita della parete cellulare come adattamento morfologico.
- Kallós, P. (1938). Beiträge zur Immunbiologie der Tuberkulose. (Contributi alla biologia del tubercoloso).
Contiene studi dettagliati sul pleomorfismo del bacillo di Koch, spesso citato per dimostrare che anche i “dogmi” della microbiologia cambiano forma.
- Morfogenesi e Biofisica (Approcci Moderni e Sistemici)
Qui la ricerca si sposta su come le forze fisiche del terreno (tensione superficiale, cariche elettriche) modellano il germe.
- Harold, F. M. (1990). To shape a cell: an inquiry into the causes of morphogenesis of microorganisms. Microbiological Reviews, 54(4), 381-431.
Uno studio fondamentale su “cosa” determina la forma di un batterio dal punto di vista biofisico.
- Rosen, R. (1991). Life Itself: A Comprehensive Inquiry Into the Nature, Origin, and Fabrication of Life. Columbia University Press.
Robert Rosen, biologo teorico, discute la morfologia non come un dato genetico fisso, ma come un risultato relazionale con l’ambiente (il terreno).
- Guenter, A. (2001). The Living State: With Observations on Cancer.
Sebbene focalizzato sulla salute, esplora il concetto di “morfologia plastica” dei microrganismi in risposta al terreno biologico alterato.
- Il Pleomorfismo nel Terreno Agrario (Bio-Dinamica e Bio-Logica)
- Pfeiffer, E. (1938). Bio-Dynamic Farming and Gardening. Anthroposophic Press.
Pfeiffer (allievo di Steiner) lavorò molto sulla “cristallizzazione sensibile” e sulla morfologia dei microrganismi del compost, citando spesso il passaggio da forme caotiche a forme organizzate.
- Ruskin, S. L. (1952). The Role of the Co-enzymes in the Pleomorphism of Bacteria.
Studio specifico su come i minerali del terreno (catalizzatori) influenzino il ciclo vitale descritto da Löhnis.
Riassunto della “Mappa” Bibliografica
Se su vule approfondire un autore specifico tra questi, è meglio partire da Hadley (1927) che parla della scomposizione della cellula, o da Boshyan (1950) che parla della teoria più estrema sulla trasformazione dei germi in cioò che ignorantemente chiamiamo “virus” e viceversa.
Altri nomi che compaiono, come Fontes, Vaudremer o Hauduroy, Erano i ricercatori francesi che negli anni ’20 e ’30 isolarono le “forme filtrabili” del terreno.
I ricercatori della scuola francese degli anni ’20 e ’30 (come Fontes, Vaudremer e Hauduroy) rappresentano l’anello di congiunzione tra l’intuizione di Béchamp e la microbiologia moderna. Essi si concentrarono su un fenomeno specifico: la capacità dei batteri di ridursi a dimensioni tali da passare attraverso i filtri di porcellana (filtri di Chamberland), solitamente utilizzati per isolare i cosiddetti e presunti virus.
Queste “forme filtrabili” (o micro-forme) spiegherebbero perché, in un terreno apparentemente sterile o privo di germi specifici, la vita batterica possa riemergere improvvisamente quando le condizioni morfologiche e chimiche cambiano.
Ecco i riferimenti bibliografici e i contributi di questi autori:
- A. Fontes (Il pioniere delle forme filtrabili)
Fontes fu tra i primi a dimostrare che il bacillo della tubercolosi poteva trasformarsi in granuli invisibili al microscopio ottico, capaci di attraversare i filtri e poi “rigenerarsi” in bacilli completi.
- Fontes, A. (1910). Sur la filtration du bacille de la tuberculose. Memorias do Instituto Oswaldo Cruz.
- Fontes, A. (1912). Über die Filtrierbarkeit des Tuberkulosevirus. Beiträge zur Klinik der Tuberkulose.
- Importanza: Introdusse il concetto che il “germe” ha una fase di vita ultra-microscopica simile a un virus.
- Paul Hauduroy (La sistematizzazione del pleomorfismo)
Hauduroy è forse il ricercatore più metodico di questo gruppo. Dedicò la carriera a dimostrare che la maggior parte dei batteri comuni ha una fase filtrabile “invisibile”.
- Hauduroy, P. (1926). Les formes filtrantes des bactéries. Paris: Masson et Cie.
- Hauduroy, P. (1929). Les ultravirus bactéries. Paris: Masson et Cie.
- Hauduroy, P. (1927). Techniques de culture des formes filtrantes. Comptes Rendus della Société de Biologie.
- Contributo: Sviluppò terreni di coltura speciali per indurre queste forme a tornare alla loro morfologia classica, provando che non erano “contaminazioni” ma stadi vitali.
- Albert Vaudremer (Pleomorfismo e Terreno)
Vaudremer applicò queste scoperte allo studio di come l’ambiente (il terreno biologico) influenzi la forma. Dimostrò che cambiando la composizione del substrato, il bacillo mutava radicalmente la sua architettura cellulare.
- Vaudremer, A. (1921). Un milieu de culture pour le bacille tuberculeux. Comptes Rendus de la Société de Biologie.
- Vaudremer, A. (1935). Le Bacille de Koch. Morphologie, biologie, formes filtrantes. Paris: Maloine.
- Contributo: Fu tra i primi a parlare di “forme asporogene” e di cicli vitali indotti dalla carenza di nutrienti nel terreno.
- Altri autori francesi della stessa cerchia
- Grimard, L. (1927). Les formes filtrables des microbes. (Una sintesi delle tesi di Hauduroy applicate alla batteriologia generale).
- Burnet, E. (1925). Sur les formes filtrables du bacille de la tuberculose. (Lavorò presso l’Istituto Pasteur di Tunisi e confermò le tesi di Fontes).
- Calmette, A. (1928). L’infection bacillaire et la tuberculose chez l’homme et chez les animaux.
Anche il celebre Albert Calmette (famoso per il vaccino tossico BCG) dovette ammettere l’esistenza di “elementi granulo-filtrabili” nel ciclo del bacillo.
Perché queste ricerche sono rilevanti oggi ?
Questi autori caddero in parte nell’oblio con l’avvento degli antibiotici e della visione genetica rigida (un gene = una proteina = una forma).
Tuttavia, sono tornati di estrema attualità per tre motivi:
- Persistenza batterica: Come fanno i batteri a sopravvivere in terreni ostili per decenni? (Attraverso le forme granulo-filtrabili descritte da Fontes).
- Nanobatteri: La scoperta di entità ultra-piccole nel suolo che ricordano i “microzimi” di Béchamp.
- Epigenetica ambientale: L’idea che il “terreno” (fisico e chimico) sia il vero regista della forma del germe, e non solo il suo contenitore.
Altre fonti:
Fonti Marcello Pamio: “Dai microzimi di Béchamp, alla ciclogenia di Enderlein alla quarta Legge biologica di Hamer !
Le conoscenze che fanno tremare l’establishment” Edizione “Disinformazione.it – 12 novembre 22 – pagg.1-14
La Redazione: “Scienza Conoscenza”- Nuove scienze, medicina integrata –
La rivista Ufficiale di Macro N.69 luglio/settembre 2019 pagg. 14-17
Dott. Stefano Manera: “Cervello Intestino: un Legame Indissolubile” -Macro Edizioni Settembre 2021
Microbioma.it: Analisi Metagenomica rivela elevata biodiversità microbica- Università degli Studi di Trento Zamboni Maria Teres
Continua in: La teoria dei Germi è falsa + La Teoria del Contagio è falsa, mentre la Teoria del Terreno è scientifica !
































































