COSTITUZIONE, Leggi, Norme e LEGGE Naturale
La frase “ciò che la legge non proibisce è consentito” è un brocard latino, “Permissa putantur omnia, quae non sunt prohibita” (si ritengono permesse tutte le cose che non sono proibite), e “quae lex non prohibet debent permissa videri” (ciò che la legge non vieta deve essere considerato permesso). In sostanza, indica il principio secondo cui, in assenza di una norma che vieti una determinata condotta, questa è lecita e, quindi, consentita
Marco Tullio Cicerone nasce il 3 gennaio del 106 avanti era volgare a Ponte Olmo, località situata nel comune di Arpinum, territorio Italico. È stato colui che ha emesso e dichiarato questi cosiddetti “sacri” concetti.
La legge è ragione suprema insita nella natura, che comanda ciò che si deve fare e proibisce il contrario. È da questa legge suprema, uguale in ogni tempo, che vanno prese le mosse per ritrovare il principio del diritto. Il diritto infatti per Cicerone non nasce dalle leggi positive: se a fondare il diritto fossero le leggi positive, potrebbe essere diritto rubare o commettere adulterio, qualora queste azioni venissero approvate dal voto o dal decreto di un legislatore. Se non vi fosse norma naturale non si potrebbe distinguere una legge buona da una cattiva.
Grazie a Cicerone il diritto naturale fa il suo ingresso nel più grande ordinamento esistito fino ad ora.Se nel De legibus, è senz’altro evidente l’influenza del pensiero platonico e aristotelico, è del pari evidente come la rielaborazione di tali dottrine non avvenga sul filo di una continuità logica e filosofica, bensì all’interno di un mutato orizzonte concettuale che fanno di Cicerone il primo vero teorico della legge di natura, nella tradizione occidentale.
La giustizia, scrive Cicerone nel De legibus, non si identifica con l’ossequio alle leggi scritte: «se la volontà popolare, o un decreto del sovrano, o una disposizione della magistratura fossero sufficienti a far sì che una cosa diventi giusta, allora basterebbe un semplice voto della maggioranza per far considerare giusta e legittima la rapina, l’adulterio o la falsificazione di testamenti».
Ma la vera legge è solo quella norma «che distingue ciò che è giusto e ciò che è ingiusto secondo la natura stessa delle cose … In caso diverso, una legge non solo non dovrebbe essere considerata tale, ma neppure dovrebbe averne il nome».
Il fondamento che dà solidità e legittimità al diritto va ricercato infatti nella natura divina e razionale che ha reso gli uomini inclini ad amarsi reciprocamente. Se il diritto non trovasse conferma della sua validità nella natura eterna e universale, ma nell’utilità contingente e particolare, gli uomini per Cicerone perderebbero il senso di virtù come la liberalitas, la patriae caritas, la pietas, la volontà di rendersi benemeriti verso qualcuno e di dimostrare la propria gratitudine: virtù che richiedono invece sacrificio e amore per gli altri uomini, al di là dunque della propria utilità relativa e immediata. Fondando il diritto sull’utilità particolare e non sulla natura universale si eliminerebbe il rispetto dell’uomo per i propri simili e per il culto e i riti verso gli dei: essi devono invece essere conservati non per timore, ma per quel legame originario che c’è tra l’uomo e Dio.
Differenza fra norma e legge
Spesso usati come sinonimi, norma e legge sono in realtà termini diversi, sia dal punto di vista lessicale che contenutistico.
La legge ha portata più ampia; è intesa (in senso materiale) come fonte di produzione del diritto, ossia come atto normativo che, all’esito di un determinato iter, l’ordinamento qualifica idoneo a produrre norme giuridiche.
La norma è invece il contenuto di quell’atto: la regola o l’insieme di regole che lo compongono, disciplinando un ambito più specifico e circoscritto.
Che cos’è la norma giuridica ?
È una regola di condotta stabilita convenzionalmente, per consuetudine oppure imposta d’autorità.
Definita da Galgano “l’unità elementare del sistema del diritto”, la norma giuridica ha lo scopo di guidare il comportamento dei consociati, regolando una determinata attività o indicando la condotta da adottare in certi casi.
- Norma giuridica e norma morale
Diversa dalla norma giuridica è la norma morale, anch’essa regola di condotta ma imposta non da un’autorità riconosciuta bensì dal comune sentire e dalla sensibilità di ciascun individuo.
Per tale motivo la norma morale può non essere condivisa dalla collettività, in quanto ciò che un individuo trova riprovevole non è detto lo sia anche per altri.
Allo stesso modo, a differenza della norma giuridica, la norma morale crea un obbligo solo nel singolo che spontaneamente ne riconosce il valore e decide di osservarla.
Sintesi:
Ciò che non è proibito dalla legge è consentito, ma ciò che è proibito dalla legge NON è consentito attuare o fare.
In uno Stato di diritto, il rispetto delle norme è fondamentale per garantire la convivenza civile e la giustizia. La libertà individuale trova spazio proprio entro i confini stabiliti dalla legge: tutto ciò che non è vietato è permesso, ma ciò che è vietato resta inammissibile.
Quel principio vale non solo per i cittadini, ma anche per lo Stato e per chi lo rappresenta. Ecco una versione ampliata e più completa della conclusione, che tiene conto di questo aspetto:
Il principio secondo cui «ciò che non è proibito dalla legge è consentito» è fondamentale in ogni ordinamento giuridico liberale: afferma che, in assenza di un divieto espresso, un comportamento è lecito. Tuttavia, è altrettanto vero che ciò che è vietato dalla legge non può essere compiuto.
Questo principio non vale solo per i cittadini, ma si applica anche allo Stato e alle sue istituzioni. In uno Stato di diritto, nessuno è al di sopra della legge: nemmeno chi esercita il potere. Ogni autorità pubblica o chi per essa es. i “facenti funzione”, devono agire nei limiti fissati dalla legge, altrimenti si scivola verso l’arbitrio e si minano le basi stesse della democrazia.
A tal proposito, è emblematico il principio enunciato nell’articolo 1 della Costituzione tedesca del 1949 (Grundgesetz), nata dopo l’esperienza del regime nazista:
«La dignità dell’uomo è intangibile. È dovere di ogni potere statale rispettarla e proteggerla.»
Questo segna un punto fermo: la legge vincola anche lo Stato, e proprio il rispetto di tale vincolo garantisce la libertà, la giustizia e la dignità di ogni individuo.
Riassunto:
Il principio: “Ciò che non è proibito dalla legge è consentito”
Il principio secondo cui “ciò che non è proibito dalla legge è consentito” è un fondamento essenziale degli ordinamenti giuridici moderni.
Deriva dal brocardo latino Permissa putantur omnia quae non sunt prohibita e da quae lex non prohibet debent permissa videri, e implica che, in assenza di una norma che vieti un comportamento, questo deve ritenersi lecito.
In sostanza, la libertà del cittadino si esercita entro i limiti imposti dalla legge: tutto ciò che non è vietato esplicitamente è permesso.
Il ruolo dello Stato e della legge
Tale principio non si applica solo ai cittadini, ma anche allo Stato e ai suoi organi. In uno Stato di diritto, anche chi esercita il potere è sottoposto alla legge. Le istituzioni pubbliche devono agire nei limiti che la legge stessa impone, altrimenti si rischia l’arbitrio e la violazione dei diritti fondamentali.
Come affermava Cicerone, la vera legge è quella che nasce dalla natura e dalla ragione, non dal semplice volere del legislatore. Se la legge positiva contraddice la legge naturale, non può essere considerata giusta. La legge, per essere tale, deve tutelare la dignità umana e orientarsi alla giustizia.
Il reato come violazione della legge
All’interno di questo quadro, la nozione di reato si definisce con chiarezza: è un comportamento espressamente vietato dalla legge penale, la cui violazione comporta una sanzione. Questo principio è sintetizzato dal brocardo latino “nullum crimen, nulla poena sine lege” (nessun crimine, nessuna pena senza una legge).
L’articolo 1 del Codice penale italiano afferma chiaramente:
“Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite.”
Un esempio concreto è l’articolo 624 del Codice penale, che definisce il furto come:
“Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 154 a euro 516.”
Pertanto, non è possibile punire un comportamento come reato se non è previsto dalla legge. Questo garantisce certezza del diritto e tutela i cittadini da possibili abusi di potere.
La Costituzione italiana e il principio di legalità
Il principio di legalità penale è consacrato anche nella Costituzione italiana, all’articolo 25, comma 2: “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.”
Questo significa che:
- La legge penale non può avere effetto retroattivo,
- Nessuno può essere punito per un comportamento che non era considerato reato al momento in cui è stato compiuto,
- Solo il Parlamento, come organo legislativo, può definire ciò che è reato.
Esempio reale: il caso Cappato e l’aiuto al suicidio
Un esempio attuale è il caso di Marco Cappato e di DJ Fabo, che ha portato la Corte costituzionale a pronunciarsi sull’art. 580 c.p. (aiuto al suicidio). La Corte, con la sentenza n. 242/2019, ha stabilito che, in determinate condizioni, l’aiuto al suicidio non è punibile, pur essendo previsto come reato, perché devono essere rispettati altri valori costituzionali come la dignità umana.
Questo dimostra come il principio della legalità si intrecci con la necessità di interpretare la legge alla luce della Costituzione e dei diritti fondamentali.
Conclusione parziale
Il principio “ciò che non è proibito è consentito” definisce chiaramente cosa è lecito e cosa è illecito. Solo ciò che è vietato dalla legge e sanzionato può essere considerato reato.
Questo principio:
- Tutela la libertà individuale,
- Limita il potere dello Stato,
- Garantisce certezza del diritto,
- È sancito dalla Costituzione,
- Trova applicazione pratica nel diritto penale.
Sia i cittadini che lo Stato devono agire entro i limiti della legge. Solo così si può garantire una convivenza giusta e libera, fondata sul rispetto reciproco e sulla legalità.
Tratto da: centrostudilivatino.it
Commenti e Chiarimenti NdR
Iniziamo con un esempio:
- Scrivere in maiuscolo, rispetto a come indicato nell’Art. 6 C.C.
(es. ROSSI MARIO) o invertire l’ordine non costituisce un reato penale. Non c’è una legge che lo vieti o che lo disponga e che preveda una sanzione per questo, ma si compie comunque una modifica delle disposizioni di legge Art 6 CC.
Violazione delle norme formali: Tuttavia, come ho indicato, questa disposizione non rispetta le norme giuridiche e linguistiche in essere sul come si deve scrivere e sull’uso del Nome e Cognome.
Fare in modo diverso trasgredisce l’ordine indicato dal C.C., dato che sta scritto, come frasi finali: Non sono ammessi cambiamenti, aggiunte o rettifiche al nome, se non nei casi e con le formalità dalla legge indicati.
Siccome non vi è nessuna legge che indichi la possibilità di cambiare il come scrivere il Prenome ed il Cognome, va da sé che si tratta di una grave trasgressione sia linguistica che legalistica.
Quindi chi, qualsiasi persona od ente, che effettua una tale modifica, impedisce la corretta valutazione dello status e dei diritti del Nome e Cognome
Il ruolo dello Stato:
- Rispetto delle leggi: Lo Stato, come qualsiasi cittadino, deve rispettare le leggi. Questo include sia le leggi penali che le norme/Leggi amministrative.
- Applicazione della legge: Lo Stato ha il dovere di far rispettare le leggi ai cittadini, ma ha il dovere esso stesso di metterle in pratica.
- Esempio: Se un funzionario pubblico scrive il tuo Nome e Cognome in maiuscolo invertendo le due parole cosi: COGNOME e NOME, su un documento, non sta commettendo un reato penale. Ma sta commettendo un errore in contrasto con la Legge: Art 6 CC.
- Rispetto delle leggi: Lo Stato, come ogni cittadino, è vincolato al principio di legalità. Ciò significa che deve uniformarsi non solo alle leggi penali, ma anche alle norme civili, amministrative e regolamentari. Questo trova fondamento nell’art. 97 Cost., che impone alla Pubblica Amministrazione di agire in base a criteri di legalità, imparzialità e buon andamento.
- Applicazione della legge: Lo Stato non si limita a pretendere dai cittadini l’osservanza delle norme, ma ha il dovere esso stesso di attuarle e rispettarle direttamente nella propria attività. Il principio di legalità è rafforzato dall’art. 113 Cost., che garantisce a ogni cittadino la possibilità di ricorrere contro gli atti della Pubblica Amministrazione che violino la legge.
- Conseguenza pratica: La Pubblica Amministrazione, e con essa i funzionari pubblici, non possono discostarsi arbitrariamente dalla legge. Qualsiasi deroga non prevista dal legislatore si tradurrebbe in un vizio di legittimità dell’atto e può essere impugnata dal cittadino davanti al giudice competente.
CONCLUSIONE finale:
le leggi e le norme Costituzione compresa DEBBONO assolutamente rispettare, in quanto sottoposte ad esse le convenzioni ed i trattati internazionali a partire dalla Common LAW , vedi Art 10 della Costituzione italiana = “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute“. ma e soprattutto essere conformi ed in armonia con le Leggi Naturali (in questo link si trovano indicate le principali, le quali sono le leggi immutabili del genere Uomo e della natura nella quale vive che sono al vertice primario della Gerarchia delle Fonti Giuridiche) dalle quali dovrebbero derivare; però se non sono conformi alla Legge naturale vanno disattese e cambiate od eliminate.
E per concludere, Guardate il Video indicato qui sotto, nel quale si evidenzia ciò che un giudice femmina molto competente ci parla di ciò, in modo comprensibile, anche se il video è un pò lungo, ne vale la pena.
Colloquio con la Giudice dr. Sabrina De Simone – Isola del Gran Sasso
Ascoltate con molta attenzione tutto il video.
Ricco di informazioni, di emozioni e consapevolezza su ciò che è accaduto.
Qui sotto ci sono i vari LINKs del video al minuto esatto per ogni argomento trattato.
Buona Visione e divulgazione.
Atto di nascita e diritto
Qui al minuto 3 dove parla il magistrato: https://youtu.be/fMuB1QS8RWc?t=199
Min. 10, 08: Diritto Naturale descritto come filosofia del diritto – Lavori preparatori alla costituzione Italiana.
Azienda Italia un qualcosa di astratto: https://youtu.be/fMuB1QS8RWc?t=608
Minuto 21: I giudici sono a conoscenza dei piani d’elite…: https://youtu.be/fMuB1QS8RWc?t=1261
Sono pochi i magistrati in onore: https://youtu.be/fMuB1QS8RWc?t=1321
Creazione della Costituzione non in modo legale: https://youtu.be/fMuB1QS8RWc?t=2397
La verità sta scritta: La quindicesima disposizione transitoria alla Costituzione Italiana, quando entra in vigore viene resa Legge un provvedimento Legislativo precedente Decreto luogotenenziale 151 del 1944, che indicava come dovevano essere fatte le leggi in attesa che fosse nominato il parlamento.
Quindi il 2 gennaio 1948 mancava il parlamento a legiferare….
Lo statuto Albertino: https://youtu.be/fMuB1QS8RWc?t=2980
La diciassettesima disposizione recitava: https://youtu.be/fMuB1QS8RWc?t=3071 + https://youtu.be/fMuB1QS8RWc?t=3102
Paolo Borsellino era stato scelto per diventare Presidente della repubblica: https://youtu.be/fMuB1QS8RWc?t=3601, quindi è stato eliminato da parte del governo in auge allora.
Popolazione nel 2015 al 2025, Da 62 a 45 MLN: https://youtu.be/fMuB1QS8RWc?t=4516
Continua in: Sovranità individuale (introduzione)



































































