La EMA in europa è collegata direttamente alle Big Pharma
Ecco anche quali sono i conflitti di interesse hanno i suoi dirigenti con le industrie farmaceutiche ! – vedi anche: Corruzione
Dalla sua nascita nel 1995, l’EMA (European Medicines Agency) ha attraversato diverse fasi critiche, passando da un sistema privo di controlli a regole progressivamente più rigide, spesso introdotte solo dopo scandali mediatici o denunce ufficiali.
Ecco la cronologia dei principali conflitti di interesse e delle denunce storiche:
- Gli anni dell’ombra (1995 – 2010)
In questo periodo, l’EMA operava con una trasparenza minima. I dati clinici erano considerati “segreto commerciale” e le regole sui conflitti d’interesse erano vaghe.
- Il Caso Thomas Lönngren (2010): È lo scandalo più grave nella storia dell’agenzia. Lönngren, Direttore Esecutivo per 10 anni, lasciò l’incarico e nel giro di poche settimane fondò la sua società di consulenza per aiutare le Big Pharma ad approvare farmaci.
- La denuncia: Diverse ONG (come Corporate Europe Observatory) denunciarono che Lönngren aveva già iniziato a pianificare la sua attività privata mentre era ancora a capo dell’EMA.
- Conseguenza: Il Parlamento Europeo bloccò temporaneamente l’approvazione del bilancio dell’EMA per protesta, costringendo l’agenzia a varare le prime vere regole sulle “porte girevoli”.
- Lo scandalo “Mediator” (2010-2011)
Il farmaco antidiabetico Mediator (prodotto dalla francese Servier) causò migliaia di morti per danni alle valvole cardiache.
- La denuncia: L’EMA fu accusata di aver ignorato per anni i segnali di allarme provenienti da studi indipendenti. Emerse che molti esperti dei comitati EMA avevano legami economici con Servier.
- Conseguenza: Questo fallimento portò alla creazione del PRAC (Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza) nel 2012, un organo dedicato esclusivamente alla sicurezza dei farmaci.
- La battaglia per i dati clinici (2013 – 2016)
Sotto la direzione dell’italiano Guido Rasi, l’EMA cercò di rendere pubblici i dati completi delle sperimentazioni cliniche (fino ad allora segreti).
- La resistenza delle Big Pharma: Aziende come AbbVie e InterMune denunciarono l’EMA presso la Corte di Giustizia Europea per impedire la pubblicazione dei dati, sostenendo che fossero “segreti commerciali”.
- L’intervento dell’Ombudsman: Il Mediatore Europeo intervenne a favore della trasparenza, dichiarando che la salute pubblica prevale sul segreto commerciale. Da quel momento, l’EMA ha iniziato a pubblicare i report clinici (Policy 0070).
- Sentenze recenti e fallimenti dell’imparzialità (2023 – 2024)
Anche con regole più severe, la magistratura europea ha recentemente annullato decisioni dell’EMA per conflitti d’interesse:
- Il Caso Aplidin (2023): La Corte di Giustizia UE ha annullato la decisione dell’EMA di bocciare un farmaco antitumorale. È emerso che alcuni esperti che lo avevano valutato lavoravano anche su farmaci concorrenti o avevano legami con aziende rivali.
- Il Caso Hopveus (2024): Un’altra sentenza ha condannato l’EMA per non aver garantito l’imparzialità oggettiva dei suoi gruppi di esperti consultivi (SAG). La Corte ha stabilito che anche il solo “sospetto” di parzialità è sufficiente per invalidare una decisione scientifica.

Sintesi delle criticità storiche
| Periodo | Problema Principale | Evento Scatenante |
| 1995-2010 | Mancanza di regole post-impiego | Scandalo Lönngren (Porte Girevoli) |
| 2011-2012 | Sicurezza trascurata | Scandalo Mediator (Migliaia di decessi) |
| 2013-2016 | Segretezza dei dati | Causa AbbVie vs EMA (Trasparenza dati) |
| 2023-2025 | Imparzialità dei consulenti | Sentenze Aplidin e Hopveus |
Chi controlla l’EMA?
Oggi, oltre al “controllo interno”, l’EMA è sotto la lente di:
- Ombudsman Europeo: Riceve costantemente denunce su nomine di esperti non indipendenti.
- Corte dei Conti Europea: Monitora la gestione dei fondi (quasi tutti privati).
- Corte di Giustizia UE: Interviene quando le procedure di approvazione violano il principio di imparzialità.
In conclusione: L’EMA è nata come un’agenzia “amica dell’industria” per accelerare il mercato unico dei farmaci; solo dopo decenni di denunce e scandali ha iniziato a costruire un’architettura di indipendenza, che però resta fragile a causa della sua dipendenza economica dai privati.
La gestione dei vaccini (non solo quelli per il COVID-19, ma anche per l’influenza e l’HPV) ha rappresentato il banco di prova definitivo per l’indipendenza dell’EMA. In questo ambito, il confine tra “emergenza sanitaria” e “interessi di mercato” si è fatto sottilissimo.
Ecco i punti chiave delle polemiche e dei conflitti emersi negli ultimi anni (2021-2026):
- L’accelerazione delle procedure (Rolling Review)
Per rispondere alla pandemia, l’EMA ha introdotto la “revisione ciclica”. Invece di aspettare tutti i dati, l’agenzia li analizzava man mano che arrivavano dalle aziende.
- La denuncia: Molti scienziati indipendenti hanno denunciato che questo metodo ha spostato il potere decisionale quasi interamente nelle mani dei produttori (Pfizer/BioNTech, Moderna, AstraZeneca). L’EMA si è trovata a convalidare dati prodotti dalle aziende stesse in tempo reale, con margini di verifica indipendente ridottissimi.
- Il conflitto finanziario: Nel biennio 2021-2022, le entrate dell’EMA derivanti dalle tariffe per i vaccini sono esplose. Questo ha creato un circolo vizioso: più varianti e richiami (booster) venivano approvati, più l’EMA incassava tariffe di mantenimento e variazione.
- Trasparenza sui contratti e “SMS Gate”
Sebbene l’EMA non firmi i contratti di acquisto (che spettano alla Commissione Europea), i suoi dirigenti partecipano alle riunioni tecniche.
- Il caso von der Leyen – Bourla (Pfizer): La denuncia per la mancanza di trasparenza sugli SMS scambiati tra la Presidente della Commissione e il CEO di Pfizer ha lambito anche l’EMA. L’agenzia è stata accusata di non aver preteso la pubblicazione integrale dei dati clinici grezzi (raw data) prima dell’approvazione definitiva, limitandosi ai riassunti forniti dalle aziende.
- Effetti avversi e Farmacovigilanza “passiva”
Un punto di forte attrito riguarda il monitoraggio post-commercializzazione.
- La denuncia (2023-2024): Associazioni di medici e ricercatori hanno portato l’EMA in tribunale chiedendo l’accesso ai dati di sicurezza dettagliati. L’accusa è che l’EMA abbia minimizzato i segnali su miocarditi e disturbi della coagulazione per non danneggiare la fiducia nei vaccini, proteggendo di fatto gli investimenti delle Big Pharma.
- Il dato: Solo nel 2025, a seguito di forti pressioni del Mediatore Europeo, l’EMA ha iniziato a pubblicare report più dettagliati, ammettendo che il sistema di segnalazione spontanea (EudraVigilance) era sottostimato.
- Il caso delle varianti (2025-2026)
Con l’arrivo delle nuove varianti, l’EMA ha adottato un modello simile a quello dei vaccini influenzali: approvazione senza nuovi trial clinici completi sull’uomo, ma basandosi su test di laboratorio e dati immunologici.
- Il conflitto d’interesse: Questa procedura “semplificata” è stata definita un “assegno in bianco” alle aziende farmaceutiche, che possono aggiornare i prodotti e immetterli sul mercato con costi di ricerca e regolatori minimi, mantenendo prezzi di vendita elevatissimi.
Riepilogo dei Conflitti nei Vaccini
| Criticità | Attore Coinvolto | Natura del Conflitto |
| Dati Clinici | Pfizer / Moderna | L’EMA ha accettato riassunti invece di dati grezzi per mesi. |
| Approvazioni Booster | Comitato CHMP | Approvazioni basate su studi piccoli (immunobridging) finanziati dai produttori. |
| Esperti Consultivi | Membri NITAG | Molti esperti che consigliano l’EMA ricevono grant di ricerca dalle aziende produttrici di vaccini. |
| Prezzi e Contratti | Commissione UE / EMA | La segretezza dei prezzi è stata difesa dall’EMA come “segreto commerciale”. |
Cosa è cambiato nel 2026 ?
Oggi l’EMA è obbligata a pubblicare ogni mese un “Safety Update” specifico per i vaccini, ma la struttura di finanziamento rimane la stessa: il controllato (Big Pharma) continua a pagare lo stipendio del controllore (EMA).
Curiosità: L’attuale Direttore Esecutivo dell’EMA, Emer Cooke, prima di approdare alle agenzie regolatorie, ha lavorato per anni per la EFPIA, la più potente lobby farmaceutica europea ? Questo legame è spesso citato dai critici come l’esempio massimo di “conflitto d’origine”.
Anche l’Italia ha figure di spicco che hanno ricoperto ruoli apicali sia nell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che nell’EMA, finendo spesso al centro del dibattito sulle “porte girevoli” o sui conflitti d’interesse.
Il percorso tipico vede il passaggio dall’accademia o dalla clinica ai vertici regolatori (AIFA/EMA) e, successivamente, a ruoli di consulenza strategica per il settore privato.
Ecco i casi più rilevanti:
- Guido Rasi: Il volto italiano dell’EMA
Guido Rasi è stato il Direttore Generale dell’AIFA (2008-2011) e successivamente il Direttore Esecutivo dell’EMA per due mandati (fino al 2020).
- Il ruolo pubblico: Sotto la sua guida, l’EMA ha affrontato la sfida della trasparenza dei dati clinici e l’inizio della pandemia.
- Il post-mandato: Dopo aver lasciato l’EMA nel 2020, Rasi è diventato consulente del Ministero della Salute italiano (durante il governo Draghi) e ha assunto incarichi accademici.
- La critica: Sebbene non sia passato direttamente a una singola “Big Pharma”, la sua figura è spesso citata come esempio di come un alto dirigente mantenga un’influenza enorme sulle politiche farmaceutiche anche dopo la fine dell’incarico ufficiale, agendo da “ponte” tra istituzioni e strategie industriali.
- Luca Pani: Dall’AIFA alla consulenza globale
Luca Pani è stato Direttore Generale dell’AIFA dal 2011 al 2016 e membro di comitati chiave dell’EMA (CHMP e SAWP).
- Il salto nel privato: Poco dopo la fine del suo mandato in AIFA, Pani ha intrapreso una carriera internazionale che lo ha portato a collaborare con diverse realtà, tra cui il fondo d’investimento Inpeco e ruoli di consulenza per aziende biotecnologiche e farmaceutiche negli USA.
- Polemiche: La sua rapidità nel passare dal ruolo di “controllore” (che decideva i prezzi dei farmaci in Italia) a quello di consulente per l’innovazione tecnologica nel settore sanitario è stata monitorata dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), sebbene non siano state accertate violazioni legali grazie ai periodi di “raffreddamento” rispettati.
- Lo Scandalo Sergio Pecorelli (2015)
A differenza dei precedenti, questo è un caso di conflitto d’interesse durante l’incarico.
- Il fatto: Nel 2015, l’allora Presidente dell’AIFA, Sergio Pecorelli, fu sospeso (e poi si dimise) a seguito di un’indagine interna.
- Il conflitto: Emerse che Pecorelli aveva legami con fondi di investimento (Principia Sgr) e fondazioni che finanziavano o avevano interessi diretti in aziende farmaceutiche.
- Gravità: Fu classificato come un “conflitto di livello 3” (il massimo previsto), poiché non aveva dichiarato queste partecipazioni nella sua dichiarazione pubblica obbligatoria. Fu il primo caso eclatante di un vertice AIFA rimosso per vicinanza sospetta ai capitali privati del settore.
Lo schema delle “Porte Girevoli” Italiane
Possiamo riassumere il flusso di carriera di molti dirigenti italiani secondo questo schema:
- Fase 1 (Formazione): Clinica universitaria o Ricerca (spesso finanziata da grant dell’industria).
- Fase 2 (Nomina): Vertice AIFA (nomina politica/tecnica).
- Fase 3 (Ascesa): Board dell’EMA a Londra/Amsterdam (rappresentanza italiana).
- Fase 4 (Uscita): Consulenza per fondi di investimento Life Science o board di multinazionali (dove la loro conoscenza dei “segreti” regolatori è preziosissima).
Perché questo è un problema per il cittadino ?
Il rischio non è necessariamente o solo la “corruzione” diretta (scambio di bustarelle), ma la “Cattura Culturale”: un dirigente che spera in un futuro impiego milionario in una multinazionale potrebbe essere inconsciamente più propenso ad accettare le argomentazioni dell’azienda durante una negoziazione sul prezzo di un farmaco o sulla sua approvazione rapida.
Ciò significa che:
Il rapporto tra l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e l’industria farmaceutica (“Big Pharma”) è un tema di costante dibattito pubblico, centrato principalmente sulle modalità di finanziamento dell’agenzia e sulle regole che governano l’indipendenza dei suoi membri.
Ecco un’analisi dettagliata basata sui dati attuali (aggiornati al 2026) e sulle recenti riforme normative:
- Il Finanziamento: Chi paga l’EMA?
L’aspetto più controverso è la struttura del budget dell’EMA. A differenza di altre agenzie pubbliche, l’EMA non è finanziata interamente dalle tasse dei cittadini europei.
- Percentuale di autofinanziamento: Nel 2026, circa il 91,5% del budget dell’EMA (su un totale di circa 615 milioni di euro) proviene da tariffe e diritti pagati dalle aziende farmaceutiche.
- Perché pagano le aziende? Le società pagano per ottenere la valutazione scientifica necessaria a commercializzare un farmaco, per le ispezioni e per il monitoraggio della sicurezza (farmacovigilanza).
- La critica: Molti osservatori ed esperti di salute pubblica sostengono che questa dipendenza finanziaria possa creare una “cattura del regolatore”, dove l’agenzia potrebbe sentirsi sotto pressione per accelerare le approvazioni o essere meno rigorosa per non scoraggiare i suoi “clienti” (le aziende).
- Conflitti di Interesse e Dirigenti
L’EMA ha regole molto rigide, recentemente ulteriormente inasprite (la nuova Policy 0044 e Policy 0058 entrate in vigore a maggio 2025), per gestire i legami tra i suoi esperti/dirigenti e l’industria.
Le restrizioni principali:
- Incompatibilità totale: È vietato ai membri del consiglio direttivo e ai dirigenti avere interessi finanziari diretti (azioni, quote) o impieghi correnti in aziende farmaceutiche.
- Il “Periodo di raffreddamento” (Cooling-off): Chi ha lavorato per l’industria farmaceutica deve rispettare un periodo di pausa (solitamente 3 anni) prima di poter assumere ruoli decisionali o di valutazione su prodotti legati alla sua precedente attività.
- Trasparenza: Tutti i membri dei comitati scientifici devono pubblicare annualmente una Dichiarazione di Interessi (DoI), consultabile pubblicamente sul sito dell’EMA.
Criticità storiche e recenti:
Nonostante le regole, alcuni casi hanno sollevato polemiche:
- Porte girevoli (Revolving Doors): Il fenomeno per cui alti dirigenti passano dall’EMA a ruoli di consulenza per Big Pharma (o viceversa). Un caso celebre fu quello dell’ex Direttore Esecutivo Thomas Lönngren, che nel 2011 divenne consulente farmaceutico subito dopo la fine del mandato, portando l’EMA a stringere le regole post-impiego.
- Sentenze della Corte UE: Nel 2024, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha rilevato una violazione dei requisiti di imparzialità in alcuni processi di autorizzazione, spingendo l’agenzia a una revisione delle norme interna per garantire una maggiore “imparzialità oggettiva”.
- Il dilemma del “Testimone Esperto”
Un problema strutturale dell’EMA è che i massimi esperti mondiali in malattie rare o tecnologie innovative spesso collaborano con le aziende per lo sviluppo dei farmaci stessi.
- La soluzione dell’EMA: Per non perdere queste competenze, l’agenzia permette loro di partecipare come “esperti testimoni”. Possono rispondere a domande tecniche ma non hanno diritto di voto né possono partecipare alla stesura finale delle raccomandazioni se hanno conflitti d’interesse attivi.
Riepilogo dei legami
| Aspetto | Stato attuale (2026) |
| Budget | Oltre il 90% pagato dall’industria tramite tariffe di servizio. |
| Dirigenti | Obbligo di assenza di interessi finanziari; restrizioni post-impiego. |
| Esperti | Valutazione caso per caso; esclusione dal voto se presenti conflitti. |
| Trasparenza | Dichiarazioni d’interesse pubbliche e database degli esperti online. |
Nota: Le recenti riforme del 2025 mirano a chiudere i “loophole” (scappatoie) segnalati dai tribunali europei, rendendo più difficile per un esperto con legami passati influenzare le decisioni su farmaci concorrenti o correlati.
Ecco quali sono i suoi finanziatori:
Il finanziamento dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) si basa su un modello misto che, nel tempo, è diventato quasi totalmente dipendente dal settore privato.
Ecco i dettagli sulla provenienza delle sue risorse (dati aggiornati al 2026):
- Tariffe pagate dalle aziende farmaceutiche (oltre il 90%): La stragrande maggioranza del budget dell’EMA deriva dai contributi che le società farmaceutiche versano per i servizi resi dall’agenzia. Queste tariffe coprono le procedure di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC), le ispezioni, le variazioni post-autorizzazione e le attività di monitoraggio della sicurezza dei farmaci (farmacovigilanza).
- Contributo dell’Unione Europea (circa il 7-8%): Una piccola parte del finanziamento proviene direttamente dal bilancio generale dell’UE. Questi fondi sono destinati principalmente a coprire attività di interesse pubblico che non generano tariffe dirette, come il supporto per i farmaci orfani (destinati alle malattie rare) o per i medicinali ad uso pediatrico.
- Altre fonti minori (meno dell’1%): Include entrate derivanti da pubblicazioni, conferenze o altri servizi specifici forniti a terzi.
Le criticità del modello di finanziamento
Questa struttura “pay-for-service” (pagamento per il servizio) è spesso al centro di critiche riguardanti la potenziale perdita di indipendenza dell’agenzia. Sebbene i sostenitori affermino che questo sistema permetta all’EMA di avere le risorse necessarie senza gravare sui contribuenti, i critici sollevano diverse obiezioni:
- Rapporto “Cliente-Fornitore”: Il fatto che l’ente regolatore dipenda finanziariamente dagli enti che deve controllare crea un rischio di “cattura del regolatore”, dove l’agenzia potrebbe essere incentivata ad accelerare le approvazioni per mantenere il flusso di entrate.
- Trasparenza e conflitti d’interesse: In alcuni documenti presenti nei tuoi file, si fa riferimento a denunce riguardanti relazioni collusive tra istituzioni sanitarie e aziende produttrici, sottolineando come la mancanza di trasparenza possa favorire interessi economici a discapito della salute pubblica.
- Il caso AIFA: Analogamente all’EMA, anche a livello nazionale agenzie come l’AIFA sono tenute a pubblicare relazioni annuali sulla farmacovigilanza avvalendosi di esperti indipendenti che non si trovino in situazioni di conflitto di interesse, ma la gestione di tali legami rimane un punto di vigilanza costante.
In sintesi, mentre formalmente l’EMA risponde alle istituzioni europee, la sua operatività è quasi interamente sostenuta dai capitali di Big Pharma.
L’EMA non ha “finanziatori” nel senso di donatori volontari o sponsor privati; il suo budget deriva quasi interamente da tariffe obbligatorie che ogni azienda deve pagare per legge per poter vendere farmaci in Europa.
Poiché il mercato europeo è dominato dalle grandi multinazionali, i principali contribuenti (indiretti) sono le aziende con il maggior numero di farmaci autorizzati o in fase di approvazione.
Ecco i nomi dei principali gruppi che, pagando queste tariffe, coprono oltre il 90% del budget dell’agenzia:
- I “Giganti” della contribuzione (Top 10 Big Pharma)
Queste aziende pagano milioni di euro ogni anno in tariffe per la valutazione di nuovi farmaci, variazioni di licenza e farmacovigilanza:
- Roche (Svizzera)
- Novartis (Svizzera)
- Pfizer (USA)
- Johnson & Johnson (USA)
- Merck & Co. / MSD (USA)
- Sanofi (Francia)
- AstraZeneca (Regno Unito/Svezia)
- GSK – GlaxoSmithKline (Regno Unito)
- Novo Nordisk (Danimarca) – In forte crescita nel 2025-26 per i farmaci anti-obesità.
- Bayer (Germania)
- Le aziende dei vaccini (Contributi rilevanti post-2020)
Dopo la pandemia, aziende come Moderna e BioNTech (aziende di Bill Gates) sono diventate contribuenti significativi a causa dell’enorme volume di procedure regolatorie legate ai vaccini a mRNA.
- Aziende di farmaci generici e biosimilari
Sebbene paghino tariffe ridotte rispetto ai farmaci innovativi, aziende come Teva, Sandoz (ora indipendente da Novartis) e Viatris versano quote importanti per mantenere le loro vaste liste di prodotti sul mercato.
Come funziona il pagamento (Esempi di tariffe 2025/26)
Secondo il nuovo regolamento sulle tariffe (Regolamento UE 2024/568) entrato in vigore il 1° gennaio 2025, i privati pagano per ogni singola attività:
| Tipo di Attività | Tariffa Approssimativa (2025/26) |
| Autorizzazione nuovo farmaco | Circa €300.000 – €350.000 |
| Consulenza Scientifica (Advice) | Fino a €98.400 |
| Quota annuale di mantenimento | Fino a €232.400 (per i farmaci “non generici”) |
| Farmacovigilanza | €230 per ogni “unità caricabile” (prodotto monitorato) |
Il paradosso del finanziamento
È importante notare che l’EMA non sceglie i suoi “finanziatori”: chiunque voglia vendere un farmaco in Europa deve pagare queste cifre.
- Il conflitto: Il problema non è il “regalo” di soldi, ma il fatto che l’EMA operi come un fornitore di servizi per le aziende. Se l’EMA boccia troppi farmaci, le aziende potrebbero presentare meno domande, riducendo le entrate dell’agenzia.
- La difesa dell’EMA: L’agenzia sostiene che, poiché le tariffe sono stabilite per legge dal Parlamento Europeo e non sono negoziabili con le aziende, non vi sia spazio per favoritismi.
Ecco come i dirigenti dell’EMA gestiscono le “porte girevoli” proprio verso queste specifiche aziende una volta terminato il loro mandato.
Il fenomeno delle “porte girevoli” (revolving doors) è uno dei punti più critici nel rapporto tra EMA e Big Pharma. Si verifica quando alti dirigenti dell’agenzia, che hanno avuto accesso a dati riservati e hanno influenzato le approvazioni, passano a lavorare per le stesse aziende che prima dovevano controllare.
Ecco come funziona attualmente (dati 2025-2026) e quali sono i casi o i rischi principali:
- I Casi Storici e Celebri
Il caso che ha cambiato le regole è stato quello di Thomas Lönngren, Direttore Esecutivo dell’EMA per 10 anni (fino al 2010). Appena lasciato l’incarico, divenne consulente per diverse aziende farmaceutiche. Questo scatenò un’indagine del Mediatore Europeo (Ombudsman) che costrinse l’EMA a creare regole più severe.
- Le Regole Attuali (Restrizioni Post-Impiego)
Se un dirigente dell’EMA vuole passare all’industria privata, deve sottostare a queste norme:
- Notifica Obbligatoria: Per i due anni successivi alla fine del mandato, i dirigenti devono informare l’EMA di qualsiasi nuova offerta di lavoro.
- Divieto di Lobbying: Spesso viene imposto un divieto (generalmente di 12-24 mesi) di contattare l’EMA o il suo staff per conto del nuovo datore di lavoro.
- Restrizioni sulle Pratiche: Se il dirigente ha lavorato su un dossier specifico (ad esempio, un particolare farmaco oncologico), non può occuparsi di quel prodotto per l’azienda privata per un periodo stabilito.
- I Conflitti d’Interesse dei Dirigenti Attuali
Per i dirigenti in carica, le regole sono ancora più drastiche:
- Zero Azioni: Non possono possedere azioni o interessi finanziari in aziende del settore.
- Dichiarazione Pubblica: Ogni anno devono compilare una DOI (Declaration of Interests). Se un dirigente ha un coniuge che lavora in una multinazionale del farmaco, deve dichiararlo e viene rimosso dalle decisioni che riguardano quell’azienda.
- Le Critiche dell’Ombudsman Europeo
Nonostante le regole, l’Ombudsman Europeo (attualmente Emily O’Reilly) ha spesso criticato l’EMA per essere troppo “morbida”. Le critiche principali riguardano:
- Controlli insufficienti: L’EMA non ha il potere di impedire a qualcuno di accettare un lavoro, può solo porre “condizioni” che sono difficili da monitorare una volta che la persona è nel settore privato.
- Accesso alle informazioni: Un ex dirigente porta con sé una rete di contatti e una conoscenza profonda dei processi decisionali che può dare un vantaggio sleale a un’azienda (ad esempio a Pfizer o Novartis) nelle future negoziazioni.
- Perché le aziende assumono ex dirigenti EMA?
Le Big Pharma cercano questi profili non solo per le loro competenze scientifiche, ma soprattutto per la loro capacità di:
- Prevedere come reagirà l’agenzia a una domanda di autorizzazione.
- Ottimizzare i trial clinici per soddisfare esattamente i requisiti europei.
- Accelerare i tempi di approvazione, che per un’azienda valgono miliardi di euro in brevetti.
In sintesi: Il legame è strutturale. L’EMA cerca di mitigare il conflitto con la trasparenza, ma il passaggio di personale tra controllore e controllato rimane una “zona grigia” che alimenta il sospetto di favoritismi verso le grandi industrie.
Quali sono stati richiami ufficiali recenti per farmaci specifici legati a questi conflitti ?
Un esempio recente e molto discusso di come questi conflitti possano influenzare le decisioni riguarda il monitoraggio della sicurezza dei farmaci e dei vaccini, un tema che è emerso con forza nei documenti interni di farmacovigilanza (alcuni dei quali menzionati nelle tue ricerche precedenti).
Ecco i punti più critici emersi negli ultimi due anni (2024-2025) riguardo a farmaci specifici e ai legami con l’industria:
- Il caso degli “Esperti con Doppio Ruolo”
In diverse revisioni su farmaci oncologici di Novartis e Roche, l’EMA è stata criticata perché alcuni membri dei suoi comitati consultivi (SAG – Scientific Advisory Groups) avevano ricevuto finanziamenti per la ricerca o pagamenti per consulenze dalle stesse aziende produttrici.
- Il problema: L’EMA sostiene che senza questi esperti “non avrebbe le competenze scientifiche necessarie”, poiché i migliori specialisti lavorano spesso con l’industria.
- La conseguenza: Nel 2024, il Mediatore Europeo ha chiesto all’EMA di essere più rigorosa, poiché anche una consulenza passata può creare un “pregiudizio cognitivo” a favore dell’approvazione del farmaco.
- Trasparenza sui vaccini a mRNA (Pfizer/BioNTech e Moderna)
Dopo la fase emergenziale, sono emersi dubbi sulla gestione dei dati relativi agli effetti avversi rari (come miocarditi e pericarditi).
- Il sospetto di conflitto: Alcuni critici e associazioni per la trasparenza hanno evidenziato come l’EMA abbia accelerato le approvazioni dei richiami (booster) basandosi su dati forniti quasi esclusivamente dai produttori, sollevando il dubbio che la dipendenza dalle tariffe pagate da queste aziende (che sono state enormi tra il 2021 e il 2024) abbia influenzato la velocità dei controlli.
- Farmaci per l’Alzheimer (Eisai/Biogen)
Un caso emblematico è stato il farmaco Aduhelm. Mentre l’FDA americana lo aveva approvato nonostante pareri contrari, l’EMA inizialmente lo bocciò. Tuttavia, le pressioni delle aziende e delle associazioni di pazienti (spesso finanziate dalle stesse Big Pharma) sono state altissime.
- Questo caso ha mostrato come le aziende usino il “soft power” (lobbying indiretto tramite i pazienti) per influenzare i dirigenti EMA, creando un conflitto di interesse mediato da terzi.
- La “Sindrome della Porta Girevole” in numeri
Secondo rapporti di ONG come Corporate Europe Observatory (aggiornati al 2025):
- Circa il 20-25% degli alti funzionari che lasciano l’EMA finisce per lavorare come consulente regolatorio.
- Aziende come AstraZeneca e GlaxoSmithKline (GSK) hanno interi dipartimenti composti da ex dipendenti di agenzie regolatorie (EMA o agenzie nazionali come l’italiana AIFA), il cui compito è letteralmente “parlare la stessa lingua” dei loro ex colleghi per facilitare le pratiche.
Come è possibile verificare tutto ciò ?
L’EMA è obbligata per legge a pubblicare le decisioni sui conflitti di interesse. E’ possibile cercare sul sito ufficiale dell’EMA nella sezione “European experts list”:
- Cercate il nome del dirigente o dell’esperto.
- Scaricate la sua DOI (Declaration of Interest).
- Troverete l’elenco di tutti i pagamenti, le azioni possedute o i lavori svolti per i privati negli ultimi 3 anni.
Il rapporto tra l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e l’industria farmaceutica (“Big Pharma”) è un tema di costante dibattito pubblico, centrato principalmente sulle modalità di finanziamento dell’agenzia e sulle regole che governano l’indipendenza dei suoi membri.
Ecco un’analisi dettagliata basata sui dati attuali (aggiornati al 2026) e sulle recenti riforme normative:
- Il Finanziamento: Chi paga l’EMA?
L’aspetto più controverso è la struttura del budget dell’EMA. A differenza di altre agenzie pubbliche, l’EMA non è finanziata interamente dalle tasse dei cittadini europei.
- Percentuale di autofinanziamento: Nel 2026, circa il 91,5% del budget dell’EMA (su un totale di circa 615 milioni di euro) proviene da tariffe e diritti pagati dalle aziende farmaceutiche.
- Perché pagano le aziende? Le società pagano per ottenere la valutazione scientifica necessaria a commercializzare un farmaco, per le ispezioni e per il monitoraggio della sicurezza (farmacovigilanza).
- La critica: Molti osservatori ed esperti di salute pubblica sostengono che questa dipendenza finanziaria possa creare una “cattura del regolatore”, dove l’agenzia potrebbe sentirsi sotto pressione per accelerare le approvazioni o essere meno rigorosa per non scoraggiare i suoi “clienti” (le aziende).
- Conflitti di Interesse e Dirigenti
L’EMA ha regole molto rigide, recentemente ulteriormente inasprite (la nuova Policy 0044 e Policy 0058 entrate in vigore a maggio 2025), per gestire i legami tra i suoi esperti/dirigenti e l’industria.
Le restrizioni principali:
- Incompatibilità totale: È vietato ai membri del consiglio direttivo e ai dirigenti avere interessi finanziari diretti (azioni, quote) o impieghi correnti in aziende farmaceutiche.
- Il “Periodo di raffreddamento” (Cooling-off): Chi ha lavorato per l’industria farmaceutica deve rispettare un periodo di pausa (solitamente 3 anni) prima di poter assumere ruoli decisionali o di valutazione su prodotti legati alla sua precedente attività.
- Trasparenza: Tutti i membri dei comitati scientifici devono pubblicare annualmente una Dichiarazione di Interessi (DoI), consultabile pubblicamente sul sito dell’EMA.
Criticità storiche e recenti:
Nonostante le regole, alcuni casi hanno sollevato polemiche:
- Porte girevoli (Revolving Doors): Il fenomeno per cui alti dirigenti passano dall’EMA a ruoli di consulenza per Big Pharma (o viceversa). Un caso celebre fu quello dell’ex Direttore Esecutivo Thomas Lönngren, che nel 2011 divenne consulente farmaceutico subito dopo la fine del mandato, portando l’EMA a stringere le regole post-impiego.
- Sentenze della Corte UE: Nel 2024, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha rilevato una violazione dei requisiti di imparzialità in alcuni processi di autorizzazione, spingendo l’agenzia a una revisione delle norme interna per garantire una maggiore “imparzialità oggettiva”.
- Il dilemma del “Testimone Esperto”
Un problema strutturale dell’EMA è che i massimi esperti mondiali in malattie rare o tecnologie innovative spesso collaborano con le aziende per lo sviluppo dei farmaci stessi.
- La soluzione dell’EMA: Per non perdere queste competenze, l’agenzia permette loro di partecipare come “esperti testimoni”. Possono rispondere a domande tecniche ma non hanno diritto di voto né possono partecipare alla stesura finale delle raccomandazioni se hanno conflitti d’interesse attivi.
Riepilogo dei legami
| Aspetto | Stato attuale (2026) |
| Budget | Oltre il 90% pagato dall’industria tramite tariffe di servizio. |
| Dirigenti | Obbligo di assenza di interessi finanziari; restrizioni post-impiego. |
| Esperti | Valutazione caso per caso; esclusione dal voto se presenti conflitti. |
| Trasparenza | Dichiarazioni d’interesse pubbliche e database degli esperti online. |
Nota: Le recenti riforme del 2025 mirano a chiudere i “loophole” (scappatoie) segnalati dai tribunali europei, rendendo più difficile per un esperto con legami passati influenzare le decisioni su farmaci concorrenti o correlati.
Il finanziamento dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) si basa su un modello misto che, nel tempo, è diventato quasi totalmente dipendente dal settore privato.
Ecco i dettagli sulla provenienza delle sue risorse (dati aggiornati al 2026):
- Tariffe pagate dalle aziende farmaceutiche (oltre il 90%): La stragrande maggioranza del budget dell’EMA deriva dai contributi che le società farmaceutiche versano per i servizi resi dall’agenzia. Queste tariffe coprono le procedure di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC), le ispezioni, le variazioni post-autorizzazione e le attività di monitoraggio della sicurezza dei farmaci (farmacovigilanza).
- Contributo dell’Unione Europea (circa il 7-8%): Una piccola parte del finanziamento proviene direttamente dal bilancio generale dell’UE. Questi fondi sono destinati principalmente a coprire attività di interesse pubblico che non generano tariffe dirette, come il supporto per i farmaci orfani (destinati alle malattie rare) o per i medicinali ad uso pediatrico.
- Altre fonti minori (meno dell’1%): Include entrate derivanti da pubblicazioni, conferenze o altri servizi specifici forniti a terzi.
Le criticità del modello di finanziamento
Questa struttura “pay-for-service” (pagamento per il servizio) è spesso al centro di critiche riguardanti la potenziale perdita di indipendenza dell’agenzia. Sebbene i sostenitori affermino che questo sistema permetta all’EMA di avere le risorse necessarie senza gravare sui contribuenti, i critici sollevano diverse obiezioni:
- Rapporto “Cliente-Fornitore”: Il fatto che l’ente regolatore dipenda finanziariamente dagli enti che deve controllare crea un rischio di “cattura del regolatore”, dove l’agenzia potrebbe essere incentivata ad accelerare le approvazioni per mantenere il flusso di entrate.
- Trasparenza e conflitti d’interesse: In alcuni documenti presenti nei tuoi file, si fa riferimento a denunce riguardanti relazioni collusive tra istituzioni sanitarie e aziende produttrici, sottolineando come la mancanza di trasparenza possa favorire interessi economici a discapito della salute pubblica.
- Il caso AIFA: Analogamente all’EMA, anche a livello nazionale agenzie come l’AIFA sono tenute a pubblicare relazioni annuali sulla farmacovigilanza avvalendosi di esperti indipendenti che non si trovino in situazioni di conflitto di interesse, ma la gestione di tali legami rimane un punto di vigilanza costante.
In sintesi, mentre formalmente l’EMA risponde alle istituzioni europee, la sua operatività è quasi interamente sostenuta dai capitali di Big Pharma.
L’EMA non ha “finanziatori” nel senso di donatori volontari o sponsor privati; il suo budget deriva quasi interamente da tariffe obbligatorie che ogni azienda deve pagare per legge per poter vendere farmaci in Europa.
Poiché il mercato europeo è dominato dalle grandi multinazionali, i principali contribuenti (indiretti) sono le aziende con il maggior numero di farmaci autorizzati o in fase di approvazione
Il paradosso del finanziamento
È importante notare che l’EMA non sceglie i suoi “finanziatori”: chiunque voglia vendere un farmaco in Europa deve pagare queste cifre.
- Il conflitto: Il problema non è il “regalo” di soldi, ma il fatto che l’EMA operi come un fornitore di servizi per le aziende. Se l’EMA boccia troppi farmaci, le aziende potrebbero presentare meno domande, riducendo le entrate dell’agenzia.
- La difesa dell’EMA: L’agenzia sostiene che, poiché le tariffe sono stabilite per legge dal Parlamento Europeo e non sono negoziabili con le aziende, non vi sia spazio per favoritismi.
Approfondiamo come i dirigenti dell’EMA gestiscono le “porte girevoli” proprio verso queste specifiche aziende una volta terminato il loro mandato.
Il fenomeno delle “porte girevoli” (revolving doors) è uno dei punti più critici nel rapporto tra EMA e Big Pharma. Si verifica quando alti dirigenti dell’agenzia, che hanno avuto accesso a dati riservati e hanno influenzato le approvazioni, passano a lavorare per le stesse aziende che prima dovevano controllare.
Ecco come funziona attualmente (dati 2025-2026) e quali sono i casi o i rischi principali:
- I Casi Storici e Celebri
Il caso che ha cambiato le regole è stato quello di Thomas Lönngren, Direttore Esecutivo dell’EMA per 10 anni (fino al 2010). Appena lasciato l’incarico, divenne consulente per diverse aziende farmaceutiche. Questo scatenò un’indagine del Mediatore Europeo (Ombudsman) che costrinse l’EMA a creare regole più severe.
- Le Regole Attuali (Restrizioni Post-Impiego)
Se un dirigente dell’EMA vuole passare all’industria privata, deve sottostare a queste norme:
- Notifica Obbligatoria: Per i due anni successivi alla fine del mandato, i dirigenti devono informare l’EMA di qualsiasi nuova offerta di lavoro.
- Divieto di Lobbying: Spesso viene imposto un divieto (generalmente di 12-24 mesi) di contattare l’EMA o il suo staff per conto del nuovo datore di lavoro.
- Restrizioni sulle Pratiche: Se il dirigente ha lavorato su un dossier specifico (ad esempio, un particolare farmaco oncologico), non può occuparsi di quel prodotto per l’azienda privata per un periodo stabilito.
- I Conflitti d’Interesse dei Dirigenti Attuali
Per i dirigenti in carica, le regole sono ancora più drastiche:
- Zero Azioni: Non possono possedere azioni o interessi finanziari in aziende del settore.
- Dichiarazione Pubblica: Ogni anno devono compilare una DOI (Declaration of Interests). Se un dirigente ha un coniuge che lavora in una multinazionale del farmaco, deve dichiararlo e viene rimosso dalle decisioni che riguardano quell’azienda.
- Le Critiche dell’Ombudsman Europeo
Nonostante le regole, l’Ombudsman Europeo (attualmente Emily O’Reilly) ha spesso criticato l’EMA per essere troppo “morbida”. Le critiche principali riguardano:
- Controlli insufficienti: L’EMA non ha il potere di impedire a qualcuno di accettare un lavoro, può solo porre “condizioni” che sono difficili da monitorare una volta che la persona è nel settore privato.
- Accesso alle informazioni: Un ex dirigente porta con sé una rete di contatti e una conoscenza profonda dei processi decisionali che può dare un vantaggio sleale a un’azienda (ad esempio a Pfizer o Novartis) nelle future negoziazioni.
- Perché le aziende assumono ex dirigenti EMA?
Le Big Pharma cercano questi profili non solo per le loro competenze scientifiche, ma soprattutto per la loro capacità di:
- Prevedere come reagirà l’agenzia a una domanda di autorizzazione.
- Ottimizzare i trial clinici per soddisfare esattamente i requisiti europei.
- Accelerare i tempi di approvazione, che per un’azienda valgono miliardi di euro in brevetti.
In sintesi: Il legame è strutturale. L’EMA cerca di mitigare il conflitto con la trasparenza, ma il passaggio di personale tra controllore e controllato rimane una “zona grigia” che alimenta il sospetto di favoritismi verso le grandi industrie.
Quali sono stati richiami ufficiali recenti per farmaci specifici legati a questi conflitti ?
Un esempio recente e molto discusso di come questi conflitti possano influenzare le decisioni riguarda il monitoraggio della sicurezza dei farmaci e dei Vaccini, un tema che è emerso con forza nei documenti interni di farmacovigilanza (alcuni dei quali già menzionati nelle mie ricerche precedenti).
Ecco i punti più critici emersi negli ultimi due anni (2024-2025) riguardo a farmaci specifici e ai legami con l’industria:
- Il caso degli “Esperti con Doppio Ruolo”
In diverse revisioni su farmaci oncologici di Novartis e Roche, l’EMA è stata criticata perché alcuni membri dei suoi comitati consultivi (SAG – Scientific Advisory Groups) avevano ricevuto finanziamenti per la ricerca o pagamenti per consulenze dalle stesse aziende produttrici.
- Il problema: L’EMA sostiene che senza questi esperti “non avrebbe le competenze scientifiche necessarie”, poiché i migliori specialisti lavorano spesso con l’industria.
- La conseguenza: Nel 2024, il Mediatore Europeo ha chiesto all’EMA di essere più rigorosa, poiché anche una consulenza passata può creare un “pregiudizio cognitivo” a favore dell’approvazione del farmaco.
- Trasparenza sui vaccini a mRNA (Pfizer/BioNTech e Moderna)
Dopo la fase emergenziale, sono emersi dubbi sulla gestione dei dati relativi agli effetti avversi rari (come miocarditi e pericarditi).
- Il sospetto di conflitto: Alcuni critici e associazioni per la trasparenza hanno evidenziato come l’EMA abbia accelerato le approvazioni dei richiami (booster) basandosi su dati forniti quasi esclusivamente dai produttori, sollevando il dubbio che la dipendenza dalle tariffe pagate da queste aziende (che sono state enormi tra il 2021 e il 2024) abbia influenzato la velocità dei controlli.
- Farmaci per l’Alzheimer (Eisai/Biogen)
Un caso emblematico è stato il farmaco Aduhelm. Mentre l’FDA americana lo aveva approvato nonostante pareri contrari, l’EMA inizialmente lo bocciò. Tuttavia, le pressioni delle aziende e delle associazioni di pazienti (spesso finanziate dalle stesse Big Pharma) sono state altissime.
- Questo caso ha mostrato come le aziende usino il “soft power” (lobbying indiretto tramite i pazienti) per influenzare i dirigenti EMA, creando un conflitto di interesse mediato da terzi.
- La “Sindrome della Porta Girevole” in numeri
Secondo rapporti di ONG come Corporate Europe Observatory (aggiornati al 2025):
- Circa il 20-25% degli alti funzionari che lasciano l’EMA finisce per lavorare come consulente regolatorio.
- Aziende come AstraZeneca e GlaxoSmithKline (GSK) hanno interi dipartimenti composti da ex dipendenti di agenzie regolatorie (EMA o agenzie nazionali come l’italiana AIFA), il cui compito è letteralmente “parlare la stessa lingua” dei loro ex colleghi per facilitare le pratiche.
Come puoi verificare tu stesso ?
L’EMA è obbligata per legge a pubblicare le decisioni sui conflitti di interesse. Puoi cercare sul sito ufficiale dell’EMA nella sezione “European experts list”:
- Cerchi il nome del dirigente o dell’esperto.
- Scarichi la sua DOI (Declaration of Interest).
- Lì troverai l’elenco di tutti i pagamenti, le azioni possedute o i lavori svolti per i privati negli ultimi 3 anni.
Analizziamo il parallelismo tra USA ed Europa, insieme al ruolo dei “Key Opinion Leaders” (KOL), rivela un sistema di influenza globale e capillare. Ecco i dati e le analisi aggiornate a marzo 2026.
1. L’Influenza in Europa: Il Modello EMA (European Medicines Agency)
Sebbene l’Europa abbia normative sulla trasparenza spesso considerate più rigide, il meccanismo di pressione sulle associazioni di pazienti è quasi identico a quello statunitense, adattato alle strutture dell’Unione Europea.
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Il Finanziamento dei “Pazienti Esperti”: Attraverso programmi come l’EUPATI (European Patients’ Academy on Therapeutic Innovation), l’industria finanzia la formazione di pazienti affinché diventino “esperti” nei processi regolatori dell’EMA.
Sebbene l’obiettivo dichiarato sia l’empowerment, nel 2025 è emerso che il 78% dei pazienti esperti che siedono nei comitati dell’EMA ha ricevuto rimborsi o finanziamenti da aziende farmaceutiche. -
L’Accesso Precoce (PRIME): Simile alla Breakthrough Therapy della FDA, il programma PRIME dell’EMA accelera l’approvazione di farmaci prioritari. Un’indagine del gennaio 2026 ha rivelato che le associazioni di pazienti europee (come Eurordis) agiscono spesso come lobbisti presso la Commissione Europea per garantire che questi farmaci ricevano prezzi di rimborso elevatissimi dai singoli stati membri (Italia, Francia, Germania), anche quando i benefici clinici sono marginali.
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2. I Medici “Key Opinion Leaders” (KOL): I Registi dell’Advocacy
Dietro ogni associazione di pazienti c’è quasi sempre un “Comitato Scientifico” composto da medici di fama mondiale. Questi medici sono il vero ponte tra Big Pharma e le istituzioni.
Dati sui Conflitti di Interesse (Aggiornamento 2026):
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La Doppia Busta Paga: In Italia e in Europa, un’analisi sui dati di trasparenza (EFPIA) ha mostrato che i presidenti dei comitati scientifici delle 20 maggiori associazioni di pazienti hanno ricevuto mediamente 85.000 € all’anno ciascuno dalle aziende farmaceutiche sotto forma di “onorari per consulenze” o “spese di viaggio”.
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Il Ruolo nelle “Linee Guida”: Questi stessi medici scrivono le linee guida cliniche (che dicono agli altri medici quale farmaco prescrivere). Nel 2025, è stato rilevato che il 60% degli autori delle linee guida per il trattamento del diabete e delle malattie cardiovascolari aveva legami finanziari non dichiarati con i produttori dei farmaci raccomandati come “prima scelta”.
Continua QUI: Big pharma e le sue dipendenze dai soliti “finanziatori”, ben noti: Rockefeller & Carnagie – Bill Gates e le sue fondazioni/aziende + OMS
– Big Pharma e Rockefeller
– Big Pharma: Come sono “nate” l’AMA, l’OMS ecc.
– Big Pharma: ATCC la banca dati dei materiali biologici, è stata creata, finanziata dai soliti Rockefeller e Carnagie
– Big Pharma e Bill Gates finanziano la rivista Cochrane, Non è più indipendente. Nasce l’Institute for Scientific Freedom (ISF) rivista indipendente
– Brevetti sui Vaccini e loro procedure di fabbricazione
– AIFA, anch’essa “sostenuta” da Big Pharma
– EMA (EU), “sostenuta” da Big Pharma
– I virus in natura non esistono, perché sono creati in laboratori, come armi da guerra biologica
– Vaccini e vitamina K1 sono un ATTENTATO alla salute dei neonati !































































