ISRAELE – PALESTINA: BIBI NETANYAHU DA SEMPRE PRO HAMAS
La DENUNCIA di Yuval Rabin il figlio di Yitzhak Rabin: ‘A Netanyahu interessa solo la sua sopravvivenza‘.
Yuval rompe il silenzio a trent’anni dalla morte del padre – ROMA, 01 novembre 2025,
A 30 anni dall’omicidio di Yitzhak Rabin, il figlio Yuval rompe il silenzio per avvertire il mondo che i vertici politici di Israele stanno alimentando lo stesso clima di odio che portò all’attentato in cui Yigal Amir, estremista della destra radicale israeliana vicina al Likud, uccise il padre, e con lui gli sforzi nel processo di pace israelo-palestinese.
E attacca il premier Benyamin Netanyahu, accusandolo di essere interessato soltanto “alla sua sopravvivenza”, in un Paese che dopo due anni di guerra si mostra sempre più diviso.
Mentre la tregua a Gaza resta fragile e mancano ancora all’appello 11 corpi di ostaggi: gli ultimi tre cadaveri restituiti da Hamas non sono infatti dei rapiti, ha denunciato lo Stato ebraico che intanto prosegue i raid su Khan Yunis nonostante la tregua, denunciano le autorità della Striscia. Un mese prima dell’assassinio di Rabin, Netanyahu intervenne a una protesta a Gerusalemme dove i dimostranti tenevano manifesti con l’ex premier vestito con l’uniforme nazista. Come ricordano i media israeliani, la protesta è considerata uno degli eventi chiave di escalation delle tensioni interne nel periodo precedente l’attentato. Al funerale, la moglie Leah Rabin si rifiutò di stringere la mano a Bibi. Yuval invece ha incontrato l’attuale premier, e l’impressione che ne ha avuto è stata netta: “E’ un uomo distaccato, non sente, non ascolta. Pensa solo a quale profitto può trarre da una situazione”, assicura, “è motivato solo dall’opinione pubblica e solo dalla sua sopravvivenza personale”, ha detto a Channel 12. “È un sostenitore di Hamas, non è più un segreto, quella era la strategia. Ma ora chiedo: qual è il ruolo di Netanyahu in questa vicenda? Dichiarazioni vuote e senza senso. Quante volte ha promesso di sradicare Hamas? Perché non l’ha fatto?”, si chiede il figlio del premier assassinato. Alla domanda su come avrebbe reagito suo padre a tutto quello che sta accadendo in Israele, Yuval si è detto convinto che “sarebbe rimasto scioccato”. “Spero davvero che Israele faccia crollare Hamas completamente, che lo disarmi. E poi? Chiedo a Netanyahu qual è la strada. Lui è il capo, deve tracciarla”, ha poi aggiunto.
Parole, parole, parole.
Che pesano come macigni nell’attuale mondo impazzito, capovolto. Le ultime di Donald Trump nel corso di un’intervista alla CBS. “Il cessate il fuoco a Gaza è molto solido. Sono sicuro che reggerà”. Mentre continuano i massacri dei civili palestinesi, solo su scala appena ridotta; mentre i coloni in Cisgiordania hanno impresso un’accelerazione all’occupazione illegale del territorio e alla mattanza degli abitanti palestinesi.
Alla domanda della giornalista sul premier di Tel Aviv, Bibi Netanyahu, così risponde il ‘Tycoon’:
“Un uomo di grande talento. Ho lavorato e lavoro molto bene con lui. E’ il tipo di persona di cui c’era bisogno in Israele in quel momento”. Dimenticando che il boia di Tel Aviv governa ininterrottamente dal 2009. Sul processo per corruzione, frode e violazione della pubblica fiducia che lo vede sul banco degli imputati davanti all’Alta Corte di Tel Aviv fin dal 2022, così parla ‘The Donald’: “Se e quando e ci sarà il processo aiuterà il mio amico”.
Del resto poco più di un mese fa, davanti alla Knesset per magnificare il suo Piano in 20 punti per la ‘Rinascita di Gaza’, esortò il presidente israeliano Isaac Herzog a concedere la grazia al sodale nel genocidio del popolo palestinese.
Passiamo alle ‘storiche’ parole pronunciate dal boia davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite un mese e mezzo fa, il 26 settembre scorso. Altri giganteschi macigni. S
i domandò e domandò il killer: “I nazisti chiesero forse agli ebrei di andarsene gentilmente?”, ossia “Did the Nazis ask the Jews to leave? Kindly leave?”.Ed ebbe il coraggio di proseguire: “Un Paese che sta commettendo un genocidio, implorerebbe la popolazione civile che dovrebbe essere il suo obiettivo di mettersi la riparo?”. Ai confini della realtà.
Il kapo’ di Tel Aviv, in un clamoroso outing, getta la maschera e finalmente si auto-colloca sullo stesso, identico piano di Adolf Hitler.
Come hanno fatto i media ad insabbiare, ad occultare, a nascondere ai cittadini-lettori-ascoltatori queste parole che restano vergognosamente scolpite nella storia?
Altre ‘Parole’ di fuoco, ugualmente ‘storiche’, quelle pochi giorni fa pronunciate da Yuval Rabin, figlio del mitico presidente israeliano Yitzhak Rabin, il premio Nobel per la Pace assassinato esattamente 30 anni fa da un fanatico ultrasionista. Avverte il mondo, il coraggioso Yuval, che i vertici politici israeliani stanno oggi alimentando lo stesso clima di odio e di violenza che allora portò all’omicidio del padre.
Sulla figura di Netanyahu osserva: “E’ un uomo totalmente distaccato, non sente, non ascolta. Pensa solo e soltanto a quale profitto può trarre da una situazione. E’ motivato unicamente dall’opinione pubblica e dalla sua sopravvivenza personale e politica”. Poi va giù duro: “E’ un sostenitore da sempre di Hamas: non è più un segreto, quella era la sua strategia. E’ ora di chiarirlo: qual è il ruolo di Netanyahu in tutta questa vicenda ? Blatera parole vuote e senza senso. Quante volte ha promesso di sradicare Hamas ? Perché non l’ha mai fatto ?”. Poi rammenta: “Nel 2009 Netanyahu ha detto: chi si prenderà cura di Hamas ? Israele è gestita come un bordello”.
E sull’esecutivo di Tel Aviv: “Chi sono i ministri del governo ? Chi potrebbe mai immaginare di lasciare che Smotrich sia ministro delle finanze ? A meno che non si tratti di interessi personali, per proteggersi…”.La Voce ha tante volte acceso i riflettori sui legami politico-finanziari tra Hamas e Netanyahu in funzione anti Autorità Nazionale Palestinese. Soprattutto un’inchiesta pubblicata a pochi giorni dal famigerato 7 ottobre,
HAMAS / Ecco COME E’ CRESCIUTA, GRAZIE a Bibi Netanyahu & C. – 21 ottobre 2023
Parole di fuoco anche quelle appena pronunciate da uno storico e politologo ebreo statunitense, Norman Gary Finkelstein, autore del fresco “I becchini di Gaza: Un’Inchiesta sulla Corruzione nelle Alte Sfere”, in originale “Gaza’s Gravediggers: An Inquiriy into Corruption in High Places”; e del non meno significativo “L’Industria dell’Olocausto”, ed è un libro di Norman Finkelstein che denuncia l’uso strumentale della memoria dell’Olocausto a fini politici ed economici.
Contesto e autore
Il libro, pubblicato nel 2000, è scritto da Norman G. Finkelstein, figlio di sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti, che ha vissuto personalmente l’impatto dell’Olocausto attraverso le testimonianze dei genitori.
Finkelstein distingue tra l’evento storico dell’Olocausto e la sua rappresentazione ideologica, sostenendo che quest’ultima sia stata manipolata per interessi politici e finanziari.
Tesi principale
Finkelstein sostiene che la memoria dell’Olocausto sia stata trasformata in una vera e propria “industria”, sfruttata da alcune lobby ebraiche e dallo Stato d’Israele per ottenere vantaggi economici, politici e diplomatici.
Secondo l’autore, questa strumentalizzazione ha portato a: Corruzione della cultura ebraica e della memoria autentica dell’Olocausto.
– Creazione di un “monopolio della sofferenza” che limita il dibattito critico e la discussione sulle implicazioni politiche dell’Olocausto.
– Giustificazione delle politiche israeliane nei confronti dei palestinesi, utilizzando la memoria storica come strumento di legittimazione internazionale.
Critiche e controversie
Il libro ha suscitato forti polemiche, in quanto tocca temi sensibili legati alla memoria storica e all’identità ebraica. Finkelstein critica figure come Elie Wiesel, accusandole di consolidare l’ideologia dell’Olocausto per interessi politici, piuttosto che per impegno civile o letterario.
Inoltre, il testo mette in luce come la memoria dell’Olocausto sia stata commercializzata e utilizzata per ottenere immunità morale e vantaggi diplomatici.
Implicazioni
“L’industria dell’Olocausto” invita a una riflessione critica sulla gestione della memoria storica, sottolineando la necessità di distinguere tra il ricordo autentico delle vittime e l’uso ideologico della tragedia. Il libro si colloca nel dibattito più ampio sulla politica israeliana, le relazioni internazionali e il ruolo delle lobby ebraiche nella costruzione della narrativa storica.
In sintesi, l’opera di Finkelstein è un’analisi provocatoria e controversa che esplora come la memoria dell’Olocausto possa essere manipolata per scopi politici ed economici, stimolando un dibattito acceso sulla responsabilità morale e sulla libertà di critica.
Norman Gary Finkelstein, continua parlando dei: Massacri di civili a Gaza
Punta il dito contro il “suprematismo ebraico-sionista”. Ma non si tratta solo dal caso-Netanyahu: perché a suo parere il seme della discordia, il virus dell’odio, dell’intolleranza e del suprematismo, appunto, si annida profondamente nella società israeliana che nella sua gran parte ritiene gli abitanti di Gaza “parassiti, spazzatura, rifiuti umani”.
Per questo motivo i militari dell’esercito killer di Tel Aviv (IDF) si sentono legittimati alle peggiori atrocità e ai più luridi obbrobri, ammazzando i bambini – descrive – “come fosse un hobby”.
E fa riferimento, Finkelstein, agli ultimi sondaggi che parlano in modo esplicito: il 70-75 per cento della popolazione crede che “nessun palestinese sia innocente”. Incredibile ma vero. “Netanyahu – spiega – continua a restare al potere perché è lo specchio di una società odioso, narcisista e suprematista. Votano per lui perché non è solo il volto della società israeliana, ma la sua realtà più profonda”. Siamo piombati nell’abisso. Che più profondo, allucinante e NERO non si può.
Commento NdR: vorrei ricordare il testi della Torah ebraica, che parlano chiaramente di distruggere gli oppositori, vecchi anziani, adulti, bestie, bambini e tenere le bambine che non hanno conosciuto uomo, una parte per loro ed una parte per il loro condottiero/capo, che si spacciava per dio = Jawé, inoltre ogni cosa che restava doveva essere rapinata al perdente nella guerra.
Quindi le radici di questo odio per i Goym sono molto antiche e radicate negli israeliani, anche perché si sono autonominati fin dal tempo antico “il popolo eletto”…
Ecco i testi della Torah:
Nel libro del Deuteronomio ci sono diversi passaggi in cui viene ordinata la distruzione totale dei popoli nemici residenti nella terra promessa (pratica nota nella Bibbia ebraica come herem o “sterminio sacro”).
Il capitolo e i versetti più espliciti e centrali riguardo a questo comando sono Deuteronomio 20, 16-18, all’interno delle cosiddette “leggi di guerra”:
¹⁶ «Ma nelle città di questi popoli che il Signore, tuo Dio, ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; ¹⁷ ma voterai a sterminio i Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Ivvei e i Gebusei, come il Signore, tuo Dio, ti ha comandato, ¹⁸ perché essi non vi insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore, vostro Dio».
Altri passi rilevanti nello stesso libro
Ecco il comando applicato specificamente alle popolazioni locali o ai simboli religiosi delle divinità nemiche, ci sono altri due testi chiave:
Deuteronomio 7, 1-2 (Lo sterminio delle nazioni):
«Quando il Signore, tuo Dio, ti avrà introdotto nella terra in cui stai per entrare per prenderne possesso, e avrà scacciato davanti a te molte nazioni […] tu le voterai allo sterminio; non farai con esse alleanza e non farai loro grazia».
Deuteronomio 12, 2-3 (La distruzione dei culti nemici):
«Distruggerete completamente tutti i luoghi dove le nazioni che state per spodestare servono i loro dèi […] Demolirete i loro altari, spezzerete le loro stele, taglierete i loro pali sacri, brucerete nel fuoco le statue scolpite dei loro dèi e cancellerete il loro nome da quel luogo».
I testi che abbiamo appena visto includono esplicitamente ogni categoria di persone, senza distinzione di età o sesso. La formula utilizzata nel capitolo 20 (“non lascerai in vita alcun essere che respiri”) o il termine herem (“votare allo sterminio”) implicavano proprio la cancellazione totale della popolazione locale.
Per trovare una descrizione ancora più cruda e dettagliata che menzionano esplicitamente donne, bambini e anziani, dobbiamo guardare ai capitoli iniziali del Deuteronomio, dove Mosè ricorda le prime vittorie militari di Israele contro i re dei territori oltre il Giordano (Sicon e Og).
Ecco i passi specifici:
1. La guerra contro Sicon, re di Chesbon (Deuteronomio 2, 33-34)
³³ «Il Signore, nostro Dio, lo mise in nostro potere e noi sconfiggemmo lui, i suoi figli e tutto il suo popolo. ³⁴ In quel tempo prendemmo tutte le sue città e voterammo allo sterminio ogni città, uomini, donne e bambini; non vi lasciammo alcun superstite».
2. La guerra contro Og, re di Basan (Deuteronomio 3, 3-6)
³ «Così il Signore, nostro Dio, mise in nostro potere anche Og, re di Basan, con tutto il suo popolo […] ⁶ Noi li votammo allo sterminio, come avevamo fatto a Sicon, re di Chesbon: voterammo allo sterminio ogni città, uomini, donne e bambini».
Il contesto storico e letterario:
Gli storici e gli archeologi biblici oggi concordano sul fatto che il libro del Deuteronomio sia stato scritto o redatto molti secoli dopo gli eventi narrati (intorno al VII secolo a.C.). Molti studiosi interpretano questo linguaggio iperbolico e spietato come una formula letteraria e teologica tipica del Vicino Oriente antico (simile a quella usata in iscrizioni di altri popoli, come la Stele di Mesha), il cui scopo non era solo documentare una cronaca reale di genocidio, ma lanciare un severissimo monito ideologico contro il rischio di assimilazione religiosa e culturale con i popoli vicini.
Riprendiamo cio che ha detto Norman Gary Finkelstein:
Hanno torturato “agnelli” in Cisgiordania
https://comedonchisciotte.wordpress.com/2025/11/04/hanno-torturato-agnelli-in-cisgiordania/
Questo, almeno per me, la dice lunga sul livello di odio al vetriolo che alimenta lo Stato di Israele.
È insito nel modo in cui è strutturato l’intero Stato. Coloni israeliani sono stati filmati mentre torturavano agnelli appartenenti a palestinesi in Cisgiordania. Gli hanno cavato gli occhi . Li hanno fracassati con blocchi di cemento. Picchiati a morte davanti alle loro madri.
Non è la cosa più malvagia che gli israeliani abbiano mai fatto. Nemmeno lontanamente. Diavolo, l’intera civiltà umana sottopone gli animali a crudeli abusi ogni minuto di ogni giorno attraverso gli orrori degli allevamenti intensivi.
Ma questo particolare incidente getta una luce speciale su ciò che sta accadendo esattamente dietro gli occhi degli israeliani in quella società sadica. Pensa all’odio e alla ferocia che dovresti evocare dentro di te per cavare gli occhi a un agnellino vivo. Pensa al tipo di persona che dovresti diventare per fare una cosa del genere a una creatura innocente. Quegli agnelli non sapevano di essere palestinesi. Non sapevano nulla di Hamas, del 7 ottobre, dell’Olocausto nazista, o di qualsiasi altra delle ragioni che gli israeliani generalmente citano per giustificare i loro abusi sugli esseri umani. Se ne stavano lì seduti, senza fare assolutamente nulla che potesse essere interpretato come dannoso, nemmeno dal più talentuoso hasbarista [filoisraeliano]. E quei coloni sono entrati lì e hanno inflitto agli animali sofferenze del tutto gratuite.
Questo, almeno per me, la dice lunga sul livello di odio al vetriolo che alimenta lo Stato di Israele.
È insito nel modo in cui è strutturato l’intero Stato.
Questo bambino con sindrome di Down è stato mangiato vivo dai cani israeliani Questa è la storia di Mohammad Bhar. È stato attaccato dai cani aizzati dai soldati. Continuava ad accarezzare la testa del cane dicendo “Basta, caro”. Israele non può sostenersi senza violenza incessante. La violenza non può sostenersi senza odio. L’odio non può sostenersi senza indottrinamento sistematico. Questo indottrinamento insegna agli ebrei israeliani fin dalla nascita che le vittime del loro stato genocida sono tutte mostri disumani che li stuprerebbero e li ucciderebbero tutti se Israele ponesse fine agli abusi dell’apartheid, al militarismo e alla violenza incessante. Insegna loro che annientare la loro empatia e compassione è essenziale per la loro sopravvivenza, perché solo gli ebrei disposti a fare tutto il necessario per sopravvivere ce la faranno. Nel caso in cui l’indottrinamento infantile non fosse sufficiente a convincerli, gli israeliani vengono anche costretti a prestare servizio militare, dove trascorrono due anni distruggendo ogni residuo senso di decenza umana in loro stessi, mentre infliggono atti di insondabile crudeltà ai palestinesi, come parte del loro dovere verso lo Stato. Sono addestrati a credere di dover avere cuori freddi e mani dure, perché questo è ciò che serve per fare ciò che deve essere fatto. Quei coloni che hanno torturato quegli agnelli credevano di fare ciò che andava fatto. Credono di dover terrorizzare i palestinesi e rendere la loro vita un incubo da spingerli a trasferirsi altrove, il che consentirebbe ulteriori insediamenti ebraici in territorio palestinese.
“I quadricotteri emettevano suoni di bambini e urla di donne.” I palestinesi di Gaza affermano che Israele ha utilizzato piccoli droni quadricotteri, dotati di altoparlanti, per attirarli fuori dalle loro case e poi sparargli
Quegli agnelli torturati sono il prodotto di tutto ciò che Israele è come Stato. Il che, naturalmente, si potrebbe dire di ogni vittima del sadismo israeliano degli ultimi ottant’anni, umana e non umana. Questo è Israele. Questo è il sionismo. Ecco cosa succede quando i sionisti ottengono tutto ciò che vogliono. Lo stai guardando. Eccolo. Israele non può continuare così. L’umanità non può continuare così. Abbiamo bisogno di sistemi migliori. Di ideologie migliori. Di motivazioni migliori che guidino i nostri comportamenti.
Tutti i nostri sistemi che alimentano crudeltà e abusi in tutto il mondo devono fare la fine dei dinosauri. Sionismo. Capitalismo. Imperialismo. Tutti i nostri sistemi basati sulla competizione che ci mettono contro altri popoli, altre etnie, altri paesi e la nostra stessa biosfera. Dobbiamo passare a sistemi basati sulla collaborazione che promuovano giustizia, uguaglianza e benessere per tutte le creature della Terra. Perché quello che abbiamo fatto finora chiaramente non funziona.
By Caitlin Johnstone – https://caitlinjohnstone.com.au/































































