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Tampone vs Isolamento: Analisi di revisione metodologica, della tecnica in Virologia:

Jean Paul Vanoli by Jean Paul Vanoli
05/08/2026
in Cure Naturali, Medicina, Scienza
106 min read
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InFinito, Coscienza, la realtà dell’Universo, l’osservatore e l’osservato, Ynn e Yang, quindi l’inutilità delle religioni e di “dio”.

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Tampone vs Isolamento: Analisi di revisione metodologica (methodological review), della tecnica in Virologia:

– L’Ecosistema della “Diagnostica” Molecolare:
“Analisi Critica dei Limiti Fisici, Metodologici ed Epistemologici della Virologia Moderna, partendo dal Tampone e relative indagini successive”.

Questa densa e completa analisi di revisione scientifica, viene fatta partendo dalla descrizione ufficiale, del prelievo di materiale genetico con i cosiddetti “tamponi”.
Tutta la ricerca non è un mio parere, ma solo una analisi indipendente e seria sulle metodologie (a senso unico),  insegnate e praticate da tutta la Sanità mondiale, che purtroppo è in mano e quindi serva essendo gestista solo dalle Big Pharma & Filiera.

Ecco la sintesi riassuntiva primaria, risultante dalla mia ricerca, che poi successivamente viene analizzata punto per punto.

Introduzione
La ricerca medica e virologica contemporanea, quella detta “ufficiale”, si presenta al pubblico come un corpo di conoscenze che dicono essere esatte ed inconfutabili.
Tuttavia, un’analisi approfondita della catena di custodia del dato — dal prelievo del campione biologico, fino alla sua elaborazione informatica — rivela che molte delle “certezze” ostentate, poggiano in realtà su modelli teorici presunti, correlazioni indirette e interpretazioni condizionate dal paradigma dominante autoreferenziale.

Quando la “ricerca scientifica” si rifiuta di applicare rigorosi controlli di terzietà e trascura l’esplorazione di ipotesi eziologiche alternative (tossicologiche, ambientali od endogene), il confine tra indagine empirica e convalida ideologica sfuma.
Questo lavoro intende decostruire, passaggio dopo passaggio, le citate criticità tecnico-scientifiche che caratterizzano l’attuale metodologia d’indagine in Virologia, particolarmente in merito al presunto isolamento dei cosiddetti “virus tossici/infettivi”.

1. La Natura del Campione Primario: La “Zuppa Molecolare”
La prima criticità risiede nella fisica e nella chimica del prelievo clinico (tampone nasofaringeo,  salivare, vaginale, ecc.).
Assenza di Purezza Originaria: Il Secreto prelevato non è un distillato di solo materiale virale, ma una matrice biologica indifferenziata contenente anche acido nucleico (DNA/Rna) dell’ospite, flora batterica, miceti = funghi, lieviti, muffe comprese ed enzimi), detriti cellulari ed una quantità ingente di esosomi (vescicole extracellulari endogene rilasciate fisiologicamente dalle cellule o in risposta a fattori di stress sia ossidativo che di apoptosi)
Il Limite della Sterilizzazione e il Mito del “DNA-Free”: I supporti di prelievo e la plastica di laboratorio (contenitori) vengono sterilizzati tramite trattamenti quali raggi gamma, autoclave o ossido di etilene. Tali processi hanno lo scopo di distruggere la carica microbica, ma non annientano la materia. Essi frammentano le lunghe catene di DNA/Rna preesistenti in monconi molecolari microscopici.
Tali frammenti risultino troppo corti per essere rilevati dalle reazioni di amplificazione, con la PCR (risultano dunque conformi per default, alla dicitura “DNA-Free”), i loro costituenti atomici rimangono fisicamente depositati sul e nel supporto, costituendo un rumore di fondo organico ineliminabile.

2. Il Modello In Vitro e l’Assenza dei Controlli Negativi (Mock Controls)
Quando la ricerca cerca di dimostrare la patogenicità (infettività) di un presunto agente attraverso le colture cellulari, subentra un artefatto metodologico di primaria importanza.
La Sofferenza Indotta dal Protocollo: Per inoculare il campione, le cellule di coltura (spesso linee immortalizzate “HeLa” da Henrietta Lacks, una giovane madre afroamericana morta di cancro al collo dell’utero nel 1951 a Baltimora. Le sue cellule tumorali furono prelevate senza il suo consenso, durante una biopsia al Johns Hopkins Hospital e diedero vita alle cellule HeLa, la prima linea cellulare umana immortale della storia.
La scoperta e le cellule HeLa
– Il prelievo: Nel febbraio del 1951, Henrietta andò in ospedale per un dolore e un tumore alla cervice; il medico prelevò campioni di tessuto senza avvisarla.
– L’immortalità: Il ricercatore George Gey scoprì che le sue cellule non morivano dopo poche divisioni, ma crescevano e si raddoppiavano ogni 24 ore

Queste colture vengono utilizzate per le indagini successive, per i prelievi e sono sottoposte a forte stress d’ambiente: privazione nutrizionale (siero impoverito) e somministrazione di dosi massicce di forti antibiotici ed antimicotici per prevenire sovrainfezioni. Distruggendo quindi i microbi esistenti e rilasciando il loro materiale genetico (DNA) nella coltura stessa.
– L’Effetto Citopatico: La degenerazione o distruzione della coltura cellulare (effetto citopatico) e la conseguente massiccia produzione di esosomi da stress delle cellule della coltura, vengono sistematicamente attribuite dalle Big Pharma e Filiera, all’azione distruttiva di un presunto agente patogeno esogeno (esterno), il cosiddetto “agente virale” = ”virus”.
– La Falla Metodologica: Per affermare con certezza scientifica che la morte cellulare sia causata dal presunto “virus” esterno e non dal cocktail chimico/nutrizionale del laboratorio, occorrerebbe eseguire di routine, un vero controllo negativo (mock infection): una coltura parallela identica, sottoposta allo stesso identico stress di manipolazione e farmaci, ma inoculata con una soluzione sterile anziché con il prelievo, oppure senza l’introduzione di nessuna soluzione sterile.
La sistematica omissione di questi controlli trasforma la cosiddetta tecnica di isolamento, un’ipotesi in una presunzione arbitraria, essendo in realtà un vero e proprio “mescolamento” !

3. La PCR e il Rilevamento “Mirato”: Cosa Rileva Davvero il Test
La reazione a catena della polimerasi (PCR) viene comunemente narrata come lo strumento che “trova il virus”, però d
al punto di vista chimico-fisico, la realtà è ben diversa.
Si inizia con l’inserimento nella PCR di un:  “Primer” acquistato da una banca dati di Big Pharma & Filiera, per “tarare” su di esso l’apparecchiatura. Quindi  con questo “primer” si dà l’ordine di trovare i file che si assomigliano e che si troverebbero nella soluzione che vien successivamente introdotta nell’apparecchiatura per l’indagine.

[ Primer 1 ] ───>  Legame chimico specifico solo con la Sequenza Target X

                   ||||||||||||||||||||

[ Campione ] ──────====================──────────────────────────────

                   ||||||||||||||||||||

<─── [ Primer 2 ]  Legame chimico specifico solo con la Sequenza Target X

Per avviare la reazione della polimerasi (fase di prolungamento del filamento a partire dal primer 5′) è prima necessario provvedere alla separazione dei filamenti del DNA (fase di denaturazione), quindi alla creazione del legame tra i primer e le regioni loro complementari dei filamenti di DNA denaturati (fase di annealing).
Questo processo risulta però incompatibile con la DNA polimerasi umana, che viene distrutta alle temperature necessarie alla denaturazione (96-99 °C).
Per ovviare a questo inconveniente si fa ricorso alle polimerasi appartenenti a organismi termofili che non sono inattivate dalle alte temperature, ad esempio la Taq polimerasi proveniente dal batterio termofilo Thermus aquaticus.
Ciò consente di realizzare amplificazioni con più cicli di PCR in sequenza, in ciascuno dei quali viene duplicato anche il DNA sintetizzato nelle fasi precedenti, ottenendo una reazione a catena che consente una moltiplicazione estremamente rapida del materiale genetico di interesse.

Fate molta attenzione a ciò che abbiamo scoperto in ogni “fase” che analizziamo
Un Test d’Ipotesi, Non di Esplorazione:
La PCR non esegue una scansione al buio per dire all’operatore cosa sia presente nel campione. Funziona tramite primer (inneschi oligonucleotidici di circa 20 basi) progettati per trovare esclusivamente una specifica sequenza bersaglio pre-stabilita.

Valenza Clinica vs Rilevamento Molecolare: La PCR è uno strumento elettro-chimico di amplificazione: dimostra unicamente la presenza di un frammento molecolare specifico. Non misura la “vitabilità od infettività” della sostanza indagata, non dimostra MAI la presenza di una particella virale intera e strutturata (presunto “virus” anche perché quest’apparecchiatura, la PCR, non distingue gli esosomi da un presunto “virus”), né provvede alcuna prova di causalità infettiva o riguardo allo stato patologico del soggetto.

4. Il Sequenziamento NGS e la Ricostruzione In Silico
Oggi la definizione di un genoma virale ha abbandonato la purificazione fisica chimica (isolamento per gradiente di densità e separazione assoluta la quale dimostra l’inesistenza dell’isolamento) per rifugiarsi nella bioinformatica, che riassembla informaticamente i file estratti dalla PCR per riunirli in un unico file “confermando” l’ipotesi della presenza del presunto “virus” che volevano cercare con l’anticipata “taratura della PCR sul “Primer”…..

Frammentazione e Lettura Parziale: Il sequenziamento di nuova generazione (Next-Generation Sequencing – NGS) frammenta l’intera zuppa molecolare del campione, generando miliardi di piccolissime letture codificate (reads).

L’Assemblaggio Guidato (Reference-guided Assembly): I software non riassemblano i pezzetti “al buio”. Utilizzano algoritmi precostituiti che allineano i frammenti, sovrapponendoli ad un genoma di “riferimento teorico PREESISTENTE” (Primer) acquistato dai database controllati dalle Big Pharma & Filiera.

Il Rischio di Biais Algoritmico: Essendo la matrice di partenza satura di Rna dell’ospite, acido nucleico batterico e materiali esosomiali  (esosomi) prodotti dallo stress cellulare, esiste la possibilità concreta che gli algoritmi selezionino e leghino tessere geniche eterogenee per conformarle al modello informatico preconfezionato e desiderato.
Il virus finale diventa così un’entità riassemblata al computer (in silico), una costruzione digitale la cui corrispondenza con un’unica struttura biologica autonoma e fisica, necessiterebbe di molte altre verifiche indipendenti dall’ideologia virale delle Big Pharma & Filiera, che però NON si fanno !

Conclusioni: Dal Dogma alla Vera Indagine Indipendente
L’analisi dettagliata della filiera diagnostica e scientifica rivela un circuito di “validazione” AUTORIFERITO:
1.      Si parte dall’assunto teorico che una determinata manifestazione clinica debba avere un’origine virale esogena (estranea).
2.      Si applica uno stress in vitro che genera degradazione e produzione di esosomi.
3.      Si utilizzano strumenti orientati (PCR e algoritmi bioinformatici) progettati per isolare e ricostruire solo i dati conformi al modello teorico di partenza, il “Primer” con il quale si è tarata la PCR.
Questo impianto non produce certezze biologiche assolute, ma risposte condizionate dai presupposti e dagli strumenti impiegati e predeterminati.
Finché la ricerca ufficiale opererà all’interno di questo perimetro — finanziato ed egemonizzato dai portatori di interesse economico dell’industria farmaceutica — la scienza diagnostica rimarrà ancorata a un modello interpretativo chiuso, quindi FALSO.

Una vera indagine indipendente e rigorosa ha il dovere epistemologico di uscire da questo schema, pretendendo gruppi di controllo rigorosi, isolamento chimico-fisico reale e l’esplorazione aperta di tutte le variabili ambientali, tossicologiche e biologiche finora ignorate.

Ecco cosa avviene nei fatti:
Dobbiamo innanzi tutto avere un “tampone” per prelevare il materiale genetico ad esempio, dalla bocca, che sia assolutamente sterile e quindi non contaminato da nulla e con esso preleviamo del liquido buccale o nasale, è che è totalmente inerte ed indifferenziato, che viene immediatamente immesso in un contenitore, che deve essere anch’esso sterile e non contaminato da nulla, che viene sigillato.
Comunque con questa azione si preleva del materiale che è sia aerobico che anaerobico dal naso o bocca o gola od altro, e quando quest’ultimo viene a contatto con aria, che contiene ossigeno (che è un ossidante) ed a temperatura della zona di prelievo, più o meno diversa a seconda del giorno e dell’ora del prelievo e la relativa più o meno umidità a seconda del giorno e del luogo del prelievo.

Precisazioni sugli strumenti utilizzati:
1. Sterilità ed assenza di DNA umano/microbico
I tamponi e i provetti non sono soltanto sterili (cioè privi di microrganismi vivi=batteri), ma per l’analisi del DNA vengono certificati, cosi affermano i produttori, come “DNA/RNA free”. 
Questo si dice “garantisce” che non ci siano residui genetici derivanti dal processo di produzione industriale, evitando di amplificare falso DNA.

  1. Condizioni anaerobiche vs. aerobiche
    La mucosa buccale e le cavità nasali/faringee non sono ambienti solo anaerobici: queste cavità sono costantemente esposte all’aria della respirazione e ricche di ossigeno. 
    Il microbiota che vi risiede comprende sia batteri aerobi che anaerobi facoltativi/obbligati.
    Il contatto temporaneo con l’aria durante il prelievo non rappresenta in genere uno “shock tossico” per il materiale genetico in sé, poiché le molecole di DNA e RNA sono strutture chimiche relativamente stabili per brevi esposizioni all’aria.
  2. Fattori di degrado (Ossigeno, Temperatura, Umidità)
    È però fondamentale il punto che sollevo sulle condizioni ambientali:
  • Ossigeno e UMIDITÀ: L’umidità attiva gli enzimi nucleasi (DNasi e RNasi) già presenti nelle secrezioni umane o nei batteri della bocca. Se il tampone rimane umido all’aria, questi enzimi “sminuzzano” il DNA.
  • Soluzione Conservante / Terreno di Trasporto: Proprio per cercare di “disattivare” questi enzimi e bloccare l’ossidazione, il tampone viene immediatamente immerso in un tampone di lisi o terreno di conservazione (oppure essiccato rapidamente, a seconda del tipo di analisi forensic o medica).
  • Temperatura: Una temperatura elevata accelera la degradazione enzimatica e chimica del materiale genetico e l’essicazione termica, è uno di quegli strumenti utlizzati.

Punto chiave:
Il vero snodo critico del prelievo non è solo la contaminazione dall’esterno, ma la velocità di stabilizzazione del campione per bloccare l’autodegradazione enzimatica innescata da umidità e temperatura.
Analizziamo i tre punti che ho indicato:

1- I tamponi e le provette non sono soltanto sterili (cioè privi di microrganismi vivi, cioè batteri, perché solo essi sono microorganismi vivi), ma per l’analisi del DNA vengono certificati dai produttori come default:  “DNA/RNA free”.
Questo si dice “garantisce”, che non ci siano residui genetici derivanti dal processo di produzione industriale, evitando di amplificare falso DNA.

Con quali tecniche essi verrebbero certificati DNA/Rna free ?  
I tre punti messi a fuoco sono il cuore tecnico di tutto il processo.
Partiamo dal primo, ma prima faccio una piccolissima precisazione sull’ introduzione:

Una nota rapida sui microrganismi: Oltre ai batteri, la sterilità elimina anche altri microrganismi vivi come funghi e lieviti. Gli esosomi (simili ai cosiddetti “virus”) non sono considerati biologicamente “vivi” in senso stretto, ma vengono comunque inattivati dai processi di sterilizzazione standard (come autoclavaggio, raggi gamma o ossido di etilene).

Per quanto riguarda la domanda sulla certificazione “DNA/DNase/Rna/RNase-Free”, il produttore deve garantire due cose distinte:

  1. L’assenza delle molecole genetiche (DNA e Rna estranei).
  2. L’assenza degli enzimi che le distruggono (DNasi e RNasi).

Ecco le tecniche di laboratorio con cui i lotti di fabbricazione vengono analizzati per ottenere questa certificazione:

  1. Controllo dell’assenza di DNA/RNA (Assenza di bersaglio)
  • Real-Time qPCR (PCR quantitativa): È la tecnica principale e più sensibile. Si prelevano campioni di controllo dal lotto di produzione e si effettua un “lavaggio” della superficie del tampone o della provetta con acqua ultra-pura. Questo liquido viene sottoposto a qPCR per amplificare sequenze geniche universali (come il gene 16S rRNA batterico o sequenze umane altamente conservate).
    • Criterio di superamento: Se la macchina non rileva alcun segnale di amplificazione dopo 30-35 cicli, il lotto è privo di DNA rilevabile.
  • Fluorometria ad alta sensibilità (es. Qubit): Utilizza fluorofori specifici che emettono luce solo quando si legano al DNA a doppio filamento o all’Rna. Permette di rilevare concentrazioni infinitesimali (fino a picogrammi per microlitro).
  1. Controllo dell’assenza di DNasi e RNasi (Assenza di degrado)
    Non basta che la provetta sia priva di DNA estraneo: non deve contenere enzimi che distruggerebbero il tuo campione appena prelevato.
  • Saggio di degradazione su gel di agarosio: Il materiale di test viene incubato a 37°C a contatto con un quantitativo noto di DNA o RNA integri per diverse ore. Successivamente, il campione viene fatto scorrere su un gel di agarosio (elettroforesi). Se il DNA/RNA mostra sbavature o frammentazione rispetto al controllo puro, significa che sono presenti enzimi e il lotto viene scartato.
  • Saggi Fluorometrici per RNasi/DNasi (es. RNaseAlert / DNaseAlert): Si usano sonde sintetiche marcate con un fluoroforo e un “quencher” (uno spegnitore di fluorescenza). Se nel contenitore è presente anche una sola traccia di enzima nucleasi, questo taglia la sonda separando il fluoroforo dal quencher e la provetta inizia a emettere luce fluorescente.

In realtà, i 37 °C usati nei saggi di controllo qualità per la PCR non sono affatto casuali, e una differenza di 0,5 °C tra 36,5 °C e 37,0 °C ha un impatto praticamente trascurabile sull’attività delle nucleasi (DNasi e RNasi).

Ecco perché si sceglie e si lavora a 37 °C:

  1. La temperatura corporea reale è un intervallo, non un punto fisso
    I famosi “36,5 °C” rappresentano una media della temperatura cutanea o ascellare. La temperatura interna del corpo umano (temperatura centrale o core) varia fisiologicamente tra i 36,1 °C e i 37,2 °C a seconda dell’orario, del sito di misurazione, del metabolismo e dell’attività fisica. I 37 °C sono stati stabiliti storicamente come lo standard universale in vitro per rappresentare le condizioni fisiologiche mammifere.
  2. Le curve di attività enzimatica sono “a campana”
    Gli enzimi non reagiscono a gradino: la loro attività in funzione della temperatura segue una curva gaussiana (a forma di campana).
  • Attorno al picco ottimale (tra 37 °C e 40 °C per la maggior parte delle DNasi e RNasi umane e batteriche), la curva è molto piatta.
  • Uno scarto di soli 0,5 °C genera una variazione dell’attività enzimatica stimata sotto il 3-5%, una quota assolutamente ininfluente per l’esito del test.
  1. I test di qualità cercano il “caso peggiore” (Worst-Case Scenario)
    Lo scopo del test non è simulare esattamente la provetta in mano al medico, ma forzare l’eventuale reazione di degrado per rilevare anche le minime tracce di enzima:
  • 37 °C garantisce la massima velocità teorica di taglio del DNA/RNA.
  • L’incubazione prolungata (spesso da 4 a 16 ore) serve ad amplificare l’effetto di eventuali nucleasi contaminate. Se un lotto supera questo test a 37 °C per ore, si ha la certezza matematica che sarà perfetto anche a 36,5 °C o a temperatura ambiente.

In sintesi: I 37 °C servono a spingere gli enzimi al loro massimo potenziale per essere certi di “stanare” qualsiasi contaminante presente nel materiale plastico.

Gli altri due pilastri della certificazione PCR-Clean servono a garantire che la plastica non alteri i risultati del test. Si basano su due logiche lineari:

  1. Assenza di DNA/Rna umano o batterico (Nuclease-Free / DNA-Free)
    L’obiettivo è evitare che la provetta contenga del “DNA fantasma” che verrebbe amplificato per errore durante la PCR, dando un falso positivo.
  • Come si testa: Si prende il consumabile di prova e lo si lava internamente con acqua purissima priva di acidi nucleici.
  • La verifica: L’acqua di lavaggio viene usata direttamente come campione in una qPCR (PCR in tempo reale) ad altissima sensibilità tarata oltre i 35 cicli di amplificazione, che viene quindi programmata per individuare sequenze universali di DNA umano o batterico.
  • Criterio di superamento: La qPCR non deve rilevare alcun segnale di amplificazione (zero copie di DNA trovate).
  1. Assenza di inibitori della PCR (Inhibitor-Free)
    A volte la plastica o i coloranti usati nella produzione rilasciano piccole molecole chimiche che possono “avvelenare” l’enzima Taq Polimerasi, bloccando la reazione anche se il campione è buono.
  • Come si testa: Si prepara una reazione di PCR standard con una quantità nota e precisa di DNA di controllo e di polimerasi. Questa reazione viene messa a contatto con la plastica del lotto sotto esame.
  • La verifica: Si confronta l’efficienza dell’amplificazione ottenuta nella provetta di test con quella di una provetta di controllo puro.
  • Criterio di superamento: Se la quantificazione del DNA finale è identica a quella del controllo, significa che il materiale plastico non rilascia sostanze tossiche per l’enzima.

In breve: mentre il test per le nucleasi verifica che il tuo campione non venga distrutto, questi due test garantiscono che il risultato non venga falsato né da residui estranei né da chimici nocivi.

Come lavora l’industria (Processo vs Test)
Poiché non si può testare ogni singolo tampone (distruggendolo), le aziende farmaceutiche utilizzano ambienti ad altissimo controllo ed elaborano gli standard secondo norme internazionali (es. ISO 18385, specifica per la produzione di materiali destinati alla genetica forense):

  1. Produzione completamente automatizzata: Nessun operatore umano tocca le plastiche o i cotoni (assenza di contatto con pelle o respiro).
  2. Trattamenti di decontaminazione: Uso di raggi gamma, fascio di elettroni (e-beam) o irraggiamento UV ad alta intensità, che frammentano chimicamente qualsiasi traccia molecolare residua.
  3. Controllo qualità a campione: Solo dopo che un lotto supera i test molecolari descritti sopra viene applicato il sigillo “Certified DNA/RNA/DNase/RNase-Free”.

Nel liquido prelevato (saliva, secreto nasofaringeo o mucosa buccale) lo ricordiamo, non ci sono solo cellule sfaldate, batteri o DNA libero, ecc., ma c’è sempre una presenza massiccia di esosomi (e/o più in generale di vescicole extracellulari).
Gli esosomi cambiano notevolmente il quadro della riflessione sul prelievo per diversi motivi:
1. Cosa sono e cosa trasportano
Gli esosomi sono piccolissime vescicole sferiche membranose (30-150 nanometri) rilasciate dalle nostre cellule. All’interno del loro involucro lipidico racchiudono un vero e proprio “tesoro” di materiale genetico, in particolare microRNA (miRNA), ncRna e mRna, oltre a frammenti di DNA e proteine.

2. Lo “scudo” protettivo e la stabilità
A differenza del DNA/Rna libero presente nella saliva o nel muco — che viene rapidamente attaccato e distrutto dagli enzimi (nucleasi) —, il materiale genetico dentro gli esosomi è protetto. La loro membrana lipidica fa da scudo naturale contro l’ambiente esterno, la degradazione enzimatica e, in misura minore, contro le variazioni di temperatura e pH.

3. L’impatto sul processo di prelievo e conservazione
Quando inserisco gli esosomi nella mia riflessione tecnica, emergono tre sfide cruciali:

  • Lisi della membrana: Per analizzare l’Rna/DNA contenuto negli esosomi, i detergenti del buffer di conservazione devono rompere (lisare) la loro membrana lipidica. Se la soluzione di conservazione non è formulata correttamente, gli esosomi possono rimanere intatti od al contrario, rompersi prematuramente in modo incontrollato.
  • Aggregazione e rottura meccanica: Lo sfregamento meccanico del tampone o gli shock termici/meccanici, durante il trasporto possono danneggiare la struttura lipidica degli esosomi, esponendo precocemente il loro contenuto all’azione distruttiva degli enzimi.
  • Separazione dal resto del campione: Negli studi più avanzati (es. biopsia liquida o diagnostica avanzata), il laboratorio deve poi separare gli esosomi del paziente da quelli eventualmente rilasciati dalla flora batterica (batteri) o dal DNA cellulare “libero” rilasciato dal terreno/matrice in disordine, cioè alterato.

L’elemento chiave per la mia analisi: Gli esosomi rappresentano una capsula di protezione naturale per il materiale genetico all’interno delle secrezioni.
Questo spiega perché parte del segnale genetico (specialmente l’Rna) riesca a conservarsi anche in condizioni ambientali non ottimali subito dopo il prelievo.

Però a questo punto non sappiamo ancora distinguere i presunti “virus” dagli esosomi e/o dalle particelle, perché il liquido è totalmente indifferenziato, in quanto è solo una miscela caotica di sostanze prelevate.

Con ciò ho toccato il nodo cruciale ed il limite fondamentale di un prelievo primario “grezzo”: la matrice di partenza è una zuppa caotica ed indifferenziata.

Nel liquido buccale o nasale od altro, prelevato dal tampone, coesistono molecole e strutture con dimensioni, densità e composizioni chimiche estremamente vicine, tra cui spiccano proprio gli esosomi ed i presunti e cosiddetti virioni (le particelle virali = Virus).

Questa sovrapposizione crea una serie di problemi reali nell’analisi:

  1. La trappola morfologica e dimensionale
    Da un punto di vista puramente fisico, esosomi ed i presunti “virus”, specialmente quelli a involucro lipidico, sono “gemelli”:
  • Dimensioni: Entrambi oscillano grossomodo tra i 30 e i 150 nanometri.
  • Struttura: Entrambi possiedono un doppio strato lipidico derivato dalle membrane cellulari e trasportano acidi nucleici al loro interno.

A causa di questa sovrapposizione fisica, se provi a isolarli con i metodi classici, finisci per pescarli entrambi nello stesso “cesto” senza poterli distinguere oppure confondendo gli esosomi con i presunti ed inesistenti virus.

  1. Il “falso” profilo genetico
    Poiché gli esosomi trasportano frammenti di Rna e DNA cellulare (spesso specchio dello stato di stress della cellula che li ha emessi) ed idem per i presunti “virus”, un’analisi molecolare diretta sul campione grezzo senza una fase di purificazione rischia di:
  • Confondere l’origine: Attribuire materiale genetico cellulare racchiuso in un esosoma a una particella virale (o viceversa).
  • Mascherare la cosiddetta carica virale: Se il paziente ha un’alta concentrazione di esosomi reattivi a determinati stimoli, il segnale di fondo può interferire con la rilevazione di specifici target presunti patogeni esterni.
  1. La necessità della separazione (Downstream)
    Proprio perché il tampone raccoglie una miscela indistinta, la tecnica di prelievo in sé non può fare distinzioni: il suo unico scopo è catturare il campione preservandone l’integrità.
    Ciò significa che il tampone NON può rilevare nessun cosiddetto “virus” od esosoma, quindi i tamponi fatti per capire o meno se ci fosse un presunto “virus” nel naso o mucosa di un soggetto, NON esistono, perché non possono farlo.

    Il compito di separare gli esosomi dai virus, o dal DNA libero, spetta interamente alle fasi successive di laboratorio (es. ultracentrifugazione, cromatografia a esclusione dimensionale, o immunocattura tramite anticorpi specifici diretti contro proteine di superficie uniche dei virus o degli esosomi) sempre che siano eseguite, perché nella maggior parte dei laboratori NON vengono fatte, ne abbiamo le prove scritte !
    Vedi: Isolamento mai effettuato per i presunti virus !

Il punto chiave per la mia riflessione: Il tampone è uno strumento di raccolta cieca.
Non fa selezione biologica: congela e sposta una miscela complessa in cui vescicole cellulari, gli esosomi e particelle virali condividerebbero lo stesso spazio fisico, rendendo obbligatori passaggi di “isolamento” e di separazione sofisticati, prima di qualsiasi analisi diagnostica di precisione, per poter dire abbiamo individuato un presunto e determinato “virus” od esosoma.

Cioè dobbiamo separare i presunti “virus” dagli esosomi e/o particelle, prelevati con la miscela caotica, che è una miscela contenente anche funghi e lieviti, muffe, enzimi ed altro ancora, prima di poter iniziare il cosiddetto “isolamento“, per poter comprendere di quale tipo di esosoma o presunto “virus” esista nella soluzione che per ora è solo ed unicamente indifferenziata.

Questo centra il nodo concettuale e metodologico di tutta la virologia e della biologia delle vescicole extracellulari: il prelievo iniziale non fornisce un presunto “virus” od un esosoma isolato, ma solo un’”insalata biologica”.
Prima di poter dire cosa c’è davvero dentro quella soluzione, il laboratorio deve fare un lavoro imponente di separazione fisica e chimica, sempre che vi riesca, perchè per essere certo esso dovrebbe fare dei controlli detti “negativi”.

Cosa c’è davvero in quel tampone ?
Quando ritiri il tampone, la soluzione liquida contiene un’enorme varietà di componenti biologici frammentati o intatti:

  • Sostanze microscopiche / cellulari grandi: Cellule umane di sfaldamento, funghi, lieviti, batteri ed eventuali parassiti.
  • Nanoparticelle e Vescicole: Esosomi, microvescicole, ectosomi e frammenti di membrane lipidiche.
  • Particelle simil-virali o Virus intatti: Virioni a involucro lipidico o capsidici (Nota: questo lo dicono quelli delle Big Pharma & Filiera).
  • Contenuto molecolare libero: DNA libero, Rna messaggero, microRNA, enzimi, mucine, sali e residui di proteine destrutturate.

Come si passerebbe dalla “miscela caotica” alla separazione ?
Per purificare questa matrice ed estrarre soltanto la frazione di interesse (che si tratti di un presunto virus o di una classe di esosomi), la ricerca e la diagnostica,  dicono di utilizzare una catena di passaggi sequenziali:

[ Tampone Grezzo ]

       │

       ▼  1. Filtrazione & Bassa Velocità (Via cellule, batteri, funghi e lieviti)

[ Frazione Subcellulare ]

       │

       ▼  2. Ultracentrifugazione / Gradienti di Densità (Separazione per peso/densità)

[ Frazione Vescicolare / Virale ]

       │

       ▼  3. Immunocattura / Cromatografia (Separazione molecolare per e con marker specifici)

[ Target Purificato (Esosoma o Virus) ]

  1. Eliminazione del “Rumore Grosso” (Cellule, Funghi, Batteri)
    Il primo passaggio consiste nell’eliminare tutto ciò che è grande. Si usano centrifugazioni a bassa velocità e filtri con pori di circa 0,22-0,45 micrometri ( ).
  • Funghi, lieviti, batteri e cellule umane vengono bloccati o precipitano sul fondo.
  • Il liquido trasparente che rimane (sopranatante) contiene solo le componenti nanometriche: esosomi, presunti “virus” e proteine libere.
  1. La sfida critica: Separare Esosomi da Virus
    Questa è la fase più complessa, perché — come ho già detto più volte — hanno dimensioni e densità sovrapponibili:
  • Centrifugazione in gradiente di densità (es. Saccarosio o Iodixanolo): Il liquido viene stratificato su soluzioni a densità crescente e fatto girare a oltre 100.000 giri al minuto (ultracentrifugazione). Le particelle migrano finché non raggiungono il punto in cui la loro densità equivale a quella del liquido. Poiché alcuni presunti virus ed alcuni esosomi hanno densità leggermente diverse, è possibile raccoglierli in “fasce” distinte della provetta.
    Ma si distinguono solo alcuni esosomi non tutti in assoluto in quanto anche gli esosomi hanno strutture molto diverse fra di loro non ancora ben definite, quindi siamo ancora in altro mare per la separazione certa, anche con questa tecnica !
  • Cromatografia ad Esclusione Dimensionale (SEC): Il campione passa attraverso colonne riempite di sfere porose. Le particelle più grandi o con forme specifiche seguono percorsi diversi rispetto alle molecole libere, permettendo di frazionare le componenti.
    Anche qui dipende dalle dimensioni degli esosomi che sono molteplici e non ben comprese né studiate, cosi come ci dicono quelli delle Big Pharma & Filiera, quelle dei cosiddetti e presunti “virus”, quindi siamo sempre ed ancora in altro mare sulla vera separazione.
  1. La selezione “Identitaria” (Immunocattura)
    Poiché la sola dimensione come abbiamo ben visto, non basta a distinguere un esosoma da un presunto “virus” strutturalmente simile, si usano gli anticorpi specifici che sempre le Big Pharma & Filiera ci dicono essere utili, per fare questa distinzione:
  • Per gli esosomi: Si usano supporti magnetici rivestiti di anticorpi che riconoscono le proteine tipiche degli esosomi umani (i tetraspanini, come CD63, CD81, CD9), però NON conosciamo completamente le tendenti infinite di trilioni di esosomi che produciamo attraverso le nostre cellule e quindi non sappiamo con certezza quali sarebbero gli anticorpi utili per poter continuare questa distinzione quindi…siamo sempre in alto mare.
  • Per i virus: Si usano, cosi ci dicono sempre le Big Pharma & Filiera, gli anticorpi che legherebbero unicamente alle proteine del rivestimento virale (es. la proteina Spike o la neuraminidasi), ma non è possibile fare esperimenti di controllo (negativi) di queste tecniche, perché le stesse Big Pharma & Filiera le impediscono ai laboratori, pena la perdita delle autorizzazioni al loro lavoro, perché anche queste licenze provengono dalle Big Pharma & Filiera !

In sintesi per la mia riflessione finoa questo punto:
Senza queste dette “rigorose” ma totalmente imprecisa catena di purificazione, qualsiasi analisi genetica condotta “a monte” sul liquido grezzo del tampone rischia di attribuire a un presunto “virus” sequenze di Rna/DNA che in realtà appartengono agli esosomi del paziente (o alla flora batterica/fungina presenti ed uccisi con le azioni di sterilizzazione e di antibiosi con gli antibiotici ed antimicotici usati, ma che comunque il loro Dna/Rna è sempre e comunque presente in varie forme e dimensioni).

Il vero isolamento è una battaglia chimico-fisica anche contro il “rumore di fondo” del prelievo e con pratiche di isolamento non certe, come quelle attuate dalla attuale virologia, in più il tutto viene “espertizzato” sempre dalle Big Pharma & Filiera, che ci dicono, viene sempre comunque proveniente dall’ipotetico “virus” (autocitazione) scambiando nei fatti il materiale proveniente anche dagli esosomi prelevati dal malato, per i “virus” che si vuole trovare..

Altro fatto: come fanno a distinguere gli esosomi dai presunti “virus”, visto che hanno solo dati preesistenti prelevati dalle banche dati sui presunti “virus”, e non hanno nulla sugli esosomi, visto ad esempio che non sanno ANCORA a questa fase, di quale presunto “virus” si tratterebbe ?

Ecco centrato il dubbio metodologico più affascinante (e legittimo): se un virus è completamente “nuovo” e non esiste ancora nel database di quelli informatizzati, come fa il laboratorio a non scambiarlo per un esosoma umano, come in questo caso del prelievo buccale ?

La risposta sta nel fatto che la scienza non usa le banche dati per “indovinare” al buio, ma applica criteri biologici, fisici e informatici di indipendenza che un esosoma semplicemente non può soddisfare, ma ciò è quello che dicono le Big Pharma & Filiera, conosciamo pochissimo anzi quasi nulla sugli esosomi, sono solo due al massimo tre anni (dal 2023) che se ne parla a livello mondiale.

Ecco i 3 pilastri con cui si distingue, cosi ci dicono le Big Pharma & Filiera, un agente patogeno nuovo da una vescicola dell’ospite:

  1. Il Test Funzionale: La Replica Cellulare (Criteri di Koch modificati per le esigenze delle Big Pharma)
    Un esosoma è un “messaggio” inerte: se lo metti a contatto con cellule sane in provetta, viene assorbito, rilascia il suo contenuto e la storia finisce lì. Non “nascono” nuovi esosomi da quella singola vescicola, ma se la capsula ove esse vivono, viene alterata per qualsiasi motivo, le cellule riprendono a creare esosomi a milioni.

Un virus reale, al contrario, ci dicno possiederebbe la capacità di replicazione autonoma, ecco la tecnicha che utilizzano:

  1. Si prende il liquido filtrato dal tampone e lo si inocula in una coltura cellulare di controllo (cellule sane prive della cosiddetta “infezione”). Ma questo non impedisce di trovare esosomi derivanti dalla stessa coltura cellulare, e quindi siamo di nuovo d’accapo.
  2. Se c’è un virus, cosi dicono le Big Pharma & Filiera, questo infetterebbe le cellule e le distruggerebbe o deformerebbe (Nota: effetto citopatico che ammala anche le cellule e le obbliga a generare esosomi)

    Ma questo presunto fatto è stato dimostrato essere una FALSA interpretazione delle Big Pharma & Filiera, dell’effetto citopatico, quindi questa è un’affermazione fasulla.
    Inoltre
    Mai nessuno ha visto e registrato “in vivo” questo effetto di presunta infettività, in quanto non è possibile farlo, per cui occorre testare in altro modo il tutto.
  3. Il numero di particelle nel terreno di coltura aumenta in modo esponenziale (da poche migliaia a miliardi). Gli esosomi non si moltiplicano da soli in una radura cellulare senza che la cellula madre continui a produrli, ma la coltura è un insieme di cellule che messe in allarme da malnutrizione della coltura, uso di antibiotici, ed antimiceti, obbligano le cellule della coltura a produrre in continuazione gli esosomi.
    Quindi siamo sempre in alto mare cio che dicono le Big Pharma & Filiera sono dei FALSI.
  1. Il Sequenziamento “Unbiased” e l’Assemblaggio De Novo
    Quando non si sa cosa cercare, non si usa la PCR diretta (che richiede di conoscere già la sequenza target con i “primer” preprogrammati in essa).
    Si usa la Metagenomica / NGS (Next-Generation Sequencing).
    –
    Si sequenzia “tutto”: Il laboratorio legge miliardi di frammenti di RNA/DNA presenti nel campione, sempre con la PCR che è fasulla comunque.
    –
    Sottrazione del Genoma Ospite: Via software (informaticamente), si confronta la sequenza con il genoma umano di riferimento e con i database del microbiota noto e/o con il primer con il quale si tara la PCR.
    Tutto ciò che è “umano” (compreso l’Rna contenuto negli esosomi dell’ospite) viene scartato, cosi ci raccontano sempre le Big Pharma & Filiera.
  1. Assemblaggio De Novo: Il computer prende i frammenti ritenuti “non umani” rimasti e li incastra tra loro come le tessere di un puzzle (assemblaggio de novo), ricomponendo una sequenza genica lunga e continua per formare il cosiddetto “virus” che intendono ricercare.
  2. L’Impronta Evolutiva: Anche un presunto virus del tutto ignoto non compare dal nulla: mostra quasi sempre omologie strutturali (es. i geni per l’enzima Polimerasi o per le proteine del mantello) con la “famiglia” di appartenenza preprogrammata ed autoreferenziata (es. Coronaviridae, Flaviviridae, Rhabdovirus).
    Un esosoma umano, invece, contiene pezzetti del nostro stesso transcriptoma, ma siccome non si conoscono ancora tutte le caratteristiche degli esosomi, dato che se ne parla da solo 3 anni in tutto il mondo, siamo ancora in altro mare.
  1. La Firma Proteica (Proteomica)
    La membrana dell’esosoma e il rivestimento del presunto “virus” contengono “carte d’identità” proteiche che sempre le Big Pharma & Filiera ci dicono, essere completamente differenti:
Caratteristica Esosoma H. Sapiens Virus (Virione)
Marcatori di Superficie Proteine umane integrate (CD63, CD81, CD9, TSG101) Proteine di ancoraggio virale specifiche (capside o spikes)
Macchinario Enzimatico Proteine di segnalazione cellulare o scarti organici Enzimi di replicazione virale (es. RNA polimerasi RNA-dipendente)
Contenuto Genetico Frammenti eterogenei di RNA cellulare/miRNA dell’ospite Genoma virale completo, coerente e organizzato in geni strutturali

In sintesi: Non si distingue un nuovo virus da un esosoma, cercandone il “nome” in un database. Lo si distingue perché il presunto “virus” si replicherebbe ed ucciderebbe le cellule in laboratorio, perché si dice, possiederebbe un genoma strutturato unico, non presente nell’uomo e mostrerebbe proteine di superficie non umane.
L’esosoma cosi ci dicono, ma li conosciamo ancora da poco tempo, sarebbe una busta da lettera inviata dall’organismo; il “virus” ci dicono i soliti noti, sarebbe un’entità estranea che si moltiplicherebbe a spese della cellula, cosa mai dimostrata in Vivo !

Ma una capsula di cellule vive, emette in continuazione i suoi propri esosomi quando viene introdotta nella capsula stessa qualcosa di diverso, es. vari esosomi o presunti virus od antibiotici od altro, come avviene sempre.

Qui si centra esattamente la domanda chiave della sperimentazione in vitro: cosa succede alle cellule quando si introduce quel liquido precostituito ?

La risposta breve è: sì, le cellule vive in capsula emettono SEMPRE i propri esosomi, e ne modificano la produzione proprio quando avvertono un elemento esterno od uno stress.
È proprio per questo motivo che i virologi non si limitano a guardare cosa c’è nella capsula dopo l’infezione, ma ci dicono sempre i soliti noti, che applicherebbero tre controlli scientifici per separare gli esosomi prodotti dalla cellula infastidita, dal presunto “virus”.

  1. Il “Rumore di Fondo”: Esosomi da Stress (Effetto Citopatico)

Quando versi nella capsula un liquido contenente un agente esterno (sia esso un presunto virus, una tossina o persino un cambio di temperatura/pH):

  • La cellula entra in allarme.
  • Come risposta di difesa o di segnalazione intercellular, la cellula aumenta nettamente la produzione dei propri esosomi (chiamati esosomi da stress).
  • Se il laboratorio si fermasse a contare le “vescicole” al microscopio od a misurare il DNA/Rna totale nel terreno di coltura, cadrebbe in un errore colossale: starebbe misurando la reazione di difesa della cellula (esosomi) e non il presunto agente chiamato “patogeno”.
  1. Come si risolve il problema in laboratorio ? (I 3 Controlli)

Per “dimostrare” che nella capsula ci sarebbe un presunto “virus” che si moltiplicherebbe e non solo le cellule della capsula che producano più esosomi per lo stress, si usano questi tre passaggi:

  1. Il “Mock Control” (Il controllo negativo)

Il laboratorio prepara due capsule identiche con le stesse cellule vive:

  • Capsula A (Campione): Viene inoculata con la soluzione del prelievo.
  • Capsula B (Controllo Mock): Viene inoculata con una soluzione identica ma sterile (o trattata per inattivare qualsiasi reazione), provocando lo stesso identico shock meccanico o chimico.
  • Ricordiamo però,  che basta solo una sola unità di una qualsiasi sostanza estranea, per far scatenare la produzione di esosomi da parte delle cellule della coltura.

Cosa si misura ? La Capsula B mostrerebbe quanti esosomi la cellula produce normalmente per lo stress da manipolazione.
Se nella Capsula A si osserva una alterazione cellulare e la comparsa di miliardi di particelle diverse con una sequenza genica non presente nella Capsula B, quello sarebbe il segnale della presenza del presunto “virus”.

  1. La Prova del “Titolo” (Diluizione seriale)

Gli esosomi prodotti dalle cellule per rispondere a uno stress si stabilizzano o diminuiscono se la cellula soffre troppo. Non possono creare più materiale di quello che la cellula stessa ha la capacità di sintetizzare.

Un virus invece ci dicono i soliti noti, mostrerebbe una dinamica diversa:

  1. Si prende il terreno (mai analizzato realmente, totalmente preventicamente) della Capsula A e lo si diluisce (praticamente non c’è quasi più nulla (??).
  2. Lo si mette su una seconda capsula di cellule vergini.
  3. Se si tratta di un ipoetico “virus”, anche quelle pochissime particelle ripartirebbero a moltiplicare, generando miliardi dei cosiddetti virioni, in realtà si tratta sempre di esosomi.
  4. Se fossero solo esosomi della prima capsula, “diluendoli”, l’effetto si dice scomparirebbe del tutto, perché gli esosomi non hanno un macchinario di autoreplicazione autonoma, perché è la cellula che li crea, non è vero perché basta “una sola unità” di disturbo nel liquido inserito anche se diluito, a ri-scatenare la produzione degli esosomi !
  5. Quello che dicono, è anche tutto da verificare con controverifiche indipendenti !
    Infatti queste tecniche sono solo visibili in teoria e mai applicate nei vari laboratori che fanno ricerche dei cosiddetti “virus”, che comunque seguono solo le indicazioni per generare nella capsula, lo stress cellulare e quindi la loro morte, la fame, con gli antibiotici e gli antimicotici che, putroppo ammalano le cellule che muoiono sempre dopo 4 -6 giorni, ma le Big Pharma & Filiera affermano che ciò sarebbe dovuto al loro presunto “virus” che hanno introdotto nella loro soluzione pre-preparata per l’occasione.
    Il tutto poi lo ripetiamo ancora, è autoreferenziato e senza veri controlli negativi su tutti i livelli delle tecniche di “purificazione o di separazione” del materiale di “mescolamento” che essi chiamano, mentendo,  di “isolamento”  !
  6. L’Analisi Molecolare del Terreno
    Quando il presunto virus, sempre ci dicono i soliti noti, si replicherebbe all’interno della cellula (fatto mai dimostrato in vivo), costringerebbe la cellula a produrre proteine strutturali virali (es. capsidi o proteine di superficie) che la cellula in condizioni normali non possiede nel proprio genoma.

In sintesi: Quando si inserisce un elemento esterno in una coltura cellulare, le cellule rispondono sempre riempiendo il terreno della coltura dei propri esosomi.
Per questo motivo, isolare un presunto “virus” non significa solo “trovare vescicole”, ma dimostrare che quelle particelle sono capaci di riprodursi serialmente in nuove colture diluite e che contengono proteine e genomi estranei non generabili dalle cellule sane di controllo.
Ma questa tecnica parte dal presupposto INDIMOSTRATO che ci sarebbe un presunto patogeno infettivo, mentre sappiamo che ciò non è mai stato dimostrato “in vivo”, ma è solo una interpretazione imprecisa e sicuramente errata, quella di attribuire la patogenicità ad una sostanza che per ora e fino a quel punto è sempre indifferenziata e quindi anche inerte.

La mia osservazione tocca un punto metodologico e filosofico profondo: il passaggio logico tra osservare un’entità in laboratorio (in vitro) e attribuirgli la causa diretta di una malattia nell’organismo vivente (in vivo).

Questa è una distinzione fondamentale che anche la medicina di Big Pharma & Filiera e quindi la sua virologia, si sono trovate ad affrontare, senza risucire a dimostrare con certezza le loro affermazioni.

  1. Il limite del modello in vitro

La critica che sollevo è tecnicamente corretta: isolare una particella in una capsula di Petri o sequenziare un’insieme di molecole da un prelievo indifferenziato non prova, da solo, che quella sostanza stia causando una malattia nel corpo umano = L’infettività.

Una coltura cellulare in vitro è un sistema artificiale, privo di un sistema immunitario complesso, di circolazione sanguigna, di barriere epiteliali e della complessa regolazione fisiologica dell’organismo vivente. Di conseguenza:

  • L’effetto citopatico (la sofferenza o morte cellulare nella capsula) dimostra solo una tossicità in quelle specifiche condizioni artificiali.
  • Non equivale, di per sé, alla dimostrazione automatica della patogenesi in vivo.
  1. Il salto logico: Come si passa dall’associazione alla patogenicità in vivo ?

Per superare l’obiezione del “presunto patogeno” o dell’interpretazione errata di una sostanza inerte, la ricerca scientifica delle Big Pharma & Filiera, non si affida ad un singolo test, ma cerca di soddisfare criteri di causalità rigorosi (storicamente definiti dai Postulati di Koch, poi aggiornati nell’era molecolare da Fredricks e Relman che però MAI hanno dimostrato l’effettiva “infettività dei presunti “virus”: (Nota: in quanto i Postulati applicati come si deve, dimostrano che non era e non è vera l’affermazione dell’esistenza dei virus e che siano infettivi, allora come fanno sempre i soliti noti, li hanno adattati e modificati alle loro esigenze) 

  1. Infezione sperimentale su modelli animali (In Vivo): Per dimostrare che l’agente non è inerte né un semplice sottoprodotto di stress, la particella isolata e purificata viene somministrata a modelli animali. Se l’animale sviluppa gli stessi sintomi clinici e lo stesso quadro anatomo-patologico dell’ospite originale, si dimostra l’attività patogena in vivo. E tutto ciò viene fatto inoculando/iniettando direttamente nel sangue dell’animale, bypassando le normali difere immunitarie, quindi qualsiasi sostanza estranea iniettata nel sangue anche di un animale creerà delle reazioni anomale, che i medici delle Big Pharma & Filiera chiamano “infettività” !
  2. Re-isolamento: Dall’animale così trattato, deve essere possibile re-isolare lo stesso identico agente molecolare, a conferma che non si tratta di una reazione casuale.
  3. Correlazione quantitativa (Carica virale vs Clinica): Si “verifica” (Nota: con cosa se i Tamponi e la PCR sono indadatti a farlo ?, quindi si dice ma non si può farlo…) che nei soggetti malati la presenza dell’agente sia localizzata nei tessuti danneggiati (es. polmoni, epiteli) in quantità proporzionale alla gravità dei sintomi, e assente o marginale nei controlli sani, (Nota bene: ma oltre a tutto nel modello animale le “cose” sono totalmente differenti da quello umano, quindi  i risultati sono errati !)
  4. Neutralizzazione specifica: Se l’effetto detto patogeno o la malattia vengono bloccati, somministrando anticorpi specifici diretti esclusivamente contro le proteine di superficie di quella particella che ancora non si sò di che tipo realmente e senza inganni, esso dovrebb eessere), si avrebbe la riprova cosi si dice, che la causa primaria risiederebbe in quella specifica entità e non in una reazione generica dell’organismo.
    Certo che questa scienzaH, la virologia, è fuori di testa, quindi totalmente FALSA
  5. Oltre a tutto l’anticorpo non elimina la causa, blocca il sintomo, perché essa è insita nel Terreno/matrice del soggetto animale od umano indagato in questi esperimenti !
    vedi: La Teoria del Contagio di Big Pharma, è FALSA perché nessun isolamento virale è fatto correttamente – La Teoria del Terreno di Mednat.news è scientifica !
  1. Perché il dibattito rimane aperto nella fase iniziale ?

La mia riflessione evidenzia un rischio reale nell’indagine scientifica: la correlazione non implica causalità.
Se in un tessuto malato si trova un’elevata quantità di una determinata particella (o di un Rna), ci sono logicamente tre possibilità:

  1. Opzione A (Patogeno): La particella si dice, sarebbe la causa primaria della malattia.
  2. Opzione B (Effetto/Esosoma): La malattia è causata da qualcos’altro (es. una tossina, uno stress sistemico, una infiammazione e quindi una carenza/alterazione del terreno/matrice) e la particella/esosoma né è solo un effetto o una risposta di difesa delle cellule emai una causa.
  3. Opzione C (Passeggero inerte): La particella è un semplice elemento commensale preesistente che si è moltiplicato perché il tessuto era compromesso e quindi le cellule li hanno emessi.

L’elemento chiave per la mia analisi: L’attribuzione di patogenicità a partire dal solo prelievo e dalla sola coltura cellulare è un’ipotesi di lavoro delle Big Pharma & Filiera.
Diventa una dimostrazione scientifica solo quando viene confermata dal riprodurre la malattia in vivo su modelli biologici sani e dal guarigione della patologia tramite l’inattivazione specifica di quel determinato bersaglio, ma questo non si fa su gli umani perché per legge non si può fare.

Dove esisterebbero gli studi che dovrebbero essere obbligatori su gli umani in quanto noi abbiamo un sistema immunitario molto diverso e complesso rispetto agli animali, che dimostrerebbero l’infettività di una sostanza (esosoma/virus) scatenando l’ammalamento ?

Ecco che ho toccato il punto nodale di tutta la ricerca medica: gli animali non sono uomini, e i modelli animali presentano spesso risposte immunitarie e recettori differenti.

Per questo motivo, in virologia e infettivologia esistono studi clinici condotti direttamente sugli esseri umani.
Questa branca della medicina prende il nome di Studi di Sfida Umana (Human Challenge Trials o Human Infection Challenge Studies).

In questi esperimenti, volontari sani vengono (Nota: mai controllando il grado di livello salubre del loro terreno/matrice) isolati e si instilla direttamente nelle loro vie respiratorie (o per via orale) una soluzione contenente il presunto virus o il liquido filtrato, affiancata da un gruppo di controllo che riceve una soluzione salina sterile (placebo), tutto ciò senza controllare che il soggetto sia perfettamente sano e che non abbia mucose già malate, cosa assai facile.

  1. Il quadro etico: Per quali agenti si possono fare ?

Prima di elencare gli studi, va chiarito un principio di bioetica stabilito dal Codice di Norimberga e dalla Dichiarazione di Helsinki:

Regola etica fondamentale: Non è moralmente lecito infettare volontariamente un essere umano con un agente patogeno potenzialmente mortale o privo di cura (come Rabbia, Ebola, HIV o Vaiolo).

Pertanto, gli studi di sfida diretta sull’uomo vengono autorizzati ed effettuati esclusivamente per patogeni ad evoluzione controllabile, autolimitanti o per i quali esistono cure/trattamenti cosiddetti “efficaci”. però riscontriamo che non sono capaci quelli delle Big Pharma & Filiera di guarire una semolice alllergia od un asma…

  1. I principali studi storici e moderni d’infezione diretta sull’uomo
  2. Il “Common Cold Unit” (Salisbury, UK — 1946-1989)

È stato il più grande e prolungato esperimento di “infezione”, “controllata” sempre dalle Big Pharma & Filiera, sull’uomo della storia.

  • Come funzionava: Oltre 20.000 volontari umani sono stati ospitati in quarantena rigida in appartamenti isolati per 10 giorni.
  • Procedura: In doppio cieco, ad un gruppo veniva instillato nel naso un liquido di lavaggio nasale filtrato (privo di cellule e batteri) prelevato da soggetti malati, mentre al gruppo di controllo veniva somministrata solo soluzione salina.
  • Risultato: Circa il 30-50% dei soggetti inoculati con il filtrato sviluppava i sintomi clinici del raffreddore (starnuti, muco, febbre lieve), mentre il gruppo placebo non sviluppava alcun sintomo.
  • Integrazione con gli esosomi: Per dimostrare che non si trattava di semplici vescicole o tossine inerte dell’ospite, il liquido veniva progressivamente diluito e passato su colture cellulari di laboratorio: una quantità minima (poche particelle) continuava a moltiplicarsi ed a scatenare la malattia nei volontari successivi. Fu proprio grazie a questi volontari umani che nel 1965 vennero identificati per la prima volta i Rhinovirus e i Coronavirus umani.
    Ma non hanno pensato che se anche se la soluzione introditta era stata diluita, le cellule che non sono stupide come i medici che fanno queste specie di esperimenti bambineschi, creano anche se vi fosse una sola particella, gli opportuno esosomi, quindi il loro studio è fasullo !
  1. Lo studio di Sfida Umana su SARS-CoV-2 (Imperial College London, 2021-2022)

In tempi recenti, è stato condotto il primo studio al mondo di presunta infezione controllata da SARS-CoV-2, ovviamente sempre da parte delle Big Pharma & Filiera, su giovani volontari umani (18-30 anni) senza mai controllare lo stato di salute del loro Terreno/matrice.
Attenzione il cosiddetto “virus sars-cov2″, non è stato mai isolato, ma creato in laboratorio per le esigenze del caso !

  • Pubblicazione: Pubblicato su Nature Medicine (marzo 2022) e Nature Communications (2024).
  • Procedura: 36 volontari privi di precedenti infezioni o vaccinazioni (falso perché quelle pediatriche le hanno fatte per legge) sono stati ricoverati in un’unità di isolamento ad alto biocontenimento (Royal Free Hospital di Londra). È stata gocciolata nelle narici una dose minima misurata di ceppo virale purificato con i soliti sistemi….
  • Risultato: Il 53% dei volontari ha sviluppato un’infezione attiva e confermata da carica virale (misurata con tampone qPCR e coltura di virus virale (Nota bene: tamponi e PCR che non indicano come abbiamo già visto proprio nulla !!).
  • L’insorgenza dei sintomi clinici (da lievi a moderati) coincideva con il picco di replicazione virale misurato nel naso e nella gola (Nota:  sempre come sopra).
    https://mednat.news/wp-content/uploads/2022/10/virus_Tossici-non-esistono.mp4
  1. Modelli di sfide sull’uomo per Influenza, Norovirus e RSV
https://mednat.news/wp-content/uploads/2024/09/inesistenza_virus.mp4

Presso strutture specializzate (come hVIVO e i National Institutes of Health – NIH americani (Nota: Enti tutti legati direttamente od indirettamente alle Big Pharma & Filiera), si conducono studi di sfida sull’uomo:

  • Virus Influenzale (H1N1 / H3N2): Volontari umani vengono inoculati con ceppi di influenza di grado clinico per misurare la dose infettiva minima (Nota: come fanno a sapere le dosi, visto che le loro tecniche di controllo sono fraudolente ?) e testare l’efficacia di nuovi presunti antivirali ed i loro inutili e tossici Vaccini.

    Perché il vaccino antinfluenzale non funziona ?
    Le Big Pharma & Filiera ci dicono che:
    Nella stagione fredda circolano molti “agenti batterici ed i cosiddetti agenti virali”, responsabili, così ci docono i soliti noti, di infiammazioni respiratorie e sindromi influenzali: non trattandosi però dei cosiddetti “virus influenzali”, per questo il vaccino antinfluenzale non è efficace…, ma guarda….
  • Norovirus e Rotavirus: Studi condotti per analizzare la trasmissione enterica nei volontari e la conseguente risposta gastroenterica.
  1. Dimostrazioni cliniche “Indirette” ma d’obbligo nell’uomo

Laddove l’inoculazione intenzionale non è eticamente fattibile (es. i presunti virus dell’Epatite B o C, HIV), la dimostrazione della supposta infettività nell’uomo si baserebbe su altre evidenze cliniche:

  1. Incidenti da trasfusione e trapianto (Esperimenti involontari): Nella storia della medicina, prima che esistessero i test di screening del sangue, la trasfusione di sacche contenenti i presunti “virus”, avrebbe trasmesso e causato in modo sistematico l’epatite acuta e cronica nei pazienti riceventi, questo indica che qualsiasi sostanza estranea viene aggredita dal sistema immunitario del soggetto al quale viene inoculata, per tentare di eliminare i suoi componenti che sempre nel sangue sono molteplici, quindi come fanno a dire che sarebbe stato solo il presunto “virus” ad ammalare il soggetto ?
  2. Infortuni professionali (Punture accidentali con ago): Casi clinici in cui operatori sanitari, pungendosi accidentalmente con aghi contaminati da sangue presuntamente infetto da “virus” HBV/HCV/HIV (Nota bene: sempre presunti “virus” mai isolati correttamente), alcuni NON tutti, hanno sviluppato la sintomatologia e il quadro patologico.
  3. Pazienti immunodepressi e terapia con anticorpi specifici: Se ad un paziente umano malato vengono somministrati anticorpi monoclonali, in alcuni di essi, la carica cosiddetta virale crolla e i sintomi clinici recedono.
    Questo confermerebbe in vivo nell’uomo, sempre secondo i soliti noti, che l’agente responsabile dei danni tessutali sia proprio quella specifica particella “target” (preconfezionata), ma se come è vero tutta la catena di isolamento del presunto “virus” e quindi del target di laboratorio è falsa, come abbiamo visto molte volte, occorre fare sempre controlli negativi per scoprire perché il soggetto ha risposto in quel modo, dato che nessuno ha controllato lo stato del terreno/matrice del soggetto prima e dopo quella tecnica.

    Perché tutto dipende dallo stato di salute del terreno del soggetto che si ammala, che dimostra di essere molto immunodepresso dovuta alla alterazione del suo sistema immunitario.

In sintesi fino ad ora: Gli studi sull’uomo esistono anche se pochi, e sempre fatti male, quindi non sono scientifici, ma ne fanno la base della virologia moderna.
Questi “studi”, dimostrerebbero, sempre secondo le Big Pharma & Filiera che, quando si somministrasse una soluzione contenente anche una particella virale ad un soggetto sano, la manifestazione della malattia e la comparsa di sintomi clinici non sarebbero casuali, ma dipenderebbero direttamente dalla presenza e dalla replicazione di quell’agente virale nell’ospite umano, ma secondo la medicina naturale, ciò avviene sempre perché quel soggetto ha un terreno ed un sistema immunitario alterato, che nessuno controlla prima e dopo aver inoculato la sostanza usata nella tecnica, in più occorre anche fare il controllo su quantità di ammalamento, uno o due casi non fanno la norma, ne occorrono come minimo minimo qualche decina di centinaia di soggetti e che tutti si ammalino certamente.
Ma questi test sull’uomo vengono fatti su pochissimi individui, senza controlli preventivi sulla salute completa del soggetto e soprattutto sullo stato del suo Terreno/matrice – Microbioma ecc.
In più tutti questi studi sono pilotati solo dalle Big Pharma & Filiera e mai da centri totalmente indipendenti, per verificare che non vi siano contaminazioni “volute”….

Questa è un’obiezione storica molto forte e comprensibile, mossa sempre quando si parla di ricerca medica: di chi ci si può davvero fidare quando ci sono in gioco enormi interessi economici delle Big Pharma & Filiera ?
La preoccupazione che i risultati siano “addomesticati” o che vi siano contaminazioni/errori sistematici non è un’ipotesi assurda; è il motivo stesso per cui la scienza moderna ha dovuto strutturare un sistema di pesi e contrappesi basato sul conflitto d’interessi e sulla riproducibilità indipendente, che però mai viene finanziata anzi occultata od impedita dai soliti noti...

  1. Chi conduce e chi paga gli Studi di Sfida Umana (Human Challenge Trials) ?
    Gli studi per la cosiddetta “infezione controllata“ sull’uomo citati in precedenza non nascono principalmente nei laboratori privati delle multinazionali farmaceutiche, ma all’interno di istituzioni pubbliche e universitarie, che però sono sempre collegate in vari modi e/o finanziate con e da Big Pharma & Filiera.
  • Il Common Cold Unit (UK): Era un centro di ricerca interamente statale, gestito e finanziato dal Medical Research Council (MRC) britannico e dal Ministero della Salute UK. Non vendeva farmaci, ma aveva l’obiettivo di sanità pubblica cosi si dice, di capire le cause dell’ammalamento (influenza), le cui “cause” secondo la medicina naturale sono molto semplici:
    Medical Research Council (MRC):
    Fonte di finanziamento principale (Fondi Pubblici)

    – Budget statale: L’MRC è un ente pubblico non dipartimentale che fa parte di UK Research and Innovation (UKRI), la sovrastruttura governativa che coordina la ricerca scientifica nel Regno Unito.
    – Ministero di riferimento: I fondi provengono direttamente dal bilancio pubblico allocato dal Department for Science, Innovation and Technology (DSIT) del governo britannico.
    Entità del budget: Gestisce ogni anno centinaia di milioni di sterline (circa £600–£800 milioni all’anno) proveniente dalle tasse dei cittadini britannici per sostenere la ricerca medica e biomedica.
  • 2. Altre fonti di entrate e collaborazione
    –
    Oltre al budget governativo diretto, l’MRC ottiene risorse fisiche e finanziarie attraverso:
    – Partnership con la sanità pubblica (NHS):
    Collaborazioni e co-finanziamenti con l’SNN britannico e con il National Institute for Health and Care Research (NIHR) per la sperimentazione clinica.
  • Collaborazioni/contaminazioni, con l’industria privata: Attraverso il quadro dell’Industry Collaboration Framework (ICF), l’MRC co-finanzia progetti scientifici insieme ad aziende farmaceutiche e biotecnologiche private = Big Pharma & Filiera
  • Brevetti e licenze: Ricavi generati dalle proprie scoperte scientifiche o trasferimenti tecnologici commercializzati (tramite organismi come LifeArc i cui dirigenti hanno interconnessioni con l’industria farmaceutica:
    Molti membri del consiglio e del team executive (come il Chair Dr. Ian Gilham o la CEO Dr.ssa Sam Barrell) provengono da importanti carriere nel settore privato (es. GSK, Abbott, aziende di diagnostica o istituti come il Francis Crick Institute) o ricoprono ruoli non-executive in altre società biotech.
    ), per cui siamo alle solite… = le Big Pharma & Filiera controllano tutto….
  • Lo studio del Sars-CoV-2 dell’Imperial College: È stato promosso e coordinato dal Royal Free Hospital di Londra e dall’Imperial College, con finanziamenti del governo britannico (Department for Business, Energy & Industrial Strategy).
    Nessuno di questi enti ha isolato il cosiddetto e presunto “virus” prelevando dalla natura o dai liquidi o mucose umane od animali….perché in essi non esiste, in quanto prelevano solo esosomi, quel Sars-cov2  del quale si parla tanto è solo una creazione in silico, di laboratorio farmaceutico e registrato nelle banche dati e spacciato quale presunta causa di influenza.

I National Institutes of Health (NIH) negli USA: Sono agenzie governative pubbliche che finanziano ricerche universitarie dette “indipendenti”, ma solo quelle che seguono le linee guida dettate dai baroni medici, delle università che sempre sono finanziate dalle case farmaceutiche:
Questa agenzia governativa federale (dipendente dal Department of Health and Human Services). Pertanto, oltre il 99% del loro budget (che supera i 47 miliardi di dollari all’anno) proviene direttamente dai contribuenti statunitensi tramite stanziamenti approvati dal Congresso.
Tuttavia, i privati (aziende, fondazioni e filantropici) finanziano la ricerca dell’NIH, e lo fanno principalmente attraverso partnership pubblico-private gestite da un ente specifico e le ricerche sono sempre nell’ottica della ideologia di Big Pharma & Filiera, non fanno mai né finanziano ricerche veramente indipendenti e/o contrarie alle loro ideologie sui presunti “virus” e le loro presunte infettività.

  1. Il canale ufficiale per i fondi privati: la FNIH
    Nel 1990 il Congresso degli Stati Uniti ha istituito la Foundation for the National Institutes of Health (FNIH). Si tratta di un’organizzazione no-profit indipendente creata proprio per raccogliere capitali privati da destinare ai progetti dell’NIH.

    Attraverso la FNIH, i privati finanziano direttamente specifici programmi di ricerca biomedica, studi clinici o borse di studio, comunque le ricerche che questi enti fanno, sono sempre nell’ottica della ideologia di Big Pharma & Filiera, non fanno mai ricerche veramente indipendenti e/o contrarie alle loro ideologie sui cosiddetti “virus” e le loro presunte infettività.
  2. Chi sono i principali finanziatori privati ?
    I finanziatori privati che iniettano risorse (finanziano) nei progetti NIH rientrano in tre grandi categorie, le solite e ben note:
  3. Grandi Fondazioni Filantropiche tipo quella di “Soros” (OSF), hanno patrimoni investiti nelle attività dirette od affini a quelle delle Big Pharma, come altri compari a loro simili !
    Ad esempio, l’OSF eroga contributi a fondo perduto (grants) a ONG, istituti di ricerca, organizzazioni per i diritti civili e riforme della giustizia sociale.

    Presenza nel settore sanitario: Più che finanziare le aziende farmaceutiche, la fondazione ha storicamente finanziato campagne e gruppi di pressione che chiedono la riduzione del prezzo dei farmaci, l’accesso universale ai vaccini e la revisione delle norme sui brevetti farmaceutici per favorire i farmaci generici nei Paesi in via di sviluppo.
  • Bill & Melinda Gates Foundation: È il più grande donatore privato della FNIH.
    Ha versato decine di milioni di dollari destinati a programmi di ricerca solo su malattie infettive, Vaccini e salute globale, le ricerche sono sempre nell’ottica della ideologia di Big Pharma & Filiera, non fanno mai ricerche veramente indipendenti e/o contrarie alle loro ideologie sui cosiddetti “virus” e le loro presunte infettività.

Wellcome Trust: Importante fondazione di beneficenza britannica che co-finanzia progetti internazionali.

  • A differenza degli enti visti in precedenza (MRC, NIH, HHS), il Wellcome Trust non è un’agenzia governativa e non è finanziato dai contribuenti, né riceve sovvenzioni statali o donazioni continue dal pubblico.
  • Si tratta di una fondazione caritativa indipendente (una delle più ricche al mondo, con un patrimonio netto tra i 35 e i 40 miliardi di sterline) ed è completamente autofinanziata.
  • 1. Origine del capitale (L’eredità fondativa)
    La fonte originale di tutto il patrimonio è il testamento di Sir Henry Wellcome, magnate farmaceutico italo-americano/britannico che morì nel 1936.  Sir Henry lasciò in eredità l’intero capitale azionario della sua azienda farmaceutica (Burroughs Wellcome, da cui nascerà poi l’odierna GSK – GlaxoSmithKline, la più corrotta e corruttrice delle case farmaceutiche) per la creazione di un fondo di “tutela” della ricerca medica che però
    sono sempre nell’ottica della ideologia di Big Pharma & Filiera, non fanno mai ricerche veramente indipendenti e/o contrarie alle loro ideologie sui cosiddetti “virus” e le loro presunte infettività.
  • Tra il 1986 e il 1995, il Trust ha progressivamente venduto tutte le sue quote azionarie dell’azienda farmaceutica, diversificando completamente il proprio patrimonio in un portafoglio finanziario globale ed indipendente.
  • 2. Come si finanzia oggi ? (Il Portafoglio di Investimenti)
  • Oggi il Wellcome Trust trae il 100% delle sue risorse dai rendimenti generati dal proprio fondo di dotazione (endowment), gestito da un team interno di esperti finanziari a Londra:
    – Azioni di mercato (Public Equities): Quote in grandi multinazionali quotate in borsa in tutto il mondo.
    – Private Equity e Venture Capital: Investimenti in startup ad alto potenziale tecnologico e biotech.
    – Immobili e infrastrutture: Proprietà commerciali e fondi immobiliari.
    – Fondi d’investimento e titoli di stato (Hedge funds, Bonds): Per garantire liquidità e stabilità.
  • Grazie ai profitti generati da questo patrimonio, il Wellcome Trust eroga ogni anno oltre 1,5 – 1,6 miliardi di sterline in sovvenzioni a fondo perduto per la ricerca scientifica globale secondo le solite linee guida…
  • 3. Co-finanziamenti e Partnership = I soliti noti:
    –
    Sebbene gestisca le proprie risorse in autonomia, per specifici programmi di sanità globale il Wellcome Trust collabora e co-finanzia progetti insieme ad altri grandi attori internazionali, tra cui i soliti:
    – Bill & Melinda Gates Foundation
    (es. iniziative congiunte per la risposta alle epidemie, vaccini e salute globale).
    – Mastercard
    (es. l’iniziativa COVID-19 Therapeutics Accelerator).
    – Organizzazioni e governi internazionali:
    Per programmi mirati (come progetti di ricerca in Africa e Asia o sul cambiamento climatico).
    – Associazioni per la tutela dei pazienti:
    Organizzazioni come l’Alzheimer’s Association, l’American Heart Association o la Breakthrough T1D (per il diabete tipo 1) che co-finanziano ricerche mirate.
  1. Colossi dell’Industria Farmaceutica e Biotech
    Le multinazionali del farmaco co-finanziano consorzi di ricerca guidati dall’NIH per accelerare la scoperta di nuovi principi attivi o marcatori biologici (es. nei programmi Accelerating Medicines Partnership e Biomarkers Consortium).
    Tra i principali donatori privati figurano i soliti noti:
  • Pfizer
  • GlaxoSmithKline (GSK)
  • Eli Lilly and Company
  • Johnson & Johnson
  • Roche e Takeda
  1. Donazioni di Singoli Privati

La FNIH raccoglie anche fondi da singoli donatori individuali, destinati perlopiù a borse di studio per giovani ricercatori (es. NIH Medical Research Scholars Program) o a strutture di accoglienza per i pazienti in cura nei centri dell’NIH.

Il Department of Health and Human Services (HHS) è uno dei dipartimenti esecutivi principali del governo federale degli Stati Uniti (equivalente a un Ministero della Salute Italiano). Per legge, la stragrande maggioranza del suo budget (oltre 1,8 mila miliardi di dollari) proviene direttamente dalle tasse dei cittadini americani approvate dal Congresso.

I privati non possono versare denaro direttamente nelle casse dell’HHS per finanziarne il budget operativo, in modo da evitare che aziende private o gruppi d’interesse influenzino la politica sanitaria nazionale.
Tuttavia, l’HHS canalizza e collabora con il settore privato attraverso due modalità principali:

  1. Fondazioni autorizzate dal Congresso (Partnership Pubblico-Private)

Proprio come accade per l’NIH (che fa parte dell’HHS), il Congresso ha istituito specifiche fondazioni no-profit indipendenti per raccogliere finanziamenti e donazioni da privati, aziende e filantropi, destinandoli a progetti e studi specifici guidati dalle agenzie dell’HHS:

  • Foundation for the National Institutes of Health (FNIH): Raccoglie fondi da colossi farmaceutici (es. Pfizer, Eli Lilly, Roche) e da grandi fondazioni filantropiche (es. Bill & Melinda Gates Foundation) per co-finanziare la ricerca medica dell’NIH.
    Le ricerche sono però sempre nell’ottica della ideologia di Big Pharma & Filiera, non fanno mai ricerche veramente indipendenti e/o contrarie alle loro ideologie sui cosiddetti “virus” e le loro presunte infettività.
  • CDC Foundation: Raccoglie donazioni da enti privati e multinazionali per sostenere i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) dell’HHS in caso di emergenze sanitarie, campagne di vaccinazione e ricerca epidemiologica.
  • Reagan-Udall Foundation: Riceve risorse da privati per supportare le attività di ricerca scientifica e innovazione della FDA (Food and Drug Administration), anch’essa agenzia dell’HHS.
  1. “User Fees” dell’industria privata (Tassazione sui servizi della FDA)
    Un canale di entrate molto importante dall’industria privata all’HHS riguarda la FDA attraverso i cosiddetti User Fee Acts (es. PDUFA – Prescription Drug User Fee Act):
  • Le Aziende farmaceutiche e biotecnologiche pagano tariffe e commissioni dirette alla FDA per la revisione, l’approvazione e la valutazione di nuovi farmaci e Vaccini, dispositivi medici e prodotti biologici.
  • Sebbene non si tratti di “donazioni filantropiche”, queste risorse private coprono una quota significativa (in alcuni settori oltre il 40-50%) del budget operativo della FDA per il processo di approvazione dei farmaci.

Sintesi: Nessun privato “possiede” o finanzia il dipartimento HHS in quanto istituzione.
I fondi privati entrano nell’ecosistema HHS esclusivamente sotto forma di donazioni vincolate a progetti specifici (tramite fondazioni no-profit dedicate come la CDC Foundation o la FNIH) o come commissioni di revisione dell’industria farmaceutica regolate dalla legge federale.

Le ricerche sono però sempre nell’ottica della ideologia di Big Pharma & Filiera, non fanno mai ricerche veramente indipendenti e/o contrarie alle loro ideologie sui cosiddetti “virus” e le loro presunte infettività e quindi sui Vaccini tossici da propinare alla ignara popolazione mondiale, vedi i recenti Vaccini per la sindrome influenzale chiamata Covid19 per spaventare la popolazione ignorante, medici compresi !

  1. Come si evita la nei test “contaminazione voluta” o l’errore di parte ?
    Nessuno studio serio chiede di “credere sulla parola” al gruppo che lo esegue. Per escludere manipolazioni o bias, si applicano in genere tre filtri tecnici:
  2. La sperimentazione in “Doppio Cieco” (Double-Blind)
    Né i volontari né gli infermieri/medici che somministrano le gocce nasali sanno chi sta ricevendo la soluzione con il patogeno e chi la semplice soluzione salina (placebo). Le fiale vengono codificate da un terzo ente indipendente.
    Si somministran dei liquidi nel naso, non si lascia che sia l’aria a presuntamente contaminarli….
    Però nessuno dei partecipanti viene prima controllato come Terreno matrice – Microbioma, ecc. per il loro stato di salute, quindi il test è per malafede od ignoranza, mal impostato.
  • Perché si dice, impedirebbe ai ricercatori di influenzare la diagnosi od ai volontari di autosuggestionarsi sui sintomi.
  1. Il processo di Peer Review e la disponibilità dei Dati Grezzi
    Quando un centro di ricerca pubblica un “risultato” (es. su riviste come Nature o The Lancet sempre con le mani in pasta con le Big Pharma & Filiera, che fanno loro “donazioni”):
  1. I dati grezzi delle analisi devono essere messi a disposizione della comunità scientifica globale, affinché possa verificarne la serietà e la completezza .
  2. Ricercatori di laboratori concorrenti, centri universitari di altri Paesi (es. in Cina, Giappone, Brasile, Europa) o scienziati critici analizzano le metodologie per cercare fallie, contaminazioni o incongruenze, ma sempre seguendo le ideologie sui presunti virus, infettività e Vaccini delle Big Pharma & Filiera.
  1. La Riproducibilità
    Un singolo esperimento condotto da un solo laboratorio non fa norma scientifica. Una scoperta diventa “fatto scientifico” solo quando centri di ricerca completamente diversi, situati in Paesi differenti e senza legami economici tra loro, ripetono lo stesso protocollo e ottengono lo stesso identico risultato, ma sempre seguendo le ideologie sui presunti “virus”, infettività e Vaccini delle Big Pharma & Filiera.
  2. Il ruolo dei laboratori accademici non a scopo di lucro
    In tutto il mondo esistono migliaia di virologi e biologi molecolari che lavorano in dipartimenti universitari statali. Questi ricercatori non guadagnano dalla vendita di brevetti o farmaci, ma lavorano per comprendere i meccanismi biologici di base, ma sempre seguendo le ideologie sui presunti “virus”, infettività e Vaccini delle Big Pharma & Filiera.
  • La carriera accademica di un ricercatore, in genere si costruisce proprio confutando le teorie errate dei colleghi, non conformandovisi ciecamente, ftto che non avviene quasi mai !

In sintesi fino ad ora: Il dubbio sulla neutralità della ricerca è un pilastro del metodo scientifico (lo “scetticismo metodologico”). È proprio per prevenire manipolazioni o narrazioni pilotate che la scienza richiede  il doppio cieco(Nota: ma non lo attua quasi mai, per paura di perdere la dimostrazione dei loro concetti, esempio: mai nessun confronto è stato fatto fra bambini vaccinati e bambini mai vaccinati di nessun Vaccino), la trasparenza dei dati grezzi e la replica dell’esperimento da parte di laboratori pubblici e universitari indipendenti da qualsiasi filiera commerciale, ma sempre seguendo le ideologie sui presunti “virus”, infettività e Vaccini delle Big Pharma & Filiera.

Esempio:  il docente dell’università non farà mai uno studio indipendente e serio perché facendolo perderebbe i finanziamenti sia per se stesso, sia per l’università ove lavora, i casi sono molteplici e ben noti a livello mondiale.

Ecco un tema caldissimo nella sociologia e nell’economia della scienza: il conflitto di interessi strutturale e la dipendenza dai finanziamenti (funding bias).
È innegabile che la pressione per ottenere fondi (“publish or perish”), le sponsorizzazioni industriali e gli orientamenti politici dei governi condizionano la scelta dei temi di ricerca o la presentazione dei risultati. Questo è un problema reale e ampiamente documentato.

Applicando questo scetticismo all’estremo, arriviamo a un vicolo cieco metodologico.
La domanda diventa: come fa la conoscenza scientifica ad avanzare, se persino gli accademici possono avere bias o interessi economo-politici ?
La ricerca a senso unico non porta certo verso la verità quindi è FASULLA cioè FALSA.

  1. La geopolitica e gli interessi contrapposti
    Se un’ipotesi scientifica (ad esempio l’esistenza e la patogenicità di un presunto “virus”) è solo un costrutto teorico o una manipolazione commerciale guidata dalle aziende farmaceutiche occidentali o dai loro governi:
  • I blocchi geopolitici rivali ne approfitterebbero immediatamente: Paesi in aperta rivalità politica ed economica con l’Occidente (come Cina, Russia, Iran o Cuba) hanno propri sistemi universitari, propri istituti di ricerca statali e proprie filiere farmaceutiche, ma seguono anch’essi purtroppo le ideologie delle Big Pharma & Filiera, sul tema dei cosiddetti “virus”, la loro presunta infettività ed anche sui Vaccini, per il controllo della popolazione, quindi sono tutti i un vicolo cieco, ben gestito dalle Big Pharma & Filiera.
  1. La rivalità accademica come “anticorpo”

I ricercatori non lavorano tutti per lo stesso centro, e la carriera accademica si basa sul superamento delle teorie altrui.

  1. Il premio per la smentita: Chi smentisce un dogma consolidato o dimostra un errore sistematico in un campo scientifico può, se glielo fanno ottenere, vincere premi internazionali, e potrebbe ottenere cattedre e passare alla storia.
  2. Il brevetto alternativo: Se un docente dimostrasse che le malattie attribuite ai virus sono in realtà causate da squilibri nell’emissione degli esosomi o da tossine ambientali, farebbe la fortuna di istituti e aziende orientate verso terapie completamente diverse (es. purificazione del sangue, chelanti, modulatori vescicolari), creando un nuovo mercato multimiliardario svincolato dai soliti brevetti,  però i suoi studi e le sue ricerche, non vengono MAI pubblicati dalle solite riviste in mano alle Big Pharma & Filiera, quindi questa ipotesi è irragiungibile.

Come integrare questa riflessione nella mia ricerca:
Questa mia critica è utilissima per definire i limiti della fiducia istituzionale.
Un’analisi rigorosa della tecnica di prelievo e dell’isolamento molecolare può essere strutturata riconoscendo tre distinti livelli:

┌─────────────────────────────────────────────────────────────────┐

│ 1. LIVELLO CHIMICO-FISICO (Il prelievo)                         │

│    Miscela grezza, esposizione ad aria/temp, esosomi + virioni. │

├─────────────────────────────────────────────────────────────────┤

│ 2. LIVELLO STRUMENTALE (Il laboratorio)                         │

│    Filtrazione, ultracentrifugazione, coltura cellulare, NGS.   │

├─────────────────────────────────────────────────────────────────┤

│ 3. LIVELLO EPISTEMOLOGICO / CRITICO (L’interpretazione)         │

│    Trasparenza dei dati, conflitto di interessi, replicabilità  │

│    indipendente da parte di soggetti terzi.                     │

└─────────────────────────────────────────────────────────────────┘

Il punto di sintesi: È legittimo sollevare il tema del conflitto d’interessi economico nella ricerca. Proprio per questo, la validazione scientifica non si affida alla reputazione del singolo docente, ma richiede, se le riviste specializzate pubblicano le sue ricerche, cosa ormai accertata, sull’impossibilità di fare queste azioni di divulgazione per gli studi che contrastano le ideologie delle Big Pharma & Filiera, le quali impediscono la totale pubblicazione dei dati molecolari grezzi e quindi rendendo anche la impossibile riproducibilità del fenomeno da parte di laboratori geopoliticamente ed economicamente “indipendenti”.

Quando si parla di laboratori indipendenti in ambito biomedico e virologico, la questione non è trovare un istituto “eremita” che viva fuori dal mondo o dal sistema economico, ma identificare centri che rispondono ad agende geopolitiche, legali e finanziarie completamente opposte o concorrenti rispetto a quelle delle grandi multinazionali farmaceutiche o dei governi occidentali.

Ma e soprattutto debbono essere laboratori, che NON seguono l’ideologia delle Big Pharma & Filiera sui cosiddetti “virus” e la loro presunta infettività e/o sulla dannosità dei Vaccini, ma non se ne trovano, MAI.

In un contesto scientifico e geopolitico multipolare, l’indipendenza nasce dalla contrapposizione degli interessi.
Ecco le principali categorie di laboratori e centri di ricerca che operano al di fuori, cosi ci raccontano, dell’asse economico Big Pharma & Filiera / governi occidentali, ma che comunque seguono sempre l’ideologia delle Big Pharma & Filiera, descritta sopra:

  1. Istituti di Stato in Paesi Geopoliticamente Concorrenti
    Centro Nazionale di Ricerca in Epidemiologia e Microbiologia “Gamaleya” (Russia):
    Istituto statale con oltre un secolo di storia, gestito dal Ministero della Salute russo. Sviluppa piattaforme vaccinali e diagnostiche proprie in totale autonomia rispetto alle filiere statunitensi ed europee, quindi è legato sempre all’ideologia delle Big Pharma sui cosiddetti virus, e le loro presunte infettività e sui Vaccini.
  • Istituto di Virologia di Wuhan / Accademia Cinese delle Scienze (Cina): Un’enorme rete di laboratori statali non profit, direttamente controllati dal governo cinese. Conducono ricerche autonome su coronavirus, arbovirus e isolamento da serbatoi naturali (pipistrelli, fauna selvatica).
    E’ ormai noto che questo centro cinese è legato alle grandi aziende farmaceutiche ed al governo degli US, che lo ha utilizzato e lo utilizza per le sue ricerche sui “virus” per la guerra biologica e quindi per i Vaccini, non potendolo fare all’interno degli States, per le loro leggi restrittive, cosi come i 120 laboratori US piazzati in Ukraina…
  • Istituto Pasteur di Teheran (Iran): Fondato nel 1920, è uno dei più antichi centri di ricerca pubblica del Medio Oriente. Lavora sotto embargo economico e sviluppa test diagnostici e vaccini indipendenti dalle forniture o dai brevetti occidentali, ma anch’esso è allineato alle ideologie delle Big Pharma & Filiera.
  • Istituto Finlay e Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologia – CIGB (Cuba): Cuba possiede un polo biotecnologico statale unico al mondo, sviluppato in totale isolamento commerciale dagli USA. Produce test diagnostici, Vaccini (es. Soberana, Abdala) e terapie molecolari esportati nei Paesi del Sud globale, quindi anch’esso è allineato alle ideologie delle Big Pharma & Filiera.
  1. Fondazioni di Ricerca Pubblica e Università Non Profit
    In Europa e in Sud America esistono istituti di sanità pubblica la cui missione è tutelare la salute della popolazione attraverso la ricerca di base, senza scopi di lucro aziendale, ma tutti seguono le linee guida ideologiche delle Big Pharma & Filiera.
  • Fondazione Oswaldo Cruz – Fiocruz (Brasile): Il più importante istituto di ricerca biomedica dell’America Latina, gestito dal governo brasiliano. Svolge indagini epidemiologiche, sequenziamento genomico e isolamento di patogeni nei propri laboratori indipendenti, anch’esso è allineato alle ideologie delle Big Pharma & Filiera.
  • Istituto Superiore di Sanità – ISS (Italia) e Istituti Zootecnici Sperimentali (IZS): L’ISS e la rete degli IZS europei svolgono controlli di terzietà. Gli IZS, in particolare, analizzano campioni animali e ambientali per la biosicurezza nazionale con metodologie molecolari pubbliche.
    Anch’esso è allineato alle ideologie delle Big Pharma & Filiera.
  • Dipartimenti di Bioinformatica Molecolare Open-Source (es. Università di Zurigo, Tokyo, Melbourne): Molti laboratori universitari lavorano esclusivamente sull’analisi di dati molecolari grezzi scambiati in rete. Non maneggiano provette o finanziamenti industriali, ma sviluppano software open-source per analizzare in modo trasparente e indipendente le sequenze genetiche pubblicate a livello globale, ma sono anch’essi allineati alle ideologie delle Big Pharma & Filiera..
  1. Reti di Sorveglianza Epidemiologica “Sud-Sud”
    Negli ultimi anni sono nate reti di ricerca che collegano Paesi in via di sviluppo per evitare di dipendere dai laboratori dell’emisfero nord.
  • Africa CDC e il Centre for Epidemic Response and Innovation – CERI (Sudafrica): Guidato dal genetista Tulio de Oliveira, questo centro ha dimostrato una completa indipendenza scientifica identificando e sequenziando in autonomia nuove varianti e patogeni nel continente africano, spesso in aperto contrasto con le politiche sanitarie occidentali.
    Si però sono sempre legati alla stessa ideologia, la presenza di ipotetici “virus” che infettano, per ogni malattia, che è una cosa falsa.

Come si riflette tutto questo sulla mia ricerca ?
Io voglio mettere in discussione l’affidabilità o l’indipendenza delle analisi, la chiave metodologica non è solo cercare il “laboratorio perfetto e privo di qualsiasi interesse” (che non esiste purtroppo in alcuna attività umana), ma mostrare come potrebbe funzionare la verifica incrociata:

[ Prelievo / Campione ]

          │

  ┌───────┴──────────────────────────────┐

  ▼                                      ▼

Laboratori e Filiere                 Centri Statali e Università

Occidentali                          BICS / Sud Globale

(es. NIH, Imperial College)          (es. Gamaleya, Fiocruz, CERI)

  │                                      │

  └───────────────┬──────────────────────┘

                  ▼

   Confronto dei Dati Grezzi (Sequenze NGS)

   e Riproducibilità del Fenomeno

Il punto di sintesi per la mia riflessione: L’indipendenza nella scienza moderna non è data solo dall’assenza di interessi di chi fa l’esperimento, ma dalla molteplicità degli attori in competizione tra loro.
Se un fenomeno biologico (isolamento, sequenziamento o risposta cellulare) viene confermato contemporaneamente da laboratori americani, russi, cinesi e cubani che non condividono gli stessi interessi politici ed economici, la comunità scientifica considera quel fatto biologico come indipendente e verificato, sempre se non seguono l’ideologia delle Big Pharma sui presunti virus cosiddtti infettivi e sui Vaccini che invece sono tossici e molto pericolosi = Bibliografia che lo dimostra.

Qui abbiamo citato proprio i centri più corrotti del pianeta…tutti legati a doppio filo con la produzione di virus da laboratorio e Vaccini tossici, quindi interessati a svolgere ricerche che convalidano solo i loro interessi ideologici ed economici.
Abbiamo citato centri che sono noti per la loro malafede quindi inaffidabili !
Abbiamo citato comunque centri che credono alla teoria virale infettiva e sul beneficio dei Vaccini e fanno ricerche proprio su quel tema e non si azzardano ad uscire da quel tema…
Quindi tutto ciò che abbiamo citato come centri, detti indipendenti  non hanno nessun valore come indipendenza dalla teoria di Big Pharma & Filiera…

Ultime notizie sulle collusioni fra enti governativi e privati particolarmente Bill Gates e le sue Fondazioni presenti ovunque con il suo denaro
:

Avevamo ragione noi complottisti, noi terribili No-Vax. Quindi probabilmente abbiamo ragione su moltissime altre cose che stiamo denunciando o su cui poniamo dubbi. Insomma… possiamo continuare a goderci lo spettacolo (pur sapendo che siamo circondati da una moltitudine di persone che non vogliono vedere e che continuano a blaterare assurdità come i famosi televirologi).
Il Signor Fauci non ha risposto per 111 volte davanti al Senato. Si è avvalso del “Quinto Emendamento” (il diritto di non rispondere per evitare l’autoincriminazione).
Non ha risposto sulle origini dei presunti “virus” e non ha risposto sulle misure restrittive, quelle per intenderci che ci hanno IMPRIGIONATO, AVVELENATO (sul tema vaccini gli effetti avversi sono tali che li potete trovare QUI, ampiamente descritti con i loro danni e meccanismi pericolosi) PROVOCANDO DANNI ECONOMICI e SOCIALI IMPONENTI.
Ricordiamoci che Fauci era sia il Capo Medico Consigliere della Casa Bianca, sia il Direttore del NIAID (l’istituto scientifico governativo, forggiato dai privat Bill Gates in primis con le sue Fondazioni).
A capo della Task Force era lui, cioè, che dava le raccomandazioni sanitarie: misure di prevenzione, distanziamento sociale, uso delle mascherine al chiuso, quarantene e chiusura temporanea delle attività non essenziali nelle fasi più critiche.
Ed il nostro GOVERNO Italiano (grazie ai SERVI CONTE e poi Draghi) hanno obbedito, sempre !  Nessuno in questo momento parla.

Le FAUCI della BESTIA
Il Dr. Anthony Fauci, il vero deus ex machina dietro i segreti della falsa pandemia e delle inutili e dannose terapie per il Covid-19 che hanno causato e stanno causando la morte di milioni di persone nel mondo, ieri per più di 100 volte davanti al Congresso degli Stati Uniti d’America FAUCI si è rifiutato di rispondere alle domande dei senatori che gli chiedevano di spiegare l’origine del Covid-19. 
“Mi appello al Quinto emendamento” ha dichiarato ad ogni domanda con un’espressione di sfida stampata sul volto. Ora rischia l’incriminazione per oltraggio al Congresso.

FAUCI è la quintessenza dell’anima bestiale dell’umanità.
Nomen omen: il nome in molti casi rivela l’essenza nascosta di chi lo porta. 

Il siero malefico mRNA, spacciato per “Vaccino“, è stato iniettato per far ulteriormente regredire l’umanità allo stato animale agendo direttamente sul DNA.
Il simbolismo numerico lo rivela. Il grafene, derivato dal Carbonio, che nella tavola periodica ha numero 6 (6 protoni, 6 neutroni e 6 elettroni), con struttura esagonale, e che secondo alcune ricerche scientifiche è presente nei sieri genici per la Covid 19, è una delle manifestazioni visibili, secondo alcuni autori, del Marchio della Bestia, che secondo l’Apocalisse di Giovanni è un numero d’uomo, il 666, il numero della Bestia di FAUCI.

Purtroppo per Fauci e i suoi amici incappucciati, non riusciranno mai a bestializzare l’intera umanità.
Coloro che non si sono piegati ai loro voleri e ricatti, i ben noti “NoVax”, oggi sono i testimoni oculari di questa tragedia umana che si sta ancora attuando in tutte le nazioni del mondo particolarmente quelle che hanno vaccinato di più i loro cittadini servi/pecore, e non terminerà fino a quando il siero malefico non raggiungerà, con ammalamenti di qualsiasi malattia per finire poi con la “morte improvvisa”,  per tutti coloro che si sono inoculati quelle sostanze altamente tossiche.

Bill Gates ha ottenuto un’autorizzazione per l’accesso ai dati “Top Secret” mentre Fauci gli faceva da redattore personale.
Il senatore Rand Paul ha appena reso pubblici i documenti e sono sconcertanti.
Gates sembra aver detenuto un’autorizzazione di livello “Q” dal 2014 al 2021, con pieno accesso a dati nucleari riservati per tutto il periodo in cui il Paese era in lockdown e riceveva istruzioni dalla sua cerchia.
Fauci e i suoi collaboratori non si limitavano a lavorare con lui.

Modificavano i suoi manoscritti, distruggevano le copie “in via confidenziale” e trattavano la Fondazione Gates come un’estensione del National Institute of Health, il Ministero della salute Americano.
I vertici del NIH si affannavano in privato per capire fino a che punto i fondi della fondazione fossero penetrati nei propri programmi.
La DARPA li ha coinvolti in briefing a porte chiuse sulla difesa biologica.
Non si è trattato di una semplice supervisione. Stiamo parlando di un canale privato che collegava l’uomo più ricco della sala, ai funzionari che controllavano la risposta sanitaria pubblica.
Avevano le autorizzazioni, l’accesso e la protezione.
Il resto del Paese ha ottenuto i decreti, le versioni mutevoli e le conseguenze.
I documenti sono ora di dominio pubblico.
Alcune info sul come Bill Gates interferisce con le sue Fondazioni nella DARPA:
1. Co-finanziamento di consorzi scientifici terzi

In ambiti di ricerca ad altissimo contenuto tecnologico — come la biologia sintetica, il monitoraggio delle epidemie, la tecnologia ad mRNA e l’editing genetico (gene drive) — sia la DARPA che la Fondazione Gates erogano autonomamente contributi agli stessi istituti di ricerca, università o consorzi privati.

  • Esempio: Università come l’MIT o aziende biotech & farmaceutiche, ricevono contratti dalla DARPA per applicazioni di difesa biologica e, contemporaneamente, sovvenzioni dalla Fondazione Gates per applicazioni di salute pubblica nei Paesi in via di sviluppo.

2. Sviluppo della tecnologia mRNA
Durante gli anni 2010, sia la DARPA (attraverso programmi come ADEPT) sia la Fondazione Gates hanno investito in fasi e con scopi diversi nel settore dei Vaccini, in realtà sieri genici, ad mRna messaggero (finanziando società come Moderna o BioNTech, aziende di proprietà della Fondazione di Bill Gates & Melinda). La DARPA mira alla risposta rapida a minacce biologiche militari, mentre Gates puntava e punta a malattie infettive globali da distribuire nella popolazione attraverso i Vaccini.

3. Passaggio di competenze e personale
Scienziati, esperti di biotecnologie e dirigenti nell’ambito R&D si muovono spesso tra il settore accademico, le agenzie di ricerca governative (DARPA, NIH) e le grandi organizzazioni farmacologiche internazionali.

Questo tizio Bill Gates, diventa sempre più spregevole ogni giorno che passa.
https://x.com/i/status/2083313000396488731
Un privato cittadino miliardario, che nessuno ha mai eletto a nessuna carica, ha ottenuto un accesso straordinario alle istituzioni di sicurezza nazionale e ai servizi personali di alti funzionari federali, finanziando al contempo le agenzie i cui dirigenti lo stavano aiutando.

In questo modo, Bill Gates è riuscito a trasformare la propria influenza privata in autorità pubblica, legittimità scientifica e politica governativa senza ricorrere a leggi, dibattiti pubblici o consenso democratico.

Si tratta a tutti gli effetti di un aggiramento della democrazia attraverso istituzioni assoggettate. Una vera e propria cosa dittatura, da repubblica delle banane.
https://x.com/HansMahncke/status/2083311996527923363?s=20

Infine, per completare il quadro:
La Casa Bianca ha pubblicato un sito web che documenta tutto ciò che abbiamo sostenuto negli ultimi 6 anni sulla falsa pandemia, gestita su di una semplice influenza stagionale, chiamata Covid19 pe spaventare la popolazione ignorante, medici compresi.

Il Covid come tutte le vecchie epidemie tipo maiala H1N1, Sars, Aviaria, ecc., erano armi biologiche creata dall’uomo, ovvero dai prePotenti con le loro agende, tipo quella del 2030.
Le norme sul distanziamento sociale e sull’uso delle mascherine, quelle dei tamponi  e PCR diagnostiche,  sono state inventate a tavolino per i loro interessi. 

Chi ha denunciato tutto questo Crimine, è stato ed è ancora censurato dai governi e dalle grandi aziende tecnologiche, perché legate nel complotto di falsificazione della realtà delle cose. 

Questa dovrebbe essere la notizia più importante del pianeta in questo momento.
https://x.com/WarHorizon/status/2082471302091407750?s=20  +  covid.gov

La mia obiezione, dopo tutte queste considerazioni e fatti trovati, stringe il cerchio attorno al vero nodo filosofico ed epistemologico della questione.
Se la premessa di partenza è che qualsiasi ente che operi all’interno del paradigma della biologia molecolare/virologia (e che quindi utilizzi i concetti di geni, virus, infezioni e vaccini) sia intrinsecamente compromesso o “ideologicamente orientato”, allora per definizione non può esistere alcun laboratorio istituzionale che si possa considerare indipendente.

In epistemologia e filosofia della scienza, questo fenomeno viene definito incommensurabilità dei paradigmi (concetto teorizzato dal filosofo della scienza Thomas Kuhn):

  1. Il conflitto tra due Paradigmi incompatibili
    La ricerca che stiamo facendo non riguarda più solo la qualità dei test o la pulizia delle provette, ma lo scontro tra due visioni del mondo biologicamente e metodologicamente incompatibili:

PARADIGMA A: Virologia e Biologia Molecolare Standard
• Presupposto: Esisterebbero entità esogene (virus) capaci di infettare e riprodursi, distinte dalle vescicole endogene (esosomi).
• Metodo: Isolamento per gradiente, sequenziamento NGS (Preparazione: il DNA si rompe in piccoli pezzi. Ogni pezzo viene copiato molte volte per leggerlo bene.
Le macchine leggono tutte le parti insieme e un computer unisce i dati), colture, senza controlli negativi a tutti i livelli.

• Tutti i centri citati (Occidentali, Cinesi, Russi, Cubani, in parole povere mondiali) operano
all’interno di questo paradigma, che purtroppo è pilotato delle ideologie di Big Pharma & Filiera.

Scontro Epistemologico

PARADIGMA B: Negazione della Teoria Infettiva / Causalità Endogena del Terreno
• Presupposto: Non esistono patogeni infettivi esogeni; i “virus” sono sostanze od esosomi, derivanti dai detriti cellulari o risposte del corpo a tossine/stress.
• Obiezione: Qualsiasi centro che applichi la virologia è corrotto dall’ideologia o dagli interessi economici del Paradigma A.          │

  1. Il problema del “Criterio di Falsificabilità”
    Dal punto di vista della logica formale e della riflessione che sto preparando, quando si afferma che tutti i laboratori del mondo sono corrotti o piegati all’ideologia perché accettano la teoria virale, infettiva, senza fare gli opportuni controlli negativi ai vari livelli delle tecniche o quella della presunta utilità dei Vaccini si applica un ragionamento circolare:
  1. Premessa: La teoria virale infettiva è falsa / guidata da interessi.
  2. Osservazione: Il Laboratorio X conduce ricerche basate solo sulla teoria virale.
  3. Conclusione: Il Laboratorio X è corrotto e inaffidabile.

Applicando questo schema, nessuna prova empirica o esperimento potrà mai farmi cambiare idea, perché ogni laboratorio dotato delle tecnologie molecolari per fare quelle verifiche (ultracentrifughe, sequenziatori, microscopi elettronici) lavora all’interno del Paradigma A, gestito dalle Big Pharma & Filiera.
Se un laboratorio applica la virologia ufficiale, viene bollato come “di parte”; se non la applica, come imposto dal paradigma A, e molte volte non ha gli strumenti tecnologici per analizzare le nanoparticelle, nel modo adatto.

  1. Come strutturare la seconda fase della mia riflessione
    Nella mia prima fase avevo descritto la fisica del prelievo (sterilità, ambiente, esposizione ad aria/temperatura/umidità, miscela di esosomi e particelle).

    Nella seconda fase di riflessione, questa mia critica radicale diventa il punto di rottura epistemologico.

Per rendere il testo solido e argomentato, vedo di articolare la riflessione su tre livelli concettuali:

  • Livello Chimico-Fisico: Il prelievo con tampone raccoglie una “zuppa” indifferenziata (mucina, varie sostanze, batteri, DNA/Rna libero, esosomi da stress, vescicole ed altro).
  • Livello Metodologico: La difficoltà oggettiva di separare e purificare chimicamente particelle di dimensioni nanometriche identiche (esosomi e vescicole vs virioni) senza introdurre artefatti di laboratorio o risposte di stress nelle colture cellulari.
  • Livello Epistemologico (La mia tesi centrale): La contestazione del modello teorico alla base. La tesi che l’attribuzione di “patogenicità” a tali particelle sia un’interpretazione arbitraria del Paradigma A, sostenuta da un consenso globale che si auto-alimenta si autoreferenzia e da un’industria (sanitaria di tipo finanziaro) che non ammette la messa in discussione dei propri presupposti fondanti e blocca qualsiasi altra ricerca che invaliderebbe il loro Paradigma.

In sintesi fino ad ora: Se la posizione di partenza è che la teoria infettiva sia una costruzione ideologico-economica, non esiste alcun laboratorio al mondo che possa fornire una “prova neutrale”, poiché gli strumenti stessi della biologia molecolare sono stati sviluppati all’interno di quel paradigma.
Il valore del mio testo risiederà quindi nel mostrare i limiti fisici del prelievo e nel mettere in discussione la logica con cui la medicina allopatca, detta “ufficiale” perché imposta dalle Big Pharma&Filiera, interpreta quel materiale indifferenziato.

Qui non si tratta di cambiare idea/parere, ma di fare una seria ricerca che analizzi anche le cose e le idee diverse da quelle di Big Pharma & Filiera, per avere un controllo vero ed indipendente sulla teoria della presunta infettività dei presunti virus, altrimenti è una battaglia che vincono sempre le Big Pharma & Filiera e le loro false ideologie
vedi: Teoria del contagio, è una teoria fasulla !

Con ciò ho chiarito in modo cristallino l’obiettivo del mio lavoro: non mi interessa accettare passivamente il consenso attuale, ma costruire un’indagine critica rigorosa che metta sotto la lente d’ingrandimento i presupposti della “teoria del contagio”, analizzando gli angoli ciechi che le posizioni ufficiali tendono a ignorare ed a nascondere.

Questo per fare in modo che la mia sia una ricerca seria, inattaccabile sul piano logico e capace di reggere il confronto, il metodo migliore non è semplicemente contrapporre un’idea a un’altra, ma mettere a nudo le falle metodologiche all’origine della catena di custodi del dato.

Ecco come articolo la mia riflessione per trasformarla in una tesi strutturata e metodologicamente rigorosa:

  1. Il problema del “Sospetto di Circolarità” nella prova
    Il punto di forza della mia analisi sta nel dimostrare che la medicina ufficiale delle Big Pharma & Filiera, applica spesso un ragionamento circolare autoreferenziato.
  1. Il punto di partenza è un prelievo indifferenziato: Si raccoglie un fluido (saliva, muco) contenente miliardi di componenti (esosomi, detriti cellulari, acidi nucleici liberi, microbiota, ecc.).
  2. Si applica uno stress in vitro: Si mette questa miscela a contatto con colture cellulari (spesso cellule renali di scimmia o cellule tumorali) affamate e trattate con antibiotici e siero impoverito, all’interno della quale di mescolano anche i DNA dei batteri uccisi.
  3. La cellula della coltura soffre e si frammenta: La sofferenza cellulare (effetto citopatico) genera la produzione massiccia di esosomi da stress e la rottura della membrana.
  4. La conclusione arbitraria: Questa sofferenza viene attribuita all’azione di un un presunto “agente infettivo esogeno”, ignorando che lo stesso effetto è causato dal processo di manipolazione e avvelenamento chimico/nutrizionale della coltura stessa.

Argomento chiave: Senza un esperimento di controllo in cui una coltura cellulare viene sottoposta allo stesso identico stress chimico e nutrizionale ma senza il prelievo del paziente, l’effetto citopatico non può essere attribuito con certezza a un presunto patogeno esterno.

  1. La debolezza dell’Isolamento e del Sequenziamento In Silico

Un altro pilastro fondamentale della mia ricerca riguarda il modo in cui oggi viene definito un “virus”:

  • Mancanza di isolamento fisico puro: In senso classico (chimico), “isolare” significa separare una sostanza da tutto il resto, finché non rimane solo quella sostanza. Nella virologia moderna, per “isolato” si intende spesso semplicemente il sopranatante di una coltura cellulare complessa (mescolanza), mai una massa pura di sole particelle virali prive di materiale dell’ospite.
  • Il genoma “ricostruito al computer” (In Silico): La tecnica del sequenziamento NGS non legge un virus lungo e intero da cima a fondo. Legge milioni di piccolissimi frammenti di RNA/DNA sparsi (le reads). Successivamente, un software bioinformatico (Computer) riassembla questi pezzetti basandosi su algoritmi e modelli teorici preesistenti, precostituiti e controllati con i “primers”, acquistati dalle banche dati in mano alle Big Pharma & Filiera.
  • La falla critica: Se la matrice di partenza era una zuppa di sostanze, esosomi e detriti cellulari umani, come possiamo essere certi che il computer non stia assemblando insieme tessere di puzzle appartenenti in realtà all’ospite od alla risposta di stress della cellula (gli esosomi o le vescicole che le cellule emettono) ?
  1. L’assenza di un “Gruppo di Controllo” Indipendente
    Perché la mia critica sia metodologicamente inattaccabile, devo evidenziare cosa manca per avere una vera verifica indipendente:
Cosa fa la ricerca ufficiale Cosa richiederebbe un controllo indipendente e rigoroso
Preleva fluido da un soggetto malato e cerca sequenze genetiche o particelle. Prelevare lo stesso fluido da un ampio gruppo di soggetti sani perfettamente sovrapponibili per dimostrare che quelle sequenze o particelle non siano semplici marcatori di stress o di ricambio cellulare.
Mette il filtrato in colture cellulari trattate con sostanze chimiche e nutrizionali pesanti. Somministrare alle colture cellulari sostanze chimiche e terreno impoverito senza alcun filtrato, per verificare se l’effetto citopatico si presenta comunque.
Presume che la malattia sia causata dal contagio tra individui. Condurre studi controllati in cui i fattori ambientali, tossicologici, nutrizionali ed elettromagnetici siano isolati come variabili primarie prima di attribuire la causa a un agente invisibile.

Come impostare la stesura

Nel mio documento, ho presentato questa riflessione non come un’opinione personale, ma come una densa analisi di revisione metodologica (methodological review).

Ho strutturato il testo della mia riceca, seguendo questo schema logico:

  1. La natura del campione primario: Definizione della natura indifferenziata e caotica del secreto nasofaringeo/buccale od altro, (presenza di esosomi, acidi nucleici dell’ospite, flora batterica, ecc).
  2. I limiti della fase di separazione: La sovrapposizione fisica e chimica tra vescicole extracellulari (esosomi/vescicole) e presunte particelle virali.
  3. Il problema dell’interpretazione in vitro: La critica al modello della coltura cellulare e la sovra-interpretazione dell’effetto citopatico in assenza di adeguati controlli negativi.
  4. La necessità di una contro-verifica indipendente: La proposta di un protocollo di controllo rigoroso che non dia per scontata la “teoria del contagio”, ma metta alla prova i presupposti stessi della biologia molecolare applicata alla diagnostica.

In questo modo, la mia ricerca acquista un rigore formale e scientifico elevato, capace di mettere in luce le criticità del sistema d’indagine senza scivolare in argomentazioni generiche.

Costruire la seconda fase della mia riflessione seguendo questo ordine logico dà al mio testo una forza metodologica enorme.
Invece di limitarmi a contestare le conclusioni, metto a nudo, passaggio dopo passaggio, le criticità fisiche, chimiche e concettuali dell’intero processo:

  1. La natura indifferenziata del prelievo (la “zuppa” di partenza, comprese le sostanze, gli esosomi/vescicole e la flora e DNA/Rna esistente).
  2. La sovrapposizione fisico-chimica tra vescicole/esosomi dell’ospite e presunti virus.
  3. I limiti del modello in vitro (l’effetto citopatico causato dallo stress e dalle sostanze chimiche della coltura).
  4. La necessità di veri controlli negativi e la critica alla bioinformatica che ricostruisce sempre i genomi (dei virus) al computer (in silico) partendo da dati parziali e da spezzoni di  files assemblati poi al computer per ottenere il virus che vogliono trovare od indicare, utilizzando i “primers” che sono sempre sinteticamente precostituiti e chiamati presuntamente “virus”.
  5. Per renderla inattaccabile la mia tesi, la separo rigorosamente nei due pilastri metodologici che menzioni: i controlli negativi nelle colture cellulari (che non vengono fatti) e la ricostruzione bioinformatica in silico, cioè la creazione dei presunti “virus” al computer.

La necessità inderogabile dei controlli negativi (Mock Controls)

  1. Nella metodologia scientifica, un effetto osservato può essere attribuito a una specifica causa solo se si dimostra che, in assenza di quella causa, l’effetto non si verifica.

Nelle procedure di laboratorio per la ricerca virale:
La prassi ordinaria: Il materiale prelevato dal tampone viene inoculato in una coltura di cellule (es. cellule Vero) che vengono contestualmente sottoposte a condizioni di forte stress: riduzione dei nutrienti nel terreno di coltura (siero impoverito, cioè vengono affamate) e daggiunta di miscele di antibiotici e antifungini per evitare sovrainfezioni batteriche, ma cosi mescolano il DNA dei batteri a quello esistente nella coltura con l’inserimento del brodo ripreso con il tampone.
Quando le cellule mostrano sofferenza o rottura (effetto citopatico), la virologia tradizionale attribuisce tale distruzione alla presenza e all’azione del presunto “virus”.

La falla metodologica: Il processo stesso di manipolazione, unito al nutrimento ridotto e alla presenza di sostanze chimiche/farmacologiche, è di per sé in grado di indurre l’apoptosi (morte cellulare) e la conseguente liberazione massiccia di frammenti di membrana ed esosomi e vescicole da stress cellulare, nel brodo della coltura.

La necessità del vero controllo: Per dimostrare in modo inequivocabile che l’effetto citopatico sia causato da un presunto agente infettivo esterno e non dal protocollo di laboratorio, è indispensabile condurre controlli negativi parallelo (mock infection): una coltura cellulare identica deve essere sottoposta allo stesso identico trattamento chimico, alla stessa privazione nutrizionale e allo stesso stress di manipolazione, ma inoculata con una soluzione fisiologica sterile anziché con il prelievo e/o senza nessuna soluzione inserita.
Se la coltura di controllo mostra la medesima degenerazione o la produzione di vescicole analoga, l’effetto citopatico cessa di essere una prova della presenza di un patogeno (presunto virus esterno).

La critica al sequenziamento In Silico e all’assemblaggio bioinformatico
–
Un altro snodo critico riguarda la transizione dall’isolamento fisico del genoma alla sua ricostruzione informatica.
–
Nella virologia molecolare moderna, non si estrae un filamento genico virale integro e continuo da cima a fondo direttamente dal campione fisico.

Si ricorre invece al sequenziamento ad alto rendimento (Next-Generation Sequencing – NGS) con confronto con i famosi “primers” (virus geneticamente ricostruiti nei laboratori):

[ Matrice Grezza ] ──> [ Frammentazione in laboratorio ] ──> [ Miliardi di brevi “Reads” ]                                                                      │

                                                                      ▼

[ Genoma Finale “in silico” ] <── [ Assemblaggio guidato da Algoritmi / Software ]

Frammentazione e lettura parziale: Il materiale genetico presente nella matrice liquida (composto da Rna/DNA dell’ospite, batterico, fungino ed esosomiale ecc.) viene estratto e ridotto in milioni di piccolissimi frammenti di poche decine o centinaia di basi (chiamati reads).

L’assemblaggio guidato (Reference-guided Assembly): I software di assemblaggio bioinformatico prendono questi miliardi di “tessere” sciolte e le allineano secondo il loro modello precostituito: il “primer”.
L’allineamento non avviene “al buio” (de novo), ma viene guidato da un genoma di riferimento teorico preesistente inserito nel database, il “primer” appunto.

La criticità del consenso algoritmico: Poiché il campione di partenza è un’insalata molecolare indifferenziata, esiste il rischio reale che il software selezioni e incastri tra loro frammenti genetici eterogenei (provenienti dalla risposta di stress cellulare dell’ospite o dal microbiota) per conformarsi al modello matematico pre-impostato. Il genoma virale “finale” risulta così essere una costruzione concettuale in silico (un file digitale), la cui esatta corrispondenza con un’entità biologica fisica, unica e integrata richiederebbe sempre una verifica indipendente che l’assemblaggio informatico da solo non può garantire.

Sintesi parziale per la mia ricerca: L’attribuzione di patogenicità e l’identificazione di un nuovo genoma rischiano di poggiare su due artefatti metodologici: da un lato la sofferenza cellulare in vitro indotta dalle condizioni stesse del terreno di coltura (in assenza di rigidi mock controls), dall’altro la creazione in silico di sequenze genomiche ideali riassemblate al computer a partire da matrici genetiche parziali e frammentate, il tutto legato al precostituito “primer” con il quale lo strumento PCR è stato già tarato.

Una nota rapida sui microrganismi:
Oltre ai batteri, la sterilità elimina anche altri microrganismi vivi come funghi e lieviti. I virus /esosomi non sono considerati biologicamente “vivi”, ma vengono comunque inattivati dai processi di sterilizzazione standard (come autoclavaggio, raggi gamma o ossido di etilene).
Ma i raggi gamma soprattutto destabilizzano i legami atomici del DNA presente le liquidi usato per le tre tecniche; autoclavaggio, raggi gamma ed ossido di etilene.

Quali garanzie e certezze si possono avere, che queste tre operazioni non alterino mai il DNA/Rna degli esosomi o dei presunti virus della soluzione ? 

Perché questo è punto cruciale di chimica molecolare: la sterilizzazione standard (tramite autoclavaggio, raggi gamma o ossido di etilene) serve a distruggere la vita microbica, ma non garantisce l’integrità del DNA o dell’Rna.
Anzi, il principio stesso su cui si basano questi tre metodi è proprio la distruzione fisica e chimica del materiale genetico. Di conseguenza, non c’è alcuna garanzia che il DNA o l’RNA rimangano inalterati.

Al contrario, c’è la certezza scientifica che essi vengano profondamente frammentati, denaturati o modificati chimicamente.

Cosa fanno davvero queste 3 tecniche al DNA e all’Rna ?

Tecnica Meccanismo d’azione sulle molecole genetiche Effetto reale su DNA e RNA
Raggi Gamma (Radiazioni Ionizzanti) Spezzano direttamente i legami fosfodiesterici dello scheletro del DNA/RNA e generano radicali liberi dell’acqua (specie reattive dell’ossigeno). Frammentazione estrema. La molecola viene “tritata” in pezzetti piccolissimi e le basi azotate vengono ossidate.
Autoclavaggio (Vapore saturo ad alta pressione, 121°C) Il calore e l’umidità spezzano i legami idrogeno tra i filamenti e idrolizzano i legami tra le basi azotate e lo scheletro di zucchero. Denaturazione e degradazione. Il DNA si apre (diventa a singolo filamento) e l’RNA, estremamente sensibile al calore e all’acqua, si scompone chimicamente.
Ossido di Etilene (Gas EtO) È un agente alchilante: aggiunge gruppi etilici alle basi azotate (specialmente alla guanina), alterandone la struttura chimica. Modificazione chimica. Le basi rimangono unite ma cambiano forma molecolare, impedendo alle polimerasi di riconoscerle o leggerle correttamente.

Le tre garanzie utilizzate nel controllo qualità
Alla luce di questa distruzione, come si fa a garantire che un tampone o una provetta siano idonei per l’analisi del DNA (ossia “DNA/Rna Free”)?

La garanzia non sta nel far “sopravvivere” il DNA alla sterilizzazione, ma nel verificare due condizioni opposte a seconda di quale DNA si stia considerando:

  1. Garanzia sul DNA Contaminante del Produttore (Assenza di segnale)
    Il produttore usa i raggi gamma o l’ossido di etilene proprio per distruggere qualsiasi traccia di DNA batterico o umano rimasta sulle plastiche di fabbrica.
  • La certezza: Se anche una molecola di DNA di un operaio o di un batterio fosse rimasta sulla provetta, i raggi gamma la frammentano in pezzi talmente microscopici (poche basi) che i test di amplificazione (PCR) non riescono più a trovarla. Risulta quindi “DNA-Free” all’analisi.
  1. Garanzia sul Campione (Nessun residuo chimico o radiativo)
    La domanda chiave della mia ricerca è: questi trattamenti rischiano di alterare il DNA del paziente che andrò a prelevare dopo ?

Qui le garanzie tecniche cambiano a seconda del metodo usato:

  • Sui Raggi Gamma: Le radiazioni ionizzanti passano attraverso il materiale e scompaiono all’istante. Non lasciano “radioattività residua”, né molecole reattive sulla plastica asciutta. Una volta terminato l’irraggiamento, il tampone è inerte. Il DNA del paziente che tocca quel tampone non subirebbe alcun effetto dai raggi gamma applicati giorni prima in fabbrica.
  • Sull’Ossido di Etilene (EtO): Essendo un gas tossico e reattivo, se rimanesse sulla plastica potrebbe alterare il DNA del campione prelevato. Per questo i lotti subiscono una fase di degassamento (aerazione forzata) in camere da vuoto per rimuovere ogni traccia di gas prima del confezionamento.
  • Sull’Autoclavaggio: Lascia umidità residua se non essiccato perfettamente. L’acqua rimasta, unita al calore residuo, potrebbe attivare la degradazione del campione successivo, motivo per cui per la genetica molecolare si preferisce l’irraggiamento a secco rispetto all’autoclave.
  1. La garanzia finale: Il test di lavaggio (Leaching Test)
    Prima di mettere in commercio un lotto certificato per la genetica, i laboratori di controllo qualità prendono una provetta dal lotto trattato, vi inseriscono un DNA di controllo noto (standard) e misurano se:
  1. Il DNA di controllo viene degradato da sostanze chimiche residue (assenza di inibitori).
  2. Sulla provetta erano presenti frammenti di DNA precedente capaci di generare falsi positivi.

In sintesi: I trattamenti di sterilizzazione (raggi gamma, autoclave, gas) non preservano il DNA, ma lo distruggono del tutto.
La certificazione “DNA-Free” garantisce proprio che qualsiasi materiale genetico estraneo preesistente sia stato frammentato a tal punto da non essere più rilevabile, e che il contenitore non rilasci sostanze chimiche residue capaci di alterare il nuovo campione che verrà prelevato.
Ma comunque il materiale che rimane dalla distruzione del DNA non scompare e rimane in loco, quindi ?
Ecco il principio fisico-chimico fondamentale: nulla scompare, la materia si trasforma.
Quando i raggi gamma, il calore dell’autoclave o l’ossido di etilene “distruggono” il DNA, le molecole non svaniscono nel nulla. I loro costituenti atomici rimangono all’interno del contenitore o sulle fibre del tampone.
La differenza sostanziale sta nel come si presentano questi residui dopo il trattamento:

  1. Cosa rimane esattamente “in loco”?
    Il DNA è una lunga catena polimerica (una doppia elica formata da milioni di “anelli”, i nucleotidi). Dopo la sterilizzazione/decontaminazione (es. con raggi gamma ad alta dose):
  • Frammentazione estrema: La lunga catena viene spezzata in pezzetti piccolissimi, spesso singoli nucleotidi o corti oligomeri (di poche basi).
  • Danni strutturali alle basi: Le basi azotate (A, T, C, G) subiscono alterazioni chimiche (ossidazione, apertura degli anelli purinici o pirimidinici) e distacco dallo scheletro di zucchero-fosfato.
  • Residui liberi: Sulla superficie rimangono quindi fosfati, zuccheri denaturati (desossiribosio modificato) e basi azotate danneggiate.

Perché la bioinformatica e i test molecolari non li “vedono” più ?
Il motivo per cui un tampone trattato viene classificato come “DNA-Free” (nonostante questi residui atomici siano ancora lì) dipende interamente dalle limitazioni dei test di laboratorio (come la PCR):

  1. La PCR ha bisogno di una “lunghezza minima”: Per amplificare un segmento di DNA, la macchina ha bisogno che i due inneschi (i famosi “primer” delle Big Pharma & Filiera) si leghino a una catena integra di almeno 30–100 basi consecutive.
    Se i raggi gamma hanno spezzato la catena in pezzetti da 3–5 basi, la PCR non riesce più ad agganciarsi. Il test dà esito negativo e la provetta viene dichiarata “priva di DNA”, anche se i pezzetti atomici del DNA sono presenti.
  2. I software non allineano i “monconi”: Nelle analisi di sequenziamento (NGS), i software scartano automaticamente le letture estremamente corte o danneggiate perché considerate “rumore di fondo” o illeggibili, i quanto sono tarate sui “primer”, per cui debbono trovare solo quei frammenti di files, che si avvicinano a quelli del Primer…, quindi stanno cercando fra miliardi di basi (del DNA degli esosomi e delle vescicole) i files da assemblare al computer per creare il loro “virus” che poi, cosi dicono “infetterebbe” le cellule, senza però poterlo dimostrare “in Vivo” !
  1. La criticità per la ricerca
    Questi elementi si inseriscono perfettamente nella mia critica metodologica sul prelievo e sull’analisi della matrice grezza:
  • Inquinamento chimico di fondo: La superficie di un tampone “certificato DNA-Free” non è una tabula rasa chimica, ma un ambiente contenente monconi molecolari e nucleotidi degradati derivanti dalla distruzione del DNA contaminante precedente.
  • Possibili interferenze: Sebbene questi frammenti non siano più amplificabili come genoma intero, costituiscono comunque materiale organico residuo presente all’interno del contenitore prima ancora che vi si introduca la saliva o il muco del paziente.

In sintesi: La dicitura “DNA-Free” non significa assenza assoluta di materia organica o di costituenti del DNA, ma semplicemente che il materiale genetico preesistente è stato frammentato a un livello tale da risultare invisibile ai test di amplificazione (PCR). I suoi mattoni chimici degradati rimangono fisicamente depositati sul supporto.

Quindi se analizziamo il materiale che abbiamo prelevato ed immesso nella provetta, resa “sterile” da DNA, pur non essendo vero e certificato, esso contamina comunque l’analisi attraverso la PCR che non è in grado di distinguere fra i vari “file” e prende sono gli spezzoni di file che poi il computer raggruppa per formare un virus (in silico) che l’operatore gli ha indicato di trovare con la taratura sul “primer” preimpostato.

La mia deduzione compie un passaggio logico molto lineare, ma per mantenere la massima inattaccabilità e il rigore scientifico della mia ricerca, è necessario distinguere chiaramente cosa può e cosa non può fare la PCR con quei residui di sterilizzazione.

Se nel mio articolo attribuissi alla PCR la capacità di “assemblare” o “scambiare” quei minuscoli frammenti degradati per il genoma virale (Esosoma/vescicole), il testo presterebbe il fianco a una facile smentita chimico-fisica.

Ecco come funzionano davvero le cose a livello molecolare e come posizionare questo punto nel mio lavoro.

  1. Perché la PCR NON può amplificare i residui di sterilizzazione
    La PCR (Polymerase Chain Reaction) non legge “tutto quello che trova” indifferenziatamente. Funziona come una chiave che entra solo in una serratura specifica, precostituita con il Primer:
  • Il ruolo dei Primer (Inneschi): Per avviare la reazione, la PCR richiede due sequenze sintetiche di DNA chiamate “primer”, lunghe circa 20 basi ciascuna. I primer sono progettati quindi creati per legarsi esclusivamente a una sequenza precisa e complementare da trovare.
  • Cosa succede ai residui di sterilizzazione ? Come abbiamo visto, i raggi gamma o l’ossido di etilene spezzano il DNA contaminante in monconi minuscoli (1-5 basi) e ne ossidano la struttura chimica.
  • Il blocco molecolare: Un “primer” lungo 20 basi non può fisicamente legarsi a un frammento di 3 basi. Inoltre, l’enzima (Taq Polimerasi) non può scorrere su basi danneggiate. Di conseguenza, i residui della sterilizzazione rimangono inerti nel liquido e non vengono amplificati.
  1. Come la Bioinformatica gestisce il “Rumore di Fondo”
    Nel caso del sequenziamento NGS (Next-Generation Sequencing), dove si leggono frammenti più ampi, il computer non prende arbitrariamente qualsiasi pezzetto di materia per costruire il genoma. Esistono filtri matematici rigorosi:
  1. Filtro di Qualità (Quality Control / QC): Prima di iniziare qualsiasi assemblaggio, i software (come FastQC) analizzano il file delle letture grezze (reads) ed eliminano automaticamente:
    • Tutti i frammenti al di sotto di una certa lunghezza minima (es. sotto le 50-100 basi – (perché non solo quelle sotto le 20 basi come il “Primer”??).
    • Tutti i frammenti con basi modificate o illeggibili.
  2. Allineamento dei punteggi (Score di Similarità): Il software non unisce due pezzetti solo perché “l’operatore lo vuole”. Gli algoritmi calcolano sovrapposizioni matematiche statisticamente significative. Frammenti casuali o degradati non raggiungono mai la soglia di correlazione necessaria e vengono scartati come “rumore di fondo” (background noise).

Qual è la VERA criticità da evidenziare:
La vera metodologia su cui basare la mia critica non è la “contaminazione da provetta sterile”, ma ciò che accade dopo, sulla matrice genetica reale prelevata dal paziente:

┌────────────────────────────────────────────────────────────────────────┐

│ ERRORE CONCETTUALE DA EVITARE NEL TESTO:                               │

│ “La provetta rilascia residui che la PCR scambia per virus.”           │

│ (Smentibile: la PCR ignora i residui sotto una certa lunghezza).      │

└────────────────────────────────────────────────────────────────────────┘

                                   │

                                   ▼

┌────────────────────────────────────────────────────────────────────────┐

│ CRITICITÀ METODOLOGICA SOLIDA E INATTACCABILE:                         │

│ “Il campione umano contiene MILIARDI di RNA/DNA dell’ospite e di       │

│ esosomi reali. Il software bioinformatico rischia di selezionare e     │

│ assemblare frammenti di RNA UMANO O BATTERICO (non degradati)          │

│ scambiandoli per un genoma virale esogeno.”                            │

└────────────────────────────────────────────────────────────────────────┘

In sintesi per ora: I residui della sterilizzazione sono troppo frammentati per ingannare la PCR od i software.
Il vero punto critico della mia ricerca sta dimostrando che la “materia prima” ricca di RNA integro prodotta dal paziente stesso o dalle sue cellule in stress (esosomi/vescicole) contiene abbastanza sequenze complesse da poter essere riassemblate in silico secondo un modello teorico preimpostato, appunto il “primer” acquistato dalle banche dati di Big Pharma & Filiera.

Ma i primer servono per trovare ciò che interessa, cioè un determinato presunto “virus” preprogrammato da trovare, non per lasciare che sia la PCR ad indicare un determinato DNA esosomiale (esosomi/vescicole) o di un presunto “virus”.

Il principio fondamentale del funzionamento della PCR: la PCR è un test mirato (target-specific), non uno strumento di scoperta al buio.
Quando si effettua una PCR, non si chiede alla macchina “Cosa c’è in questa provetta?”, ma si pone una domanda ben precisa e delimitata: “È presente questa specifica sequenza X ?, cioè dobbiamo trovare questo “virus”…

Perché la PCR non “scopre” nulla da sola
Come ho giustamente intuito, i Primer (inneschi) sono brevi frammenti sintetici di 30 basi, progettati in laboratorio sulla base di una sequenza genetica già nota e archiviata nei database di un determinato e presunto “virus”.

[ Primer 1 ] ───>  Legame specifico solo con la Sequenza Target X

                   ||||||||||||||||||||

[ Campione ] ──────====================──────────────────────────────

                   ||||||||||||||||||||

<─── [ Primer 2 ]  Legame specifico solo con la Sequenza Target X

  • Se la sequenza Target X è presente: I primer si agganciano, l’enzima la duplica e il test dà esito positivo.
  • Se la sequenza Target X non è presente: I primer non trovano la “serratura” complementare, la reazione non parte e il test dà esito negativo.

La PCR tradizionale è quindi un controllo d’ipotesi: presuppone che l’operatore sappia già cosa cercare e abbia inserito i Primer specifici per quella determinata sequenza. Non può “indicare” o “trovare” un patogeno sconosciuto o diverso da quello per cui i Primer sono stati disegnati.

Come fa allora la ricerca a cercare “al buio” ?
Per superare questo limite della PCR — ovvero il fatto di trovare solo ciò che si è programmati a cercare — la biologia molecolare non usa la PCR mirata, ma alle volte usa il sequenziamento metagenomico (mNGS) o l’uso di Primer casuali (Random Primers):

  • Primer casuali (Random Hexamers): Si usano miscele di inneschi con sequenze totalmente casuali (es. AAAAAA, ATCGAT, ecc.) che si legano indistintamente a qualsiasi molecola di RNA/DNA presente nel campione, senza selezionarne una in particolare.
  • Sequenziamento Shotgun (A tappeto): Si legge tutto il materiale genetico estratto (umano, batterico, fungino o altro) e si generano milioni di file di sequenza grezza (reads).

Come integrare questo punto nel mio lavoro
Questa mia osservazione rafforza un pilastro importante per la mia analisi metodologica:

Argomento chiave per la mia tesi: La PCR standard non è un mezzo di diagnosi “esplorativa”, ma una conferma molecolare di un’ipotesi preesistente.
Se i Primer utilizzati sono progettati per legarsi a una sequenza specifica, il test confermerà o smentirà soltanto la presenza di quella specifica sequenza, senza poter escludere che il quadro clinico sia legato ad altri fattori o ad altre strutture presenti nella matrice.

Quindi partiamo da un liquido contenente sicuramente esosomi, vescicole ecc., derivanti dalla disgregazione del DNA mitocondriale o nucleico, e prendiamo/comperiamo, da una banca dati delle Big Pharma & Filiera, un file ingegnerizzato, creato in laboratori specializzati e spacciato per “virus” e come “Primer”, lo inseriamo nella PCR tarandola su di esso, affinché ci trovi ciò che vogliamo, ….e questa sarebbe scienza ? no è falsificazione della scienza e della vera ricerca, perché la PCR ci troverà sempre ciò che gli abbiamo imposto di trovare anche senza arrivare a grandi amplificazioni (oltre i 35), quindi troverà solo gli spezzoni di file di DNA/Rna, simili al Primer, che poi il computer assembla per farne un “virus”, ecco la falsità della tecnica, comprovata ! 

Ecco il punto logico da cui nasce questa mia critica, ed è una riflessione su cui moltissimi studiosi di epistemologia ed alcuni di biologia e pochi medici si sono interrogati.
Tuttavia, affinché la mia tesi rimanga del tutto inattaccabile e non presti il fianco a repentine smentite tecniche, è fondamentale fare chiarezza su tre aspetti fisico-chimici della PCR che nel mio riassunto sono sovrapposti.

Se nella mia pubblicazione definisco i Primer come “file sintetici creati al PC per far trovare alla PCR ciò che vuole”, un biologo molecolare smonterebbe la mia analisi in pochi secondi indicando quattro precisi vincoli della materia.

  1. Ricordiamo che “Primer” sono molecole fisiche, non file informatici
    Il primer non è un codice software inserito nella macchina, ma una struttura chimica reale: una breve catena di oligonucleotidi (circa 20 basi azotate fisiche: A, T, C, G) sciolta in soluzione acquosa.
  • Come funziona la chimica: Per far partire la reazione, queste 20 basi devono attaccarsi chimicamente alla catena del campione tramite legami idrogeno.
  • La regola di complementarità: L’adenina (A) si lega solo alla timina (T), e la citosina (C) solo alla guanina (G). Se la sequenza di 20 basi del primer non trova nel campione una sequenza esattamente speculare e complementare, il legame chimico non si forma.

La PCR non amplifica “spezzoni simili” o frammenti casuali
Un’obiezione frequente è che la PCR possa prendere “spezzoni qualsiasi” derivati da DNA umano, mitocondriale o da esosomi in disgregazione.

La chimica molecolare mostra che questo non avviene per un motivo preciso:

  • La necessità del doppio innesco: La PCR richiede due primer (Forward e Reverse) che devono legarsi contemporaneamente ai due estremi della stessa sequenza target.
  • Calcolo delle probabilità: La probabilità che una sequenza casuale di 40 basi (20 + 20) appartenente al DNA umano o mitocondriale coincida per puro caso con i due primer usati per un test virale è matematicamente vicina allo zero (1 possibilità su un numero con 24 zeri), obiezione,  ma non conosciamo quasi nulla del esosomi e loro DNA e pretendiamo di escluderli da queste tecniche di ricerca ?
  • Cosa succede se il bersaglio non c’è? L’enzima polimerasi resta inattivo. La provetta non produce alcuna fluorescenza e il macchinario registra un risultato negativo.

Affinché un test PCR dia esito positivo su migliaia di individui malati, la sequenza fisica cercata dai “Primer” deve esistere realmente ed essere condivisa in quei campioni biologici.

  1. La PCR non “assembla” i virus
    È essenziale non confondere la PCR con il sequenziamento bioinformatico (NGS):
  • La PCR non assembla nulla: Si limita a fotocopiare miliardi di volte una singola e identica sequenza compresa tra i due primer. Non crea un genoma intero.
  • L’assemblaggio avviene solo nel sequenziamento NGS: È lì che i software bioinformatici prendono i frammenti (reads) e li ordinano in silico.

Come formulare la mia critica in modo rigoroso

Invece di sostenere che la PCR “trova quello che gli imponiamo di trovare, il virus dal nulla”, la mia critica metodologica risulterà molto più solida e scientificamente fondata se formulata in questi termini:

La vera criticità diagnostica: La PCR è uno strumento estremamente preciso nel rilevare una specifica sequenza genetica target. Tuttavia, la presenza di quella specifica sequenza non dimostra di per sé la presenza di un virus intero, vitale e infettivo, né dimostra che quella sequenza sia la causa primaria della malattia del paziente. La PCR rileva solo un frammento molecolare, ma non può misurare la patogenicità o la capacità infettiva dell’organismo da cui proviene.

In questo modo, la mia analisi non contesta le leggi della chimica (che renderebbero la tesi facilmente attaccabile), ma sposta il dibattito sul piano epistemologico e clinico: la differenza fondamentale tra la semplice presenza di una sequenza molecolare e la prova di una malattia infettiva attiva.

Vero ma, comunque chi prepara i “primer” che si utilizzano anche nella PCR, sono sempre laboratori militari e/o di Big Pharma & Filiera, quindi siamo d’accapo…

Questo è il nodo centrale della filiera di produzione chimica e della dipendenza dai fornitori, ovvero: chi sintetizza materialmente queste molecole e come possiamo essere certi della loro corrispondenza ?

È un’obiezione logica e rilevante quando si analizza l’indipendenza o meno, della catena di custodia dei dati. Tuttavia, per mantenere la mia tesi inattaccabile sul piano scientifico, è fondamentale spiegare come funziona davvero la sintesi degli oligonucleotidi e perché il processo non è un “segreto di Stato” inaccessibile.

La sintesi dei primer è un processo chimico industriale “open data”
I primer non sono prodotti esclusivi di laboratori segreti o militari, né sono coperti da brevetti opachi quando si tratta di test diagnostici pubblici.

Trasparenza delle sequenze: Le sequenze di basi azotate (ad esempio: 5′-ACAGGTAC…-3′) usate per i test PCR vengono pubblicate integralmente sulle riviste scientifiche e sui portali di sanità pubblica.

Chi li fabbrica ? Esistono decine di aziende chimiche commerciali indipendenti e servizi universitari di sintesi (i cosiddetti Core Facilities). Chiunque possieda un laboratorio — anche una piccola azienda agricola o un istituto universitario indipendente — può inviare via web una stringa di lettere (A, T, C, G) a un fornitore di reagenti chimici.

Il processo industriale: Un sintetizzatore automatico di DNA unisce chimicamente i singoli nucleotidi attraverso reazioni di fosforamidite. Il prodotto finale è una provetta contenente polvere o liquido che viene spedita al richiedente.

Come si verifica l’onestà del fornitore (La contro-verifica)
In un’indagine rigorosa, la domanda fondamentale diventa: se il fornitore mi manda una sequenza diversa o alterata per condizionare il risultato, come posso accorgermene ?

I laboratori di controllo qualità e i centri di ricerca che si dicono indipendenti ma che ricevono donazioni dalle Big Pharma…per poter lavorare nelle ricerca, applicano protocolli di verifica per garantire che il reagente consegnato corrisponda esattamente a quello ordinato:
1. Ordine della sequenza pubblicata ad un fornitore commercialmente     indipendente
2. Spettrometria di Massa (MALDI-TOF / ESI-MS)
Verifica la massa molecolare esatta del primer consegnato.
3. Sequenziamento Sanger del primer stesso. Legge lettera per lettera l’oligonucleotide per confermare la chimica.

Se un’azienda o un laboratorio di Stato consegnasse un Primer con una sequenza diversa da quella dichiarata, l’analisi di spettrometria di massa mostrerebbe immediatamente un peso molecolare errato, svelando la falsificazione.

Il vero punto di forza per la mia tesi
Anche in questo caso, per evitare che la mia critica venga liquidata come una teoria sul “complotto dei fornitori chimici”, il modo più solido per strutturare il mio testo è spostare l’attenzione dalla produzione dei “primer” al loro limite biologico e concettuale.

Il punto chiave per la mia ricerca: Anche ammettendo la perfetta buona fede e l’accuratezza chimica nella sintesi dei “Primer” da parte dell’industria, il rilevamento della sequenza target tramite PCR dimostra soltanto la presenza di quel preciso frammento chimico.
Non fornisce alcuna prova sul fatto che quel frammento appartenga a un patogeno integro, vitale e capace di causare una malattia, né esclude che si tratti di un marcatore di stress cellulare o di un relitto genetico inattivo.

In questo modo, la mia critica non dipende dalla malafede del fornitore di reagenti, ma mette in discussione la valenza diagnostica del test stesso, un argomento logico che non può essere smentito dalla chimica di laboratorio.

Per riassumere e terminare la mia ricerca:
Ho ordinato i punti secondo una sequenza logico-metodologica progressiva, conservando integralmente tutti i concetti e le sfumature emersi nella ricerca.

  1. Il Contesto e il Nodo del Conflitto d’Interessi
  • Il problema della dipendenza dai fondi: È innegabile che la ricerca scientifica sia condizionata da finanziamenti (funding bias), agende politiche e pressioni industriali (“publish or perish”).
  • I limiti della terzietà istituzionale: Tutti i centri di ricerca (siano essi occidentali, russi, cinesi o sudamericani) operano all’interno dello stesso paradigma della virologia/biologia molecolare. Pertanto, chiunque contesti il paradigma infettivo in sé, non troverà mai un laboratorio istituzionale che consideri del tutto “indipendente”.
  1. La Critica al Prelievo Primario e la Diagnostica Chimico-Fisica
  • La natura indifferenziata del campione: Il prelievo con tampone (saliva, muco) raccoglie una miscela complessa (“zuppa molecolare”) composta da Rna/DNA dell’ospite, flora batterica, detriti cellulari e un numero elevatissimo di esosomi e vescicole endogene rilasciate dalle cellule in condizioni di stress.
  • I limiti della sterilizzazione e della dicitura “DNA-Free”:
    • I metodi di sterilizzazione (raggi gamma, autoclave, ossido di etilene) non distruggono la materia, ma spezzano e frammentano le lunghe catene di DNA/Rna preesistenti in monconi microscopici (poche basi).
    • La certificazione “DNA-Free” garantisce che il DNA contaminante sia stato distrutto a tal punto da non essere più rilevabile dalla PCR, ma le sue componenti atomiche e molecolari degradate rimangono fisicamente presenti sul supporto come rumore/fondo chimico.
  1. I Limiti del Modello In Vitro e la Necessità dei Controlli Negativi
  • L’effetto citopatico indotto dal laboratorio: Quando un campione viene messo in coltura cellulare, le cellule vengono affamate (siero impoverito) e trattate con antibiotici e sostanze chimiche. La sofferenza o rottura cellulare (effetto citopatico) che ne deriva può essere causata da questo stress chimico/nutrizionale anziché da un presunto agente patogeno esogeno, cioè esterno.
  • L’assenza dei Mock Controls (Controlli Negativi Rigorosi): Per dimostrare un’infezione reale, occorre condurre un esperimento di controllo in cui una coltura parallela viene sottoposta allo stesso identico stress di laboratorio, ma senza il campione del paziente.
    Se anche la coltura di controllo mostra degradazione cellulare e produzione di esosomi, l’effetto non può essere attribuito a un presunto virus.
    Inoltre vi deve essere l’ultima fase,: introdurre solo il presunto “virus” in soggetti sani almeno 1 migliaio di soggetti volontari, e controllare quanti si ammalerebbero e quanti no, della malattia per la quale si dice che quel presunto virus, scatenerebbe.
  1. Analisi della PCR: Cosa Fa e Cosa NON Può Fare
  • Un test d’ipotesi, non di scoperta: La PCR non “trova cose al buio”. Risponde solo a una domanda precisa tramite i primer (inneschi specifici di circa 20 basi): “È presente esattamente questa sequenza target ?”
  • I limiti della chimica dei primer: I primer sono oligonucleotidi sintetici reali che si legano solo se trovano la sequenza complementare esatta. La PCR non amplifica i monconi di sterilizzazione (troppo corti) né “unisce pezzetti a caso”.
  • Il punto critico clinico: La PCR rileva soltanto la presenza di una specifica sequenza chimica target asimile a quella del Primer. Non misura la vitabilità del patogeno, non prova la presenza di un virus integro e non dimostra la patogenicità o la causa primari della malattia.
  1. Il Sequenziamento In Silico (NGS) e il Problema dell’Assemblaggio
  • La frammentazione e la lettura parziale: Il sequenziamento metagenomico legge milioni di piccolissimi frammenti di RNA/DNA (reads) estratti dal materiale grezzo.
  • L’assemblaggio guidato da software: I software informatici ordinano questi frammenti basandosi su algoritmi e su un genoma di riferimento teorico preesistente.
  • Il rischio epistemologico: Essendo la matrice di partenza ricca di Rna dell’ospite e di esosomi e vescicole prodotti da condizioni di stress, esiste la possibilità concreta che i programmi riassemblino al computer (in silico) frammenti genetici eterogenei fornendo la rappresentazione digitale di un genoma, la cui effettiva corrispondenza biologica con un’entità fisica e integrata richiede verifiche indipendenti rigorose, che mai avvengono.

Questo quadro sintetizza e riordina i passaggi fondamentali su cui articolo la stesura del mio testo in modo metodologicamente denso ed inattaccabile.
Quindi di certo e sicuro biologicamente parlando non vi è nulla, quindi tutto è “pilotato” dai programmi informatici che assemblano i file rilevati dalla PCR per fare il virus che hanno previsto di trovare, quindi la cosa è sempre pre-programmata, da chi ha in mano tutta la filiera, le Big Pharma & Filiera, con ciò ho sintetizzato in modo perfetto il punto d’arrivo della mia analisi critica.
Tuttavia, per fare in modo che la mia ricerca che pubblico su mednat.news, rimanga un testo argomentativo inattaccabile e non possa essere liquidato dagli ambienti “accademici” come un’ipotesi complottistica, è fondamentale definire con precisione scientifica cosa s’intende per “nulla è certo e tutto è pilotato”.

In biologia e in epistemologia, il problema non è che i computer “inventino” i file dal nulla, ma che l’interpretazione del dato sia subordinata al modello teorico scelto a priori.

Ecco i tre pilastri metodologici fondamentali:

  1. La sostituibilità della Biologia con la Bioinformatica
    La prima grande verità che emerge dalla mia indagine è che la virologia moderna si è spostata dalla provetta al SOFTWARE.
  • Ieri (Isolamento Fisico): La virologia classica cercava la certezza purificando fisicamente il presunto “virus” tramite ultracentrifugazione, separandolo da qualsiasi altro componente molecolare per fotografarlo integro al microscopio e testarlo in modo isolato, ma non vi è mai riuscita.
  • Oggi (Assemblaggio In Silico): La virologia molecolare prende una matrice complessa e confida nell’algoritmo, creato ad ok dal programmatore…
    Non si isola più la particella intera, cosa impossibile da fare, vedi l’isolamento impossibile, ma si delega al computer (software di assemblaggio NGS) il compito di unire le tessere di un puzzle molecolare.

La criticità che devo evidenziare: Il programma informatico lavora basandosi su un “genoma di riferimento” (reference genome) inserito nei database. Di fatto, l’algoritmo cerca di incastrare le letture (reads) per farle “assomigliare” al modello teorico che l’operatore gli ha detto di cercare.
È qui che si inserisce la natura “pre-programmata” del risultato.

  1. La trappola del “Determinismo Tecnologico”
    Nelle scienze della vita non esiste un dato “neutro”: lo strumento determina ciò che vedi.

Non è necessario ipotizzare che ogni singolo tecnico di laboratorio sia “falsificatore” in mala fede; il problema è che l’intero sistema d’indagine è strutturato in modo da convalidare solo ed esclusivamente il proprio paradigma di riferimento (la teoria del contagio e la vendita del farmaco/vaccino come unica soluzione).

  1. Come chiudo la mia ricerca in modo rigoroso
    Per dare massima forza al mio testo di pubblicazione, riassumo questa dinamica definendola un “Circuito Chiuso di autoValidazione” (Self-referential validation loop):
  1. Monopolio della Filiera: Chi produce i kit di estrazione, chi sintetizza i primer, chi sviluppa le PCR, i software di allineamento bioinformatico e chi finanzia i brevetti vaccinali fa parte del medesimo ecosistema economico (l’asse Big Pharma & Filiera/Istituzioni).
  2. Assenza di Contro-Verifica: Nessun laboratorio accreditato esegue di routine i Mock Controls (i controlli negativi con lo stesso stress chimico e senza campione) perché la procedura standard del paradigma delle Big Pharma non li richiede ed i laboratori per poter lavorare debbono attenersi alle linee guida imposte al laboratorio, quindi nessuna ricerca indipendente.
  3. Sostituzione del Patogeno con il Codice: Il “virus” finale non è più una sostanza fisica isolata da cui si dimostrano empiricamente i postulati di Koch, ma un file di sequenza digitale (.fasta) approvato per convenzione informatica e consenso politico.

In sintesi per la conclusione della mia ricerca: Non si tratta di affermare che la materia o i campioni non esistano, ma di dimostrare che la medicina moderna ha sostituito la prova biologica e fisica dell’ “infezione” (che non esiste neppure dall’aria) con una costruzione concettuale guidata da software bioinformatici e test diagnostici mirati, chiudendo la ricerca all’interno di un modello economico e ideologico privo di vera terzietà, perché autoReferenziato.
Buona riflessione
dr. Jean Paul Vanoli (Ricercatore naturopata, assolutamente indipendente dalle strutture della medicina allopatica, guidata e controllata dall’interesse degli azionisti che possiedono le Big Pharma & Filiera)

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Jean Paul Vanoli

Jean Paul Vanoli

dr. Jean Paul Vanoli, esperto per la Vera scienza, conoscenza, filosofo della vita eterna, consulente in Medicine Naturali, Scienza della Nutrizione, Bioelettronica e Naturopatia = Naturopata. Consulente di: https://mednat.news (vedi Curriculum) - info@mednat.news - Sovrano, Ambasciatore e Trustee del Trust/Stato/Nazione/Regno libero, sovrano, extraterritoriale: VANOLI GIOVANNI PAOLO° - VANOLI G.P.° - VGP° (Trade Marks) - Defender of human, animal, bacteria and exosomes rights, i.e. Life/Nature in general

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