Complimenti.....Sei entrato nel piu' completo Portale sulle Medicine Alternative, Biologico  Naturali e Spirituali - la Guida alla Salute Naturale - Leggi, Studia, Pratica e starai in Perfetta  Salute, senza Farmaci ne' Vaccini


GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


AUTOSUFFICIENZA in AGRICOLTURA BIOLOGICA - BIODINAMICA - 4
Pag. 10 -11
 

La Catena Alimentare - Il Terreno - vedi anche: OGM alimenti NOCIVI !

La vita, su questo pianeta, è stata paragonata a una piramide: una piramide con una base incredibilmente ampia e una punta piccolissima.
Tutti i tipi di vita hanno bisogno di azoto, perché è uno dei componenti più essenziali della materia vivente, ma la maggior parte delle creature non può utilizzare l’azoto libero, non combinato, che costituisce una grossa parte della nostra atmosfera. Di conseguenza la base della nostra piramide bioetica composta dai batteri che vivono nel suolo, talvolta in simbiosi con piante superiori e che hanno la capacità di fissare l’azoto esistente nell’aria.
Il numero di questi organismi presenti nel terreno è grande in misura inimmaginabile: basterà dire che ve ne sono milioni in un granellino di terra grosso come la capocchia di uno spillo.
Su di essi, che sono il fondamento di base e quello essenziale a tutte le forme di vita, prospera una vasta serie di esseri microscopici. A mano a mano che risaliamo la piramide, o la catena alimentare, come preferiamo chiamarla, scopriamo che ogni livello è inferiore come numero, a quello che gli sta sotto. 
Ai “ piani alti ” pascolano gli erbivori. Ogni antilope, per esempio, necessita di milioni di pianticelle d’erba per sopravvivere. Sopra gli erbivori “ pascolano ” i carnivori: ogni leone ha bisogno di centinaia di antilopi per sopravvivere. I veri carnivori sono proprio in vetta alla piramide bioetica.

L’uomo è vicino alla vetta, ma non proprio alla cima, perché è onnivoro. Mangia di tutto ed è uno di quegli animali fortunati che possono nutrirsi di una vasta gamma di cibi, vegetali e animali.
Su e giù per la catena alimentare, su e giù per gli strati della piramide, corre una vasta e complessa serie di interrelazioni. Vi sono, per esempio, microrganismi puramente carnivori. Vi sono organismi parassitici e saprofiti di ogni genere: i primi vivono a spese di chi li ospita, e ne succhiano la forza, gli altri vivono in simbiosi, o in cooperazione amichevole, con altri organismi, animali o vegetali.
Noi abbiamo detto che i carnivori sono in vetta alla catena alimentare. E in che posizione si troverà una pulce che sta in groppa a un leone ? O un parassita nell’intestino di un leone ?

E che dire del batterio specializzato (ci potete contare che ve ne sarà uno) che vive dentro al corpo della pulce del leone ? Un sistema di una complessità tanto enorme può forse essere meglio compreso dalla ulteriore semplificazione del distico famoso:
Le piccole pulci hanno delle pulci pia piccole che le mordono e queste a loro volta ne hanno anche loro, e cori via, all’infinito! Naturalmente qui ci riferiamo soltanto al parassitismo, ma vale la pena di tenere presente che lungo tutta la catena, lungo tutta la piramide, tutto viene, alla fin fine, consumato da qual­cosa d’altro.
E questo comprende anche noi, a meno che non interrompiamo deliberatamente la catena alimentare con il procedimento puramente distruttivo della cremazione. Cosi l’Uomo, la scimmia pensante, vuole interferire con questo sistema (del quale non dovrebbe mai dimenticare di essere parte) ma lo fa a suo rischio e pericolo. 
Se noi eliminiamo molti carnivori fra i mammiferi più grossi, gli erbivori di cui questi si nutrono aumentano di numero, brucano troppo, e i pascoli si trasformano in deserti. Se, d’altro canto, eliminiamo troppi erbivori, i pascoli diventano troppo folti, incontrollabili, e una buona pastura si trasforma in savana e non può più, a meno che non venga bonificata, nutrire molti erbivori.

Se noi eliminiamo ogni specie di erbivori tranne una, il pascolo non viene brucato efficacemente. 
Cosi le pecore pascolano bru­cando molto rasoterra (tagliano l’erba con i denti incisivi), mentre le mucche, che strappano l’erba afferrandone gli steli con la lingua, amano l’erba alta.
Le colline permettono di avere più pecore, e di migliore qualità, se sullo stesso pascolo brucano anche bovini. Spetta all’Uomo Agricoltore studiare attentamente e agire con molta saggezza, prima di valersi dei propri poteri per interferire col resto della piramide della vita. Anche i vegetali esistono in grande varietà nell’ambiente naturale, e per ragioni molto valide. 
Le varie piante prelevano sostanze diverse dal terreno, e ne restituiscono molte altre. I vegetali della famiglia dei piselli, dei fagioli e del trifoglio, per esempio, nelle radici hanno noduli che contengono batteri capaci di fissare l’azoto, cosi riescono a fissare l’azoto che loro occorre. Ma noi possiamo eliminare il trifoglio dai pascoli se concimiamo con concimi azotati. Non è che al trifoglio non piaccia l’azoto artificiale, ma accade che noi eliminiamo lo

“ svantaggio sleale ” che esso ha rispetto alle erbe comuni (che non riescono a fissare l’azoto) rifornendole di azoto libero in abbondanza: cosi le erbe normali, essendo per natura più vigorose del trifoglio, lo soffocano.  
Osservando la natura si nota ovviamente che la monocoltura non rientra nell’ordine naturale delle cose.

Noi possiamo mantenere un sistema a raccolto unico soltanto aggiungendo gli elementi che quella pianta richiede dal sacco del fertilizzante, distruggendo tutti gli altri suoi rivali e avversari con prodotti chimici. Se noi vogliamo coltivare in maggiore armonia con le leggi e le usanze della natura dobbiamo variare al massimo sia le colture sia gli allevamenti.

IL TERRENO
La base della vita su tutto il nostro pianeta è naturalmente il terreno. Ma la terra dalla quale noi animali terrestri dobbiamo trarre il nostro sostentamento, non è che roccia in polvere, che copre, fortunatamente per noi, buona parte della superficie delle terre emerse. Una parte di questa polvere, o terra, deriva direttamente dalle rocce che le stanno sotto, una parte è stata dilavata dalle acque da rocce che stanno più a monte, altra, come il famoso loess dell’America settentrionale e della Cina, è stata trasportata dal vento, e una parte ancora è stata trascinata nella posizione attuale dai ghiacciai, nei loro spostamenti in questa o quella era glaciale. 
Tuttavia, comunque sia arrivato dove si trova ora, il terreno proviene dalla polverizzazione delle rocce da parte degli agenti atmosferici. 
Il gelo spacca le rocce, e altrettanto fanno il caldo e il freddo intensi che si alternano, le acque le consumano, il vento le corrode, e si sa ormai che alcuni batteri e alcune alghe se le mangiano; anche la roccia più dura del mondo, appena arriverà in superficie, finirà col tempo per corrodersi e polverizzarsi. Il terreno di formazione recente conterrà tutti gli alimenti per le piante che .esistevano nella roccia originaria, ma gli man­cherà completamente un solo elemento essenziale, l’humus.
Non potrà contenere humus finché la vita stessa, cioè le cose che vivevano e che sono morte e sono in decomposizione, non ve lo deporranno. Soltanto allora il terreno diverrà completo, e in grado di far crescere quella vegetazione che sostiene e alimenta tutta la vita animale sulla terra.  
Dato che il terreno deriva da molti tipi di rocce, esistono parecchie varietà di terreno. E poiché non possiamo sempre avere il tipo esatto di terreno che ci occorre, da buoni agricoltori dobbiamo imparare a trarre il massimo vantaggio dal tipo di terreno a disposizione. Il terreno, a seconda della mole delle particelle che lo compongono, può essere leggero o pesante, con un’infinità di gradazioni intermedie. Leggero vuoi dire composto di grosse particelle; pesante, composto di particelle infinitesimali.

La ghiaia non può essere definita terreno, ma la sabbia si, e la sabbia pura è il terreno più leggero che si possa trovare. Un tipo di argilla, fatto di una grana finissima, è il più pesante. I termini “ leggero ” e “ pesante ” in questo contesto non hanno niente a che vedere con il peso, ma riguardano la facilità di lavorazione. 
Si può scavare la sabbia, e lavorarla come volete, per bagnata che sia, senza danneggiarla. 
L’argilla pesante è molto difficile da lavorare e da arare, forma blocchi compatti e appiccicosi e viene facilmente danneggiata se la si lavora quando è bagnata. Quello che noi chiamiamo terreno, in generale, ha uno spessore che si misura in centimetri, piuttosto che in palmi. Si fonde, nella parte inferiore, con lo strato sottostante che è generalmente privo di humus, ma che può essere ricco di alimenti minerali necessari alle piante.  
I vegetali a radici profonde, come alcuni alberi, l’erba medica, la consolida e molte piante aromatiche, spingono le radici fino allo strato sottostante ed estraggono da questo il loro nutrimento. 
La natura di questo secondo strato è molto importante, per la sua influenza sullo scolo delle acque. 
Se è prevalentemente argillosa, per esempio, le acque si di,sperderanno con difficoltà e il campo sarà sempre umido. Se è invece ghiaiosa, sabbiosa, di gesso marcio e di calcare, il terreno sovrastante sarà probabilmente asciutto. Sotto il secondo strato c’è la roccia e le rocce arrivano fino al centro della terra. 
Anche le rocce possono influire sul drenaggio dell’acqua: gesso, calcare, arenaria e altre rocce porose sono eccellenti per il drenaggio: gli strati argillosi (i geologi li considerano roccia), quelli di ardesia, di creta, alcuni schisti, granito e altre rocce ignee, sono generalmente impermeabili e consentono un drenaggio difficile. 
E’ sempre possibile drenare terreni fradici, a patto di impiegare molta fatica e danaro.
Prendiamo ora in esame vari tipi di terreno:

Argilla pesante: questo terreno, se è possibile drenarlo e se viene lavorato con cura e competenza, può essere molto fertile, almeno per alcuni tipi di colture. Grano, querce, fagioli, patate e molti altri vegetali prosperano magnificamente su un terreno argilloso ben lavorato.
I contadini lo definiscono in genere terra torte. 
Ma occorre molta esperienza per una coltivazione efficiente. E ciò perché l’argilla tende alla flocculazione, vale a dire che le particelle microscopiche che la compongono tendono ad agglomerarsi in gnocchi. 
Quando questo avviene, l’argilla si lavora più facilmente, scarica meglio l’acqua, consente all’aria di penetrare in profondità (condizione essenziale per la crescita delle piante) e si lascia penetrare in pro­fondità anche dalle radici.

In altre parole, diventa un buon terreno. Quando avviene il fenomeno opposto, si impasta, trasformandosi in una massa appiccicosa, come quella che usa il vasaio per fabbricare i suoi vasi, diventa quasi impossibile a coltivarsi, e quando si asciuga diventa dura come mattone.
Quando è in queste condizioni, la terra forma delle spaccature e diventa inutile. I fattori che provocano la flocculazione sono l’alcalinità piuttosto che l’acidità, l’esposizione all’aria e al gelo, l’incorporazione di humus e un buon drenaggio. L’acidità provoca invece l’impastatura, e lo stesso accade quando si lavora un terreno argilloso bagnato. Le macchine pesanti tendono appunto a impastarlo.  
Un terreno argilloso va arato o lavorato quando è nelle condizioni ideali di umidità, quando invece è bagnato va lasciato stare.
 Si può sempre migliorare uno strato argilloso aggiungendovi humus (composta di concime, letame di fattoria, concime di foglie, scarti di vegetazione, qualsiasi residuo animale o vegetale), effettuando un drenaggio, arandolo al momento opportuno e lasciandolo esposto all’aria e al gelo (il gelo separa le particelle allargandole), aggiungendovi calce se è acido e anche, in casi estremi, incorporandovi della sabbia. Il terreno argilloso è “ tardivo ”, cioè non darà raccolti precoci. E’ un terreno difficile. Non “ ha fame”, il che significa che se vi mettete dell’humus questo durerà a lungo. Tende a essere ricco di potassio e spesso è naturalmente alcalino, nel qual caso non occorre aggiungere calce. Terra nera: è una via di mezzo fra l’argilla e la sabbia e ha una vasta gamma di pesantezza. Ne può esistere di molto pesante e di molto leggera; una qualità media rappresenta forse il terreno perfetto, ideale per la maggior parte delle coltivazioni.
Per lo più la terra è una miscela di argilla e di sabbia, anche se vi sono alcune qualità che hanno particelle tutte della stessa grossezza. Se questo tipo di terreno (o qualsiasi altro, in effetti) si stende su uno strato calcareo o gessoso, sarà probabilmente alcalino e non avrà bisogno di somministrazione di calce, per quanto non sia sempre cosi: esistono terreni calcarei che, per sorprendente che sia, hanno bisogno di calce. E anche questa terra, come qualsiasi altro tipo di terreno, trarrà sem­pre vantaggio da una aggiunta di humus.

Sabbia: un terreno sabbioso, cioè la parte più leggera della gamma dei terreni pesanti-leggeri, è generalmente ben drenato, spesso acido (nel qual caso si deve aggiungere calce) e spesso povero di potassio e di fosfati.
E’ un terreno “ precoce ”, cioè si riscalda molto rapidamente, dopo l’inverno, e fornisce raccolti precoci.
E’ anche sempre “ affamato ”: se gli mettete dell’humus, non durerà a lungo. In effetti, per rendere produttivo un terreno sabbioso, bisogna somministrargli grossi quantitativi di letame organico, mentre i concimi inorganici vengono rapidamente dilavati. I terreni sabbiosi sono adatti per le coltivazioni a orto da primizie, perché sono precoci, facili da lavorare e rispondono bene a forti concimazioni. Sono terreni buoni per farvi pascolare sopra pecore o suini o altri animali, sono buoni per lo sverno del bestiame vaccino, perché non si trasformano in pantano quando sono umidi e le bestie non vi affondano dentro. Si riprendono rapidamente se il pascolo viene calpestato.
Ma non hanno una resa di foraggio o di altri raccolti forte come quella di terreni più pesanti.

Si asciugano molto rapidamente e risentono della siccità assai più dei terreni argillosi.
Torbe: i terreni torbosi rientrano in una categoria a sé, ma sfortunatamente sono piuttosto rari.
La torba si forma da materia vegetale che è stata compressa in condizioni anaerobiche (cioè sott’acqua), e che non è marcita.

Un terreno torboso acido e umido non è molto adatto alla coltivazione, per quanto, se viene ben drenato, farà crescere patate, avena, sedano e altre verdure. I terreni torbosi a drenaggio naturale, invece, sono, letteralmente parlando, il migliore terreno da coltivazione del mondo.
Vi crescerà di tutto, e crescerà meglio che su qualsiasi altro terreno. Non hanno bisogno di concime, perché sono essi stessi concime.

Beato colui che riesce ad averne un appezzamento, perché non vi sarà mai un raccolto che lo tradirà.  

Continua:
   Indice Autosufficienza in Agricoltura
Autosufficienza
  -  Pag. 7  -  Pag. 8 Pag. 9  -  Pag. 10  -  Pag. 12 Pag. 14  - Pag. 18  -  Pag. 19  -  Pag 22 

Commento NdR: L'acquisto ed il consumo di alimenti Biologici e/o Biodinamici, per salvaguardare anche la salute della vostra famiglia, è uno dei modi per sostenere gli agricoltori che non utilizzano queste sostanze chimiche (concimi, fertilizzanti fitofarmaci, insetticidi) altamente tossiche e quindi per salvaguardare anche l'ambiente, in quanto l'industria Farmaceutica-Chimica lo sta distruggendo a ritmo molto veloce, anche grazie al vostro disinteresse; per cui da DOMANI SOLO Alimenti Biodinamici-Biologici !.