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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


DISSENSO INFORMATO e TESTAMENTO BIOLOGICO
La descrizione del meccanismo che nel secolo scorso permise ai grossi capitali finanziari di impadronirsi
 dell’intero sistema medico americano
  e non solo, attraverso il controllo dell’insegnamento universitario,
 i Rockefeller amavano chiamarla filantropia efficiente”, e' qui in questa pagina,  ben descritto.
 
Da settembre 2013, in tutta l’UE (Unione Europea), sul foglietto illustrativo (bugiardino) di determinati medicinali
farà la sua apparizione un triangolo capovolto.
Un contrassegno che segnala a pazienti ed operatori sanitari quei farmaci per i quali i consumatori
sono caldamente invitati a segnalare agli operatori nazionali, eventuali effetti collaterali inattesi.
In gergo tecnico, le medicine sottoposte a monitoraggio addizionale.
Si tratta di tutte le confezioni autorizzate dopo il 1° gennaio 2011 che contengono una nuova sostanza attiva; vaccini o prodotti derivati dal plasma di origine biologica; i medicamenti per i quali sono necessarie determinate informazioni supplementari nella fase successiva alla messa in commercio, o la cui autorizzazione è subordinata al rispetto di determinate condizioni o restrizioni per un impiego sicuro ed efficace.- vedi: PDF del comunicato stampa Commissione Europea

Universo Intelligente + Universo Elettrico + SOVRANITA' INDIVIDUALE (Dichiarazione)
 

Dissenso Informato e Testamento Biologico
Il Dissenso informato è il diritto a rifiutare le cure mediche e mettere fine ad una condizione di vita ormai priva di dignità. Questo è il diritto invocato da sempre più cittadini a livello planetario.
NON vi è NESSUNA SPECIE VIVENTE costretta a subire forzosamente (contro la propria volontà espressa) profilassi sanitarie che mantengano o prolunghino la vita in condizioni artificiali, non naturali, oppure che subisca l’accanimento terapeutico.
La vita è mia e la gestisco io ! questo DEVE essere il principio del Diritto alla Vita od alla morte naturale !

Nella  società civile, questo tema sta divenendo sempre più di frequente oggetto di dibattiti, di prese di posizione, di convegni, di proposte di legge (come quella di Pisapia, che auspica l’introduzione nel nostro ordinamento dell’ “IVS”, cioè dell’Interruzione volontaria della sopravvivenza o quella dei senatori Ripamonti e Del Pennino, dal titolo Disposizioni in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari, che riproduce un analogo disegno di legge presentato nella precedente legislatura da Luigi Manconi.
Quando un soggetto si trova nella condizione di non aver piu’ una Vita vera, per varie cause, deve essere un DIRITTO del soggetto stesso di poter decidere sulla propria esistenza.
C'è da chiedersi che vita sia mai quella di chi è prigioniero del proprio corpo inerte, privo di tutto ciò che rende umana la vita.
La vita di cui qui si parla - è bene ribadirlo - non è la mera sopravvivenza dell'organismo, cioè la vita biologica di quest'ultimo.
E' invece la vita biografica delle persona, una vita intrecciata non alle biomolecole, alle cellule, ai tessuti, agli organi che compongono il suo corpo come quello di altri, ma alla storia di una vita, la sua e non un'altra, quella appunto espressa dalla parola "biografia".

Quindi il testamento biologico e' un documento scritto per garantire il rispetto della propria volonta' in materia di trattamento medico (somministrazione di farmaci, sostentamento vitale, rianimazione, etc.) anche quando non si e' in grado di comunicarla. Nonostante la legge ordinaria italiana non abbia ancora sancito la validita' di questo documento, e' importante compilarlo per questi motivi:
Il medico ha un grande potere discrezionale nella somministrazione delle cure (dosaggio dei farmaci, valutazione sull'opportunita' di interventi chirurgici, ecc.).
Il testamento biologico puo' aiutare -anche se (forse) non obbligare- il medico a rispettare la volonta' del paziente;
Il diritto all'autodeterminazione e' sancito dalla Costituzione italiana. Prima o poi, il legislatore affermera' questo diritto anche per coloro che sono momentaneamente incapaci di esprimere la propria volonta'. Quando cio' accadra', nella malaugurata ipotesi di sopraggiunta incapacita' di comunicare, il testamento biologico potra' dare maggiori garanzie di rispetto della propria volonta'. A questo proposito, e' stato presentato un testo di legge dell'Aduc e dall'Associazione Luca Coscioni oggi all'esame in entrambi i rami del Parlamento: clicca qui

-  piu' persone compilano il testamento biologico, piu' il legislatore sentira' la necessita' di riconoscere il diritto all'autodeterminazione anche per coloro che sono momentaneamente incapaci di esprimere il proprio consenso (o dissenso) informato.
Tre le modalita' possibili (l'una non esclude l'altra):
La compilazione di un testamento biologico (vedi facsimile qui sotto), da firmare in originale ed in molteplici copie, affinche' piu' persone (tra cui parenti, amici, testimoni, ecc.) possano presentarlo ai medici curanti qualora sopraggiungesse l'incapacita' di comunicare. Si potra' inviare una copia firmata anche ad una associazione che raccoglie testamenti biologici (fra queste, Exit Italia, Libera Uscita e Fondazione Veronesi).
Attraverso il giudice tutelare per la nomina di un amministratore di sostegno: clicca qui

Diversi Comuni hanno creato un registro dei testamenti biologici per i propri cittadini. Informarsi presso l'assessorato preposto alla sanità del proprio Comune.
Tratto da. Aduc.it

Il Biotestamento e' Legge. Dic. 2017
Purtroppo come per l'aborto, fa capolino il solito> "obezione di coscienza".....
I medici Italiani sono pieni di coscienza....solo per questa legge come per quella del aborto !
Ecco cosa prevede la legge sul testamento biologico approvato in via definitiva dall'aula del senato.

Consenso informato.
La legge tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all'autodeterminazione di ogni persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata. È promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l'autonomia decisionale del paziente e la competenza, l'autonomia professionale e la responsabilità del medico. In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell'unione civile o il convivente ovvero una persona di sua fiducia. Nella relazione di cura rientrano, per le rispettive competenze, anche gli altri componenti dell'equipe sanitaria.

Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell'eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell'accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi. Il consenso informato è acquisito nei modi e con gli strumenti più consoni alle condizioni del paziente, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che lo consentano Possibile stop a nutrizione e idratazione artificiale. Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l'interruzione del trattamento. Nutrizione e idratazione vengono equiparate a trattamenti sanitari e quindi sarà possibile chiedere lo stop alla loro sommministrazione o rifiutarli.

Obiezione di coscienza.
Di fronte alla richiesta di un malato di 'staccare' la spina, non avranno quindi 'l'obbligo professionalè di attuare le volontà del paziente. Il malato potrà comunque rivolgersi a un altro medico nell'ambito della stessa struttura sanitaria.

Divieto di accanimento terapeutico e sedazione profonda. Divieto di accanimento terapeutico in caso di malattia terminale. E possibilità, in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, di ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua, in associazione con la terapia del dolore. Secondo la legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. E' sempre garantita un'appropriata terapia del dolore e l'erogazione delle cure palliative. Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

Sostegno psicologico.
Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, anche ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica.

Minori e incapaci. La persona minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione.

Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà. Il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore. Nel caso in cui il rappresentante legale della persona minore o interdetta o inabilitata oppure l'amministratore di sostegno rifiuti le cure proposte, la decisione è rimessa al giudice tutelare.

Cosa sono le dat. Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (dat), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali. Le dat saranno vincolanti per il medico a meno che appaiano manifestamente inappropriate o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, oppure qualora sussistano terapie non prevedibili o non conosciute dal disponente all'atto della sottoscrizione, capaci di assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita. Le dat devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata presso l'ufficio dello stato civile del comune di residenza, che provvede all'annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie qualora si servano di modalità telematiche di gestione. Possono essere espresse anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento, anche a voce in caso di emergenze o urgenza.
Banche dati regioni in attesa registro nazionale dat.
Le regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al servizio sanitario nazionale possono regolamentare la raccolta di copia delle dat. Non è stato possibile, per mancanza di coperture, istituire nel passaggio alla camera un registro nazionale delle dat. Con un ordine del giorno del pd si è impegnato il governo a trovare una soluzione in un altro provvedimento. Il registro nazionale dovrebbe entrare nella legge di bilancio.

Fiduciario.
Si potrà indicare una persona di fiducia, che rappresenterà il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Al fiduciario sarà rilasciata una copia delle dat, redatte con atto scritto o con videoregistrazione.
Pianificazione condivisa delle cure.
Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all'evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico. L'equipe sanitaria deve attenersi a quanto stabilito nella pianificazione delle cure qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.
Relazione annuale ministro Salute.
Annualmente il ministro della salute presenta al parlamento una relazione sull'applicazione della legge stessa. Le regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal ministero della salute.
Norma transitoria.
Ai documenti atti ad esprimere le volontà di fine vita in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della legge, si applicano le disposizioni della legge approvata dal parlamento.

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Italy - Roma Giu 2007
Le proposte di Legge presentate in Parlamento girano intorno ad un punto fondamentale: evitare l'accanimento terapeutico, ossia quella condizione che costringe una persona a continuare a vivere solo grazie alle macchine pur non avendo più una prospettiva di vita, quindi l'accanimento contro la dignità della persona.
Non essendo stato possibile arrivare a due ddl, una per la maggioranza e uno per l'opposizione, si sono presentate allora otto proposte: cinque sono quelle maggioranza; tre quelle dell'opposizione.
''Noi lavoriamo per un testo unico - ha premesso il vicepresidente della Commissione Sanità, Giampaolo Silvestri (Verdi) - ma abbiamo voluto distinguerci e mettere i puntini sulle "i" perché non vorremmo mai che venisse fuori un testo che peggiora la situazione attuale, quella definita dell'articolo 32 della Costituzione, e che finirebbe per garantire ancora meno la libertà del malato''.
L'obiettivo è stabilire con una legge la possibilità di autodeterminazione del paziente, rispetto alla cure mediche, anche quando non è in grado di intendere e di volere e di riconoscere il diritto di ciascuno alla dignità della vita e alla fine della vita quando non è più tale.
Si tratta, dunque, di legiferare muovendosi tra due estremi: se e quando si possa parlare di ''fine della vita''; fino a che punto si possa far valere ''il diritto di esprimere in anticipo'' la propria volontà sui trattamenti sanitari e sulla loro interruzione. Il punto di partenza per tutti i disegni di legge è la Costituzione che stabilisce il diritto alla salute ma al tempo stesso dice che ''nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge e la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana''.

vedi:
I  MEDICI, una MINACCIA per la SALUTE  ? + Consenso Informato - 2 +
 Caduceo + DITTATURA SANITARIA + Diritti Traditi 1  +  Diritti  + Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) + Eutanasia  + Comparaggio farmaceutico

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ORDINE MEDICI di MILANO MOSTRA CULTURA CLERICO-AUTORITARIA.
GIU' le MANI dai NOSTRI CORPI ! -
Firenze, 19 Giugno 2007.

 L'ordine dei medici di Milano si e' dichiarato contrario ad una qualsiasi legge sul testamento biologico, in quanto sostituirebbe "l'autonomia del camice bianco con quella decisionale del paziente".
Non abbiamo parole ! E' come se al centro del rapporto fra il falegname ed il cliente contasse piu' l'autonomia professionale del primo piuttosto che le richieste del secondo. Tanto piu' che qui non si tratta di costruire un mobiletto su misura, ma di agire sul corpo stesso del malato, spesso in maniera invasiva, determinandone il destino.
Noi avremmo paura ad essere curati da persone come quelle che oggi pretendono di parlare a nome dei medici milanesi. Essi dimostrano una chiara cultura clerico-autoritaria, che mira ad imporre il giudizio professionale (irrimediabilmente contaminato da opinioni personali e religiose) sul corpo del paziente. Dagli Stati Uniti all'Europa, questa visione e' stata gia' da tempo scardinata. Evidentemente le nostre universita' non sono capaci di rinnovarsi e formare una classe medica rispettosa della volonta' e liberta' individuale dei propri assistiti, principio-cardine del rapporto medico-paziente in ogni democrazia  liberale.
I medici devono essere al servizio del cittadino, e non viceversa. Una legge sul testamento biologico che riconoscesse questi principi sarebbe utilissima a dare attuazione ad un diritto costituzionale, quale la liberta' terapeutica, che i "medici" milanesi si ostinano ad ignorare.
Giu' le mani dai nostri corpi !
By Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc

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TESTAMENTO BIOLOGICO
La/Il sottoscritta/o:
Nata/o il                                               a
Testamento redatto di proprio pugno oggi il

In età in  cui posso dirmi realizzata/o e paga/o per la vita fin qui vissuta, lascio queste disposizioni per ogni eventualità futura, riguardanti il mio corpo materiale.
Tali disposizioni traggono motivo da convinzioni di ordine etico-morale che qui non sto ad esporre, convinzioni che chiedo vivamente di rispettare, perché vorrei conservare la dignità di persona umana fino all’ultimo giorno della mia vita terrestre.
I tempi che stiamo vivendo lasciano perplesse le coscienze sociali ed individuali ed inducono a continuo profondo conflitto ogni qualvolta la scienza ufficiale compie passi innovativi.

Interpellati sacerdoti, religiosi, medici e legali, nonché me stessa/o sul come vivere gli “ultimi giorni”, salvo morte improvvisa, sorge la necessità di lasciare questo scritto, ed assumerne in prima persona la responsabilità, circa il conseguente comportamento di terzi.

IN CASO di MALATTIA GRAVE
Desidero essere partecipe di scelte sui metodi di indagine e cura, ma e soprattutto domando il rispetto di un mio eventuale diniego ad effettuare cure che NON condivido, questa scelta deve essere rispettata anche se sono in stato di incoscienza.
Percepire la sensibilità del medico che cura, vale mille volte più della cura.
Ho lungamente meditato sulla pretesa da parte mia o dei medici di prolungare artificiosamente la mia vita ed ho DECISO: NIENTE accanimenti terapeutici, NESSUNA trasfusione di sangue, NESSUN trapianto, Nessuna alimentazione artificiale/forzata, Nessuna respirazione artificiale, NESSUN intervento di rianimazione.
Solo terapia del dolore se io non fossi in grado di sopportarla.
TUTTO CIO’ VALE anche in STATO di INCOSCIENZA.
In caso di morte CHIEDO di essere CREMATA/O al TERZO giorno dal decesso.
Desidero morire in casa mia se sarò in stato di coscienza e se possibile fra i miei cari.
Letto approvato sottoscritto

Redatto in 4 copie autografe e sottoscritte/firmate, di cui 3 in ricalco.
Segue il nome e cognome scritto leggibile + la propria firma autografa su tutte le copie; due copie debbono essere lasciate a persona di fiducia, una ai propri famigliari ed una copia tenuta sempre nel proprio portafoglio.

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Il DIRITTO di DECIDERE della PROPRIA VITA -
By  prof. Franco Nobile (medico Oncologo - Istituto Tumori, Siena) – 25/03/2009

I PUNTI di VISTA dei GIURISTI 
TESTAMENTO BIOLOGICO
Documento con il quale una persona, dotata di piena capacità, esprime la  sua volontà circa i trattamenti ai quali desidera o non desidera essere sottoposta nel caso in cui,  nel decorso di una malattia o a causa di  traumi improvvisi, non fosse in grado di esprimere il proprio consenso o il proprio dissenso infornato. E’ la logica conseguenza del progressivo affermarsi del principio di autodeterminazione, che ha reso il paziente sempre meno dipendente del medico.  Queste dichiarazioni anticipate non implicano l’ammissibilità dell’eutanasia.

EUTANASIA
L’uccisione diretta e volontaria di un paziente terminale in  condizioni di grave sofferenza e su sua  richiesta.
Viene considerato lecito e degno  di  essere osservato da parte del medico, il rifiuto del paziente di sottoporsi  ad una terapia, purché  tale manifestazione di volontà sia libera,  attuale e consapevole. Inoltre è doverosa, da parte dei medico la sospensione di ogni  accanimento terapeutico.

ACCANIMENTO TERAPEUTICO
Trattamento di documentata inefficacia in relazione all’obiettivo, a cui si aggiunge la presenza di un rischio elevato per il paziente da ulteriori sofferenze in un contesto nel quale l’eccezionalità dei  mezzi operati risulta chiaramente sproporzionato rispetto all’obiettivo.
Ostinazione in trattamenti da cui non  si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato o  un  miglioramento della qualità della vita .
La sospensione di terapie di prolungamento della vita sono un normale esercizio dell’attività medica e non equivalgono  all’eutanasia né al suicidio medico assistito. Chiariamo cosa si intende per futilità medica.

FUTILITA’ MEDICA
Si tratta di terapie che non sono in grado di portare al paziente alcun cambiamento delle funzioni vitali e nemmeno alcun miglioramento della qualità della vita. Esiste un ampio consenso che non si deve sottoporre un paziente a un futile regime di  alimentazione artificiale con l’unico scopo di tenerlo in   vita per qualche giorno o settimana, ma occorre invece adoperarsi per dargli sollievo. Occorre chiarire che la sospensione della terapia non è sinonimo di cessazione di ogni trattamento, perché occorre rendere il processo di morte il più sostenibile per il paziente con  le cure palliative.

CURE PALLIATIVE
(NdR: Le cure palliative derivano il loro nome dal latino "pallium", cioè il mantello che proteggeva i pellegrini dalle intemperie. Infatti queste cure in un certo senso cercano di difendere il malato dal dolore piuttosto che guarirlo. Scopo delle cure palliative è il benessere di un paziente in fase terminale nel pieno rispetto delle sua autonomia e dei suoi valori etico e/o religiosi).
Si applicano quando la situazione patologica del paziente appare  irreversibile e caratterizzata da particolari  sofferenze, non con la pretesa illusoria di strappare  il paziente alla morte o di rinviarla, bensì per non lasciarlo solo e per aiutarlo nell’ultima fase della sua  vita nel modo più umano possibile sia dal punto di vista fisico che morale.
Le cure palliative ai pazienti oncologici terminali sono uno dei  compiti della moderna medicina e trovano sempre più spazio nella formazione del personale sanitario. Il mantenimento di una accettabile qualità della vita nella sua fase  terminale, rappresenta la più efficace risposta alla disperata domanda di eutanasia.
E’ lecito lenire i  dolori insopportabili anche a costo di limitare la  coscienza del paziente, anche se si trova in stato vegetativo permanente.

STATO VEGETATIVO PERMANENTE
L’evoluzione tecnologica consente alla medicina di prolungare sine die la vita del paziente anche se questo è incosciente, ha perso le funzioni cerebrali e può sopravvivere solo se alimentato artificialmente. Ma non si  può parlare  di vita quando ci sono solo respirazione e alimentazione, ma senza una  coscienza vigile. Capovolgendo i termini del problema, ma semplificandolo al massimo, occorrerebbe abbandonare ogni terapia diretta alla protrazione artificiale della vita quando la situazione sia senza speranza, a meno che l’interessato non abbia espresso il suo consenso anticipato ad ogni tentativo per  allontanare il decesso compreso l’accanimento terapeutico e l’alimentazione e l’idratazione artificiale.

L'ALIMENTAZIONE ed IDRATAZIONE ARTIFICIALE
L’alimentazione e l’idratazione artificiale di un paziente in stato vegetativo permanente non è un piccolo intervento iniziale che non porrebbe problemi di assenso-dissenso, come ha sostenuto il Comitato di Bioetica nel 2005.
Invece il principio del consenso informato deve valere per qualsiasi atto invasivo sul paziente,  compresi quelli dell’inserimento di un sondino gastrico e di un ago in una vena.
Si  è  discusso se l’alimentazione forzata e le altre cure prestate ai pazienti in stato vegetativo permanente siano  da considerarsi come le cure ordinariamente prestate a chi non  è autosufficiente come i bambini, i vecchi e i malati oppure si tratti di vere e proprie attività terapeutiche soggette alle regole del consenso informato. Negli USA, primi a regolamentare il testamento biologico, nutrizione ed idratazione sono considerati trattamenti sanitari, che il paziente può rifiutare anche se di sostegno vitale  Ma chi non è in grado di procurarsi il cibo da solo, per esempio un neonato  o un vecchio avvertono la fame e la sete,  reclamano il cibo e lo rifiutano quando sono sazi. La sospensione dell’alimentazione forzata peraltro costituita da preparazioni  medico farmacologiche non significa l’abbandono di ogni provvedimento curativo del paziente bensì che,  una  volta raggiunta l’assoluta certezza dell’irrecuperabilità e della perdita irreversibile della coscienza, tale sospensione diventa materia esclusiva per una valutazione clinico-scientifica. Il  rispetto della dignità del paziente può far considerare contrario al suo  interesse prolungare un trattamento assolutamente inutile perché non riesce a recuperare alla vita, ma solo a rinviare la morte. Non  si tratta di abbandonare il paziente ma di garantirgli tutta l’assistenza necessaria perché  possa morire con umanità e senza violare la sua dignità,  trasformandolo da soggetto in oggetto. Tanto più se il paziente si è espresso in tal senso con un testamento biologico.

EUTANASIA ATTIVA e PASSIVA
La  differenza è solo legale, non morale.
Non ha diversa valenza morale il metodo di interruzione della vita in  tutte le situazioni in cui la morte anticipata è per il paziente l’evento più desiderabile.
Solo l’eutanasia attiva è legalmente vietata e può configurarsi come  reato se esistono motivi egoistici da parte di chi si presta a praticarla. Norme giuridiche e deontologiche sanciscono il divieto dell’accanimento terapeutico, mentre consentono l’ampio utilizzo delle cure palliative e della terapia del dolore che peraltro spesso si traducono, se non come un’anticipazione della morte stessa, certo in una forte riduzione delle capacità vitali.

Il DIRITTO a MORIRE nella  LEGGE ITALIANA
Nel nostro  ordinamento giuridico non trova alcun riconoscimento la richiesta di fine vita attraverso la collaborazione attiva del medico o di una terza persona, configurandosi in tal caso i reati di omicidio, di omicidio del consenziente o di suicidio assistito.  Più incerte sono invece le condizioni sulla legittimità del rifiuto delle cure fino al  conseguimento della morte, la  cosiddetta eutanasia passiva  in sostegno della quale scendono in campo norme costituzionali norme di diritto positivo nonché norme deontologiche. 

NON LEGALIZZIAMO l’EUTANASIA, PERO’…
Le preoccupazioni avanzate a sfavore di una legalizzazione dell’eutanasia, oltre che di ordine etico, riguardano i possibili  e probabili effetti socio culturali e cioè:
- indebolimento della percezione sociale del valore della vita
- possibilità di tragici  abusi celati tra le maglie di una legge permissiva
- disimpegno pubblico nei confronti dell’assistenza ai morenti
- possibilità di scivolare verso forme di eutanasia non volontaria
- rischio di creare un’aspettativa per una scelta eutanasica ritenuta socialmente, o peggio,  economicamente preferibile

PERO’ siccome l’attuale cultura della morte è passata da quella esistente una volta nella famiglie patriarcali, caratterizzata da altruismo e solidarietà, a quella degli odierni un più ristretti nuclei familiari, più anonimi, molto meno intimi, tendenti a rimuovere il pensiero della morte non solo per  ragioni psicologiche ma anche pratiche e logistico-organizzative, occorre riflettere sulla conseguente emarginazione, sul disperato isolamento (anche ospedaliero) del  malato terminale, cercando di prevenirli. 
Oggi si è poi definitivamente affermato il principio del consenso informato del paziente per cui non è più il solo medico a decidere “ secondo scienza e coscienza” ma  si è alternato un processo in cui il medico ascolta e accompagna il paziente in una sua decisione che può coinvolgere anche l’intera dimensione esistenziale della sua vita.
Anche il medico non deve considerare la morte del paziente come risultato di una propria sconfitta o  inadeguatezza, ma dove  trasformare il suo impegno professionale di “curare” in quello di “prendersi cura” del malato. Più che l’applicazione burocratica di modelli standardizzati il medico dovrebbe calarsi nella realtà specifica di ogni singolo paziente terminale, della sua effettiva situazione clinica avendo ben presenti gli sviluppi della tecnologia medica e dei progressi farmacologici.
E’  irrinunciabile che ognuno abbia la possibilità di veder rispettate le proprie scelte di fine vita in  modo che il  medico possa tradurre la propria azione in un atto di  rispetto per la dignità del paziente.  

I PUNTI di VISTA dei MEDICI

MORTE Naturale conclusione biologica di ogni processo di vita.  

L’IMMORTALITA’ BIOCHIMICA del DNA
La vita è una fase transitoria di un più grande progetto di continua rigenerazione, il cui autore è il DNA umano che, riproducendosi da uomo a uomo, propaga incessantemente la vita.  Chi ha la consapevolezza di far parte di questo progetto,  ha anche la  serenità di spirito davanti alla morte. In effetti il DNA è immortale

NECESSITA’ BIOLOGICA della MORTE
Ogni generazione deve lasciare il posto alla generazione successiva perché l’immortalità sarebbe un vero  e proprio disastro biologico ed ecologico per questa terra.

TENDENZA ad IGNORARE la  MORTE
Ci siamo sempre più  rinchiusi in  una autoillusione che la morte quasi non debba esistere e la persona che sta  male viene allontanata dalla famiglia e ricoverata in ospedale. E’ come se  considerassimo il malato,  soprattutto  se terminale, un peso dal punto di vista  pratico e qualcosa che bisogna  tenere nascosto ai più giovani. Invece il più  grande problema del morente è proprio quello di restare isolato, emarginato, abbandonato, in preda alla disperazione. Il progresso medico si è più sviluppato in direzione delle terapie che dell’assistenza, considerata come un’esigenza secondaria. Bisogna invece prendersi carico del malato globalmente coi  suoi bisogni fisici (dolore) ma anche  psicologici e morali.

La MORTE TECNICIZZATA
L’odierna scienza medica cura sempre di più e guarisce sempre di meno (forse perché chi rende è il malato, non il sano?) Anche il processo del morire ha subito una specie di slittamento legato al processo tecnologico. La dialisi evita la morte per blocco renale, il cuore può essere riavviato dopo il suo arresto con il defibrillatore; poi ci sono le macchine cuore-polmoni, la nutrizione artificiale con le sonde e così via. Entrando  in un odierno servizio di terapia intensiva e di rianimazione ben attrezzato si potrebbe quasi dire che oggi  è più difficile morire:  questa “avventura” medica può  prolungarsi per giorni, mesi ed anni dissociando questa morte tecnicizzata dai meccanismi naturali che l’avrebbero provocata prima.

Il TABU’ dell’EUTANASIA
L’atto di uccidere un membro del proprio  gruppo sociale è un tabù ancestrale; però  si può uccidere un nemico in un atto di  guerra. Il tabù dell’omicidio  determina il tabù dell’eutanasia. Il giuramento di Ippocrate che facciamo noi medici recita: “non darò a nessuno farmaci mortali, neppure se richiesto”. Purtroppo nel nostro tempo molti medici ritengono loro dovere abbandonare i malati inguaribili al momento della fine anziché aiutarli pietosamente a morire dignitosamente senza angoscia e senza dolore.

Il DIRITTO di DECIDERE della PROPRIA VITA
La nostra società condivide in pieno l’idea che si possa morire senza sofferenza e manifesta quindi un notevole interesse sulla possibilità di  stabilire prima,  quando si è in piena coscienza e in piena salute che non si  vorrebbe essere mantenuti in vita se il male fosse irreversibile e le cure  dovessero accanirsi inutilmente. Come ha scritto Luca Goldoni : - Rivendico il diritto di andarmene appena viene il buio,  decidendolo ora, quando  la luce è ancora accesa. – Per esempio, con il testamento biologico.

VIVERE E’ un DIRITTO, NON un OBBLIGO
Anche la Chiesa cattolica è d’accordo da molti anni sulla  liceità di sospendere le cure inappropriate quando non esistono più possibilità di guarigione. Ma  cosa significa sospendere le cure (la cosiddetta eutanasia passiva) che garantiscono il supporto vitale, come la dialisi l’idratazione e la  nutrizione artificiali, la macchina cuore-polmoni? Significa che dobbiamo procedere fino a quando esistono ragionevoli possibilità di successo.

Il TESTAMENTO BIOLOGICO
Il codice deontologico medico (art. 32) afferma che “il medico, se il paziente non è in grado di esprimere la propria volontà, non può non tener conto di quanto manifestato in precedenza dallo stesso”.
Secondo il Comitato Nazionale di Bioetica le direttive anticipate potranno essere scritte su un foglio firmato dall’interessato e i medici dovranno tenerne conto e giustificare per scritto  le loro azioni che violassero tale volontà.  Inoltre l’art. 32 della Costituzione sancisce la dignità della persona.
I tempi sono maturi per passare dal piano etico al piano giuridico con una legge votata dal Parlamento. Si ribadisce che non si tratta di ratificare l’eutanasia, ma di rispettare la  volontà di non dover subire forzatamente cure inutili e penose. Il rifiuto delle cure è ormai accettato come un diritto inalienabile. La medicina italiana aspetta una legge, come già hanno molti Paesi.

INCAPACI di SOFFRIRE
I soggetti in stato vegetativo permanente che  respirano da soli ma  versano in uno stato irreversibile di incoscienza non muoiono perché  sono nutriti ed idratati artificialmente.  Ma le soluzioni di sostanze chimiche somministrate per sopravvivere possono  essere prescritte solo  da medici, introdotte nel corpo solo da medici e con effetti  controllabili solo da medici : Mentre il paz. non solo non può apprezzare il  preparato e i suoi effetti ma non potrà rendersi  neanche conto di essere  alimentato oppure di non esserlo più. In realtà non soffrono perché  non sono più capaci neanche di soffrite. Le sensazioni di digiuno, di sete e di dolore non possono essere assolutamente avvertite  dai paz. in stato  vegetativo permanente, perché sul piano sensoriale sono già morti.

La PROPRIETA’ della VITA
Secondo la visione religiosa la vita è indisponibile perché appartiene a Dio. Secondo la visione laica ognuno è libero di disporre della propria vita. Ma l’insegnamento della Chiesa vale per chi crede nella Chiesa, cioè per i fedeli ma non per tutti i cittadini (atei, agnostici, credenti in altre religioni). La Chiesa ha tutti i diritti di fare i suoi sforzi per  convincere i medici a non praticare la cosiddetta dolce morte anche se la vita del paz. è diventata una tortura senza speranza. Finché la Chiesa si  richiama alla Legge Divina è libera di dire e fare ciò che vuole. Ma quando cerca di influenzare la legge Civile del nostro Stato, commette un abuso perché cerca di togliere al cittadino una scelta che gli appartiene.
Allorché le cure mediche appaiono inutili, con l’unico effetto di mantenere artificialmente la vita infliggendo sofferenze inutili,  possono essere sospese. Così il medico salvaguarda le  dignità del morente e assicura la qualità della sua vita.
Una volta si aveva paura di morire prematuramente per fame, guerre, infezioni. Oggi invece siamo assediati dalla paura di essere costretti a  sopravvivere oltre il limite consentito dalla dignità personale e dalla  nostra capacità di sopportare sofferenze fisiche e morali.
Questo vivere oltre i limiti è il risultato del progresso medico che  è in grado di tenere in vita  chi un tempo sarebbe morto. Ma se è la medicina ad aver creato il problema dovrebbe essere la medicina a preoccuparsi di trovare le soluzioni.

UNA MEDICINA per chi  MUORE: Le CURE PALLIATIVE
Mentre nella normale medicina curativa lo scopo è quello di difendere la  vita ad ogni costo, nella medicina delle cure palliative l’esito è già scontato in partenza perché  l’evento vincente della morte non si può evitare.  Una volta ritrovato il coraggio di accettare culturalmente e moralmente la morte come esito ineluttabile di ogni vicenda umana, la medicina deve farsi più attenta alla vita che ancora resta da vivere,  concentrarsi sulle sofferenze di chi sta per morire e sui suoi ultimi bisogni, anche sociali e psicologici. 
Ma non sempre la nostra pure straordinaria medicina curativa è adatta ad assistere un paziente che muore e forse proprio per questo motivo spesso si muore così male.
Purtroppo il nostro sistema sanitario nazionale non ha mai affrontato consapevolmente il problema della morte. Invece  le  istituzioni dovrebbero farsi maggiormente carico dell’assistenza di chi  è ormai prossimo a morire, nonché dei  suoi congiunti attraverso il potenziamento e la diffusione della medicina delle cure palliative, sia con forme di servizi territoriali come le dimissioni protette, le unità di cure domiciliari continuative sia sviluppando specifici moduli formativi per medici, paramedici e volontari.

APPENDICE
Proponiamo il modello di Testamento Biologico  preparato dalla “Fondazione Umberto Veronesi per il progresso delle scienze” – Per informazioni tel. 02 -76018187     www.fondazioneveronesi.it

TESTAMENTO BIOLOGICO
Io sottoscritto/a
Nome ……………………………………………………………………………
Cognome ………………………………………………………………..............
Luogo di nascita ………………………………………………………………...
Data di nascita …………………………………………………………………..
Domicilio ……………………………………………………………………….
Documento di identità ………………………………………………………..

 NEL PIENO DELLE MIE FACOLTA’ MENTALI E IN TOTALE LIBERTA’ DI SCELTA  DISPONGO QUANTO SEGUE:
IN CASO DI  • malattia o lesione traumatica  cerebrale invalidante e irreversibile

CHIEDO DI NON ESSERE SOTTOPOSTO AD ALCUN TRATTAMENTO TERAPEUTICO O DI SOSTEGNO (alimentazione e idratazione forzata)

DISPOSIZIONI PARTICOLARI.
• Autorizzo la  donazione dei miei organi per trapianti      SI     NO

 NOMINO MIO RAPPRESENTANTE FIDUCIARIO

IL SIGNORE/LA SIGNORA
Nome ………………………………………………………………………...…
Cognome ……………………………………………………………………….
Luogo di nascita ………………………………………………………………..
Data di nascita …………………………………………………………………..
Residente a ………………………………………………………………...........
Recapito telefonico ……………………………………………………………..

LE PRESENTI VOLONTA’ POTRANNO ESSERE DA ME REVOCATE O MODIFICATE IN OGNI MOMENTO CON SUCCESSIVA/E DICHIARAZIONE/I

Luogo e data …………………………………………………………………..
Firma del sottoscrittore ………………………………………………………..
Documento di identità …………………………………………………………

Firma del fiduciario ……………………………………………………………
Documento di identità …………………………………………………………

II motto della Medicina Naturale e': "il Corpo e' mio e lo gestisco io" !

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Pubblicato in Osservatorio legale.
Il testamento biologico. Servira' anche al cittadino inesperto di medicina? Si', ecco perche'di Claudia Moretti2 Febbraio 2007

Fra le obiezioni piu' comuni all'entrata in vigore di una legge sul testamento biologico ve n'e' una particolarmente perniciosa, che si aggira nel dibattito mediatico. Quella secondo cui, chi non conosce approfonditamente la materia e la scienza medica, non sia in grado di decidere e mettere per iscritto le proprie volonta' sul fine vita. Cosi' come altrettanto non sarebbe in grado di prevedere gli orizzonti terapeutici futuri e successivi alle proprie dichiarazioni anticipate di trattamento.
Vorremmo contribuire a superare tali perplessita' con alcune riflessioni.
Chi redige testamento biologico, dalla casalinga piu' sprovveduta al medico di rianimazione piu' esperto, ha a cuore fondamentalmente un fatto: non giungere, non rimanere, o non permanere per x tempo in determinate "condizioni", descritte appunto sul testamento (es. non vorrei rimanere paralizzato o altro... o dipendente in tutto e per tutto dagli altri ecc...). Infondo anche quando si rifiuti alimentazione e idratazione, non e' sui quei trattamenti in se' per se' che si argomenta, ma in quanto questi sono lo "strumento" con cui si mantengono in atto "condizioni" in cui non si vuole rimanere. Con il testamento impongo e stabilisco prima di tutto il "risultato" della terapia o a cui essa deve tendere, se pur posso non sapere, o posso non sapere a priori rispetto alle evoluzioni medico scientifiche in cosa consisteranno i singoli trattamenti (sapere tecnico che posso non avere e che nessun medico di famiglia mi puo' infondere anche durante la redazione del mio testamento).
Tali trattamenti (frutto dello stato dell'arte al momento dell'evento) saranno per me che detto, cosi' come e per il medico che mi leggera', il "mezzo" con il quale si attuera' -o si tentera' secondo la miglior scienza ed esperienza- quel "risultato" o quel "fine" di cui al mio testamento biologico.
Chiarito questo dato di fatto, generalizzabile (salve eccezioni quali trasfusioni per i testimoni di Geova, dove i trattamenti hanno un valore intrinseco per la persona, per ragioni morali o quant'altro) si superano di un colpo numerose -e spesso strumentali- obiezioni sulla agibilita' teorica e pratica delle dichiarazioni anticipate:
1. quella secondo cui chi redige testamento biologico non ha le competenze tecniche per farlo, per esempio la nonna o il manovale. Che possono non sapere come (attraverso quali strumenti medici), ma conoscono bene le condizioni finali in cui vogliono o non vogliono divenire, permanere, o permanere per x tempo, che e' un dato di vita reale umana e concreta, non parametro medico scientifico.
2. quella secondo cui chi redige testamento biologico non potra' sapere se, al momento dell'incapacita', esisteranno mezzi o trattamenti che oggi -a priori- rifiuta. Come gia' detto, se tali trattamenti sopravvenuti serviranno al raggiungimento dello scopo e del risultato, e ad attuare le condizioni descritte nelle volonta' anticipate, ben vengano!
3. la questione della discrezionalita' medica in merito alle dichiarazioni scritte e all'interpretazione piu' o meno letterale del testamento biologico viene infine cosi' drasticamente ridimensionata, riassegnando a ciascuno il suo ruolo, senza paternalismi di sorta.
Il tecnico fa il tecnico e il titolare del diritto fa la scelta di fondo. Nel senso che le attivita' e i trattamenti "scelti" dal primo, sono "strumento" di attuazione della volonta' e dei risultati dettati dal secondo.
Tratto da: http://www.aduc.it:80/dyn/eutanasia/arti.php?id=169790


Commento NdR: Vorremo ricordare che  il testamento biologico, è un documento scritto da un soggetto nel pieno delle sue facolta' mentali e di coscienza, per garantire il rispetto della propria volontà in materia di trattamento medico (somministrazione di farmaci, sostentamento vitale, rianimazione, ecc.) quando non si è in grado di comunicarlo a voce.
Se la volontà del paziente va rispettata in caso di coscienza presente, sarebbe una vigliaccheria non volerla rispettare quando ci si trova in condizioni di incapacità di esprimere la propria volontà precedentemente affermata all'interno di un testamento biologico.
vedi: Cancro  +  Cure Naturali  Aids  +  Danni da Amalgami  +  Danni dei VACCINI

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TESTAMENTO BIOLOGICO.
FINALMENTE la  MAGISTRATURA  ITALIANA APPLICA l'ARTICOLO 32 della COSTITUZIONE per TUTTI i PAZIENTI

29 Maggio 2008. E' deceduta la donna di 70 anni ricoverata a Modena che soffriva di una malattia neurologica degenerativa e che aveva chiesto al marito (da lei nominato amministratore di sostegno in base a una legge del 2004) di opporsi a una probabile tracheotomia 'salvavita' su di lei. E il magistrato ha dato ragione alla coppia con una decisione innovativa e senza precedenti in Italia. (1)
La novita' del caso di Modena pero' non e' tanto nell'applicazione della legge del 2004 che ha istituito l'amministratore di sostegno, ma l'applicazione piena dell'articolo
32 della Costituzione anche per i pazienti colpiti da malattie che impediscono loro di esprimersi. Il fatto importante e nuovo e' che per la prima volta si riconosce un principio che da tempo anche noi invochiamo: il rispetto della propria volonta' in materia di trattamenti sanitari, in qualunque modo sia essa manifestata, e' gia' un diritto costituzionalmente sancito.
L'intervento del legislatore e' quindi superfluo, come scrive lo stesso giudice tutelare di Modena Guido Stanzani, se esso pretende di introdurre un diritto che gia' esiste. Sarebbe poi anticostituzionale se addirittura limitasse questo diritto escludendo la possiblita' di rifiutare alcuni trattamenti come l'alimentazione e l'idratazione artificiale. E' invece un intervento auspicabile quello del legislatore teso a facilitare l'esercizio di un diritto che attualmente e' poco rispettato, istituendo ad esempio una banca dati accessibile in tempo reale dai medici che si trovano di fronte un paziente che ha perso la capacita' di comunicare la propria volonta'.
Per il resto, il diritto esiste gia' ed il medico deve rispettare la volonta' del malato, sia essa espressa sul momento, sia essa espressa tramite un amministratore di sostegno, sia essa stata scritta in precedenza dal paziente anche solo su un fazzoletto di carta.
Per questo invitiamo tutti i cittadini che abbiano a cuore il rispetto della propria volonta' nel fine vita, a redigere un testamento biologico sin da subito, consegnandone copia firmata a parenti ed amici piu' stretti e al proprio medico di famiglia.
Qui il nostro modulo ed i nostri consigli su come redigere il testamento biologico:
http://www.aduc.it/dyn/salute/docu.php?id=136332
(1): http://www.aduc.it/dyn/salute/noti.php?id=221363


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Testamento biologico di fatto
Anche in mancanza di una legge, le dichiarazioni di fine vita hanno validità giuridica. I giudici infatti sono sempre più inclini a riconoscerle. Parola del giudice dr. Amedeo Santosuosso.

Da anni si attende una legge sul testamento biologico. Nel frattempo diversi enti o associazioni, come la Consulta di bioetica onlus, la Fondazione Veronesi, l’Associazione Luca Coscioni e “A buon diritto”, forniscono sui propri siti internet modelli di “biocard” da compilare o riscrivere a mano indicando le proprie volontà di fine vita e le persone che ne saranno garanti.
Come, per esempio, il rifiuto della rianimazione cardiopolmonare o della ventilazione assistita, fino ad arrivare all’alimentazione e all’idratazione artificiale. Ma quanto è efficace sottoscrivere il proprio testamento biologico? Ne abbiamo parlato con Amedeo Santosuosso, magistrato della Corte d'Appello di Milano e docente di Diritto e scienze della vita presso l’Università di Pavia.

Professor Santosuosso, diversi cittadini iniziano a redigere le proprie volontà di fine vita, alcuni anche a depositarle presso i notai, come indica una recente indagine del Consiglio Nazionale del Notariato.
Che validità giuridica hanno questi documenti
Queste dichiarazioni vanno fatte, perché hanno comunque un valore giuridico. In mancanza di una legge sul testamento biologico, i giudici sono sempre più inclini a riconoscere queste volontà. È quindi assolutamente importante compilare queste dichiarazioni e indicare anche le persone che si vuole siano garanti della propria volontà: nel caso infatti che ci sia qualcuno che si voglia opporre, le ultime vicende indicano che è sempre più probabile che siano rispettate.
Si può tenere il proprio testamento biologico in un cassetto, inviarlo per raccomandata a un amico, a un parente, in modo da documentare che la volontà sia stata espressa in un dato momento. Quando non si dovesse essere più in grado di esprimere la propria opinione, il proprio garante farà vedere la carta al medico o la depositerà presso un notaio.
E questo garantisce che i propri desideri vengano rispettati ?
In mancanza di una legge, probabilmente il valore giuridico dovrà essere vagliato da una Corte. All’inizio si ricorrerà ai giudici, poi non sarà più necessario. Un iter simile è stato seguito negli Usa e nel Regno Unito: i primi casi sono arrivati fino alla Corte Suprema e alla House of Lords, poi determinate procedure sono state metabolizzate dall’organizzazione sanitaria, oltre che giuridica. Questa ondata di dichiarazioni anticipate, in assenza di una legge, è una relativa novità: devono ancora venire a maturazione però un numero sufficiente di casi. Le persone che hanno sottoscritto finora le proprie volontà di fine vita fortunatamente godono ancora di buona salute, oppure sono decedute senza che tali volontà dovessero essere prese in considerazione. È infatti possibile che esse non entrino mai in effettiva operatività.

Quanto è necessaria, quindi, una legge sul testamento biologico ?
Fino a qualche anno fa, per rendere valide le proprie volontà sarebbe stata necessaria una legge. Ora la situazione è cambiata, c’è accordo universale nella giurisprudenza, nella Corte di Cassazione e anche nella Corte Costituzionale, sul concetto che ogni persona cosciente e capace possa rifiutare anche i trattamenti salvavita. Il solo fatto di essere incapace di esprimere una volontà in un certo momento non può privare del diritto all’autodeterminazione e alla salute.
Ma una legge avrebbe il grande vantaggio di rendere più uniformi le condotte di pazienti e medici. È vero che la sentenza relativa al caso Englaro, in cui si è deciso di rispettare la volontà della ragazza - ricostruita durante i processi - di rifiutare i trattamenti salvavita, è importante, ma si tratta di un solo episodio. In un caso identico si potrebbe giungere a un verdetto diverso: in Italia la legge si fa in Parlamento, non con i precedenti.

Una delle proposte di legge sul testamento biologico che saranno presto discusse in Parlamento, sostenuta da Eugenia Roccella, sottosegretario al lavoro, alla salute e alle politiche sociali, limiterebbe il tipo di trattamenti che si possono rifiutare. Cosa ne pensa ?
Una legge non deve ledere i diritti costituzionali, mentre quella su cui sembra ci sia accordo nella maggioranza considera nutrizione e idratazione artificiale come trattamenti non rifiutabili. Stabilisce cosa la persona può o non può scrivere nel proprio testamento biologico. Questo sarebbe incostituzionale, perché violerebbe il principio dell’integrità personale: nessuno può mettermi le mani addosso contro la mia volontà, neanche con le migliori intenzioni.
Secondo alcuni, inoltre, tra volontà del paziente e orientamento del medico vince il medico: si dà al paziente la possibilità di scegliere, ma poi non ne viene rispettata la volontà. L’obiezione di coscienza per il medico che si rifiuti di negare un trattamento può essere possibile, ma deve essere garantita la presenza di un altro medico che sia disponibile, come nel caso dell’interruzione di gravidanza. Un’altra questione si pone quando la volontà di rifiutare le cure risale a molto tempo prima.
Può in effetti esistere il dubbio che la persona abbia cambiato idea, ma tra questo dubbio e la certezza di violare un’opinione espressa in passato, meglio far prevalere la certezza. Lasciamo quindi a ogni persona la libertà di affidarsi allo strumento del testamento biologico, non necessariamente significherà un netto rifiuto alle cure, può anche voler dire affidarsi completamente alle scelte del medico o a quelle di un familiare.
By Andrea Gentil
Tratto da: galileonet.it

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Testamento biologico.
Verso legge incostituzionale e liberticida. Come per legge 40, prepararsi a sommergere la giustizia di ricorsi  - 2 Luglio 2009
Il relatore del disegno di legge sul testamento biologico sara' Domenico di Virgilio (1). Per chi avesse avuto ancora qualche speranza che il testo targato Opus Dei e Conferenza episcopale italiana uscito dal Senato potesse essere modificato alla Camera, dovra' ricredersi. E per farlo basta visitare il sito dell'on. Domenico Di Virgilio, la cui autobiografia recita, fra l'altro: "Come medico ho sempre lavorato con abnegazione … per affermare sempre di piu' i valori e i principi cristiani dettati dal Magistero della Chiesa. Sono stato per 16 anni il Presidente Nazionale della Associazione Medici Cattolici Italiani e sono membro della Pontificia Accademia per la Vita". (2) Vista l'occupazione strategica delle posizioni chiave nel Governo e nel Parlamento in tema di salute e bioetica operata dal Vaticano, possiamo prendere per scontata l'approvazione di questo orribile testo il cui obiettivo e' umiliare la volonta' del paziente e cancellare un diritto costituzionale: "Nessuno puo' essere obbligato a un determinato trattamento sanitario" (articolo 32).
Per questo motivo, come gia' per l'incostituzionale legge 40 sulla fecondazione assistita, e' necessario prepararsi da subito per ottenere la sua abrogazione per incostituzionalita'. Cosa puo' fare il cittadino?
Oltre a redigere l'eventuale 'testamento biologico' dettato dal Magistero della Chiesa e eventualmente approvato dal Parlamento italiano, e' necessario redigere anche un testamento biologico vero, completo e comprensivo di tutte le proprie volonta' (3).
E' con quel documento con cui il cittadino o i suoi cari, ove il medico rifiutasse di seguire le direttive anticipate, potra' ricorrere alla giustizia per ottenere il rispetto di un diritto fondamentale e inviolabile previsto dalla Costituzione: l'autodeterminazione. Indipendentemente dalla legge ordinaria, il giudice dovra' ottemperare ad un precetto di rango superiore. Ci vorranno anni, ma con impegno e determinazione, questa legge fara' la fine della legge 40.
 
1. http://www.aduc.it/dyn/salute/noti.php?id=264673
2. http://www.domenicodivirgilio.it/biografia.php
3. Qui la nostra guida: http://www.aduc.it/dyn/salute/docu.php?id=136332
By Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc

 

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