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FUSIONE FREDDA - 1
FUSIONE FREDDA - Introduzione   
Trasmutazioni a debole energia
https://sadefenza.wordpress.com/2016/07/23/scienziati-russi-annunciano-una-scoperta-storica-che-potrebbe-rendere-lintero-sistema-obsoleto/

Reazioni piezonucleari
http://staff.polito.it/alberto.carpinteri/reazioni piezonucleari.htm
 

Seminario - L’energia “fredda” e le fonti rinnovabili  - (In ricordo di Giuliano Preparata) - 24 ottobre 2000

Introduzione di Massimo Scalia
Io, io”, così avevamo soprannominato Giuliano. Era il corso di laurea in fisica dei primi anni ’60 ed eravamo un po’ infastiditi dall’ingenuo entusiasmo e dalla volontà di protagonismo con i quali Giuliano Preparata si era presentato fin dal primo anno di corso. Solo il passare del tempo mi avrebbe fatto rinunciare, ci avrebbe fatto rinunciare, all’atteggiamento – un po’ snob, un po’ intellettualistico – che guarda con occhio critico all’entusiasmo e al protagonismo.
Senza una buona dose di questi due ingredienti è difficile affermarsi, combattere per qualche cosa in cui si crede. 
E Giuliano è stato sicuramente un combattente; e quell’ingenuità dei vent’anni si è sempre più rivelata come slancio, curiosità onnivora e vero e proprio amore di sapere.

Preparata ha percorso tutta la strada che porta alla notorietà internazionale. Dalla scuola di fisica fiorentina – i “Gattini” – alle esperienze fuori dal nostro paese – Harvard, Cern e tante altre -, il profilo scientifico di Giuliano si è solidamente costruito come quello di un brillante fisico teorico dotato però di grande sensibilità e attenzione alle problematiche dei metodi e delle misure sperimentali dei grandi laboratori della fisica delle alte energie. Giuliano era stato liquidato dal ’68 come “forza sana”: con questa etichetta venivano bollati dal movimento tutti coloro che invece di lavorare per l’”immaginazione al potere” e contro l’autoritarismo dell’Università e dello Stato, proponevano la strada del riformismo. Quando ci incontrammo, vent’anni dopo, le analogie delle nostre vite ci fecero sentire più vicini. Inoltre Preparata aveva iniziato quel percorso che, nell’arcigna corporazione dei fisici – ma non solo -, suona peggio che un’eresia: essendosi per una vita occupato di fisica teorica delle alte energie, osava cambiare campo e voleva dir la sua sulla fisica della materia condensata. Per di più, brandendo argomenti - dalla termodinamica dell’acqua (con l’evidenza a favore dell’esistenza di domini di coerenza) alla fusione fredda – che venivano guardati con sospetto. 
E’ questo percorso che porta Giuliano a mettere per iscritto, è il 1994, la sua teoria sulla coerenza della materia e a dare nuovo impulso alle ricerche sulla fusione fredda. Insieme all’inseparabile Emilio Del Giudice fonda il LEDA (Laboratorio Elettrodinamica Avanzata), che al logo dell’acrostico unisce l’immagine della fanciulla cara a Giove. 
Lo stanziamento di fondi da parte di Moratti e Tronchetti Provera – e anche qui, come in ogni azione parallela, c’è una Diotima protettrice – permette di realizzare il laboratorio e i miglioramenti che, seguendo il protocollo di Fleischmann e Pons, portano a risultati estremamente significativi: la produzione di energia, nella forma di calore, può avvenire con un guadagno del 100% e con una riproducibilità, una continuità che era stata invece il maggior ostacolo alla credibilità della fusione fredda. Certo, anche oggi capita che, distribuendo l’invito di questo seminario all’Istituto Marconi dell’Università “La Sapienza”, lo studente di fisica domandi: “ma che cos’è questa fusione fredda?”. Ma nell’ambito della ricerca scientifica sono stati compiuti progressi determinanti.
E’ del ’94 l’articolo su Nuovo Cimento che Giuliano scrive insieme a Fleischmann e a Pons e poi, appunto, l’esperienza di Leda.
Gli sponsor della piccola società però si ritirano e si pone allora il problema di mantenere in vita la ricerca e il laboratorio.
E’ esattamente dall’ottobre del ’96 che, nella mia veste di parlamentare, mi batto perché quell’esperienza così significativa non vada perduta. L’INFN, che pare all’epoca avere assicurato al Governo “la disponibilità a considerare e sostenere senza alcuna preclusione ricerche nel settore della cosiddetta fusione nucleare fredda" (cfr. il foglio allegato), sbarra invece l’accesso. Devo ringraziare Renato Strada, allora direttore generale dell’Enea, e il presidente Carlo Rubbia se alla fine con Giuliano Preparata ed Emilio Del Giudice riusciamo a incardinare LEDA e il suo know-how nel contesto delle ricerche sull’energia da idrogeno dell’ENEA.
Anzi, perché questo cammino sia davvero terminato, ti chiedo, presidente Rubbia, che dopo che accordi e cifre sono state da tempo definiti, si passi nei prossimi giorni alla liquidazione della prima tranche prevista. Senza di che il presidente di LEDA sarebbe costretto a portare i libri contabili in tribunale e questa nostra iniziativa avrebbe il sapore di una beffa. 
Una beffa, oltretutto, nei confronti di Guido Preparata, il figlio di Giuliano e di Emilia Campochiaro Preparata, la moglie di Giuliano, che è qui presente e che mi è gradito salutare. E permettimi, Emilia, di ricordare, sia pure per un solo momento, il tuo ruolo decisivo e insostituibile, fino agli ultimi giorni, quando ancora Giuliano sperava e mi diceva quale fosse la tua energia e il calore del tuo sentimento.

Il seminario di oggi richiede, certo, di ricordare la figura di Giuliano. Ma sarebbe in totale contrasto con quella figura se non entrassimo in medias res. La teoria quantoelettrodinamica della coerenza della materia non è un fungo o una geniale trovata di Preparata. Già nei primi anni '50 Dicke aveva proposto un modello di sistemi atomici accoppiati con la radiazione, più precisamente un sistema di N atomi su due livelli, per il quale doveva essere possibile una transizione verso un maggiore ordine, la cosiddetta transizione di fase superradiante.
Quando Hepp e Lieb ripresero negli anni ’70 la teoria della “superradianza” e l’hamiltoniana di Dicke, venne loro opposto che il modello non soddisfaceva alla richiesta di invarianza di gauge. Questa critica si è poi rilevata infondata (E. Del Giudice, R. Mele and G. Preparata, Mod. Phys.Lett. B7 (1993) 1851); ma analoga indifferenza, non dico un esplicito ostracismo, è stata riservata dai fisici della struttura della materia ai lavori di Preparata e Del Giudice. Ha forse fatto premio una diffidenza verso una teoria generale che sarebbe alla base di fenomeni “troppo” diversi tra loro. Ma, del resto, non era analoga la diffidenza che poteva sollevare e ha sollevato, con un dibattito infinito, la teoria regina del XX° secolo: la meccanica quantistica ? 
E uno dei suoi maggiori conoscitori, Feynman, non si divertiva forse a ricordare: “nessuno la capisce, però tutti la usano” ?
Credo che questi problemi richiedano un tentativo di spiegazione più approfondita, che, almeno in parte, spero possa venire dagli interventi di oggi.

Indipendentemente da considerazioni sull’antropologia o la sociologia della comunità scientifica, voglio ricordare che la coerenza quantoelettrodinamica fornisce il miglior contesto interpretativo per fenomeni quali l'interazione tra campi magnetici e sistemi chimico-organici, ma anche sistemi biologici: e, per quel che riguarda molti dei partecipanti, è la teoria che meglio affronta la bizzarra fenomenologia – i tre “miracoli”, come si divertiva a chiamarli Giuliano - della fusione fredda.
Seguendo poi un’impostazione che era anche di Giuliano, non c’è solo la questione di rivendicare una cittadinanza per costruzioni teorico-scientifiche non allineate con l’accademia e l’ufficialità – non a caso Giuliano aveva dato vita a Milano ad un’associazione: “la repubblica delle lettere”, di galileiana memoria - c’è l’entusiasmo, ben presente anche in Emilio Del Giudice, per le prospettive che si aprono sui terreni concreti delle possibili applicazioni in un futuro vicino.

Oggi, questo seminario, nel ricordare Giuliano Preparata, affronta tematiche che erano al centro dei suoi interessi come lo restano dei nostri. I problemi energetici, le risposte da subito possibili, la ricerca e l’innovazione tecnologica per disegnare gli scenari scanditi nel medio e lungo termine.
Oggi parleremo dell’uso efficiente dell’energia e delle fonti rinnovabili, dell’energia da idrogeno e della fusione fredda.
Oggi infatti una riflessione e una proposta si impone.
Il prezzo del barile di greggio si è più che triplicato nell’ultimo anno ed è da mesi il protagonista delle copertine dei TG e delle prime pagine dei giornali, con fosche previsioni sull’inflazione e sulle ripercussioni economiche.  
Questo è un eccesso di drammatizzazione, che non giova certo ad affrontare con intelligenza e rigore i problemi.
Basta ricordare che proprio quindici anni fa il greggio aveva raggiunto i 35 dollari a barile, con un dollaro che valeva 2.200 lire.
Nell’85 la bolletta petrolifera ascese a circa 60 mila miliardi di lire. Se moltiplichiamo il valore del dollaro di allora la cifra della bolletta petrolifera ’85 per 2 e li confrontiamo con i valori attuali abbiamo una visione più realistica dell’oggi, delle conseguenze dell’impennata del prezzo del barile, ad esempio, sull’inflazione: una visione che diviene ancora più realistica, se teniamo conto del fatto che il petrolio, pur restando la principale fonte primaria, è calato di alcuni punti percentuali nella copertura del fabbisogno energetico mondiale.
Questo quadro rende comprensibili le valutazioni che quantificano tra lo 0,5% e l’1% l’aumento medio dell’inflazione in tutta la UE, ove il barile di greggio si assestasse per tutto il 2001 sui 33 dollari a barile. E non si prevedono incidenze significative sull’economia dei paesi europei: sicuramente meno significative di quelle legate all’immagine di debolezza e confusione delle decisioni, che la Banca Europea ha dato in questi ultimi mesi.

La doverosa sdrammatizzazione consente di focalizzare meglio almeno due aspetti della questione petrolio.
La prima. A livello mondiale il gas naturale sta marciando verso il 25% della copertura del fabbisogno, ma il carbone, nonostante il declino degli ultimi quindici anni, resta sempre la seconda fonte primaria, il cui principale produttore e consumatore è la Cina.
Se la Cina, come altri paesi emergenti, decidesse di fondare sul carbone la rincorsa dei paesi industrializzati le conseguenze ambientali sarebbero disastrose. E, seppur piccola, è una consolazione sapere che tali questioni sono all’esame di una commissione ‘mista’, composta cioè da dieci cinesi e dieci non cinesi – come mi ha spiegato Umberto Colombo che ne fa parte – che tra l’altro si pone il problema del leap frog: se cioè non sia possibile il salto di una fase tecnologica, proprio ad evitare l’espansione industriale a colpi di ciminiere e con grandi consumi di energia. Problemi del tutto analoghi si pongono per il miliardo di indiani.

La seconda. La questione dell’aumento del prezzo del greggio va ricollocata nelle sue dimensioni; oggi appaiono a tutti decisamente ridicole le proiezioni di chi ai tempi della conferenza sull’energia – era il febbraio ’87 – preconizzava per la fine del secolo, cioè adesso, il barile a cento dollari. Al contrario però di quanto poteva essere motivato allora, non è dato vedere un trend di prezzo in calo o costante. La domanda dei paesi emergenti contribuirà a proporre lo scenario di un prezzo del petrolio in ascesa, seppur non drammatica.

Le due considerazioni assieme danno le dimensioni dell’opportunità che si offre, non solo al nostro paese ed alla UE, per impostare in modo serio la questione della sostenibilità delle scelte energetiche e del ricorso al risparmio energetico – ai megawatt –, alle fonti rinnovabili, all’energia da idrogeno, alla fusione fredda. Perseguire gli obiettivi di Kyoto potrà diventare più verosimile perché la lievitazione dei costi energetici delle fonti tradizionali scoprirà, e già oggi scopre, le convenienze legate a queste fonti alternative.

Non so se faremo 400 kmq di specchi solari per coprire il fabbisogno italiano di elettricità, come ha di recente ipotizzato Rubbia, ma è certo che l’Italia e i paesi del Mediterraneo si possono e si devono porre nella prospettiva europea di grandi produttori di energia solare. Un modello da rivendicare nei confronti del Nord Europa, come sempre Rubbia suggerisce. Ma accanto agli obiettivi di medio termine – solare, eolico, idrogeno – dovremo essere in grado di indicare che cosa possiamo fare nei prossimi mesi.
Non è il compito del seminario di oggi, ma è una sfida che le sedi di ricerca applicata, e cioè soprattutto Enea deve essere in grado di raccogliere affinchè l’impegno progettuale non diventi sepoltura delle azioni a breve, che pure devono essere realizzate anche a sostegno dell’attuazione dei programmi per il futuro meno vicino.

Su questi temi sarà utile a breve, entro i tempi della legge finanziaria, avere un confronto in cui coinvolgere anche i ministri che sono di riferimento per Enea.
Oggi spazio all’energia fredda e alle fonti rinnovabili.

http://www.verdi.it/document/fusione/2.htm
vedi:  FUSIONE FREDDA - Introduzione +  Fusione fredda 2 +  Fusione fredda 3  +  Fusione fredda 4 + MIT falsifica i dati su Fusione Fredda  + ...ma anche l'italiana ENEA lo ha fatto  + video sulla Fusione Fredda  +  Segreti dell'Acqua 
Esperimenti rifatti in Italia con risultati positivi  +  Intervista con il prof. del Giudice

vedi anche: HIDROBETATRON: http://www.youtube.com/watch?v=9jmOizYLmho


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L'insabbiamento della fusione fredda  - By f. Frabbel - dal forum di Nexus italia
La storia che sto per scrivervi è veramente molto interessante, quindi concentratevi.
L'ha raccontata al convegno di Nexus il prof. Emilio Del Giudice ricercatore di fisica teorica dell'INFM. Ricorderete la faccenda della fusione fredda: nel 1989 due scienziati sfigati, Fleishman e Pons danno l'annuncio del fenomeno, salvo poi essere derisi dai fisici teorici della comunità internazionale, primo tra tutti Rubbia, perché il processo non produceva l'emissione di particelle previste dalla teoria (nel caso specifico neutroni, emessi dalla fusione di 2 atomi di deuterio, isotopo dell'idrogeno).

Nel giro di pochi anni le condizioni dell'esperimento originale dei due scopritori vengono riprodotte correttamente dai prof. Emilio del Giudice e Giuliano Preparata, il quale, morto di tumore 2 anni fa, perse il Nobel per la fisica in "elettrodinamica quantistica", a causa di questo suo sconveniente interesse. Praticamente del Palladio, un metallo dalle peculiari caratteristiche, viene caricato con idrogeno gassoso fino ad un limite di saturazione prestabilito, oltre il quale si rileva una produzione di energia in eccesso tipica di
una reazione nucleare. I nostri due scienziati non solo dimostrano la realtà del fenomeno con l'esperimento, ma forniscono anche un nuovo modello teorico che dà spiegazione dei fenomeni misteriosi che fino a 10 anni fa non erano comprensibili con la teoria delle forze nucleari.

Mi spiego: fino a ieri si pensava che l'unico modo per fare avvicinare 2 protoni tanto da vincere la repulsione elettromagnetica e fare agire il campo delle forze nucleari che innescano la fusione, con produzione di una
quantità enorme di energia, fosse il metodo dell'acceleratore, che lavora a 100 milioni di °C (ben inteso nel nostro sole la temperatura è 2 milioni di °C !). Oggi invece, grazie a queste ricerche svolte dall'INFM e dall'ENEA (nel frattempo Rubbia rinsavito, si è accorto della bontà della cosa e ha appoggiato i nostri due), è possibile ottenere la fusione a temperatura ambiente ! Dentro al cristallo di Palladio le molecole di idrogeno, in quelle particolari condizioni di "saturazione", si comportano un po' come la struttura solida circostante e, avvicinandosi molto, grazie ad una provvidenziale "buca di potenziale", producono una particolare fusione, senza emissioni radioattive, con produzione di elio (misurato nell'esperimento) e di un eccesso di energia mai visto fino ad oggi in una reazione (se non ho capito male 2 ordini di grandezza superiore all'energia in entrata, necessaria a preparare le condizioni della reazione). 
Per completezza, si produce anche la fissione del Palladio.

Quindi abbiamo già a disposizione un generatore di energia praticamente illimitata e a costi contenutissimi; rimane solo da risolvere il problema dell'intercettazione opportuna di questo surplus di energia. Nonostante
questa pazzesca rivoluzione, ad oggi, il prof. Del Giudice non è ancora riuscito a farsi pubblicare la ricerca da una rivista scientifica (ad es.: Science ha rifiutato perché "l'argomento è troppo tecnico").

Ma il bello viene adesso. E' ovvio capire i motivi economici alla base della soppressione di una tecnologia quasi "free-energy".
Ma non ci sono solo quelli. Del Giudice ha formulato un'ipotesi inquietante. Tutta la faccenda è partita da uno studio commissionato dalla Marina Militare Inglese a Fleishman per indagare sui metalli più idonei ad immagazzinare l'idrogeno. I migliori risultarono essere il Palladio e l'Uranio. Lo scienziato ovviamente sperimentò sul Palladio, la cui fissione non produce danni; ma qualcuno era molto più interessato all'Uranio. I
mmaginate cosa succederebbe se la matrice solida in cui avviene la fusione fosse Uranio: si innescherebbe la fissione, e quindi una esplosione atomica, anche con quantità molto inferiori alla necessaria "massa critica" (che è qualche kg), date le nuove sorprendenti condizioni di reazione. Si possono così fare esplodere delle micro-bombe atomiche di potenza controllata (armi chirurgiche...) capaci per esempio di abbattere un singolo palazzo invece di una città intera. 
Ecco così trovato un modo per utilizzare utilmente tutto quell'Uranio che giace inutilizzato nelle testate tattiche (a meno di non scatenare la guerra termonucleare globale, s'intende), che con il disarmo va smantellato.

Fanta-politica ? Forse invece è già realtà. Consideriamo i proiettili rivestiti con quello che ci viene venduto come "uranio impoverito". Guardiamo le foto dei carri armati iracheni distrutti nella guerra del golfo: un foro di entrata, una carcassa di acciaio fusa (dal calore!) e i cadaveri dei soldati anneriti (non carbonizzati, ma irradiati da una esplosione fortissima e localizzata di raggi gamma).
Non ci sarebbe niente di più facile, sostiene Del Giudice, nel rivestire un proiettile di cannone o un missile con un strato di uranio caricato da idrogeno fino quasi al limite critico. 
L'impatto con il bersaglio e la sovrapressione sarebbero sufficienti a innescare la fusione fredda e la conseguente fissione dell'uranio, con annessa esplosione atomica.

Incredibile ! La fonte ideale di energia pulita per tutta l'umanità usata come spoletta per l'innesco di una bombetta atomica ! (il contrario di quello che avviene con la bomba H, in cui una fissione innesca la fusione distruttiva dell'idrogeno).

Inoltre spot di altissima radioattività localizzati nei campi di battaglia sono la spiegazione ideale per i sintomi della sindrome del Golfo e quella dei Balcani: la prima riscontrata esclusivamente tra i soldati anglo-americani (i primi a raggiungere le zone bombardate durante le operazioni in Iraq), la seconda invece osservata solo su italiani e tedeschi, a cui sono state destinate le zone bombardate in Bosnia e Kosovo dal vertice NATO, dopo aver fatto l'esperienza nel Golfo.
http://www.affarinborsa.it/cultura/fusione.htm

Le ultime novità sulla fusione fredda
In un convegno a Genova il 14 novembre saranno presentati gli ultimi risultati su questo settore di ricerca che lentamente continua a procedere in molti laboratori di fisica nel mondo

Tredici anni dopo il primo (e forse frettoloso) annuncio della realizzazione di una reazione nucleare di fusione fredda, in una conferenza in programma a Genova il 14 novembre (ore 16, facoltà di ingegneria) saranno presentati gli ultimi risultati su questo settore di ricerca che lentamente continua a procedere in molti laboratori di fisica nel mondo.
La fusione fredda è un processo di sintesi nucleare che avviene alle normali condizioni ambientali di temperatura e pressione in presenza di adatti catalizzatori. In particolare, è stata così definita la reazione tra due nuclei di deuterio (isotopo dell'idrogeno) che fondendosi all'interno di un reticolo di un metallo nobile (prevalentemente palladio) danno origine a energia termica, elio-4, ed altri prodotti nucleari.
Il primo annuncio dell'ottenimento di una tale reazione fu dato nel 1989 da Martin Fleischmann e Stanley Pons (che ebbero l'onore della copertina di Time), secondo i quali era possibile ricavare energia pulita ed a basso costo da una fusione nucleare ottenuta 'a freddo' con semplicissimi mezzi elettrochimici.
Le grandi aspettative suscitate dalla notizia furono ben presto smorzate da due enormi ostacoli: il primo era la difficile riproducibilità della reazione, il secondo era che alla luce delle conoscenze dell'epoca un simile fenomeno non era comprensibile. 
Dopo le prime ondate di entusiasmo, l'interesse per la fusione fredda andò scemando, e addirittura negli anni successivi la ricerca fu abbandonata quasi completamente.
In Italia però, un gruppo di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, chiamato “il gruppo di Milano”, riuniti attorno ai fisici Giuliano Preparata ed Emilio del Giudice, scoprì che il fenomeno della fusione fredda poteva venir compreso se visto alla luce della nascente teoria dell'elettrodinamica quantistica (QED).
Il gruppo di Milano, assieme ai ricercatori dell'Enea di Frascati, riuscì ad ottenere una fusione fredda finalmente perfettamente riproducibile. 06 novembre 2002
Tratto da: http://www.newton.rcs.it/PrimoPiano/News/2002/11_Novembre/04/fusione_fredda.shtml