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I VACCINI CREANO il MERCATO dei MALATI
(LIBRO BIANCO sui DANNI dei VACCINI - 2)
Ecco il recente studio che ha coinvolto più di 17.000 bambini fino a 19 anni
Questo studio-indagine attualmente in corso è stato avviato dall’omeopata Andreas Bachmair.

 

Dall'opera originale: Leading Edge Master Analysis of Vaccination Paradigm
©1995, 1996, 1997, 1998: Leading Edge Research Group -
http://www.trufax.org

DISCLAIMER:
Le informazioni seguenti hanno il solo proposito di costituire una formazione di coscienza, mentre non possono essere considerate delle informazioni di carattere medico o legale: tali competenze vanno ricercate nelle sedi opportune. Date queste limitazioni non viene assunta nessuna responsabilità per ogni perdita o danno causato o presunto tale, direttamente o indirettamente dalle informazioni contenute in questo testo. I lettori sono avvisati della necessità di un approfondimento di queste informazioni tramite una ricerca personale, una formazione attraverso l'esperienza personale prima di arrivare a delle conclusioni definitive e finalmente ad una modificazione della realtà personale. Tutti gli sforzi ragionevoli sono stati fatti al fine di accertare la validità dei dati contenuti in questi documenti, integrando laddove era possibile con i riferimenti bibliografici disponibili al momento della stesura.

PASSAGGI IN SERIE di COMPONENTI VACCINALI ATTRAVERSO SUBSTRATI CELLULARI di ORIGINE ANIMALE
Secondo il paradigma vaccinale promulgato dalle compagnie farmaceutiche , il passaggio di virus attraverso substrati cellulari di origine animale è necessario al fine di ridurre la tossicità del virus verso l'organismo umano. Questa convinzione è però in contrasto con l'evidenza dei fatti.

Per citare un esempio fra i tanti, prima degli anni '40 ci fu una compagna vaccinale nell'Africa Occidentale, all'epoca sotto il dominio Francese, per l'immunizzazione della popolazione locale verso la febbre gialla.
Il virus fu fatto passare attraverso una coltura cellulare ottenuta da topi, per bel 258 volte: la preparazione finale venne usata per inoculare 10.000 persone (anno 1944). Ne risultarono più di 100 casi clinici accertati con danni cerebrali (uno su 1.000) e ben 18 decessi (1 su 5.555).

Le CONTAMINAZIONI delle COLTURE di VACCINO CON IL VIRUS SV-40
Nel 1960 si scoprì che milioni di dosi di vaccino antipolio prodotte agli inizi degli anni '50, a partire da colture cellulari di reni di scimmia, erano infettate dal Simian Virus N. 40 (SV-40), che fu rilevato sia nel vaccino tipo Salk che in quello Sabin. L'SV-40 è resistente agli effetti neutralizzanti della formalina (un adiuvante germicida, ma anche un potente cancerogeno) che accompagna il vaccino.
Questo virus fu propinato, tramite la vaccinazione, a
400 milioni di persone: ora fa parte del loro patrimonio genetico.
In effetti l'SV-40 è un tipico esempio di "Polioma Virus del DNA". I Polioma (parola che indica una "relazione causale con svariate forme di tumore) Virus sono con-causa di infezioni continue, in virtù delle quali vengono distrutti i tessuti. Essi si integrano nel patrimonio genetico dell'organismo che li ospita, hanno la capacità di operare mutazioni nelle cellule, possono riprodursi venendo a contatto con un "virus aiutante", permettono la replicazione separata del genoma virale, possono generare una risposta immunitaria e possono indurre direttamente forme di tumore maligno.
È sorprendente come questi virus, in possesso di un patrimonio genetico così limitato, riescano a produrre danni di questa portata.
Con i Polioma Virus diventa praticamente impossibile rintracciare il genoma virale, una volta che questo si integra al patrimonio genetico dell'organismo ospitante. Così essi possono ricomparire qualora le cellule modificate si combinino con altre naturalmente predisposte verso il virus SV-40 o altri Polioma Virus.
Non sono stati condotti molti studi statistici (per ovvi motivi di opportunità) atti a determinare i vari effetti collaterali "a lungo termine" della immunizzazione contro la polio: in ogni caso è oramai noto che i vaccini somministrati agli esseri umani prima del 1962 contenevano il virus SV-40. Questo fu documentato in un articolo di "Science Magazine", una rivista della "American Association for the Advancementof Science" - pubblicato nel 1969.

L'articolo, del dott. Joseph Fraumeni, dal titolo "Simian Virus 40 in polio vaccine: follow-up of newborn recipients", sostiene che il virus SV-40 aveva contaminato, senza essere rilevato, i vaccini virali prodotti, prima del 1962, con l'utilizzo di colture cellulari provenienti da tessuti renali di scimmia. In realtà il virus fu scoperto, dal dott. Hillmann, ancora nel 1960 e non si è mai capito né il perché di questi due anni di ritardo per la correzione del prodotto, né i successivi anni di silenzio della comunità scientifica internazionale, fino al 1969.

Abitualmente, la parola "contaminazione", con riferimento particolare ai vaccini, viene definita come qualche cosa di estraneo al processo di produzione", non consentendo la reale comprensione del fatto inquietante che il virus SV-40 esisteva in verità nelle colture utilizzate per la sintesi del vaccino antipolio stesso.
Secondo quanto riporta l'articolo di Fraumeni, dal 1960 al 1962 il vaccino antipolio fu somministrato in varie forme a circa 1077 neonati presso il "Metropolitan General Hospital" di Cliveland, durante uno studio che avrebbe dovuto accertare la possibilità di indurre una immunità di tipo attivo verso la poliomielite in presenza di anticorpi di origine materna. I bambini nati a termine, furono assegnati, con il consenso dei genitori, ad uno dei sei gruppi di studio: 925 bambini ricevettero un vaccino antipolio orale con virus attenuato. Alcuni di questi ricevettero delle dosi massicce di virus SV-40 dopo poche ore dalla nascita.

Ai rimanenti 152 venne iniettato un vaccino antipolio inattivato ad altro dosaggio, con una bassa concentrazione di SV-40 rispetto al preparato orale.
In seguito, tutti i bambini ricevettero delle dosi di richiamo mediante iniezione di vaccino antipolio da virus attenuato o inattivato (o entrambe le tipologie) che presumibilmente conteneva SV-40.
Occorre precisare che sono stati fatti più tentativi, a partire dal 1964, per conoscere la sorte di questi bambini, ma non è stata una impresa certamente facile, dal momento che si trattava sostanzialmente di famiglie disagiate sotto l'aspetto socioeconomico, con una elevata mobilità sul territorio e, non a caso, prevalentemente di razza nera.

Analizzando questa sperimentazione appare evidente l'assoluta mancanza di logica del metodo: innanzitutto lo scopo dello studio era quello di "stabilire la formazione di anticorpi nei neonati vaccinati", ma, senza tenere conto della definizione stessa di "studio empirico", non venne utilizzato nessun "controllo di gruppo".
In questo modo una simile valutazione non sarebbe mai stata possibile.
In secondo luogo, le analisi successive furono condotte a stabilire la mortalità, ma non il complessivo stato di salute dei soggetti vaccinati. Inoltre la scheda predisposta per il consenso dei genitori indicava chiaramente come "non ci fossero dei rischi connessi alla sperimentazione": nulla veniva indicato circa la composizione dei vaccini o la loro pericolosità.
La domanda che sorge spontanea è quindi: - fu negligenza o incompetenza del ricercatore o piuttosto una
chiara e consapevole volontà di osservare degli effetti negativi già noti ?

L'evidenza dei fatti fa propendere per la seconda ipotesi come la più credibile: in questo caso saremo di fronte senza dubbio ad un CRIMINE CONTRO L'UMANITÀ.

L'SV-40 è un virus del DNA. Uno studio su questi virus, portato a termine nel 1966 e pubblicato in una edizione del 1967 della rivista "American Journal of Phatology", dimostra chiaramente la relazione fra questi e il cancro. Questi virus, contenenti DNA, una volta inoculati in cavie da laboratorio appena nate, inducevano tumori, in particolare i virus appartenenti al gruppo dei PAPOVAVIRUS, un polioma dei topi, e l'SV-40, entrambi ADENOVIRUS e attualmente riconosciuti come agenti oncogeni (cancerogeni).

In un articolo di M. A. Israel, "Molecular Cloning of Polyoma Virus DNA in E-Coli", pubblicato sulla rivista "Science Magazine" nel 1979, viene descritto l'utilizzo di polioma del DNA nella clonazione molecolare in E-Coli, con l'intento di produrre virus oncogeni. Sono sufficienti dalle 10 alle 20 particelle di polioma per cellula per produrre una forma tumorale. La ricerca individua una caratteristica insolita per questi virus, ovvero il fatto che i tumori che ne derivano sembrano essere esenti da virus, rendendo praticamente impossibile stabilirne la causa virale.

Si stima che nel mondo, più di 500 milioni di persone siano state contaminate con il virus SV-40 grazie ai vaccini.
L'SV-40: UNA PARTE INTEGRANTE DEI PRODOTTI DELL'INGEGNERIA GENETICA

Nel produrre una sostanza con l'ausilio dell'ingegneria genetica, un ruolo chiave nel processo è riservato alla sonda, plasmide o vettore, che può essere definito come un tipo particolare di struttura molecolare che permette il passaggio di DNA all'interno del patrimonio genetico dell'organismo utilizzato per produrre geneticamente quella sostanza.

Alcuni degli ultimi ritrovati dell'ingegneria genetica in commercio sono quelli utilizzati nei "vaccini contro l'AIDS".
Molte di queste "sonde vettore" contengono SV-40 o meglio parti di esso, come componenti della propria struttura.
L'SV-40 riveste quindi un ruolo attivo molto importante. Passando in rassegna i vari simposi di ingegneria genetica, si scopre la sua importanza come fattore chiave nella ricombinazione dei virus con materiale genetico (ingegneria genetica ricombinante). Grazie alle sue caratteristiche di base, questo derivato è in grado di assimilare con una certa facilità molte altre specie di virus. Nella letteratura scientifica specializzata questa variante dell'SV-40 viene definita "Plasmide PMV104", ma non è altro che una escamotage per mascherare la relazione diretta con questo pericolosissimo virus.

L'azione di queste sostanze nell'organismo si può paragonare a quella del DMSO (farmaco usato nella cura del cancro), ovvero come quella di un veicolo per il trasporto di altre sostanze all'interno di un sistema cellulare altrimenti ben protetto. Questa può essere una delle ragioni principali che possono spiegare le reazioni avverse e la contemporanea sensibilizzazione verso gli agenti inquinanti presenti nell'ambiente che compaiono dopo una vaccinazione.

A sostegno di questa linea di pensiero c'è un articolo del 6 gennaio 1962, della rivista "Science Newsletter" nel quale si sostiene come i comuni virus presenti nella specie umana agiscano da veicolo nella formazione del cancro grazie alla combinazione con agenti chimici cancerogeni: altri studi hanno confermato questa teoria, secondo la quale, quindi, la presenza di sostanze cancerogene in quantità relativamente basse possono attivarsi per la formazione di tumori qualora siano in grado di venire a contatto con particolari virus. Forme tumorali di tipo maligno vennero diagnosticate in una sperimentazione che si basava sull'inoculazione in 5 categorie di topi con virus quali l'ECH09, il B-4, il Coxsackie e il Poliovirus-2. Il report di questa sperimentazione indicava come taluni virus possono "attivare2 altre sostanze cancerogene come DMBA, AF e DBA.

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L'UTILIZZO di SUBSTRATI CELLULARI ANIMALI nella PRODUZIONE di VACCINI DESTINATI all'UOMO.
Nella nostra cultura medica i medicinali si possono catalogare secondo la seguente distinzione: 1. Prodotti farmaceutici, 2. Prodotti Biologici e 3. Prodotti da Ingegneria Genetica, che includono attualmente sieri, vaccini e derivati del sangue.

Molti vaccini vengono prodotti utilizzando quelli che vengono definiti "CCL" (Continuos Cell Lines), generalmente tessuti di origine animale con specifiche proprietà biologiche che costituiscono il substrato per la produzione di medicinali tramite l'ingegneria genetica (Biotech).

In passato, i vaccini venivano prodotti abitualmente a partire da lotti singoli di tessuti animali o da materiali di risulta di origine umana. La principale caratteristica dei CCL che li rende particolarmente interessanti per l'industria dei vaccini è la loro durata (praticamente infinita) e l'elevato rapporto di sviluppo: i problemi però riguardano la variabilità biochimica, biologica e genetica, in termini di produzione di proteine mutanti, DNA potenzialmente cancerogeno e virus contaminanti con il risultato di creare delle predisposizioni verso forme tumorali.
J. B. Griffiths, 1988, affermava - "Viene oggi generalmente riconosciuto l'utilizzo dei CCL come substrato per la produzione di sistemi biologici, a patto che il processo produttivo non comporti dei rischi NON identificabili da attribuire ai CCL stessi.
Nello stesso anno, tre medici francesi misero in guardia il mondo scientifico riguardo l'utilizzo del plasmide DNA nelle cellule dei mammiferi, "dal momento che parte degli elementi genetici regolatori usati nei vettori (plasmidi) sono spesso di origine virale, la presenza di tali sequenze di DNA nel prodotto finale costituisce a tutti gli effetti un grave fattore di rischio".

MALATTIE EPIDEMICHE delle SCIMMIE
Le scimmie sono state indubbiamente le creature maggiormente utilizzate per la sperimentazione animale di medicinali destinati all'uomo: non sorprende pertanto che nei laboratori di ricerca di tutto il mondo siano scoppiate delle epidemie di cancro particolarmente cruente in questi animali. La rivista "Journal of the American Veterinary Association", riporta una sperimentazione con riguardo alla malaria, nella quale del sangue umano affetto da leucemia fu iniettato a dei gibboni: si osservò come la diffusione del virus e la gravità delle manifestazioni della malattia aumentassero di pari passo al trattamento di un numero sempre maggiore di animali. Nel periodo 1969-'73 una epidemia di leucemia congenita interessò circa 900 babbuini Amadriadi in una stazione di sperimentazione animale della Georgia Sovietica. Successivamente queste stesse scimmie vennero inviate ai laboratori della Litton Bionetics, presso Kensington (Maryland, USA) dove si raggiunse un tale livello di contaminazione che persino l'NCI (National Cancer Institute) lo definì, in un articolo del "Science Journal" (1979) "Totalmente Irresponsabile". Altri episodi analoghi vennero alla luce in un altro laboratorio collegato alla Litton, il famigerato Frederick Cancer Research Centre. Nel 1971 ed ancora nel 1973, alcuni ricercatori si dichiararono "sorpresi" per la diffusione di due epidemie di leucemia scoppiate "inaspettatamente" fra dei gibboni, presso il Medical Research laboratory di Seato a Bangkok, in Tailandia.
Dal novembre 1969 allo stesso mese del 1982 si diffuse fra i primati a livello mondiale, una malattia infettiva paragonabile all'AIDS, che si manifestava con i seguenti sintomi: dolori ai linfonodi, ingrossamento della milza, febbre, diarrea, perdita di peso ed infezioni da microrganismi.

Questi scienziati erano perfettamente al corrente del fatto che la trasmissione di un virus da una specie animale, che lo ospita naturalmente, ad un'altra verso cui è estraneo, causa mutazioni genetiche e un forte aumento della virulenza del virus medesimo: essi condussero ugualmente queste sperimentazioni, con totale disprezzo dei rischi per la comunità mondiale.
Nel Centro Ricerche sui primati di Beaverton, nell'Oregon, la popolazione di macachi tra il 1978 ed il 1983, contrasse ciò che gli scienziati definirono "l'AIDS delle scimmie". Il picco più alto dell'epidemia ci fu nel 1980, all'inizio dell'amministrazione Reagan Bush. 
Tutti conoscono oramai l'incidente di "Ebola" di Reston, raccontato nel libro "The Hot Zone", [Richard Preston, 1995 - 422 pagine - Anchor Books/Doubleday; ISBN 0385479565].

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pag.22     pag.23    pag.24
 

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