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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


QUANDO VIENE LESO il DIRITTO alla SALUTE,
lo STATO DEVE PAGARE
RISARCENDO COLUI che NON HA TUTELATO a DOVERE, ma il diritto alla Salute NON ha prezzo !
(LIBRO BIANCO sui DANNI dei VACCINI - 22)
Ecco il recente studio che ha coinvolto più di 17.000 bambini fino a 19 anni
Questo studio-indagine attualmente in corso è stato avviato dall’omeopata Andreas Bachmair.

 

La Salute è un bene troppo prezioso perché esso venga affidato esclusivamente ad altri.
Dobbiamo riassumere in prima persona questo diritto/dovere e vegliare noi stessi sulla nostra Salute e su quella dei nostri familiari.

vedi: Esami indispensabili, prima di vaccinare + Danni dei Vaccini

NON occorre essere tecnici o medici per poterlo fare, basta conoscere bene i princìpi essenziali della Medicina Biologico Naturale e saperli mettere in pratica prima su di sé, questo per poter prevenire ogni disturbo; se non saremo in grado di risolvere certi problemi, ci avvarremo in quel caso, di tecnici più esperti in quel tipo di medicina.

In primis occorre imparare a conoscersi ed a riconoscere le Leggi che regolano le strutture Viventi; questa è l’Educazione alla Salute; poi vi è l’Educazione Sanitaria che indica come utilizzare tecniche e gli strumenti per recuperare la Salute.
Dobbiamo diventare adulti anche per questo problema, per toglierci le psico dipendenze dagli altri, in modo da essere autosufficienti sopra tutto in materia di Salute.
Solo Noi  siamo e saremo in grado di garantire veramente la “tutela” della nostra Salute.
Siccome lo Stato si è fatto senza nessun titolo, “garante e tutelante” della Salute e della Vita, è la struttura dello Stato che deve pagare ed indennizzare colui al quale questo diritto viene leso.

Art. 32  della Costituzione It.: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in NESSUN caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
Questi limiti li può e li deve porre l’individuo stesso, in quanto l’essere può e deve essere consapevole della propria dignità! Perentoriamente questo articolo pone a carico dello stato, la Repubblica, l’obbligo di tutelare la salute in quanto diritto dell’individuo e della collettività.
Tutto ciò che è a favore di una maggioranza, lede sicuramente i diritti di una minoranza.
In materia di tutela sulla salute del cittadino, da parte dello Stato, NON vi può essere criterio di “maggioranza” o di “minoranza”, ma solo ed esclusivamente di “totalità” nell’utilità del singolo.
Questa tutela non è riservata solo per una maggioranza, ma essa è un diritto dell’individuo e della TOTALE collettività.
Così l’art. Costituzionale sancisce, infatti esso parla prima di “diritto alla salute e di tutela dell’individuo” e successivamente di “interesse per la collettività”; infatti il bene della collettività lo si raggiunge SOLAMENTE salvaguardando e tutelando la salute del SINGOLO, in quanto l’insieme dei singoli forma la collettività.
Affermare che la collettività sia una maggioranza da tutelare a discapito di una minoranza che purtroppo questa deve pagare un certo “dazio” è semplicemente anticostituzionale, antidemocratico oltreché dittatoriale.
La Teoria degli Insiemi” può spiegare bene il concetto: l’insieme “collettività” è la semplice sommatoria aritmetica dei vari singoli che la compongono e la salute collettiva è di fatto la sommatoria aritmetica della salute dei vari Singoli cittadini che compongono la collettività.
NON si PUO’ negare ciò o tentare di arrampicarsi sui vetri per modificare con un atteggiamento mentale errato questa semplice verità e questo lo diciamo ai vari “giudici” che nei Tribunali dei Minori Italiani, hanno fatto di tutto per andare contro la Democrazia e la Libertà di Scelta terapeutica, nella Tutela della Salute del singolo, condannando alla privazione della “patria potestà” genitori che si erano opposti alle vaccinazioni obbligatorie ed obbligando alla vaccinazione “coatta” bambini che non potevano difendersi, facendoli arrestare dai carabinieri.
Follia dell’indottrinamento di quei giudici al “sistema” dei prepotenti della “sanità”.

A questi “giudici” ricordiamo anche che il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) lo è in assoluto per lo Stato stesso, in quanto esso non si può assolutamente sottrarre alla richiesta della vaccinazione da parte del cittadino che la richiede; ma NON può essere assolutamente imposta per nessun motivo al cittadino, senza il suo esplicito consenso, tant’è che la legge prevede la possibilità di richiedere da parte sua, o da parte di chi esercita la tutela, l’esonero dallo stesso: (art. 33/Legge 833/78
Al limite in uno Stato di “diritto”, NON vi può essere costrizione vaccinale e si deve prevedere la obiezione di Coscienza a queste leggi inique.
Senza Assenso e Consenso informato NON vi può essere NESSUNA VACCINAZIONE.
Le Sentenze della Corte Costituzionale n.: 88/79; 13/90: 907/90 affermano che il titolare nell’autodeterminazione è il Cittadino stesso.

Un’altra sentenza della Corte Costituzionale del 16/3/92 dice che per le vaccinazioni ...NON esiste “coercibilità”... confermando che i genitori hanno comunque “i loro obblighi” (plurale) ai quali non devono sottrarsi; ma questi obblighi, NON possono prevedere l’obbligo di introdurre innaturalmente delle TOSSINE vaccinali (mercurio, alluminio, virus e batteri (patogeni) di altre specie, prodotti cancerogeni, contaminanti, ecc.).

Ricordiamo che il fondamento del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) è che:
1) NON vi debbono essere alternative;
2) NON devono essere Sperimentali, tipo la vaccinazione per l'Epatite B, voluta fortemente per gli evidenti interessi dal poco On. De Lorenzo, On. C. Pomicino e On. Bianco.
3) NON vi debbono essere rischi e pericolosità, fatti invece che nelle vaccinazioni sono accertati e si sono verificati, (morti premature, handicap perenni, ecc.).

Per l’individuo che “paga” con la morte o con un handicap per tutta la vita, la non “tutela” da parte dello Stato in materia di Salute, come invece sancisce ed obbliga l’art. 32 della Costituzione, DEVE essere motivo di aiuto e di forte risarcimento dei danni per il soggetto colpito, oltre che obbligare lo Stato ad abolire le norme che invalidano o che presentano delle pericolosità se messe in atto, e qusto per un qualsiasi abitante la comunità della nazione.
Non si deve depistare, affermando attraverso la classe medica come oggi si effettua in materia di vaccinazioni, che le pericolosità che i vaccini hanno, riversano i loro danni solamente su di una minoranza di individui che non supera il 10%, ma che per la maggioranza del 90% si ottiene la “tutela”.
Il fatto è che per il soggetto colpito, trattasi di NON “tutela” per il 100%.
La Corte Costituzionale n. 87 del 1979, ha sentenziato che ogni attentato alla Salute comporta l’obbligo di risarcire il danno subito dall’individuo.
Il nostro ordinamento ha previsto, per la tutela del diritto alla Salute, una serie di organi dell’amministrazione pubblica, preposti ad impedire che il cittadino subisca danni ad opera di “avvelenatori ed inquinatori”.
Sono stati creati enti ed organi sui quali incombe l’obbligo di prevenire, reprimere ogni frode alimentare, per la tutela della Salute dell’individuo e della collettività, che pero' NON controllano nulla, salvo quando un giudice lo ordina....
Ciò malgrado la gente si ammala, muore per aver consumato prodotti alimentari sofisticati o velenosi, oppure per aver respirato aria o bevuto acque o bevande avvelenate, oppure per aver usato farmaci o vaccini che sempre hanno delle pericolose controindicazioni ecc.
Di chi è la responsabilità della sofferenza e di queste stragi ?
Certamente di coloro che avvelenano od inquinano, cioè di coloro che fabbricano e commercializzano questi prodotti; secondariamente quella dello Stato che ne permette la commercializzazione senza sottoporli ai giusti controlli.
Ma esso lo è ancor più, in quanto si è “arrogato” anche il diritto di tutelare il “diritto alla salute del cittadino e della collettività”.

Spetta allo Stato dunque organizzare la propria azione nell’interesse dei singoli e della totale collettività, singoli compresi. Si DEVE far carico dei danni materiali e morali subiti dalle vittime, rivalendosi in seconda fase su coloro che fabbricano prodotti inquinanti o contenenti prodotti pericolosi alla salute, questo vale anche per i farmaci ed i vaccini.
Lo Stato deve risarcire i danni provocati per la sua inadempienza alle leggi che ha emanato; occorre che i parenti delle vittime o il malcapitato stesso se non è morto, si costituiscano parte civile anche contro i preposti funzionari dello Stato, (ministri, medici e burocrati) che di fatto sono i diretti responsabili della mancata “tutela”, ed è altrettanto giusto che le parti civili chiedano di chiamare in giudizio lo Stato stesso.
Anche perché esiste una legge riguardante la segnalazione agli organi competenti del Ministero della Sanità, dei danni o delle anomalie che i farmaci od i vaccini producono sugli utilizzatori; queste segnalazioni devono essere fatte obbligatoriamente sopra tutto dai medici o paramedici stessi, ma possono essere fatte anche dai comuni cittadini.
Purtroppo per i vaccini questo non viene assolutamente fatto, tant’è che pur essendoci gravissime reazioni agli stessi, morte compresa, i medici si guardano bene dal segnalare tutte le manifestazioni “allergiche”, lasciando il compito della segnalazione ai cittadini stessi, che salvo rari casi non lo fanno, perché i medici li terrorizzano oppure li depistano e quando essi denuncia questi misfatti alla magistratura, quest’ultima insabbia, altera, depista per indottrinamento o connivenza con il potere vaccinatorio, le inchieste o le sentenze.

- Leggi del Codice Penale n. 452: Delitti colposi contro la Salute pubblica; n. 443 - 444;
n. 586 Morte o lesione come conseguenza di altro delitto e n. 583.
- Legge (L. 833/78, parte II, “L’Organizzazione della Sanità Pubblica” sez. I, titolo I, n. 75)  che dice chiaramente: Le sostanze sospettate nocive, saranno sottoposte a sequestro provvisorio... come mai i vaccini, che è noto sono sostanze tossiche, non sono sottoposti a sequestro? Lasciamo al lettore la risposta.

Sono tanti i “pranzi dell’orrore”, che consumiamo sulle nostre tavole senza che lo Stato intervenga.  Ogni giorno vediamo sui giornali solo la punta esterna di questo enorme “Iceberg”, mentre un’enorme massa di porcherie è sotto, nascosta e lo Stato non fa NULLA per evitarlo, anzi sembra sia connivente.
Ricordate l’olio di colza, i manzi e vitelli all’estrogeno ed alle farine di proteine animali derivanti dagli scarti del macello, i pomodori al temik, il pane al gesso, il vino al metanolo, il talidomide, i formaggi al latte in polvere per animali riciclato per l’uomo, la frutta, verdure e legumi agli anti parassitari, i farmaci ed i vaccini con le loro controindicazioni, l’aria al Tritio+ emesso dalle centrali nucleari, l’acqua al cloro, le piogge acide ecc., l’elenco sarebbe lunghissimo.
Quanti attentati al diritto alla salute senza che lo Stato “tuteli” NULLA, anzi ha varato delle inique leggi che servono i potenti della finanza industriale a discapito del povero “cittadino”. Questa è la cruda ma vera realtà. Sapete quale è il principio chimico degli organo fosforici, con i quali si producono gli antiparassitari per l’agricoltura ?
E’ LO STESSO che si utilizza per produrre il GAS NERVINO !

Bastano queste semplici frasi per farvi capire in quale pianeta viviamo e da che “esperti” siamo gestiti.

Conclusione: tutte le leggi che obbligano ad un provvedimento sanitario (TSO) che possa comunque produrre dei danni al soggetto sottoposto, sono Anticostituzionali, perché permettono che si attenti alla sua Salute.

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Sentenza del Pretore di Brescia che ha annullato una sanzione comminata dall’Asl locale, ai genitori per mancata vaccinazione
Cronistoria:
Una coppia di genitori della provincia di Brescia ha impugnato davanti al pretore una sanzione amministrativa comminata dalla Ausl locale perchè non avevano vaccinato la figlia ed il pretore di Brescia li "assolve". 
Il pretore ha accolto il ricorso e
annullato la sanzione comminata dall’Asl.

REPUBBLICA ITALIANA - PRETURA CIRCONDARIALE di BRESCIA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Pretore di Brescia - dott.ssa Eliana Genovese - ha emesso la seguente SENTENZA
Nella causa civile di opposizione ad ordinanza ingiunzione promossa da B. & G., in proprio

Contro
ASL di Leno (BS), in proprio

CONCLUSIONI
Per il ricorrente: annullarsi o revocarsi l'opposta ordinanza-ingiunzione

Per il resistente: rigettarsi la domanda
MOTIVI DELLA DECISIONE

La problematica relativa alle vaccinazioni obbligatorie è strettamente connessa alla tutela del diritto alla salute, che viene riconosciuto dalla Costituzione come fondamentale diritto dell'individuo e come interesse della collettività (art. 32 primo allinea).

Coerentemente con tale configurazione del diritto alla salute, il secondo comma della norma citata stabilisce che nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge; la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Con ciò la norma costituzionale ha disegnato il diritto alla salute primariamente in termini di diritto assoluto del singolo, e secondariamente come interesse della collettività.

Ed è proprio l'interesse della collettività, inteso come interesse alla salute degli altri, che giustifica la compressione del diritto alla autodeterminazione in ordine al proprio corpo e alla propria salute da parte della legge, la quale in certi casi può imporre al singolo determinati trattamenti sanitari, sempre peraltro col limite del rispetto della dignità della persona umana.

In questa prospettiva si inseriscono le vaccinazioni obbligatorie, tra cui quella contro l'epatite B, le quali costituiscono dei veri e propri trattamenti sanitari obbligatori per legge, il cui fondamento costituzionale è da individuarsi nell'art. 32 - secondo allinea - della Costituzioni.

Va osservato come la giurisprudenza che nel corso degli anni si è occupata della tematica in oggetto, sia stata caratterizzata da una progressiva evoluzione verso una sempre maggiore attenzione e rivalutazione del diritto alla salute inteso soprattutto come fondamentale diritto del singolo.

A questo proposito va innanzitutto ricordata la pronunzia della Corte Costituzionale n. 88/79 in cui, per la prima volta, la Consulta esplicitamente definisce il diritto alla salute non solo come interesse della collettività, ma soprattutto come diritto primario e assoluto di ogni individuo.

Su questo filone interpretativo si innesta la nota sentenza n. 307/90, in cui la Suprema Corte affermava, in tema di vaccinazione antipoliomielitica, che "un trattamento sanitario può essere imposto solo nella previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di chi vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiono normali di ogni intervento sanitario e pertanto tollerabili".

Nell'ipotesi di danno alla salute del soggetto, causato proprio dalla profilassi vaccinale, secondo la Corte il rilievo costituzionale alla salute come interesse della collettività non è da solo sufficiente a giustificare la misura sanitaria, in quanto tale rilievo non potrebbe mai comportare il sacrificio della salute di ciascuno per la salute degli altri.

Sulla scorta di tali considerazioni, basate evidentemente su di una lettura dell'art. 32 Cost. tesa a valorizzare maggiormente il rilievo del diritto soggettivo del singolo alla salute, la Corte giungeva alla declaratoria di illegittimità della legge impositiva dell'obbligo della vaccinazione antipolio, nella parte in cui non prevedeva, al di fuori delle ipotesi di tutela risarcitoria ex art. 2043 c.c., un'equa indennità nel caso di danno derivante da contagio o da altra malattia casualmente riconducibile all'effettuazione della vaccinazione obbligatoria antipoliomielitica.

La stessa Corte Costituzionale, con la sentenza n. 258 del 23/6/94, decideva la questione di legittimità, sollevata dal Pretore di Bassano del Grappa, delle leggi che stabiliscono l'obbligo delle vaccinazioni antipolio, antidifterica, antitetanica e antiepatite B, nella parte in cui non prevedevano accertamenti preventivi idonei a ridurre il rischio di lesioni della integrità psico-fisica per complicanze da vaccino.

La Suprema Corte, nella citata pronuncia, pur dichiarando l'inammissibilità della questione, in quanto implicante un intervento del legislatore "non a rime obbligate", al quale dunque la Corte non poteva sostituirsi, avvertiva peraltro la necessità di richiamare l'attenzione del legislatore sul problema sollevato dal Giudice a quo, affinche' vengano individuati e prescritti in termini normativi, specifici e puntuali, gli accertamenti preventivi idonei a prevedere e a prevenire i possibili rischi di complicanze derivanti dall'inoculazione dei vaccini.

Numerose sono poi le ordinanze con cui diversi Pretori hanno sollevato questione di costituzionalità delle leggi impositive dell'obbligo delle vaccinazioni, sulla base di una rinnovata interpretazione dell'art. 32 Cost. che privilegia l'autodeterminazione dell'individuo, quale necessario corollario del diritto di ciascuno alla salite proprio in quanto diritto fondamentale.

Siffatta evoluzione giurisprudenziale in tema di diritto alla salute è strettamente correlata con la questione dei danni e degli effetti negativi, a medio e lungo termine, conseguenti all'uso delle vaccinazioni, messi in luce da numerosi e autorevoli studiosi a livello nazionale ed internazionale.

A questo proposito Robert Mendelson, professore associato presso il Dipartimento di medicina preventiva e di salute pubblica della Scuola di Medicina A. Lincoln dell'Università dell'Illinois e Direttore medico presso l'Ospedale americano internazionale Zion dell'Illinois, evidenziava "notevoli e significativi rischi" associati ad ogni tipo di vaccinazione, e "numerose controindicazioni che possono rendere molto pericolosa la consuetudine di immunizzare i bambini senza previo accertamento" (estratto da How to raise a healthy child, Chicago 1984).

Inoltre lo studioso metteva in evidenza come siano tuttora poco approfonditi dalla medicina ufficiale le conseguenze a lunga scadenza dell'inoculazione nel corpo dei bambini di proteine estranee attraverso le vaccinazioni.

Sempre secondo Mendelson, in base a studi effettuati anche sugli animali, si farebbe sempre più strada la convinzione che le vaccinazioni indeboliscono il sistema immunitario e siano la causa del drammatico incremento nei bambini (sotto gli occhi di tutti) delle malattie auto-immunitarie come le allergie, la sclerosi multipla e le leucemie.

Anche una rivista medico-scientifica a vasta diffusione come Lancet evidenziava, nel 1991, la necessità, prima di intraprendere un protocollo vaccinale, , di esaminare il rapporto rischi da complicanze del vaccino con il grado di immunizzazione dello stesso, con ciò ammettendo l'esistenza di effetti collaterali derivanti dalle vaccinazioni.

Con specifico riferimento alla vaccinazione contro l'epatite B, che stranamente e immotivatamente è obbligatoria solamente in Italia, numerosi studi effettuati negli Stati Uniti hanno messo in evidenza come alcune sostanze conservanti costituiscano cause accertate di malattie allergizzanti sin dalla prima somministrazione (Uchida T., Naito S:: "Thimerosal induces toxic reaction in non-sensitized animals", Int. Arch. Allergy Immunol. 104, 1994).

La vaccinazione in oggetto viene inoltre criticata da un autorevole esperto in materia di vaccinazioni quale il Prof. Sabin, creatore dell'omonimo vaccino, che la definiva un "errore grossolano".

Alla luce di tali osservazioni, che costitutuiscono per la verità solamente una piccola parte dei numerosi studi svolti in proposito, ritiene questo Pretore che le leggi che impongono le vaccinazioni debbano essere interpretate in armonia con la norma costituzionale del diritto alla salute, nell'ambito del quale è in via esegetica da comprendere la previsione e la adegata valutazione degli effetti nocivi e dannosi derivanti dalle vaccinazioni.

Ciò trova piena conferma sul piano legislativo.

Infatti l'art. 7 L. n. 210/92 stabilisce che ai fini della prevenzione delle complicanze causate da vaccinazioni, le unità sanitarie locali predispongono e attuano, entro i sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, progetti di informazione rivolti alla popolazione…

Tali progetti assicurano una corretta informazione sull'uso dei vaccini, sui possibili rischi e complicanze, sui metodi di prevenzione e sono prioritariamente rivolti ai genitori, alle scuole e alle comunità in genere. Le Regioni attraverso le unità sanitarie locali curano la raccolta dei dati conoscitivi sulle complicanze da vaccino, anche al fine di adeguare a tali dati i progetti di informazione e i metodi di prevenzione.

Dalla lettura della disposizione in esame emergono alcuni dati di fondo: l'obbligo per le Regioni, attraverso l'opera delle Asl, di raccolta dei dati conoscitivi sulle complicanze da vaccino e l'obbligo diretto alle Asl di predisporre d attuare, sulla base dei dati raccolti, progetti di informazione rivolti alla popolazione, al fine, espressamente dichiarato dalla norma, di prevenire le complicanze causate dalle vaccinazioni.

Pertanto è evidente come assuma primaria importanza l'attività informativa rivolta in particolar modo ai metodi di prevenzione, in relazione alle possibili conseguenze negative dei vaccini, sia sugli effetti nocivi in generale, sia con specifico riferimento alla situazione fisica del soggetto da vaccinare.

E' noto infatti che i rischi da vaccino possono risultare non solo più gravi, ma statisticamente più frequenti in soggetti che presentano particolari anamnesi familiari o anche personali, dalle quali pertanto non è possibile prescindere se si vuole garantire una completa attività di prevenzione, secondo lo spirito e la lettera della legge poco anzi citata.

Ciò significa che il personale sanitario, prima di effettuare una vaccinazione, dovrebbe esaminare lo stato di salute generale del bambino, anche richiedendo ai genitori informazioni volte ad evidenziare eventuali situazioni di probabile predisposizione a complicanze da vaccino, o per accertare una semplice controindicazione ad effettuare la profilassi vaccinale in quel particolare periodo.

E' fatto notorio, conosciuto anche da questo Giudice, che il personale medico incaricato si astiene dallo svolgimento di tale attività, sicuramente fondamentale per la successiva raccolta di dati sui danni da vaccino, né risulta che siano stati posti in essere, da parte della ASL, quei progetti di informazione, redatti sulla base dei predetti dati, rivolti alla popolazione e in particolare ai soggetti da vaccinare.

A questo proposito non sembra a questo Pretore che sia sufficiente l'organizzazione, o la semplice partecipazione a una conferenza, da parte dei medici della ASL, per ritenere assolto l'obbligo che la legge n. 210/92 stabilisce, considerato che l'attività informativa, rivolta alla prevenzione dei danni da vaccino, dovrebbe basarsi su dati obiettivi che non vengono né raccolti né elaborati né tanto meno studiati.

Del resto, come si rileva da una lettera versata in atti da ricorrente e non contestata, proprio un dirigente del servizio prevenzione sanitaria della Regione Lombardia sottolineava il verificarsi di sempre più frequenti reazioni morbose a seguito della somministrazione di vaccini, segnalando ai Presidenti delle USSL l'assenza o comunque l'insufficienza dei dati raccolti al fine di una loro corretta valutazione.

Ora, ad avviso dello scrivente Pretore, la legge impositiva dell'obbligo della vaccinazione, che, come si è detto in precedenza, discende dall'esigenza di tutela della salute come interesse della collettività, deve necessariamente essere interpretata in correlazione con gli obblighi a carico delle competenti strutture sanitarie previsti dalla legge n. 210/92 a tutela della salute del singolo rispetto alle complicanze derivanti dai vaccini.

In sostanza, il legislatore ha inteso porre l'obbligo di effettuare talune profilassi vaccinali, ritenendole necessarie alla esigenza di tutela della salute collettiva, ha però, sul presupposto dell'esistenza di complicanze e danni che derivano proprio dai vaccini, ritenuto parimenti indispensabile prevenire tali evenienze (in ossequio al principio costituzionale che tutela la salute del singolo come diritto fondamentale e primario e non come semplice interesse) predisponendo una serie di obblighi a carico delle strutture sanitarie.

L'inosservanza di siffatti obblighi produce sul piano pratico l'impossibilità di prevenire adeguatamente le insorgenze di effetti negativi del vaccino.

Sul piano giuridico sostanziale, non sembra potersi ipotizzare che il legislatore abbia imposto degli obblighi a delle strutture pubbliche, consentendo poi che la loro inosservanza sia scevra di conseguenze. Deriva allora, quale corollario, che l'inosservanza degli obblighi di informazione e prevenzione non può che riverberarsi sulla applicazione della legge impositiva dell'obbligo di vaccinazione, sulla base di una interpretazione sistematica non solo delle due leggi citate ma anche dell'art. 4 L. 689/81 e dell'art. 51 c.p.

A questo proposito va osservato come la materia degli illeciti amministrativi abbia numerosi punti di contatto con il diritto penale, dal quale la legge n. 689/81 ha mutuato parecchi istituti.

Tra questi, per l'espressa previsione di cui all'art. 4, sono ricomprese anche le cosiddette discriminanti o cause di giustificazione, la cui esistenza, per un principio di non contraddizione dell'ordinamento, elide l'antigiuridicità del fatto, che resta pur sempre tipico, ossia conforme al modello astratto di illecito previsto dal legislatore, ma cio' nondimeno lecito.

Alla base delle discriminanti, e dunque anche di quella relativa all'esercizio di un diritto e di quella dell'adempimento di un dovere, vi è sempre un bilanciamento di interessi, risolto dal legislatore nel senso della legittimazione del comportamento che preserva il bene o interesse considerato prevalente.

Nel caso in oggetto i genitori sono astretti, nei confronti del figlio minore, da una parte dall'obbligo giuridico di vaccinazione, ispirato all'ampia salvaguardia della salute collettiva, e dall'altra, da una serie di obblighi, sanciti dalla Costituzione e dalle leggi civili, quali l'obbligo di mantenimento, di istruzione, di educazione, e primariamente di tutela e cura della salute.

Considerata, dunque, l'oggettiva insufficienza informativa e preventiva riguardo non solo ai rischi, ma anche ai metodi di prevenzione delle complicanze da vaccino, con riferimento, si sottolinea, anche alla specificità anamnestica del vaccinando, non si può certamente affermare che, nel dualismo degli obblighi anzidetti, confliggenti per carenze delle autorità sanitarie, la scelta dei genitori di non sottoporre il figlio minore alla profilassi vaccinale non sia la più opportuna nell'interesse appunto della salute del minore.

Con la conseguenza, sotto il profilo giuridico, che il fatto posto in essere dal ricorrente è sicuramente tipico, ossia astrattamente conforme al modello astratto delineato dal legislatore, ma in concreto privo del carattere della illiceità, in quanto "discriminato" in base all'art. 51 c.p.

Con ulteriore conseguenza che il provvedimento opposto deve essere annullato.
Appare tuttavia equo compensare le spese.
PQM
Il pretore di Brescia, definitivamente pronunziando, così decide: accoglie il ricorso e, per l'effetto, annulla il provvedimento opposto.
Spese interamente compensate.
Brescia, 29/3/99
- Il Pretore - Dott.ssa E. Genovese