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SINDROME dei Bimbi SCOSSI  =  SIDS  
(Il legame con i Vaccini e' dimostrato)
(LIBRO BIANCO sui DANNI dei VACCINI - 4)
Ecco il recente studio che ha coinvolto più di 17.000 bambini fino a 19 anni
Questo studio-indagine attualmente in corso è stato avviato dall’omeopata Andreas Bachmair.

 

Documento tratto dalla rivista NEXUS NEW TIMES MAGAZINE

Edizione Italiana - numero 20. - Sito internet http://www.nexusitalia.com
Note sull'autrice: Viera Scheibner, PhD, è una primaria ricercatrice scientifica in pensione, con un dottorato in scienze naturali. Durante la sua brillante carriera ha pubblicato tre libri e circa 90 articoli scientifici in riviste scientifiche.

Sin dalla metà degli anni '80, quando contribuì allo sviluppo dei monitoraggio del respiro Cotwatch per i neonati a rischio di morte bianca (sindrome della morte improvvisa del neonato, o SIDS), ha effettuato estese ricerche su vaccini e vaccinazioni e nel 1993 pubblicò il libro, Vaccination: The Medical Assault on the Immune System. (Assalto medico al sistema immunitario)
La dott.ssa Scheibner è spesso convocata dagli avvocati per fornire dei rapporti medici nei casi giudiziari sui
danni da vaccino, e tiene regolarmente delle conferenze.
Il suo precedente articolo per NEXUS trattava della connessione germi mangia cervello/
vaccini (nr. 6).
Recentemente c'è quasi stata una "epidemia" della cosiddetta "sindrome dei bimbi scossi" .
vedi anche: 
Bimbi Scossi + Bimbi scossi 2  + Bambini scossi + Sindrome dei bambini scossi + Danni dei Vaccini + SIDS (morte improvvisa nella culla)

I genitori, solitamente i padri, o chi si prende cura dei bambini come le bambinaie, sono stati sempre più spesso accusati di scuotere un bambino al punto di provocargli danni permanenti al cervello e la morte. Perché ? 
C'è forse un aumento senza precedenti dei numero di persone che commettono infanticidio o che anelano a fare seriamente del male ai bambini ? O vi è qualcosa di più sinistro in gioco ?

Qualche tempo fa cominciai a ricevere richieste, da parte di avvocati o degli stessi genitori accusati, per delle perizie come esperto. Uno studio ravvicinato della storia di questi casi rivelò qualcosa di realmente sinistro: in ogni singolo caso, i sintomi comparivano poco dopo le vaccinazioni del bambino. Mentre investigavo nella storia medica personale di questi neonati, basandomi sulle cartelle cliniche e sulle annotazioni mediche, stabilii velocemente che a questi neonati erano state prescritte una o più della serie delle cosiddette iniezioni di routine - epatite B, DPT (difterite, pertosse, tetano), polio e HiB (Haemophilus, influenza di tipo B) - poco prima che sviluppassero i sintomi della malattia, che portava ad un serio danneggiamento dei cervello e alla morte.
Lo scenario usuale è che il bambino nasce sano, inizialmente. All'incirca all'età di due mesi viene somministrata la prima serie di vaccini di cui sopra. 

Talvolta poco dopo la nascita, mentre la madre e il neonato sono ancora in ospedale, viene fatta un'iniezione di epatite B. Tuttavia, ora un gran numero di neonati muoiono dopo pochi giorni o entro quattro settimane dalla nascita, DOPO la vaccinazione per l'epatite B, come documentato dal VAERS [Sistema di Registrazione delle Reazioni Avverse al Vaccino] negli USA. Quindi, il neonato smette di migliorare, comincia a deperire e, generalmente, sviluppa sintomi di infezione alle vie respiratorie. 
Poi seguono la seconda e terza iniezione e la tragedia raggiunge il culmine: il bambino può piangere intensamente e inconsolabilmente, può cessare di, nutrirsi in modo appropriato, vomitare, avere difficoltà a deglutire, diventare irritabile, smettere di dormire e può sviluppare delle convulsioni con un progressivo e accelerato peggioramento delle sue condizioni e principalmente delle sue funzioni cerebrali.

Tale peggioramento può essere veloce, o può evolvere gradualmente finché i genitori non si accorgono che il loro bambino ha proprio qualcosa che non e si precipitano dal dottore o all'ospedale. E’ interessante come venga invariabilmente chiesto loro quando il neonato è stato immunizzato. Venendo a conoscenza che il bambino è stato davvero "immunizzato", i genitori vengono rassicurati che quei sintomi scompariranno. Vengono quindi rimandati a casa con l'avvertenza, "Date al vostro bambino il Panadol". Se insistono nel considerare serie le condizioni del neonato, possono venire etichettati come genitori ansiosi o piantagrane. Cosi. se ne tornano a casa e il bambino rimane in condizioni gravi o muore.

Fino a poco tempo fa, la morte da vaccino sarebbe stata classificata come "morte infantile improvvisa", in particolare quando i sintomi e i ritrovamenti patologici sono scarsi. Tuttavia oggigiorno, con una frequenza che cresce in modo allarmante, i genitori (o almeno uno di loro, generalmente il padre) possono essere accusati di scuotere il neonato fino alla morte. Gli accusati possono arrivare persino a “confessare” di averlo scosso, per esempio adducendo la ragione che, avendolo trovato immobile nel lettino, che non respirava e/o con uno sguardo vitreo, l'hanno scosso gentilmente - come è naturale - nel tentativo di rianimarlo.

Talvolta, ironicamente, salvano la vita del bambino, solo per essere poi accusati di aver provocato le lesioni interne che avevano impedito al neonato di respirare, in primo luogo, e che di fatto erano già presenti quando avevano scosso il neonato per rianimarlo.

Non importa ciò che i genitori dicono o fanno, ogni cosa iene interpretata contro di loro. Se si presentano piangendo e scossi, verranno accusati di mostrare i segni di chi si sente in colpa. Se riescono a mantenere un atteggiamento composto e distaccato, verranno considerati freddi e calcolatori - e colpevoli a causa di ciò.
In un altro scenario, i genitori sconvolti cercano di descrivere i sintomi al medico di guardia in ospedale o ad un chirurgo, ma sono totalmente incapaci di capire cosa sia successo al loro bambino.

Con grande shock e sgomento, scoprono più tardi che, mentre descrivevano i sintomi osservati, il dottore o un altro membro dello staff stava scrivendo alcune Minacciose parole nella cartella medica: sindrome dei bimbi scossi. ….....

GLI STUDI MEDICI
Diamo ora uno sguardo alla letteratura medica che tratta della sindrome dei bimbi scossi e dell'abuso sui bambini.
Caffey (1972, 1974) [1,2] descrisse la " sindrome dei bimbi scossi da frusta" come risultato di uno scuotimento manuale per le estremità con emorragie intraoculari e intracraniche causate da frusta, connesse a danni permanenti al cervello e a ritardo mentale. Egli faceva riferimento al proprio articolo, pubblicato quasi 30 anni prima degli articoli sopra citati, in cui descrisse ciò che egli chiamò "gli originali sei bambini colpiti nel 1945". Gli elementi essenziali di questa descrizione erano ematomi subdurali, sanguinamenti intraoculari e cambiamenti della trazione multipla nelle ossa lunghe. Questi dati divennero un parametro "dell'evidenza" che il bambino era stato scosso prima di sviluppare questi sintomi.

Reece (1993) [3] analizzò l'abuso infantile fatale e la sindrome da morte improvvisa del neonato (SIDS) e considerò le decisioni diagnostiche critiche. Egli enfatizzò che la distinzione fra una morte infantile inaspettata dovuta a SIDS ed una dovuta ad abuso infantile, costituisce una sfida per i pediatri, i medici di famiglia. i patologi e gli enti per la protezione dei bambini. Da una parte, devono riportare esempi di sospetti abusi su bambini e proteggere altri bambini in famiglia; dall'altra, tutti concordano che la conoscenza in quest'arca è incompleta ed esiste, in certi casi, dell'ambiguità.

Duhaime et al. (1992)4 scrissero che i "pazienti con emorragia intradurale e nessun trascorso per trauma devono anche mostrare tracce cliniche e radiografiche di un brusco colpo alla testa, fratture non spiegate delle ossa lunghe o altre lesioni inflitte ai tessuti molli, al fine di eliminare completamente la possibilità di emorragie intracraniche spontanee, che potrebbero raramente manifestarsi per una malformazione vascolare o un disordine di tipo emorragico". …….

Quindi, cos'altro può causare la tumefazione del cervello, l'emorragia intracranica, le emorragie oculari alla retina e le fratture craniche e delle altre ossa ? Sin da quando iniziarono le vaccinazioni dei neonati, le pagine delle riviste mediche cominciarono a riempirsi di rapporti sui gravi danni a cervello, apparato cardiovascolare, metabolico ed altro.

In verità, i vaccini come quello per la pertosse sono attualmente usati per indurre l'encefalomielite (encefalomielite allergica sperimentale) negli animali da laboratorio (Levine e Sowinski, 1973) [5].

Questa è caratterizzata da tumefazione del cervello e da emorragia in misura simile a quella provocata da ferite meccaniche (Iwasa et al., 1985). [6]

Munoz et al. (1981) [7] studiarono le attività biologiche del pertossigeno cristallino - una tossina prodotta dalla Bordetella pertussis, l'agente scatenante della pertosse ed ingrediente attivo in tutti i tipi di vaccino della pertosse sia a cellule intere sia acellulari - in un numero di esperimenti di laboratorio con i topi. Stabilirono che minime quantità di pertossigeno inducevano un'ipersensibilità all'istamina (presente anche 84 giorni dopo la somministrazione), la leucocitosi, la produzione di insulina, un aumento della produzione degli anticorpi IgE e G1 all'albumina dell'uovo di gallina, la predisposizione allo shock anafilattico e alla permeabilità vascolare dei muscoli striati. Una dose di 546 nanogrammi per topo uccideva il 50 per cento dei topi. Solitamente, la morte era ritardata. Quando venne somministrata una dose di cinque microgrammi di pertossigeno, la maggior parte dei topi non guadagnò peso e morì entro il quinto giorno; l'ultimo topo mori all'ottavo giorno. Una dose da un microgrammo di un preparato uccise quattro topi su cinque.

Dapprima guadagnarono peso dal secondo giorno al quinto, ma poi rimasero ad un peso quasi costante, finché morirono. Anche il topo sopravvissuto per 16 giorni (poi venne ucciso) sperimentò crisi (smise di prendere peso) nei giorni in cui gli altri morirono. Se fosse vissuto più a lungo, sarebbe morto al ventiquattresimo giorno. Questo è un altro dei giorni critici identificato dalla ricerca Cotwatch sulla respirazione del bambino - in cui i neonati hanno delle vampate di respiro forzato, o muoiono, dopo la vaccinazione.
È interessante che, quando gli animali da laboratorio sviluppano sintomi di danni da vaccino e poi muoiono, non venga mai considerata una coincidenza; ma quando i bambini sviluppano gli stessi sintomi e/o muoiono dopo la somministrazione dei medesimi vaccini, viene considerata una coincidenza o la causa è dei genitori o di altri. Quando tutto fallisce, allora viene considerata "misteriosa".

Le reazioni ritardate sono la norma piuttosto che l'eccezione. Questo è stato spiegato come conseguenza di una complicazione immunologica intravascolare di un particolare antigene (organismi della pertosse a cellule intere o acellulari) (Wilkins, 1988). [8] Tuttavia, i vaccinatori non hanno dimestichezza con i tempi di reazione e come regola designano dei limiti temporali, largamente irrilevanti, entro cui accettare il legarne causale fra la somministrazione del vaccino e l'inizio delle reazioni solitamente, da 24 ore a sette giorni.
Comunque, la maggior parte delle reazioni ai vaccini sono ritardate, e molti casi non vengono considerati collegati alla vaccinazione.
Basterebbe solo esaminare attentamente le istruzioni del prodotto col vaccino dell'epatite B per vedere che, oltre alle reazioni locali, possono manifestarsi un certo numero di segnali neurologici, quali la parestesia e la paralisi (incluse la sindrome di Guillain-Barre, la neurite ottica e la sclerosi multipla).

Devin et. al. (1996) [9] descrissero le emorragie della retina che vengono enfaticamente considerate un segno inequivocabile di abuso infantile, sebbene queste possano essere e siano causate dai vaccini. Goetting e Sowa (1990) [10] descrissero le emorragie della retina che si verificarono nei bambini dopo la rianimazione cardiopolmonare.
La fontanella gonfia, dovuta alla tumefazione cerebrale, fu descritta da Jacob e Mannino (1979) [11] come una reazione diretta al vaccino DPT. Essi descrissero il caso di un neonato di sette mesi il quale, nove ore dopo la terza vaccinazione DPT, sviluppò una fontanella gonfia anteriore e divenne febbricitante ed irritabile.
Gli ematomi e l'emorragia facile sono tra i segni caratteristici del disturbo nella coagulazione dei sangue, la trombocitopenia - un effetto collaterale riconosciuto di molti vaccini. I suoi primi segnali sono la predisposizione ad ematomi ed emorragie e all'esantema petecchiale (puntiforme). La trombocitopenia può sfociare in emorragie cerebrali e altre (Woerner et al., 1981). [12]

Le convulsioni conseguenti a un vaccino di DPT su 1.750 dosi (Cody et al. 1981) [13] possono sfociare in cadute inspiegabili dei bambini più grandi, che possono sedersi eretti o stare in piedi, provocando rotture lineari della testa ed altre fratture. Quando si considera che un bambino dovrebbe assumere un minimo di tre dosi di DPT e OPV (vaccino orale della polio), allora il rischio di provocare convulsioni è di uno su 580, e con cinque dosi il rischio aumenta ad uno su 350. Questo significa che un gran numero di bimbi fra i due e i sei mesi, a circa 18 mesi e dai cinque ai sei anni, sono affetti da convulsioni dopo la vaccinazione.
Le convulsioni si manifestano spesso quando il genitore, o chi per lui, non lo sta guardando e il bambino, mentre è in piedi o seduto sul pavimento, cade semplicemente all'indietro o sulle braccia.
Tutti questi segni possono essere mal diagnosticati come il risultato di una ferita meccanica, particolarmente perché i vaccinatoci rifiutano di ammettere che i vaccini provochino danni seri, oppure danno solo un'adesione meramente formale al danno causato dalla perniciosa abitudine di somministrare ai bambini entro i sei mesi sino a 18 vaccinazioni.

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L'EPIDEMIA BRITANNICA di MORBILLO CHE NON FU MAI
Il termine "sindrome di Munchausen per procura" è stato usato per identificare gli individui che uccidono o fanno del male ai bambini al fine di attrarre l'attenzione su di sé. Il termine venne usato in molti esempi negli anni '80, quando si abbozzarono i primi tentativi di spiegare alcuni casi di morte infantile improvvisa.
Secondo Meadow (1995), [14] la "sindrome di Munchausen per procura" è una terminologia barocca originariamente adottata per ragioni giornalistiche. Era un termine comunemente applicato agli adulti che si presentavano con storie di malattie immaginarie, proprio come il Barone von Munchausen che viaggiava sulle palle di cannone. Ora viene applicato ai genitori di bambini che presentano storie di false malattie architettate da un genitore o da qualcun altro in quella posizione.
Mentre il termine può avere una qualche validità nel descrivere questa speciale forma di abuso infantile, nei casi documentati di genitori che avvelenano lentamente i loro figli o che li espongono a trattamenti medici invasivi non necessari e spesso pericolosi, più recentemente è divenuto un modo adottato dai medici per camuffare gli effetti collaterali realmente osservati nel Regno Unito specialmente nelle vaccinazioni del morbillo (M), morbillo-orecchioni-rosolia (MMR) e morbillo-rosolia (MR). Nel 1994, molte migliaia di bambini britannici (fino a 15.000, secondo la mia opinione) palesarono segni di autismo, usualmente associati a dolori alle viscere, dopo essere stati vaccinati con quanto sopra.

Il Bulletin of Medical Ethics pubblicò due articoli, nel 1994 e nel 1995, che affrontavano questo problema. L'articolo dell'ottobre 1994 ("è davvero necessaria l'iniezione di morbillo?) stabilì che, durante il novembre 1994, il Governo britannico stava promuovendo una campagna di vaccinazione di massa per il morbillo, con l'intento di raggiungere ogni bambino fra i cinque e i sedici anni.
Dichiarò che lo scopo di tale campagna era la prevenzione di un'epidemia che sarebbe altrimenti scoppiata nel 1995, provocando fino a 200.000 casi e fino a 50 morti. L'articolo dimostrava anche che, sino al 1990, si erano avuti solo dagli 8.000 ai 10.000 casi di morbillo ogni anno in Inghilterra e in Galles e che, per coincidenza, ci fu un'epidemia di soli 5.000 casi in Scozia nell'inverno 1993-94.
Fra il maggio e l'agosto del 1994, il tasso di notifica in Inghilterra e Galles calò nettamente, quindi nulla suggeriva un'imminente epidemia.
Le nove pagine dell'articolo sul numero di agosto 1994 del BME annunciavano, fra le altre cose, che il 14 settembre 1992 il Dipartimento della Salute (DoH) ritirò velocemente due marche di vaccino MMR, in seguito ad una fuga di notizie sulla stampa nazionale, circa il rischio che i bambini contraessero la meningite da orecchioni dopo la somministrazione di questi vaccini. 
Entrambe le marche contenevano la famiglia del vaccino per orecchioni di Urabe, che aveva provocato la meningite da orecchioni in uno su 1.044 vaccinati (Yawata, 1994). [15]
Basandosi sull'epidemiologia del morbillo, non avrebbe mai dovuto esserci un'epidemia di morbillo nel 1995 e non vi era certo alcuna giustificazione per una vaccinazione concomitante della rosolia. La campagna di massa fu pianificata come alternativa sperimentale ad un programma di due dosi di vaccinazione di morbillo-orecchioni-rosolia. Il governo britannico ingannò consapevolmente i genitori circa la necessità di una campagna e circa i relativi rischi del morbillo e della vaccinazione stessa.
Il DoH trasgredì la legge dell'Unione Europea sui contratti e sugli appalti, per assicurarsi che delle specifiche aziende farmaceutiche si aggiudicassero i contratti di fornitura dei vaccini per la campagna. Tutto ciò deve essere stato una gran fortuna per le aziende farmaceutiche in questione, poiché le scorte di vaccini del morbillo e della rosolia - rimasti invenduti dal 1992 e per i quali non c'era domanda - sarebbero presto scadute.
La campagna di vaccinazione non sortì un grande effetto. In realtà, nel 1995 in Inghilterra e Galles ci fù il doppio dei casi di rosolia sierologicamente accertata, rispetto allo stesso periodo nel 1994: 412 casi contro 217. Si registrarono sei casi di rosolia in donne incinte. I dati indicano che nei primi tre mesi del 1995 vennero notificati più casi di morbillo (11) che nei primi tre mesi del 1994 (9). Nonostante ciò parecchi medici del governo asserirono che la trasmissione del morbillo si era arrestata fra i bambini in età scolare.

Higson (1995) [16] scrisse che due funzionari del DoH cercarono di giustificare il successo della campagna di vaccinazione di morbillo e rosolia utilizzando dei dati che non potevano essere usati per fare confronti di anno in anno sulle infezioni da morbillo. In verità, egli scrisse che i dati raccolti dai dipartimenti di salute pubblica sulle notifiche di morbillo non mostrarono alcuna indicazione di benefici da una campagna così costosa.
Il governo britannico spese circa 20 milioni di sterline per l'acquisto dei vaccini per morbillo e rosolia, vicini alla data di scadenza.

Circa 1.500 genitori stanno ora partecipando ad una azione legale di gruppo per il danno (molto spesso i problemi di intestino ed autismo) subito dai loro figli.
Wakefield et al. (1998) [17] pubblicarono un articolo su Lancet in cui riportarono una serie consecutiva di casi di bambini con enterocolite cronica e disordine regressivo dello sviluppo, che si verificarono da 1 a 14 giorni (in media 6,3 giorni) dopo la vaccinazione M, MMR e MR. Essi citarono inoltre la teoria "dell'eccesso di oppioide" relativa all'autismo, secondo cui i disordini di tipo autistico derivano da una disgregazione incompleta e da un eccessivo assorbimento di peptidi, derivanti dagli intestini, dal cibo, incluso orzo, segale, avena e caseina derivata dai prodotti del latte/latticini, riconducibile alle lesioni alle viscere causate dal vaccino. Questi peptidi possono esercitare effetti di oppioide centrale, direttamente o attraverso la formazione di leganti con enzimi di peptidasi necessari alla scissione degli oppioidi endogeni del sistema nervoso centrale, portando alla distruzione di una normale neuroregolazione e sviluppo del cervello da parte delle encefaline ed endorfine endogene.
Alcuni genitori britannici, l'anno scorso mi avvicinarono e si lamentarono del fatto che i loro figli avevano manifestato dei problemi comportamentali e viscerali dopo la vaccinazione (come sopra) e che, anziché ricevere aiuto dai loro medici , venne loro detto che i sintomi erano solo frutto della loro immaginazione o che li avevano causati per attirare l'attenzione su di sé. Venne usato il termine di "sindrome di Munchausen per procura". Questo sollevò numerose sofferenze e problemi coniugali, e non portò nulla di buono per alle vittime delle vaccinazioni. Le loro storie erano orripilanti.

EDUCARE al PERICOLI del VACCINO.
Riassumendo, la scia dei disastri del vaccino si sta ingrossando. Non solo le vaccinazioni non sono efficaci nel migliorare la salute dei bambini e di chi le riceve,
ma causano gravi problemi di salute e sofferenze alle loro famiglie, imbrogliando le vittime dei vaccini.
I genitori dei piccoli in età di vaccinazione dovrebbero usare il loro discernimento ed informarsi loro stessi sui reali pericoli di questa procedura medica non scientifica, inutile, dannosa ed invasiva. Non importa quanto si cerchi di imporre i vaccini, la vaccinazione non è obbligatoria in Australia (sebbene il Ministero Liberale Federale della Sanità abbia annunciato un piano per renderlo tale nel prossimo - il che, al momento, mi suona più come una minaccia) e i genitori non devono vaccinare i loro figli. …

L'incapacità di ascoltare ed osservare la verità ha creato un manipolo di medici praticanti che infliggono il male anziché curare, che diventano accusatori anziché aiutare e che stanno decisamente nascondendo - consapevolmente o inconsciamente, ma con una frequenza paurosamente in aumento - i disastri creati dai loro inutili intrugli mortali e dalla loro assistenza ipocrita. Forse dovrebbe essere introdotto il termine "boomerang di Munchausen" per descrivere quei membri della professione medica che ingannano le vittime dei loro dannosi interventi (i vaccini in particolare).

Vorrei ricordare a coloro i quali potrebbero ancora pensare che i rischi delle lesioni da vaccino siano superati dai benefici stessi, che le malattie infettive sono benefiche per i bambini perché preparano e fanno maturare il loro sistema immunitario. Queste malattie rappresentano anche delle pietre miliari dello sviluppo.
Avere il morbillo non solo fornisce una immunità specifica al morbillo stesso per tutta la vita, ma anche una immunità non specifica ad una moltitudine di altre, più serie condizioni: malattie degenerative di ossa e cartilagini, certi tumori, malattie della pelle ed immunoreattive (Ronne, 1985). [18]
Si è scoperto che gli orecchioni proteggono contro il cancro alle ovaie (West, 1966). [19] Quindi non c'è alcun bisogno di tentare di impedire che i bambini contraggano malattie infettive.
Inoltre, secondo la ricerca immunologica ortodossa, i vaccini non immunizzano, ma sensibilizzano; essi rendono i riceventi più suscettibili alla malattia (Craighead, 1975). [20] Proprio i bambini vaccinati soffrono di malattie croniche (l'asma e le costanti infezioni agli orecchi sono due dei molti effetti collaterali dei vaccini); sviluppano effetti collaterali a malattie quali polmonite o morbillo atipico (che ha un rischio di mortalità pari al 12-15 per cento); o possono incontrare delle difficoltà nel decorso di malattie innocue come la varicella, poiché il loro sistema immunitario è stato annientato dai vaccini.

A conclusione della questione, invito i genitori a porsi alcune domande. Avete notato quanto premono per le vaccinazioni con minacce, coercizioni, imbrogli e misure punitive in danaro, con i genitori che vengono poi accusati di ciò che è provocato dagli effetti collaterali dei vaccini stessi ? Vorreste soccombere allo stesso tipo di pressione se un qualunque altro prodotto venisse imposto con la stessa veemenza ? Non sareste sospettosi e non vi chiedereste che cosa non va nel prodotto, se ne venisse forzato il consumo ? Perché così tanti genitori attenti, come pure molti medici informati, ora rifiutano la vaccinazione ? Non dovreste sospettare di un sistema medico che vi costringe, che non accetta la responsabilità dei danni inferti dal vaccino e, in modo illegale, cerca di togliervi il vostro diritto costituzionale, democratico e legale di esercitare il controllo sulla vostra salute e su quella dei vostri figli, senza essere vessati e ingannati ?

Bibliografia

1. Caffey, J. (1972), "On the theory and practice of shaking infants", Am. J. Dis. Child 124, agosto 1972.

2. Caffey, J. (1974), “The whiplash shaken infants syndrome: manual shaking by the extremities with whiplash-induced intracranial and intraocular bleeding, linked with residual permanent brain damage and mental retardation", Pediatrics 54(4):396-403.

3. Reece, R. M. (1993), "Fatal child abuse and sudden infant death syndrome", Pediatrics 91:423-429.
4. Duhaime, A. C., Alario, A. J., Lewander, W. J. et al. (1 992), "Head injury in very young children mechanisms, iniury types and opthaimologic finditigs in 100 hospitalized patients younger then two years of age", Pediatrics 90(2) 179-185

5. S. Levine, S. e Sowinski, R. (1973), "Hyperacute allergic encephalomyelitis", Am. J. Pathol. 73:247-260.
6. lwasa, A., Ishida, S., Akama, K. (1985), "Swelling of the brain caused by pertussis vaccine: its quantitative determination and the responsible factors in the vaccine", Japan J. Med. Sci. Biol. 38:53-65.

7. Munoz, J. J., Aral, H., Bergman, R. K. e Sadowski, P. (1981), "Biological activities of crystalline pertussigen from Bordetella pertussis", Infection and Immunity, settembre 1981, pp. 820-826.

8. Wilkins, J. (1988), "What is 'significant' and DTP reactions" (lettera), Pediatrics 81(6):912-913.
9. Devin, F., Roques, G., Disdier, P., Rodor, F. e Weiller, P. J. (1996), "Occlusion of central retinal vein after hepatitis B vaccination", Lancet 347:1626, 8 giugno 1996.

10. Goetting, M. G. e Sowa, B. (1990), "Retinal haemorrhage after cardiopulmonary resuscitation in children: an etiologic evaluation", Pediatrics 85(4):585-588.

11. Jacob, J. e Mannino, F. (1979), "Increased intracranial pressure after diphtheria, tetanus and pertussis immunization", Am. J. Dis. Childi 133:217-218.

12. Woerner, S. J., Abildgaard, C. F. e French, B. N. (1981), "Intracranial haemorrhage in children with idiopathic thrombocytopenic purpura", Pediatrics 67(4):453-460.

13. Cody, C, L., Baraff, L. J., Cherry, J. D., Marcy, S. C. e Manclark (1981), "Nature and rates of adverse reactions associated with DTP and DT immunizations in infants and children", Pediatrics 68(5):650-660.
14. Meadow, R. (1995), "What is and what is not 'Munchausen syndrome per proxy' ?", Arch, Dis. Child 72:534-538.
15. Yawata, Makoto (1994), "Japan's troubles with measles-mumps-rubella vaccine", Lancet 343:105-106, 8 gennaio 1994.

16. Higson, N. (1995), "Evaluating the measles immunisation campaign", British Medical Journal 311:62.
17. Wakefield, A. J, Murch, S. H., Anthony, A., Linnell, J. et al. (1998), "lleal-lymphoid-nodular hyperplasia, non-specific colitis and pervasive developmental disorder in children", Lancet 351:637-641, 28 febbraio 1998,
18. Ronne, T. (1985), "Measles virus infection without rash in childhood is related to disease in adult life", Lancet. 5 gennaio 1985, pp. 1-5.

19. West, R. O. (1996), "Epidemiologic studies of malignancies of the ovaries", Cancer, luglio 1966, pp. 1001-07.
20. Craighead, J. E. (1975), "Report of a workshop: disease accentuation after immunisation with inactivated microbial vaccines", J. Infect. Dis. 1312(6):749-754. 

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Ora raccontiamo un’esperienza citata nel libro, "Ciò che i dottori non dicono", by Lynne McTaggart, dal quale traiamo anche i succesivi brani:
"Josie McNally pensava di fare la cosa giusta per il suo bimbo, William. Era un bambino sano, normale, felice, aveva un anno e lei voleva essere certa che restasse tale. Nel dicembre del 1992 il suo dottore le raccomandò di fargli fare il
vaccino di routine per il morbillo, la parotite e la rosolia (MMR) per proteggerlo da queste malattie pericolose.
Josie pensava che fosse normale; William aveva subito tutte le altre vaccinazioni di routine e soprattutto la mamma pensava che il dottore sapesse cosa era meglio per lui.
Dieci giorni dopo l'iniezione qualcosa andò terribilmente storto. William iniziò ad avere le convulsioni e Josie e suo marito dovettero portarlo con l'ambulanza all'ospedale. Quando Josie suggerì che forse suo figlio aveva reagito negativamente al vaccino, il dottore scosse la testa. Il fatto che questo attacco fosse avvenuto dopo il vaccino non era altro che una coincidenza; probabilmente si trattava di una crisi isolata.
Un addetto dell'ospedale fu d'accordo; il vaccino non aveva nulla a che fare con questa crisi.
Ma le crisi non terminarono e dopo non molto tempo William iniziò ad averle anche 40 volte al giorno.
Sviluppò inoltre una rara reazione del sistema immunitario. Ora, a tre anni, soffre di epilessia, continua ad avere convulsioni non controllabili con i farmaci e ha uno sviluppo fisico simile a quello di un bambino di 18 mesi.
Durante i suoi viaggi dentro e fuori dall'ospedale, Josie iniziò ad incontrare altre madri i cui figli avevano avuto problemi simili, proprio dopo l'iniezione MMR.
Non molto tempo dopo la vaccinazione di William quel vaccino fu ritirato. Tuttavia, fino ad oggi, nessuno ha riconosciuto ufficialmente nel vaccino la causa dell'insorgere del suo problema. La famiglia McNally non ha ricevuto alcuna assistenza finanziaria a fronte delle considerevoli spese mediche sostenute e che dovrà sostenere per tutta la vita di William.
Molti dottori credono che i vaccini siano uno dei grandi successi della scienza medica, grazie ai quali molte malattie infettive mortali sono state sconfitte. In realtà la voce di molti dottori è quella di un altruista che ama pensare che la scomparsa definitiva delle malattie non solo sia possibile, ma sia addirittura dietro l'angolo.
Sentiamo spesso l'organizzazione Mondiale della Sanità annunciare la data in cui si aspetta che malattie come la poliomielite, il morbillo o la difterite saranno cancellate dal pianeta per sempre.
Questa fede tanto ardente ha reso orgogliosa la professione medica e le ha fatto produrre sempre nuovi vaccini per combattere non solo le malattie mortali come la polio, ma anche molte malattie passeggere benigne dell'infanzia, come il morbillo, la parotite e la varicella.
Contando tutti i richiami multipli presenti nel programma suggerito dal governo americano, ai bambini dovrebbero essere inoculati circa 30 dosi di vaccini prima che inizino ad andare a scuola, la maggior parte delle quali nei primi mesi di vita. La Gran Bretagna con il vaccino per la tubercolosi effettuato alla nascita, ma senza vaccinazioni per l'epatite B o la varicella, ne offre un numero più modesto, cioè solo 25.

Il governo statunitense e l'Organizzazione Mondiale della Sanità hanno perfino sponsorizzato lo sviluppo di quello che immaginano si trasformerà in un "Sacro Graal" frutto dell'ingegneria genetica, un super vaccino, che si attiva con il passare del tempo, che contiene in una sola volta il DNA grezzo di addirittura 40 malattie diverse, che verranno schizzate nella bocca di un bambino appena nato e invieranno dosi di richiamo ad intervalli di tempo prestabiliti per tutta la vita di un individuo. Ultimamente vengono addirittura studiati dei vaccini per l'asma, il mal di orecchie e i problemi respiratori, l'AIDS, il cancro e anche per prevenire la gravidanza.
E' con i vaccini che i tecnocrati coraggiosi del nuovo mondo della medicina hanno perso completamente la cognizione delle malattie e della loro prevenzione. Questa fede è così radicata nella giustezza della causa, che impedisce ai dottori di riconoscere la prova fattuale evidente che dimostra i pericoli e l'inefficacia di certi vaccini, o, addirittura, di casi di malattie nei bambini che sono stai vaccinati contro la malattia stessa.
Trasforma dottori o scienziati, altrimenti ragionevoli, in spacconi e isterici, che rispondono urlando a chi non è d'accordo con loro, che utilizzano il ricatto emotivo per costringere i genitori alla sottomissione e a cedere, piuttosto che al buon senso e ai fatti, a sostenere il loro punto di vista.
Per lanciare la loro campagna a livello nazionale per vaccinare i bambini in età scolare contro il morbillo e la rosolia, il governo britannico ha diffuso una propaganda televisiva in bianco e nero, fortemente emotiva, per dire che il morbillo colpisce in modo fatale e casuale.

Negli Stati Uniti i genitori vengono minacciati di vedere trattenuti i loro assegni familiari se non sottopongono i loro figli alle vaccinazioni contro il morbillo, la parotite e la rosolia. Le autorità sanitarie di Chicago hanno tentato di dare alle vaccinazioni un pò di credibilità utilizzando altoparlanti che diffondevano la propaganda mescolata alla musica salsa, per incoraggiare le madri dei quartieri ispanici a portare i loro figli a farsi vaccinare.
In una campagna recente fatta nel Regno Unito per inoculare a tutti i bambini dai 5 ai 16 anni, il vaccino contro il morbillo e la rosolia, venivano distribuiti ai genitori dei depliant superficiali dove non si parlava degli effetti collaterali ormai ben noti agli organismi governativi internazionali.
I dottori e le autorità sanitarie hanno tormentato i genitori che avevano deciso di non vaccinare i loro
bambini con lettere e telefonate per cercare di far cambiare loro opinione. E ogni esperto medico annunciava con fiducia e pubblicamente che questa campagna avrebbe certamente sradicato il morbillo da quelle isole per sempre.
Il Ministero della Sanità britannico ha proseguito con una delle campagne di immunizzazione più ambiziose mai viste in un paese industrializzato, informando i genitori che «gli effetti collaterali di questi vaccini sono molto improbabili, dato che sono stati attentamente studiati analizzando un gran numero di bambini negli Stati Uniti». In effetti le prove su cui si basa questa dichiarazione sono molto più vaghe.
Prima della campagna il governo britannico aveva ricevuto un fax dagli ufficiali del Programma di Immunizzazione Nazionale Americano dove si spiegava che l'unica prova che questi vaccini fossero più sicuri, era basata su questionari inviati a studenti di college che si erano fatti vaccinare.
Gli scienziati considerano questo tipo di studio una misura altamente inaffidabile e non scientifica. Le reazioni ai vaccini multipli non si conosceranno con maggiore sicurezza che fra qualche anno, quando sarà completata una prova, che coinvolge 1.800 bambini statunitensi.
Quello che è peggio è che il Servizio di Laboratori di Sanità Pubblica degli Stati Uniti ha completato uno studio prima di dare inizio alla campagna, dimostrando che i bambini a cui veniva fatta la vaccinazione contro il morbillo, la parotite e la rosolia avevano il triplo delle possibilità di soffrire di convulsioni rispetto agli altri.
Due terzi dei casi di crisi epilettiche erano dovuti al componente contro il morbillo. Lo studio ha scoperto inoltre, che il vaccino MMR provocava cinque volte più casi di una malattia del sangue piuttosto rara, rispetto a quello che ci si aspettava. Questo studio, che non è stato mai menzionato durante la campagna, è stato invece pubblicato sulle riviste mediche specializzate, e solo quattro mesi dopo la fine della campagna stessa. 
The Lancet, 1995; 345: 567-9

Dato che i vaccini rappresentano l'epitomo della medicina moderna, il "trionfo della scienza" sulla natura, le prove scientifiche sono soggette a una spiegazione che, con giri di parole, dipinge una facciata positiva su di un risultato negativo, ignorando qualsiasi dato non si voglia sentire.

In America, il governo ha chiesto all'Accademia Nazionale delle Scienze (NAS) di riesaminare tutta la letteratura medica e di fare un rapporto completo su quelli che sono i pericoli noti e provati, se ce ne sono, dei vari vaccini per l'infanzia. In due rapporti separati l'Istituto di Medicina della NAS, che ha incaricato i pediatri più famosi e gli scienziati medici più esperti per questa ricerca, ha concluso che tutti nove i vaccini esaminati potenzialmente potevano causare gravi danni. Nonostante queste conclusioni fossero alla fine incluse in una cartella corposa che veniva consegnata ai genitori prima delle vaccinazioni, la Commissione Nazionale sui Vaccini per l'infanzia ha fatto di tutto perché le cartelle fossero rivedute, sulla base del fatto che "confondevano" i genitori.

In Gran Bretagna il Ministero della Sanità ha commissionato un rapporto sul vaccino contro la pertosse al Prof. Gordon Stewart, che in passato ha lavorato per il Dipartimento di Medicina Comunitaria presso l'università di Glasgow e che ora è consulente presso l'organizzazione Mondiale della Sanità e ha studiato il vaccino a lungo.
Quando i suoi studi hanno mostrato che i rischi del vaccino ne superavano i benefici, la DHSS ha riferito il rapporto al Comitato per la Sicurezza dei Medicinali, e questi hanno deciso di non agire in
proposito [World Medicine, sett. 94, 17-20].
In questo clima di zelo e per la frenesia di sconfiggere ogni possibile malattia, nessuno si sofferma mai ad esaminare i possibili effetti a lungo termine dell'inoculazione di nove o più antigeni diversi nel sistema immunitario immaturo di una generazioni di bambini di meno di 15 mesi.
In tutte le ricerche eseguite sulle vaccinazioni, gli epidemiologi non hanno mai cercato di scoprire se c'è un limite massimo al numero di vaccini che un bambino è in grado di tollerare, dopo il quale tutti i tipi di danni sottili - asma, problemi di apprendimento, iperattività o mal di orecchie cronico, per esempio - entrano in gioco.
Infatti, nessuno ha mai eseguito alcuno studio sulla sicurezza a lungo termine. «Sentiamo solo parlare di encefaliti e di morti» dice il Dott. J. Anthony Morris, ex direttore del dipartimento di virologia presso la Food and Drug Administration e l'Istituto Nazionale di Sanità, «ma c'è un intero spettro di reazioni tra la febbre e la morte e sono tutte queste cose che stanno in mezzo che non vengono mai raccontate».
Alla base della logica che sta dietro i vaccini, c'è la teoria dell'immunità di gruppo; se un numero sufficiente di persone viene vaccinato contro una certa malattia, questa alla fine scompare. Di fronte a organismi altamente complessi come i virus, che cambiano e mutano costantemente, l'unico nostro desiderio è l'eliminazione della malattia. Il problema di questo ragionamento, però, consiste ovviamente nel suo approccio tirannico: eliminare una malattia è più importante, agli occhi della medicina, della salute di vostro figlio, che potrebbe essere danneggiato dal vaccino, o del vostro diritto di decidere quello che è meglio per la vostra famiglia.
Opponetevi alla vaccinazione e verrete considerati non solo dei genitori irresponsabili, ma dei cittadini irresponsabili della vostra comunità o addirittura del mondo. In Gran Bretagna, la vaccinazione dei bambini è spesso una richiesta espressa dal medico generico come condizione affinché il bambino possa rimanere tra i suoi pazienti (lui viene pagato 2.235 sterline se il 90% dei bambini di meno di due anni nelle sue liste vengono vaccinati. Se solo il 70% dei bambini viene vaccinato, quel bonus diminuisce a 745 sterline; qualsiasi percentuale inferiore significa che il medico percepisce una percentuale equivalente dell'ammontare totale).
Negli Stati Uniti le inoculazioni per i bambini sono state ulteriormente sostenute ed aumentate dall'amministrazione di Clinton con la legge denominata Childhood Vaccine Act (Legge per la vaccinazione infantile, N.d.T), che ora rende più difficile per i genitori rifiutare di vaccinare i loro figli.
Ma in Gran Bretagna, c'è ancora una moderata possibilità di scelta. In molti paesi tutti i bambini sono obbligati a farsi vaccinare per poter andare a scuola, una politica che in paesi come gli Stati Uniti sembrerebbe andare contro molte libertà costituzionali.
In questo clima isterico, il governo e la comunità medica hanno considerato un loro diritto insistere sulla somministrazione ad un minore di una sostanza di cui non si è in grado di garantire l'innocuità, un diritto che nessuno ha ancora tentato di sfidare in tribunale.

Il vaccino è uno strumento rude
Il vaccino è uno strumento rude e altamente imperfetto. Il problema principale non è tanto che i vaccini non funzionano, ma che funzionano in modo casuale. Il ragionamento che sta dietro la vaccinazione è basato sul dato che iniettare a un individuo un virus indebolito, vivo o morto che sia, farà sì che il suo corpo sviluppi degli anticorpi per quella malattia, come accade quando contrae una malattia in modo naturale.
Tutto quello che i soliti studi scientifici possono dimostrare (dato che vengono condotti solo nel periodo immediatamente successivo alla vaccinazione) è che i vaccini sono in grado di creare degli anticorpi nel sangue.
Quello che può accadere è che un certo numero di vaccini sia in grado di far aumentare in modo misurabile gli anticorpi per una particolare malattia infettiva, ma solo per un breve periodo di tempo.
Ma anche se facessero aumentare gli anticorpi in modo indefinito, questo potrebbe non avere nulla a che vedere con la protezione di un individuo dalla malattia nel lungo (o magari anche nel breve) periodo. Infatti, la presenza di anticorpi nel sangue potrebbe non essere il solo modo in cui il corpo riconosce e si difende dalla malattia.
Ampi numeri di persone che hanno contratto malattie come la difterite, non producono alcun anticorpo contro questa malattia.
In una ricerca, gli anticorpi per il morbillo sono stati trovati nel corpo di solo un bambino vaccinato su sette, che poi hanno sviluppato il morbillo: questi bambini non hanno sviluppato anticorpi né in seguito all'inoculazione, né in seguito alla malattia
[J. Pediatrics, 1973; 82: 798-801]. 
Ultimamente, il Laboratorio di Sanità Pubblica di Londra ha scoperto che un quarto dei donatori tra i 20 e i 29 anni avevano un'immunità insufficiente contro la difterite, anche se la maggior parte era stata vaccinata da bambini. La presenza di immunità diminuisce ulteriormente tra le persone di età tra i 50 e i 59 anni
The Lancet, 1995; 345: 963-5

Mito: i vaccini vi proteggeranno da queste malattie
La tesi degli apologhi dei vaccini, in particolare di quei vaccini che sono noti avere effetti collaterali sostanziali (come quello per la pertosse) è che, imperfetti quali possono essere, i benefici valgano la pena rispetto al rischio. Il problema rispetto a questa discussione è che essa dà per scontato che i vaccini funzionino.

Mito: le malattie sono state eliminate semplicemente grazie alle vaccinazioni
Il successo della vaccinazione è basato fondamentalmente su elementi che si danno per scontati.
Anche se il tasso di incidenza e di morte di molte malattie infettive è diminuito radicalmente nel momento in cui si registrava un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, delle condizioni abitative, dell'alimentazione e delle procedure di isolamento, poiché nello stesso periodo sono stai introdotti i vaccini, la medicina ha dato per scontato che la vaccinazione da sola sia interamente responsabile della scomparsa di queste malattie.
Molti testi medici ci fuorviano con l'affermazione che uno dei grandi risultati ottenuti dalla medicina è la scomparsa del vaiolo grazie alla vaccinazione.
Tuttavia, se si esaminano le statistiche epidemiologiche attentamente, scopriamo che tra il 1870 e il 1872, 18 anni dopo l'introduzione della vaccinazione obbligatoria, quattro anni dopo uno sforzo coercitivo per vaccinare tutta la popolazione (con forti penalità per i trasgressori) e il 97,5% della popolazione ormai vaccinato, l'Inghilterra ebbe la peggiore epidemia di vaiolo del secolo, che mieté più di 44.000 vittime. Infatti a quell'epoca morì di vaiolo il triplo delle persone rispetto a quelle morte in un'epidemia precedente verificatasi quando meno persone erano state vaccinate.
L'incidenza del vaiolo e le percentuali di morti durante l'epidemia del 1870 convinsero la popolazione della città di Leicester che il vaccino non funzionava e questa, dopo il 1871, rifiutò la vaccinazione.

Nell'epidemia successiva del 1892, Leicester si affidò esclusivamente a migliori condizioni igieniche e alla quarantena. La città ebbe solo 19 casi di vaiolo e un morto, su una popolazione di 100.000 persone, rispetto alla città di Warrington, che ebbe un numero di casi sei volte superiore e un numero di morti 11 volte superiore di quelle di Leicester, anche se il 99% della popolazione era stata vaccinata.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha sottolineato che la soluzione per sradicare le malattie in molte parti dell'Africa Occidentale e Centrale sarebbe passare dall'immunizzazione di massa, che non sta dando buoni frutti, ad una campagna di sorveglianza, che potrebbe contenere la malattia attraverso procedimenti di isolamento.

Un'esperienza della Sierra Leone dimostra inoltre che la vaccinazione non è stata responsabile della scomparsa dei vaiolo. Alla fine degli anni sessanta, la Sierra Leone aveva il tasso più alto di vaiolo nel mondo.
Nel gennaio del 1968 il paese iniziò la sua campagna per sradicare la malattia e tre delle epidemie più ampie furono controllate identificando e isolando casi singoli, senza immunizzazione.
Quindici mesi più tardi, l'area registrò il suo ultimo caso di vaiolo [British Medical Journal, 1995; 310-62].

Poliomielite
Più di ogni altro, il vaccino per la poliomielite è indicato con orgoglio da ogni governo come la prova definitiva che la vaccinazione di massa funziona. Il governo statunitense fa notare che durante gli anni peggiori della poliomielite, in America si verificarono 20.000 - 30.000 casi, rispetto ai 20-30 casi all'anno del giorno d'oggi.
Tuttavia, il Dott. Bernard Greenberg, capo dei Dipartimento di Biostatistica, presso l'università della Carolina del Nord, Scuola di Sanità Pubblica, continua ad affermare che i casi di polio aumentarono dei 50% tra il 1957 e il 1958 e dell'80% dal 1958 al 1959, dopo l'introduzione dell'immunizzazione di massa.
In cinque stati – New England, Massachusetts, Connecticut, New Hampshire, Rhode Island e Vermont - i casi di polio più o meno raddoppiarono nel 1954 e nel 1955 dopo l'introduzione del vaccino per la poliomielite. Comunque, a causa dei panico generato dai casi di polio negli anni '50, nella campagna di informazione che venne fatta, le statistiche furono manipolate dalle autorità sanitarie per dare l'impressione opposta e far passare l'idea di aver trovato la formula magica.
Un modo per risolvere il problema fu quello di dare alla vecchia malattia un nuovo nome - "meningite virale o asettica". Secondo le statistiche dell'Indice Sanitario della Contea di Los Angeles, per esempio, nel luglio 1955 ci furono 273 casi documentati di poliomielite e 50 casi di meningite asettica, rispetto ai 5 casi di polio e ai 256 di meningite asettica del decennio successivo.
All'inizio di questo secolo, più di 3.000 morti furono attribuite alla "varicella", e solo circa 500 al vaiolo, anche se le autorità sono d'accordo che la vari- cella solo molto raramente è una malattia fatale.
Martha di Sheffield, ha avuto di recente un'esperienza di questo tipo di manipolazione a proposito della pertosse: «Non molto tempo fa, dopo che nostra figlia di due anni contrasse la pertosse, la portai dal nostro medico, preparata a sentire un rimprovero per non averla vaccinata. Tuttavia il dottore diagnosticò l'asma e le prescrisse il Ventolin. Ero talmente poco convinta da questa diagnosi che consultai un alto medico generico.
Con mio grande stupore lui insistette che la pertosse non esisteva più, grazie alla vaccinazione di massa, e confermò la diagnosi di asma. Allora insistetti perché le venisse fatto un test dell'espettorato per provare o escludere l'esistenza della pertosse.
Più tardi ricevetti una telefonata arrogante, in seguito alla discussione del nostro dottore con il consulente locale di microbiologia. "Non si fanno test sulla pertosse perché non esiste più", mi dissero.
Allora chiesi: "Se la condizione di mia figlia migliorasse nel giro di due settimane, questo significherebbe che la diagnosi di asma è errata ?". Mi fu risposto: "Ora esiste una nuova malattia detta asma virale che è simile alla pertosse". Disse che c'erano molti bambini affetti da questa malattia. Aggiunse: "Dato che non eseguono più il test per la pertosse, non sono stati più riportati casi nella nostra zona" ».
Malattie come la poliomielite operano in modo ciclico. La grande epidemia di polio si verificò negli anni 1910, negli anni 1930 e negli anni 1950; poi i casi diminuirono grandemente fino a raggiungere quasi lo zero. [...]

Molti programmi di vaccinazioni sostengono di avere il merito di quella che è semplicemente una tendenza delle malattie ad aumentare e diminuire. Non è la scienza ad avere il merito di aver cancellato la polio o la tubercolosi, entrambe le malattie hanno deciso, un certo numero di anni fa, di prendere respiro e ora stanno ritornando - la tubercolosi in molti paesi occidentali, la polio in molte parti del Canada e la difterite in Russia e nell'Est in genere.
Per quanto concerne la polio, gli scienziati stanno cominciando a dichiarare che una delle  ragioni principali per cui si somministra il vaccino vivo non è veritiera. Nei veri casi di polio, il virus vive nell'intestino, creando quella. che ordinariamente è un'infezione innocua. Il virus morto, originariamente sviluppato da Joans Salk, viene iniettato sotto la pelle e si dà per scontato che viaggi attraverso il flusso sanguigno per creare anticorpi che lo "bloccheranno" prima che raggiunga il sistema nervoso. Tuttavia, l'iniezione del virus della polio morto, non dà "un'immunità intestinale", cioè non fa crescere gli anticorpi nell'intestino.
Questo significa che, anche se non si contrarrà la polio paralizzante, il virus selvaggio continuerà a vivere nell'intestino e teoricamente potrà essere trasmesso a qualcun altro.
Il vaccino originale di Salk, richiedeva tre o più richiami ogni cinque anni. Quando venne somministrato per la prima volta, venne considerato un successo enorme, finché negli anni '60 la percentuale di vittime di poliomielite salì. Seguendo a ruota le percentuali di vittime a due cifre degli anni cinquanta, il nuovo sviluppo venne salutato come una prova che il vaccino di Salk non funzionava.
Il vaccino vivo orale (OVP), venne sviluppato da Sabin, e praticamente rimpiazzò il vaccino di Salk negli anni '60, perché non solo conferiva, o così sembrava, un'immunità per tutta la vita a chi lo riceveva, ma gli impediva di divenire portatore del virus selvaggio.
Dato che i riceventi possono espellere il virus del vaccino tramite gli escrementi, o per via orale per un certo numero di settimane, la teoria dice che è possibile passare l'immunità a individui non vaccinati, aumentando in questo modo "l'immunità del gruppo". In altre parole, il, vaccino vivo orale divenne il vaccino di scelta cosi ampio che sia un genitore o un figlio potevano agire come forza immunizzante per altri individui non vaccinati.
Gli scienziati ora si rendono conto che ci sono poche prove che il vaccino vivo permetta il raggiungimento effettivo di questa immunità tipo "porta di servizio" tra le persone non vaccinate. Questa è stata la conclusione di uno studio scientifico condotto da un gruppo di ricercatori dopo un'epidemia di polio a Taiwan, dove il 98% dei bambini era stato immunizzato.
Anche la FDA statunitense ha affermato: «Ora sappiamo che la diffusione secondaria del virus del vaccino a contatti suscettibili, gioca un ruolo veramente limitato nell'immunità della popolazione».
Ci sono anche moltissime prove che il vaccino per la polio sia fallimentare. Molte delle epidemie dei nostri giorni si verificano più tra le persone immunizzate che tra quelle non immunizzate. Nel 1961, per esempio, nel Massachusetts si verificò un'epidemia di polio, con più casi di paralisi tra i vaccinati che tra i non vaccinati. Inoltre, anche se il vaccino "attecchisce" si potrebbe ugualmente non essere abbastanza protetti contro un certo ceppo del virus. Durante una grande epidemia di epatite A, a Glasgow, il siero sanguigno di 24 delle vittime fu testato per cercare gli anticorpi della poliomielite.
Solo un terzo del gruppo aveva un livello accettabile di anticorpi contro un certo ceppo del virus.

Morbillo
Qualcosa di molto simile si verificò con il morbillo. Il tasso di morti per morbillo arrivò a un grande declino del 95% (0,03 morti su 100.000 casi) 20 anni prima dell'introduzione del vaccino. E oggi, a dispetto del fatto che il Regno Unito abbia il vaccino trivalente per morbillo, parotite e rosolia dal 1988, e una copertura estremamente alta di vaccinazione tra i bambini piccoli, i casi di morbillo hanno iniziato ad aumentare di quasi un quarto [Office of Population Censuses and Surveys Reports, 1993 - The Independent, 10 agosto 1993].
Fino a poco tempo fa, gli Stati Uniti erano colpiti da un'epidemia sempre crescente di morbillo, la peggiore registrata da vari decenni, a dispetto del fatto che il vaccino per il morbillo nelle sue varie forme fosse attivo dal 1957 e l'inoculazione combinata dal 1975.
Nonostante il governo avesse fissato il 1982 come data per l'eliminazione virtuale della malattia, i Centri per il Controllo delle Malattie (Center Deseases Control) ad Atlanta hanno riportato un totale provvisorio di 27.672 casi di morbillo nel 1990 (l'ultimo anno per cui sono disponibili le statistiche), che rappresenta praticamente un raddoppiamento dei casi segnalati nel 1989, che erano il doppio dei casi registrati per l'anno precedente.
Nonostante il numero dei casi di morbillo sia diminuito di un quarto (63.000 casi) l'anno in cui è stato introdotto il vaccino, e sia giunto ad un minimo di 1.500 casi nel 1983, il numero è improvvisamente aumentato del 423% alla fine del decennio scorso e poi ancora più velocemente, nelle aree più colpite degli Stati Uniti, e cioè Houston e la contea di Los Angeles.
Dopo un grande ritorno del morbillo negli anni dal 1989 al 1991, i casi sono ora in drastica discesa.
I Centri per il Controllo delle Malattie attribuiscono superficialmente questo fatto ad un'enorme diffusione dei vaccini contro il morbillo e da quelli combinati all'epidemia recente; la copertura a livello di vaccinazione è aumentata da una media del 66% negli anni prima del 1985 a una media del 78% nel 1991.
Tuttavia, alcune statistiche confondono questo dato ottimistico. Innanzitutto, i CDC stimano che, secondo sondaggi retrospettivi di copertura, approssimativamente da 800.000 a 2 milioni di bambini piccoli e non, che non sono stati vaccinati, dovrebbero essere candidati per la malattia. In realtà invece, ne 1992 si sono riscontrati solo 9.300 casi all'interno di questo gruppo d'età.

Nonostante l'età media dei bambini che prendono il morbillo sia in diminuzione (da un'età media di 12 anni nel 1989, all'inizio dell'epidemia, ad un'età media ultimamente di 4,9) quasi la metà dei casi riportati sono ancora relativi a bambini sopra i cinque anni, la maggior parte dei quali dovrebbe essere stata protetta.
I CDC hanno ammesso quindi che la discesa immediata dei casi di morbillo potrebbe avere qualcosa a che fare con «una diminuzione generale nel verificarsi di casi di morbillo nell'Emisfero Occidentale o con la natura ciclica della malattia».

Tetano, Difterite, Pertosse
Lo stesso sembra valere per la difterite e il tetano. Una revisione dei vaccini sponsorizzata dagli Stati Uniti ha concluso che il vaccino contro la difterite «non è un agente immunizzante efficace come si era detto»
[Bureau of  Biologics and Food and Drug Administration, 20-21 Novembre 1975, verb. 15° meeting).
Gli effetti del vaccino per la difterite pare che svaniscano con l'età adulta. A Londra un quarto dei donatori di sangue in età tra i 20 e i 29 anni ha dimostrato di avere un'immunità insufficiente, mentre la metà di quelli tra i 50 e i 59 anni ha perso l'immunità completamente.
Per quanto riguarda il tetano, il gruppo statunitense che ha riesaminato i vaccini, ha notato che il grado di potenza del vaccino «può variare considerevolmente da preparato a preparato». il gruppo ha inoltre concluso che, il vaccino purificato e reso più sicuro per prevenire le reazioni, aveva conseguentemente diminuito la sua capacità protettiva.
L'incidenza e il numero delle morti per difterite iniziarono a diminuire molto tempo prima che il vaccino venisse introdotto, come accadde per il tetano, in particolare grazie all'attenzione prestata all'igiene delle ferite.
Tra tutti i soldati della Seconda Guerra Mondiale, sono stati registrati solo 12 casi di tetano, un terzo dei quali si erano verificati tra soldati che erano stati vaccinati [Science, 1978; 200:905].
Il grande declino delle morti per pertosse (circa l'80%) si verificò prima dell'introduzione del vaccino.

Pertosse
Durante le epidemie di pertosse, la metà o più delle vittime erano già state vaccinate. In uno studio sui casi di pertosse del 1974, 1978 e del 1974 negli Stati Uniti e in Canada il Dott. Stewart ha potuto constatare che da un terzo alla metà dei bambini che l'avevano contratta erano stati completamente vaccinati. Quando studiò i quasi 2.000 neonati che avevano contratto la pertosse, i due terzi erano stati contagiati dai loro fratelli vaccinati. Secondo l'opinione del Dott. Stewart, «non è dimostrabile alcuna protezione da parte della vaccinazione per i bambini», a dispetto del fatto che questa è la fetta di popolazione che il vaccino intende proteggere - le sole vite che di solito vengono messe in pericolo da una malattia dolorosa ma di solito benigna
The Lancet, 1977; i: 234-7

«Un effetto del presente programma di vaccinazione è quello di far si che l'unico gruppo ad alto rischio, i neonati, possa soffrire sia degli effetti collaterali del vaccino sia dell'infezione», ha concluso il Dott. Stewart
World Medicine, settembre 1994; 20

Secondo questa visione, il rischio che un neonato contragga l'encefalite con un danno permanente al cervello come risultato della pertosse (1 su 38.000) è paragonabile al rischio di danno al cervello che è possibile contrarre con il vaccino (1 su 25.000) [British Medical Journal, 1983; 287: 287-8].

Più recentemente, durante un'epidemia in tutta la nazione di pertosse nel 1993, un gruppo di ricercatori di un ospedale di Cincinnati nell'Ohio, ha scoperto che questa si era verificata soprattutto tra i bambini che erano stati completamente vaccinati con il DPT [New England Journal of Medicine, 1994; 331: 16-24].
Circa il 30% dei bambini era stato ricoverato all'ospedale, e comunque l'epidemia non aveva mietuto vittime.
Gli stessi bambini che avevano contratto la malattia avevano tra i 19 mesi e i sei anni, e di conseguenza erano stati vaccinati abbastanza recentemente. [...]
Ai dottori piace sottolineare che quando il vaccino per la pertosse venne sospeso all'inizio degli anni '70 in Gran Bretagna, il numero totale dei casi gravi aumentò notevolmente. Ma ecco come andò in realtà.
Dopo un documentario statunitense che criticava il vaccino DTP, il numero dei bambini che venivano immunizzati diminuì.
Gli ufficiali sanitari allora sostennero che i casi di pertosse erano aumentati in seguito alla diminuzione delle vaccinazioni. Ma quando il virologo della Food and Drug Administration, il Dott. J. Antohony Morris, analizzò 41 casi della cosiddetta pertosse, si rese conto che solo cinque erano casi di vera pertosse, e si erano verificati tutti tra bambini vaccinati. «Durante l'epidemia del 1978-79 in Gran Bretagna i casi sono aumentati fino a livelli quasi mai raggiunti in precedenza», ha scritto il Dott. Stewart.
Questa cifra è stata anche interpretata in collegamento con la diminuzione delle vaccinazioni in seguito a propaganda contraria. Ma il numero dei casi riportati è aumentato in tutti i gruppi d'età, anche in quelli per cui era stata raggiunta un'alta percentuale di immunizzazione (World Medicine, settembre 1984:1).
Anche nei casi in cui il vaccino effettivamente funziona, è stato dimostrato essere efficace solo tra il 36 e il 93% delle volte – una differenza di potenziale estremamente ampia.   La ricerca più recente effettuata dalla Svezia e dall'Italia ha mostrato che il vaccino è efficace solo il 48% e il 36% dei casi, rispettivamente.
[Journal of the American Medical Association, 1995; 333: 1045-50].

Una nuova versione "acellulare" del vaccino contro la pertosse (dove la tossina della pertosse viene inattivata dal perossido di idrogeno, per essere più sicura) non ha avuto risultati molto migliori. In Svezia, dove è stato testato su un gruppo di neonati, un quarto ha sviluppato la pertosse, anche dopo aver ricevuto tre iniezioni. Questo vaccino pare funzionare al massimo in meno di tre quarti delle volte.
Negli Stati Uniti, gli scienziati che lavorano al vaccino nella clinica Mayo hanno spiegato che non capiscono come mai la tossina della pertosse sia necessaria per proteggere i bambini dato che, anche quelli con alti livelli di anticorpi nel sangue, sembrano poi contrarie ugualmente la pertosse
[The Lancet, 1996; 347: 209-10]

Morbillo
L'establishment medico ha tentato di attribuire la colpa della recente epidemia di morbillo ai gruppi di persone non vaccinate, in particolare, a quelli presenti tra i poveri non bianchi, ma le statistiche di nuovo parlano altrimenti. Secondo le statistiche governative del 1989, la metà delle vittime in età da college, era stata vaccinata in precedenza e tra il 1985 e il 1986, più dei tre quarti di tutti i casi di morbillo si sono verificati nei bambini che erano stati appropriatamente vaccinati.
Tutto ciò che ha fatto il vaccino per il morbillo è stato di trasformare quelle che erano in passato malattie infantili, in malattie che possono essere contratte anche da adulti. Nell'era precedente al vaccino, il 90% di tutti i pazienti di morbillo avevano un'età che andava dai cinque ai nove anni. Da quando il vaccino per il morbillo è stato introdotto, però, il 55-64% dei pazienti di morbillo ha più di 10 anni.
L'età media dei pazienti durante l'epidemia di morbillo presso l'università della California a Los Angeles e durante la recente epidemia negli Stati Uniti, era di 22 anni.
Un numero significativo di questi casi si è verificato tra gli studenti di college, in particolare tra quelli nati tra il 1957 e il 1967, dopo l'introduzione dei vaccino. Gli studenti di molte università ora devono provare di essere stati recentemente vaccinati prima di potersi iscrivere. Qualche anno fa, il governo degli Stati Uniti ha stimato che tra il 5 e il 15% degli studenti erano suscettibili di contrarre il morbillo.
L'America ha provato almeno quattro tipi di vaccino per il morbillo e tutti e quattro, tra cui il ceppo Schwarz, che ora viene utilizzato in Gran Bretagna, hanno mostrato percentuali di fallimenti significative.
Studio dopo studio, nella letteratura medica si additano sempre i gruppi di bambini vaccinati che comunque contraggono il morbillo. Per esempio, in un'epidemia di morbillo del 1986 a Corpus Christi, Texas, il 99% dei bambini erano stati vaccinati [New England Journal of Medicine, 1987; 316: 771-4].
Nel 1988 l'80% dei casi di morbillo si sono verificati tra bambini che erano stati vaccinati all'età giusta: anno prima, il 60% dei casi si era verificato tra persone che erano state vaccinate [New England Journal of Medicine, 1989; 320(2): 75-81].
Gli esperti, negli Stati Uniti e in altri paesi, che cercano di capire dov'è l'errore, hanno spesso raccomandato di diminuire l'età di vaccinazione o di prevedere un richiamo in età scolare o più tardi (circa a 11 anni) se l'iniezione precedente non era stata fatta; raccomandano di fare una singola inoculazione a 9 mesi e una combinataa 15 mesi; o introdurre il vaccino MMR prima, a un anno. L'Accademia Americana di Pediatria ha raccomandato che una seconda dose di MMR venga inoculata a due anni. E alcuni medici credono che anche due dosi non siano sufficienti per combattere i vari ceppi di virus selvaggi che esistono.
Anche se vengono fatti richiami le vaccinazioni spesso non funzionano.  In un gruppo di individui in cui il vaccino per il morbillo non ha funzionato, solo la metà dei richiami sono stati in grado di sviluppare livelli di anticorpi considerati protettivi.

Rosolia
In termini di efficacia, il vaccino per la rosolia, che di solito è incluso nel vaccino trivalente MMR, non ha ottenuto risultati migliori. In uno studio degli anni '70 condotto presso l'università della Pennsylvania su ragazze adolescenti a cui veniva fatta la vaccinazione, più di un terzo mancava di qualsiasi prova di immunità.
Dato che i virus mutano facilmente, il vaccino può proteggere solo, da un certo ceppo di un virus e non da quelli che si vengono a creare successivamente. Uno studio italiano più recente ha mostrato che il 10% delle ragazze erano state infettate da un ceppo selvaggio del virus, anche dopo pochi anni dall'inoculazione
[The Lancet, 1990; 336:1071].

Meningite HIB
Nonostante l'introduzione dell'ultimissimo vaccino, contro la meningite Haemophilus influenzae b (HIB), un gruppo di studio per il vaccino che ne doveva esaltare le virtù, ha ammesso che si è verificata una diminuzione sostanziale anche tra i bambini che non erano stati vaccinati, dal 99,3 al 68,5 su 100.000 casi
[Journal of American Medical Association, 1993; 269 (2): 227-31].
Forse il peggiore esempio di vaccino è quello HIB, approvato negli Stati Uniti per la prima volta nel 1985 e reso disponibile in Gran Bretagna nell'ottobre 1992. UHIB doveva combattere la causa principale della meningite nei bambini con meno di cinque anni.
Questa forma di meningite batterica, causata dalla Haemophilus influenzae di tipo b, colpisce soprattutto i bambini in età prescolare con un'incidenza massima tra i sei e i quindici mesi. Le stime correnti sono che circa 60 bambini su 100.000 contraggono la meningite causata dall'HIB; di questi tra il 3 e il 6,5% muore e il 14% avrà problemi a lungo termine, come la sordità o crisi di tipo epilettico.
Certi gruppi etnici, in particolare i bambini dell'Alaska o gli indiani d'America, hanno da 10 a 50 volte più probabilità di contrarre la malattia. Entrambi i gruppi pare vi siano predisposti per cause genetiche o malnutrizione.
Fino ad ora la scienza medica non ha ancora fornito una versione del vaccino HIB che funzioni veramente.
Il primo vaccino, introdotto negli Stati Uniti nel 1985, era un "polisaccaride", utilizzato in bambini con più di 15 mesi, soprattutto dopo che uno studio finlandese ebbe esiti incoraggianti. Il vaccino iniziò presto a perdere credibilità dopo che i dottori segnalarono che i bambini contraevano la meningite in seguito alla vaccinazione.
Uno studio condotto nel Minnesota indicava che il vaccino aumentava di cinque volte la possibilità che il bambino contraesse la meningite.
La medicina non funzionava neanche nei bambini sotto i 18 mesi, cioè nella popolazione a maggior rischio !
Nel rapporto sponsorizzato dagli Stati Uniti, l'Istituto di Medicina dell'Accademia Nazionale delle Scienze, confermò che il vaccino HIB può causare la meningite HIB. In un altra ricerca in cui 55 bambini vaccinati contrassero ugualmente la meningite HIB, non solo il vaccino non aveva alcun effetto protettivo (dato che tre bambini morirono e sei svilupparono complicazioni neurologiche), ma i ricercatori conclusero che il vaccino «aumentava la suscettibilità a queste complicazioni»
(New England Journal of Medicine, 1986; 315: 1584-90).
Dopo il 1992, quando uno studio su 10 milioni di bambini condotto dai Centri Statunitensi per il Controllo delle Malattie indicò che questa versione del vaccino proteggeva solo i due terzi dei bambini, la medicina riluttante abbandonò la versione "polisaccaride" del vaccino stesso, in quanto assolutamente inaffidabile
[The Lancet, 1991; 338:395-8].

Una volta che la vecchia versione venne screditata, varie compagnie presentarono un vaccino "coniugato", che avrebbe unito la porzione HIB con il vaccino provato e testato per la difterite (PRP-D), il vaccino per la difterite/pertosse/tetano (PRP - DPT), o anche il complesso proteico della membrana esterna per la neisseria meningitidis del gruppo b (PRP - OMPC). L'idea che sta dietro a questo scioglilingua di iniziali è che l'unione del nuovo vaccino con una sostanza che si sapeva producesse antibiotici, avrebbe fatto sviluppare nel corpo un anticorpo anche per il problema dell'HIB. 1 laboratori Lederle produssero l'HibTITER e il Connaught ProHIBit nel 1990, perché venissero somministrati ai bambini americani di due, quattro e sei mesi, negli stessi periodi in cui vengono somministrati i vaccini per la polio e i vaccini DPT. La versione OMPC sembrava funzionasse sui neonati Navajo ad alto rischio.
Nel 1993 la FDA statunitense approvò il Tetramune, una combinazione del vaccino DTP e HIB, perché venisse usato su neonati e bambini tra i due mesi e i cinque anni. Oltre a far funzionare meglio il vaccino HIB, questa combinazione doveva ridurre da otto a quattro il numero di iniezioni che i bambini statunitensi dovevano fare.
I test, condotti su circa 7.000 bambini, indicavano che la varietà "tutto in uno" non produceva alcuna differenza significativa nella risposta in anticorpi, rispetto alle iniezioni separate. A dispetto della convinzione dei medici di aver ormai risolto il problema, ci sono nuove prove qua e là che i risultati siano tutt'altro che lusinghieri.
In uno studio, i bambini con la meningite HIB avevano ricevuto il vaccino coniugato almeno due settimane prima di contrarre la malattia. In generale il vaccino PRP-D pare avesse un'efficacia di circa il 74%, percentuale solo leggermente migliore del vaccino HIB. Il vaccino proteggeva in effetti solo un terzo dei bambini ad alto rischio dell'Alaska, anche dopo tre dosi [The Lancet, 1991; 338: 395-8].
Gli Stati Uniti inoltre hanno avuto problemi anche con molti gruppi di vaccini di una delle marche principali che producevano il vaccino HEB, che "non attecchivano". I lotti difettosi includevano circa il 2% dei vaccini coniugati HIB, messi sul mercato degli Stati Uniti dal gennaio 1990 - circa 366.000 dosi.
Anche il PRP - OMPC, il coniugato più di successo ha i suoi problemi.
Ci sono delle prove che più vaccini riceve un bambino, minore sarà la sua risposta a livello di anticorpi
[AJDC, 1991; 145: 742]

L'anti-haemophilus (vaccino per la Meningite) fa aumentare il diabete
Il vaccino anti-meningite (anti-haemophilus) fa aumentare il diabete e l'asma: deve essere sconsigliato.
In base ai dati di uno studio pubblicato sul BMJ, ( BMJ 1999;318: 1169-1172 (1 May.), la vaccinazione anti-haemophilus aumenta il diabete di tipo 1 (insulino-dipendente, cioè la forma più grave di diabete) di 54 casi ogni 100.000 vaccinati . Poichè in Italia vi sono circa 500.000 neonati ogni anno, se si raggiungeranno gli obiettivi dell'ultimo piano sanitario nazionale per le vaccinazioni ( 95 % di copertura per qs.
vaccinazione ), ciò significa che si avranno (54* 5 = 270) , 256 nuovi bambini diabetici insulino-dipendenti ogni anno. Inoltre, l 'epidemiologia della infezione da haemophilus , in Italia , è piuttosto tranquillizzante recenti dati dell' Ist. superiore di Sanità) . A questi dati, occorre aggiungere che è stato dimostrato, in uno studio precendente, che il vaccino anti-haemophilus fa aumentare i casi di asma e determina anche casi di epiglottite ,che è una delle complicanze della infezione da haemophilus che il vaccino DOVREBBE EVITARE .....Quindi, questi dati portano alla conclusione che la vaccinazione deve essere sconsigliata, in quanto i danni da vaccino (diabete tipo l'asma, epiglottite) superano fortemente i benefici.
News MD
Ecco la lettera apparsa sul BMJ da cui sono tratti i dati precedenti : BMJ 1999;319:1133 (23 October )
Letters Association between type 1 diabetes and Hib vaccine. Causal relation is likely More research is still needed Causal relation is likely EDITORWe initiated and funded a collaborative study with Tuomilehto on the
effect of the Haemophilus influenzae type b vaccine on type 1 diabetes and found that the data support a causal relation (paper submitted for publication).
Furthermore, the potential risk of the vaccine exceeds the potential benefit. We compared a group that received four doses of the vaccine, a group that received one dose, and a group that was not vaccinated.
The cumulative incidence of diabetes per 100 000 in the three groups receiving four, one, and no doses of the vaccine was 261, 237, and 207 at age 7 and 398, 376, and 340 at age 10 respectively. Karvonen et al's analysis is not rational, and their conclusion is not supported by our data.
1 Their calculations of relative risk are also misleadingly low, and we urge readers to check them.
Most researchers would compare the group who received four doses with the group that was not vaccinated or the two vaccinated groups with the group that was not vaccinated. The results of both comparisons reach significance. The cumulative difference in cases of type 1 diabetes per100 000 between those receiving four doses and those who were not vaccinated is 54 cases (P=0.013) at 7 years and 58 cases at 10 years (P=0.029; single tail Fisher test). The relative risk is 1.26 at 7 years. The cumulative difference between those receiving four doses or one dose of the vaccine and those who were not vaccinated is 42 cases (P=0.016) at 7 years and 47 cases at 10 years (P=0.028). The rise in diabetes, just one potential adverse effect, exceeds the benefit of the vaccine, which has been estimated to prevent seven deaths and 7-26 cases of severe disability
per 100 000 children immunised.2 Even the difference in cases of diabetes between the groups receiving four doses and one dose exceeds the mean expected benefit. Temporal changes in the incidence of diabetes do not explain the differences since there were an extra 31 cases of type 1 diabetes per 100 000 children aged 5-10, and the incidence of diabetes in this group had been stable for about 10 years before this.3 Furthermore,
sharp rises in diabetes have been recorded in the United States4 and the United Kingdom5 after the introduction of the haemophilus vaccine. Public health officials want to avoid scaring the public, but they risk depriving damaged children of compensation. Denials of safety issues may erode public confidence, especially since diabetes induced by the vaccine may be avoided by starting vaccination a few weeks earlier.
J Barthelow Classen, president.
Classen Immunotherapies, 6517 Montrose Avenue, Baltimore, MD 21212, USA -
Classen@vaccines.net
David C Classen, infectious disease physician. Division of Infectious Diseases, LDS Hospital, Salt Lake City, UT, USA a Competing interests: Methods used in the authors' research (including methods of testing vaccines for the induction of diabetes and methods of giving vaccines without inducing diabetes) are covered by patents owned by Classen Immunotherapies.

Dr John Classen holds shares in Classen Immunotherapies; Dr David Classen owns no shares in the company, receives no funding from it, and has no financial ties to it or this research.

1. Karvonen M, Cepaitis Z, Tuomilehto J. Association between type 1 diabetes and Haemophilus influenzae type b vaccination: birth cohort study. BMJ 1999; 318: 1169-1172[Abstract/Full Text]. (1 May.)

2. Peltola H, Kayhty H, Sivonen A, Makela H. Hemophilus influenza type B capsular polysaccharide vaccine in children: a double blind field study of 100 000 vaccinees 3 months to 5 years of age in Finland. Pediatrics 1977;60: 730-737[Abstract].

3. Tuomilehto J, Virtala E, Karvonen M, Lounamen R, Pitkaniemi J, Reunanen A, et al. Increase in incidence of insulin-dependent diabetes mellitus among children in Finland. Int J Epidemiol 1995; 24: 984 992[Medline].
4. Dokheel TM. An epidemic of childhood diabetes in the United States. Diabetes Care 1993; 16: 1606-1611[Medline].
5. Gardner S, Bingley PJ, Sawtell PA, Weeks S, Gale EA. Rising incidence of insulin dependent diabetes in children under 5 years in Oxford region: time trend analysis. BMJ 1997; 315: 713-716[Abstract/Full Text].
More research is still needed EDITORI read Classen and Classen's comments in the eBMJ1 [edited letter printed here, above] on the paper by Karvonen et al.2 Classen and Classen question the way that the data in the paper were analysed and presented.

They highlight the fact that in table 2 the relative risk of type 1 diabetes was only compared between cohorts 1 and 3 (those who did not receive any Haemophilus influenzae type b vaccine and those who received the vaccine at 24 months only) and cohorts 2 and 3 (those who received four doses of the vaccine from 3 months and those who received the vaccine at 24 months only).

Why did Karvonen et al not give a comparison between cohorts 1 and 2 (those who did not receive any vaccine and those who received four doses from 3 months) ? Furthermore, in figure 1 of this paper (cumulative incidence of type 1 diabetes per 100 000 person years in Finnish children aged 10 or
under) only the data for cohorts 2 and 3 were plotted. Why were the data for cohort 1 excluded ? Could it be that including the data for cohort 1 on the graph would have allowed a more direct visual comparison between cohorts 1 and 2 to be made? And would this have then made it more difficult for Karvonen et al to convince casual observers that there is no link between the introduction of H influenzae type b vaccine and an increase in the incidence of type 1 diabetes ? The greatest increase in type 1 diabetes has occurred in children aged under 4 (fig 2),2 which coincides with the period when H influenzae type b vaccine was introduced in the mid-1980s. This should raise our suspicions as to whether the vaccine could be responsible for this increase. Karvonen et al have dismissed the data as not being significant; however, the impact on the lives of a further 58 cases per 100 000 children at the age of 10 who will have to learn how to deal with a lifelong chronic disease such as type 1 diabetes should not be trivialised.

Further research would do well to focus on the incidence of type 1 diabetes before and after the introduction of H influenzae type b vaccination programmes in other countries, such as Australia, the United States, and the United Kingdom. Heidi White, hospital pharmacist.

Lyell McEwin Health Service, Elizabeth Vale, South Australia, Australia

rebel1@newave.net.au
1. Electronic responses. Association between type 1 diabetes and Haemophilus influenzae type b vaccination: birth cohort study. eBMJ 1999;318 www.bmj.com/cgi/content/full/318/7192/1169#responses (accessed 7 May 1999).

2. Karvonen M, Cepaitis Z, Tuomilehto J. Association between type 1 diabetes and Haemophilus influenzae type b vaccination: birth cohort study. BMJ 1999; 318: 1169-1172[Abstract/Full Text]. (1 May.)

b Competing interests: None declared.

Other related articles in BMJ:PAPERS Association between type 1 diabetes and Haemophilus influenzae type b vaccination: birth cohort study.

Marjatta Karvonen, Zygimantas Cepaitis, and Jaakko Tuomilehto BMJ 1999 318:  1169-1172. [Abstract] [Full text]

Tubercolosi (vaccino BCG).
Il test Heaf viene usato dalla maggior parte dei distretti scolastici per misurare la sensibilità alla tubercolina.

A differenza della maggior parte dei test sulla sensibilità, un risultato negativo dovrebbe significare che un bambino non ha in sé gli anticorpi contro il bacillo della tubercolosi. Tuttavia, il test è notoriamente poco accurato; anche l'Accademia Americana di Pediatria avvisa i suoi membri che il test potrebbe dare risultati falsi negativi e falsi positivi. Inoltre, nessuno è veramente sicuro di quello che significhi veramente un test positivo. Potrebbe significare che si è immuni alla tubercolosi, o che si sono contratte infezioni precedentemente, oppure che si è semplicemente allergici o sensibili al test.

In uno studio condotto su vari distretti scolastici britannici, il 92% dei quali utilizzavano il test Heaf, la maggior parte di essi era d'accordo su quello che si doveva fare con un grado 0 o 3 o 4, che indicavano una reazione pronunciata (fare riferimento a una clinica per il torace per ottenere una valutazione specializzáta prima di farsi vaccinare). La differenza di opinione si verificava per le persone che avevano un grado 2.

Circa un terzo dei distretti non raccomandava alcuna immunizzazione, e approssimativamente i due terzi raccomandavano di fare riferimento a una clinica specializzata per eseguire un esame specifico prima di farsi vaccinare. Solo un distretto raccomandava l'immunizzazione a questo livello di sensibilità al test.

Oltre alla mancanza di accordo sui gruppi ai quali deve o no essere inoculato il vaccino della tubercolosi vivo, esistono dubbi sostanziali sulla sua efficacia. In 10 prove randomizzate e controllate in tutto il mondo dal 1930, l'abilità del vaccino BCG di proteggere si è spostata dall'80% allo 0.1.

In media, l'iniezione protegge circa i due terzi dei bambini dalla tubercolosi.

Il problema è che il vaccino BCG è in grado esclusivamente di limitare la moltiplicazione e la diffusione del batterio della tubercolosi; non è in grado invece di prevenire l'infezione delle persone esposte al germe.

Infatti, ci sono prove crescenti che i vaccini BCG offrono una protezione maggiore contro la lebbra piuttosto che contro la tubercolosi, in particolare nei paesi del terzo mondo, dove la tubercolosi è ancora molto diffusa.

Uno studio significativo condotto in Africa, a Malawi, su 83.000 persone, ha concluso che la metà era protetta dalla lebbra, ma nessuno aveva una protezione significativa contro la tubercolosi.

La Scuola di Igiene e di Medicina Tropicale di Londra, che ha condotto un'analisi speciale, ha scoperto che il vaccino è efficace solo nel 22% dei casi in Kenya e nel 20% dei casi in alcune aree dell'India.
Tratto da: da "Ciò che i dottori non dicono", Lynne McTaggart

Effetti collaterali del Vaccino antiEpatite B:
Sulla vaccinazione anti-epatite B, la pratica vaccinale corrente(1) sostiene che è indispensabile, e che i rischi sono molto inferiori ai benefici. Per sostenere tali posizioni, a nostro parere distorce dati scientifici inoppugnabili, ed in particolare:

1 - non tiene conto del fatto che in Italia i nuovi casi di epatite B acuta fossero in drastica riduzione prima dell'introduzione del vaccino: basta controllare le statistiche del’Istat su questa malattia, che indicano come si passò nei bambini da 0-14 anni da 9 su 100.000 nel 1985 a 1 su 100.000 nel 1990.

2 - esalta i rischi della malattia (in questo caso dell'epatite B) usando scorrettamente dati presi da paesi con situazioni completamente diverse. In particolare, sottolinea che un possibile rischio a lungo termine dell'epatite B cronicizzata è il carcinoma del fegato (carcinoma epatocellulare = epatoma).
 

La medicina ufficiale ne deduce quindi, che in Italia, la vaccinazione di massa è indispensabile per ridurre il rischio di questo tumore. Su questo punto, il manuale Merck afferma: (2) "il carcinoma epatocellulare... è una importante causa di morte in certe zone dell'Africa e del Sud-est asiatico (3) dove è la più comune neoplasia maligna interna...L'incidenza del tumore va di pari passo con la prevalenza geografica dell'HBV...I carcinogeni ambientali possono anch'essi avere un certo ruolo; p. es. da parte di molti autori si ritiene che l'ingestione di cibo contaminato con le aflatossine fungine contribuisca all'alta incidenza dell'epatoma nelle regioni sub-tropicali."
Quindi:
a - l'incidenza del carcinoma epatocellulare dipende dalla frequenza con cui il virus per l'epatite B è presente in una popolazione: in Italia la presenza del virus stava molto diminuendo prima della vaccinazione: quindi il rischio di questo tumore in Italia è molto inferiore che nelle zone sub-tropicali

b - è assolutamente scorretto quindi prendere a prestito dati del sud-est asiatico, in cui la frequenza del virus nella popolazione è molto più alta e da questa dedurne una necessità di vaccinazione in Italia.

c - oltre a ciò, si dimentica anche il ruolo delle aflatossine alimentari nell'origine del carcinoma: è noto che questo problema è tipico dei climi sub-tropicali e non dei climi mediterranei, come quello italiano.

3 - sottovalutano completamente gli effetti collaterali sempre più evidenti, di questa vaccinazione.

Ogni anno in Italia vengono vaccinati per l'epatite B circa 500.000 bambini più diverse centinaia di migliaia di adolescenti; inoltre questo problema riguarda anche il personale sanitario.

1 - la medicina convenzionale afferma che il vaccino anti-epatite B è molto ben tollerato ed ha scarsi effetti collaterali sistemici, quali febbre e cefalea; da ricerche effettuate anche su Med-line, si è evidenziato un’altro panorama di effetti collaterali: il vaccino ha molti effetti collaterali, diversi dei quali gravi.

2 - La raccolta trovata in Med-line, contiene tutti gli effetti collaterali del vaccino antiEpatite B  ?

Questa raccolta, anche se contiene molti effetti collaterali, sicuramente è incompleta, perché:

a - non sono stati effettuati studi accettabili con un gruppo di controllo sugli effetti del vaccino: di conseguenza gli effetti nocivi, sono in buona parte ancora sconosciuti ed imprevedibili.

b - mancano gli studi con gruppo di controllo, che non sono stati mai stati fatti.

3 - Per avere studi molto rigorosi, occorre indagare anche su:

a - azione tossicologica di tutti i componenti del vaccino.

b - effetti collaterali insorti dopo la somministrazione del vaccino (effetti dopo l'immissione in commercio), e quelli a lungo termine, cioè dopo anni.

Riassumendo, dobbiamo constatare che vi sono enormi lacune, sia nella conoscenza della tossicologia del vaccino, sia degli effetti collaterali insorti nel tempo: il vaccino non è stato adeguatamente studiato e viene ora sperimentato direttamente sulle persone senza nessun controllo, né gruppi di controllo: è quindi scientificamente ed eticamente inaccettabile l’affermazione …….”che il vaccino è ben studiato e sicuro”, come affermano dal Ministero della sanità, fino al medico vaccinatore !

"National Library of Medicine"  - http://www.nlm.nih.gov:80/ - si devono immettere le parole chiave: vaccination/hepatitis B/adverse reaction.
Gli articoli (abstracts) originali, citati da Med-line, sono reperibili nelle maggiori biblioteche universitarie mediche.
Il Physician's Desk Reference (PDR) raccoglie tutte le schede tecniche approvate dalla FDA americana dei farmaci commercializzati negli USA;
Le schede dei vari vaccini, sono fornite normalmente e direttamente dalle ditte produttrici, nel caso dell'Engerix-B dalla SmithKline Beecham - Milano.

Tutta la politica vaccinale americana è decisa in base a "legami incestuosi" con le ditte produttrici di vaccini ! (by: "VIA", del 14.06.99)

Commento:
1. Si sta svolgendo presso una sottocommissione del congresso USA una importante discussione sui rischi del vaccino antiEpatite B con audizioni di medici e genitori.

2. Riportiamo di seguito l'intervento di Jane Orient: Jane Orient è un medico internista, ed è il direttore esecutivo della associazione dei medici e chirughi americani. Questa associazione ha lo scopo di "difendere l'integrità della relazione medico-paziente".

Come chiarisce l'intervento, l'associazione è totalmente indipendente ed a differenza di altre associazioni mediche americane e  non ha nessun tipo di legame economico e sponsorizzazione con le ditte produttrici di vaccini.

3. Il parere di questo medico è quindi autorevole: è un parere di un tecnico, a capo di una importante associazione , ed è soprattutto un parere indipendente.

Orient afferma: "E' evidente che le decisioni fondamentali (sulle vaccinazioni) che riguardano intere generazioni di bambini americani sono state prese da piccole commissioni i cui membri hanno legami incestuosi con enti governativi che hanno lo scopo di ottenere del potere o con ditte produttrici di vaccini che hanno lo scopo di ottenere enormi profitti, in base alla politica vaccinale decisa da queste commissioni”.

4. La politica vaccinale ufficiale americana è caratterizzata da:

a. Fare vaccinare il maggior numero possibile di bambini

b Espandere continuamente il numero delle vaccinazioni raccomandate od imposte (ultimamente, è stato aggiunto al calendario vaccinale anche il vaccino antiVaricella, quello antiEpatite A, quello contro il Rotavirus, ecc., ecc.)

1. Orient afferma che NON vi è nessuna base scientifica per questa politica: è dovuta solamente a legami di potere ed ecomici talmente aberranti da poter essere definiti "INCESTUOSI"

2. Quale influenza hanno le politiche vaccinali ufficiali americane sulle politiche ufficiali vaccinali italiane ed europee ? Solitamente, le autorità sanitarie italiane tengono in grande considerazione le raccomandazione e le indicazioni delle commissioni ufficiali USA: molte delle loro raccomandazioni sono alla base della attuale politica vaccinale italiana e del piano vaccinale appena approvato dal Consiglio Superiore di Sanità.

3. Stando alle dichiarazioni di Orient, però, il parere di queste commissioni ufficiali americane NON E' UN PARERE AFFIDABILE. Vi sono altre testimonianze e prove (per es. la testimonianza di Michel Belkin, sempre alla stessa commissione) che dimostrano questo inestricabile intreccio di interessi economici e di potere che è alla base del funzionamento di queste commissioni.

4. Poichè (vedi anche il codice deontologico in vigore), l'INDIPENDENZA DA INTERESSI ECONOMICI E DI POTERE è una condizione indispensabile dell'operato di qualsiasi medico ed è una prerequisito per dare validità a qualsiasi affermazione in campo medico, invitiamo il Consiglio Superiore di Sanità, l'Istituto Superiore di Sanità, le associazioni dei medici e dei pediatri italiani ed i singoli medici ed operatori sanitari, a non continuare a prendere come riferimento scientifico affidabile le posizioni delle commissioni ed organizzazioni ufficiali americane (CDC, ACIP ecc.) che stando a queste numerose prese di posizione, non sono indipendenti da interessi economici e di potere. Invitiamo viceversa le Istituzioni sanitarie ed i medici italiani a prendere come riferimento culturale, per le decisioni in campo vaccinale, le posizioni delle associazioni mediche INDIPENDENTI, come per esempio, quella a cui appartiene Jane Orient.

5. Invitiamo anche i cittadini ed i genitori a chiedere SEMPRE la fonte delle informazioni sui vaccini date dai medici e dagli operatori sanitari: in base alle considerazioni precedenti, se la fonte di queste informazioni è il CDC di Atlanta, o la ACIP (Advisory committee immunization practice) , vi invitiamo a considerare le informazioni NON affidabili in quanto non indipendenti . Chiedete ai medici dati derivanti da fonti e da ricercatori o medici chiaramente indipendenti!!!

6. Riportiamo di seguito l'intervento originale di Orient :"Jane M. Orient" wrote:

STATEMENT of the ASSOCIATION OF AMERICAN PHYSICIANS & SURGEONS to the Subcommittee on Criminal Justice Drug Policy, and Human Resources of the Committee on Government Reform U.S. House of Representative.

HEPATITIS B VACCINE
Submitted by Jane Orient, M.D.- June 14, 1999

Mr. Chairman and Members of the Subcommittee: My name is Jane Orient, M.D. I am a practicing internist from Tucson, Arizona, and serve as the Executive Director of the Association of American Physicians & Surgeons ("AAPS"). AAPS is a nationwide organization of physicians devoted to defending the sanctity of the patient-physician relationship. AAPS revenue is derived almost exclusively from membership dues. We receive no government funding, foundation grants, or revenue from vaccine manufacturers. No members of our governing body (the Board of Directors), have a conflict of interest because of a position with an agency making vaccine policy or any entity deriving profits from mandatory vaccines. AAPS thanks this Committee and Chairman Mica for leaving the record open for a longer period to permit an opportunity to review the hearing transcript, written testimony, and raw data from the Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS).

It is apparent that critical medical decisions for an entire generation of American children are being made by small committees whose members have incestuous ties with agencies that stand to gain power, or manufacturers that stand to gain enormous profits, from the policy that is made. Even if such members recuse themselves from specific votes, they are permitted to participate in discussions and thus influence the decision. Moreover, there is the potential for deal-making. Or there may be a simple disinclination to cause problems for one member's agenda in the expectation that that member will reciprocate.

Once a vaccine is mandated for children, the manufacturer and the physician administering the vaccine are substantially relieved of liability for adverse effects.

The relationship of patient and physician is dramatically altered: in administering the vaccine, the physician is serving as the agent of the state. To the extent the physician simply complies without making an independent evaluation of the appropriateness of the vaccine for each patient, he is abdicating his responsibility under the Oath of Hippocrates to "prescribe regimen for the good of myp atients according to my ability and my judgment and never do harm to anyone." Should a physician advise against a mandated vaccine, he faces increased legal liability should the patient acquire the disease. Moreover, he may risk his very livelihood if he is dependent upon income from "health plans" that use vaccine compliance as a measure of "quality."

It is perhaps not surprising, although still reprehensible, that physicians sometimes behave in a very callous manner toward parents who question the need for certain vaccines. Federal policy of mandating vaccines marks a profound change in the concept of public health. Traditionally, public health authorities restricted the liberties of individuals only in case of a clear and present danger to public health. For example, individuals infected with a transmissible disease were quarantined. Today, a child may be prevented from attending school or associating with others simply because of being unimmunized. If there is not an outbreak of disease and if the child is uninfected, his or her unimmunized state is not a threat to anyone. An abridgement of civil rights in such cases cannot be justified. With hepatitis B vaccine, the case for mandatory immunization with few exemptions is far less persuasive than with smallpox or polio vaccines, which protected against highly lethal or disabling, relatively common, and easily transmissible diseases. An intelligent and conscientious physician might well recommend AGAINST hepatitis B vaccine, especially in newborns, unless a baby is at unusual risk because of an infected mother or household contact or membership in a population in which disease is common. AAPS awaits the release of full information concerning the licensure of hepatitisB vaccine and the mandate for newborn immunizations, as requested under the Freedom of Information Act by the National Vaccine Information Center.

It is imperative that independent scientists have the opportunity to review the raw data. In the meantime, all coercive means for increasing the immunization rate should be immediately discontinued.

Fully informed consent should be sought before vaccine is administered. This requires full and honest disclosure of the risks and uncertainties of the vaccine, in comparison with the risks of the disease.

Information given to parents about this vaccine often does not meet the requirement for full disclosure.

For example, it may state that "getting the disease is far more likely to cause serious illness than getting the vaccine." This may be literally true, but it is seriously misleading if the risk of getting the disease is nearly zero (as is true for most American newborns). It may also be legalistically true that "no serious reactions have been known to occur due to the hepatitis B recombinant vaccine."

However, relevant studies have not been done to investigate whether the temporal association of vaccine with serious side effects is purely coincidental or not. An independent review of the VAERS data; publications by governmental, pro-vaccine, and anti-vaccine groups; and a sample of the medical literature leads to the following conclusions: For most children, the risk of a serious vaccine reaction may be 100 times greater than the risk of hepatitis B. Overall, the incidence of hepatitis B in the U.S. is currently about 4 per 100,000.

The risk for most young children is far less; hepatitis B is heavily concentrated in groups at high risk due to occupation, sexual promiscuity, or drug abuse.

VAERS contains 25,000 reports related to hepatitis B vaccine, about 1/3 of which were serious enough to lead to an emergency room visit, hospitalization, or death. It is often assumed that only 10% of reactions are reported.

(This committee has heard testimony about persons being actively discouraged >from reporting, even if they are aware of the reporting system).

Thus, if there have been some 80,000 serious adverse reactions associated with 20 million doses of vaccine, the risk is about 4 in 1000. This calculation depends on many assumptions. Further, many of the patients experiencing temporally associated adverse reactions had simultaneously received more than one vaccine. Nevertheless, a better estimate has not been put forth.) Less than 1 in 1,000,000 purely hypothetical risk may be used to justify costly federal regulations on highly useful products that are used voluntarily.

 In nearly 20% of VAERS reports, the first of eight listed side effects suggests central nervous system involvement.

Examining the first listed effects shows about 4,600 involving such symptoms as prolonged screaming, agitation, apnea, ataxia, visual disturbances, convulsions, tremors, twitches, an abnormal cry, hypotonia, hypertonia, abnormal sensations, stupor, somn-olence, neck rigidity, paralysis, confusion, and oculogyric crisis. The last is a striking feature of post-encephalitic Parkinson's disease, or it may occur as a dystonic reaction to certain drugs such as phenothiazines. The CDC admits that the results of ongoing studies on a potential association of hepatitisB vaccine and demyelinating diseases such as multiple sclerosis are not yet available.There may be large genetic differences in susceptibility to vaccine adverse effects.

The committee has been told that serious reported adverse effects seem restricted to Caucasians.

Yet the oft-cited long-term safety study was conducted in Alaskan natives, and many studies involved Asians.

In adults, 77% of the reactions involve women, who are generally more susceptible to autoimmune diseases.

This deserves serious study, not off-hand dismissal ("nurses always over-report"). Universal immunization could lead to disproportionate injury to susceptible populations, who might also be the least affected by the disease one is trying to prevent. Striking increases in chronic illnesses have occurred in temporal association with an increase in vaccination rates. Asthma and insulin-dependent diabetes mellitus, causes of lifelong morbidity and frequent premature death, have nearly doubled in incidence since the introduction of many new, mandatory vaccines. There is no explanation for this increase. The temporal association, although not probative, is suggestive and demands intense investigation. Instead of following up on earlier, foreign studies suggesting a greater-than-chance association, the CDC, through vaccine mandates, is obliterating the control group (unvaccinated children).

Dr. Classen testified concerning his opinion that hepatitis B vaccine could precipitate diabetes mellitus.

Of note, VAERS contains more than 4,000 reports of abdominal symptoms tha could have been due to pancreatitis, which was probably not specifically sought and thus missed if present. Even more alarming is the huge increase in reports of autism and attention deficit/hyperactivity disorder, with devastating, life-long impacts. Much of this could be due to overdiagnosis (now rewarded by numerous government subsidies).

The change in behavior that many parents observe related to vaccines could be coincidental, or it might reflect a desperate need to explain a disastrous occurrence. Nonetheless, the implications are so grave that immediate investigation is needed. Measles, mumps, rubella, hepatitis B, and the whole panoply of childhood diseases are a far less serious threat than having a large fraction (say 10%) of a generation afflicted with learning disability and/or uncontrollable aggressive behavior because of an impassioned crusade for universal vaccination.

There are plausible mechanisms such as molecular mimicry whereby vaccines could have such effects.

Basic research, as well as epidemiologic studies (starting with a long-term follow-up of reactions reported to VAERS), is urgent.Hepatitis B vaccine as a cause of sudden infant death has not been ruled out.

The mere observation that the incidence of SIDS has decreased while hepatitis B immunization rates have increased proves nothing whatsoever. In other contexts, the Back to Sleep campaign is credited with a dramatic fall in SIDS; the fall might have been much greater without hepatitis B immunizations. The presence of findings such as brain edema in healthy infants who die very soon after receiving hepatitis B vaccine is profoundly disturbing, especially in view of the frequency of neurologic symptoms in the VAERS.Does SIDS occur on the day after hepatitisB vaccine with a greater-than-expected frequency? Does it occur at a younger-than-expected age? Are the autopsy findings different in babies who just received the vaccine? The fact that vaccine just happens to be given during the time period that babies are most likely to die of SIDS complicates the analysis.

Also, there are a number of other confounding variables (sleep position, socioeconomic status, and possibly smoking behavior). The data in VAERS are probably too incomplete to answer the questions. A very detailed statistical analysis and an aggressive attempt to obtain more complete information are urgently needed.

Glib reassurance, based on the secular trends shown to this Committee, is dangerous.

CONCLUSIONS
Public policy regarding vaccines is fundamentally flawed. It is permeated by conflicts of interest. It is based on poor scientific methodology (including studies that are too small, too short, and too limited in populations represented), which is, moreover, insulated from independent criticism. The evidence is far too poor to warrant overriding the independent judgments of patients, parents, and attending physicians, even if this were ethically or legally acceptable. AAPS opposes federal mandates for vaccines, on principle, on the grounds that they are:

1. An unconstitutional expansion of the power of the federal government.

2. An unconstitutional delegation of power to a public-private partnership.

3. An unconstitutional and destructive intrusion into the patient-physician and parent-child relationships.

4. A violation of the Nuremberg Code in that they force individuals to have medical treatment against their will, or to participate in the functional equivalent of a vast experiment without fully informed consent.

5. A violation of rights to free speech and to the practice of one's religion (which may require one to keep oaths).AAPS would specifically oppose the campaign for universal immunization against hepatitis B, even if the above did not apply, because the safety of the vaccine is in question.

Continuiamo le nostre considerazioni sull’antiEpatiteB:

“E' stato stimato che il 3% dei bambini nati da madri vaccinate contro l'epatite B sviluppano una forma mutata di epatite B [The Lancet, 1990; 336: 325-9].  In uno studio condotto su un ampio gruppo di bambini nato da madri positive all'epatite B e a cui era stato fatto un programma di immunizzazione completa contro l'epatite B appunto, uno su 60 diventava positivo, uno su 80 indicava lo sviluppo di un virus mutante del vaccino”.

[The Lancet,1990; 336: 325-9].

Questo mutante è stato associato con l'epatite e con altre malattie attive del fegato [Gastroenterology, 1992; 102: 538-43]” [Gastroenterology, 1992; 102: 538-43]. (tratto da “Ciò che i dottori non dicono”).

Le due frasi citano in particolare questo articolo:

"Vaccine-induced escape mutant of hepatitis B virus". (Lancet. 1990 Aug 11;336(8711):325-9.)

[Carman WF, Zanetti AR, Karayiannis P, Waters J, Manzillo G, Tanzi E, Zuckerman AJ, Thomas HC Department of Medicine, St Mary's Hospital Medical School, London, UK.]

“In southern Italy, 44 contacts of hepatitis B virus carriers, including infants of carrier mothers, became HBsAg positive despite passive and active immunisation according to standard protocols. In 32 of these vaccinees infection was confirmed by the presence of additional markers of viral replication. In 1 infant, serious disease occurred. The virus from this patient is an escape mutant with a different sequence from that of the isolate from the mother. A point mutation from guanosine to adenosine at nucleotide position 587 resulted in an aminoacid substitution from glycine to arginine in the highly antigenic a determinant of HBsAg.

This mutation is stable: it is present in an isolate from the child 5 years later.

In some of these patients, including this child, the a determinant, to which a large part of the vaccine-induced immunity is directed, has been partly lost. Binding to HBsAg of a monoclonal antibody, previously mapped to the region of the mutation, was reduced in the child relative to that of the mother” (abstract).

Harrison TJ, et al. "Independent emergence of a vaccine-induced escape mutant of hepatitis B virus." J Hepatol. 1991;13 Suppl 4:S105-7.

Waters JA, et al. "Loss of the common "A" determinant of hepatitis B surface antigen by a vaccine-induced escape mutant". J Clin Invest. 1992 Dec;90(6):2543-7.

He JW, et al. "Mutations in the 'a' determinant of hepatitis B surface antigen among Chinese infants receiving active postexposure hepatitis B immunization". Vaccine. 1998 Jan-Feb;16(2-3):170-3.

Okamoto H, et al. "Mutations within the S gene of hepatitis B virus transmitted from mothers to babies immunized with hepatitis B immune globulin and vaccine". Pediatr Res. 1992 Sep;32(3):264-8.

Continua in: pag.1      pag.2      pag.3      pag.4       pag.5      pag.6      pag.7     pag.8     pag.9     pag.10    pag.11     pag.12     pag.13    pag.14       pag.15       pag.16       pag.17       pag.18      pag.19       pag.20       pag.21
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